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  1. Manlio

    Manlio Nuovo Iscritto

    Agente Immobiliare
    La grande riforma della casa diventerà legge regionale prima dell'estate. I tempi sono questi, ma la norma regionale legata alle modifiche delle abitazioni non sarà identica a quella che lo Stato convertirà in legge fra due mesi, seppure le linee generali saranno recepite totalmente. La Regione farà proprio il decreto del Governo, ma con alcune modifiche che terranno conto della specialità della nostra regione e la nostra riforma edilizia non sarà uguale per tutta l'Isola perché si terrà conto delle diverse valenze paesaggistiche che il nostro territorio presenta.Gli aumenti possibili di volumetrie non cambieranno, così come sarà confermata la fascia intoccabile dei 300 metri dal mare, entro la quale non saranno permessi interventi di alcun tipo.
    Si Stabilirà una graduazione delle quote volumetriche che si potranno aggiungere poichè la Sardegna non è sempre uguale in ogni angolo edificato. Saranno quasi certamente stabilite limitazioni di aumento delle cubature nei centri storici di antica formazione, mentre negli edifici pluripiano, saranno possibili solo interventi edilizi che trovino i condomini tutti d'accordo, anche sulla data di inizio e fine dei lavori. La novità nazionale sui lavori consentiti anche su edifici di recente realizzazione trovano d'accordo anche la nostra Regione e non ci saranno restrizioni su questo punto. Nell'ipotesi di demolizione e ricostruzione l'utilizzo di materiali tipici della bio edilizia sarà obbligatorio, una politica legata al risparmio energetico che permetterà un effettivo miglioramento del patrimonio urbano della Sardegna. Non ci sarà conflitto fra Regione e Comuni sulle autorizzazioni,basterà la Dia firmata dal progettista, ma i Comuni potranno imporre, come dice il decreto, aggiustamenti tecnico-estetici».La Regione lascerà ai sindaci facoltà di decidere sul proprio territorio, ma nella norma regionale la questione sarà trattata con maggiore attenzione.
     
  2. Manlio

    Manlio Nuovo Iscritto

    Agente Immobiliare
    Re: Piano casa,intesa tra Stato, Regioni e gli enti locali.

    Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 98 del 29/4/2009 l'Intesa tra Stato, Regioni e gli enti locali, sull'atto concernente  "misure per il rilancio dell'economia attraverso l'attività edilizia".  L'intesa, sottoscritta da Stato, Regioni ed enti locali il 31 marzo e ratificata dal Consiglio dei Ministri  e dalla Conferenza Unificata il successivo 1° aprile,  prevede che le Regioni debbano adottare entro 90 giorni (ovvero  entro la fine del mese di giugno) proprie leggi regionali al fine di regolamentare nel dettaglio, sulla base degli obiettivi individuati nell'Intesa medesima, le modalità di attuazione degli interventi di ampliamento e di demolizione/ricostruzione degli edifici esistenti e la previsione di forme procedurali semplificate.
    In caso di mancata approvazione delle leggi regionali nel termine stabilito il Governo e il Presidente della Giunta regionale interessata determineranno le modalità idonee per dare comunque attuazione all'accordo anche sulla base di quanto previsto dall'art. 8, comma 1, della Legge 131/2003 in base al quale  il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro competente per materia, potrà assegnare alla Regione un congruo termine per adottare i provvedimenti dovuti o necessari; decorso inutilmente tale termine, il Consiglio dei ministri provvederà all'adozione dei provvedimenti necessari, anche normativi, ovvero nominerà un apposito commissario.
    La Conferenza unificata non ha però trattato l'argomento relativo allo schema di decreto-legge recante "Misure urgenti in materia di edilizia, urbanistica ed opere pubbliche" che è stato rinviato a giovedì prossimo ed il Governo rinvierà l'esame ad un prossimo Consiglio dei Ministri. Si tratta di un provvedimento del quale si parla già dai primi giorni del mese di marzo e che doveva avere il carattere di urgenza, non riesce, ancora ad avere la luce.  Lo schema iniziale, sia per venire incontro alle problematiche relative alle competenze delle Regioni sia a seguito del terremoto che ha colpito l'Abruzzo è stato più volte modificato e, successivamente all'Intesa Sato-Regioni, sancito con Provvedimento 1 aprile 2009 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 98 del 29 aprile 2009, è stato scorporato in un decreto-legge ed in una successiva legge delega.
    Con il passare del tempo, le posizioni tra le Regioni ed il Governo sono diventate sempre più divergenti anche in considerazione del fatto che sull'ultimo schema presentato, i Governatori hanno predisposto alcuni emendamenti che spingono sui piani antisismici preventivi con ulteriori irrigidimenti del divieto di ampliamento delle abitazioni nel caso in cui per le stesse non vengano effettuati interventi di miglioramento antisismico.
    Lo schema di decreto legge, nell'ultima versione contiene, tra l'altro:
        - la cancellazione del rinvio dell'entrata in vigore delle norme tecniche di cui al D.M. 14/1/2008 che dovranno essere applicate sin dall'1 luglio 2009;
        - l'obbligo, per qualsiasi premio di cubatura di provare "documentalmente il rispetto delle norme antisismiche";
        - l'obbligo del certificato di collaudo statico per la vendita degli immobili.
    A ciò si aggiunga la richiesta di una maggiore estensione degli sgravi IRPEF 55% rispetto a quanto previsto dal decreto-legge per l'Abruzzo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.
    La proposta delle Regioni è quella di inserire nel Piano Casa l'allargamento del 55% in automatico per tutti gli interventi di miglioramento sismico. Sulle Regioni  grava comunque l'obbligo sancito nel citato Provvedimento 1 aprile 2009, di varare le proprie leggi entro il prossimo 30 giugno e su tre mesi disponibili uno è già trascorso.
     
  3. Luciano Passuti

    Luciano Passuti Nuovo Iscritto

    Agente Immobiliare
    Caro Manlio,
    tu operi in una Regione politicamente vicina all'attuale Governo, vedrai che la legge nazionale NON verra' snaturata.
    Io sono emiliano, e in particolare BOLOGNESE, ho notizie dalla mia Regione che stanno facendo norme restrittive che limiteranno le motivazioni del PIANO CASA approvato dal Governo inserendo vincoli e disposizioni limitative, come e' successo con il condono !
     
  4. Manlio

    Manlio Nuovo Iscritto

    Agente Immobiliare
    Caro Luciano,
    Intanto grazie dell'intervento.In merito al piano casa penso che prescindendo dalle appartenenze politiche dei governanti regionali,gli stessi dovranno adottare il decreto nazionale con le opportune ed indispensabili,a mio avviso,modifiche nel rispetto dei cittadini,delle economie locali,del'ambiente e territorio.
    Saluti.
    Manlio
     
  5. Manlio

    Manlio Nuovo Iscritto

    Agente Immobiliare
    Un piano-casa rivisto ancora, in chiave antisismica. Modificato dopo il terremoto in Abruzzo, il decreto legge del governo per incentivare l’edilizia residenziale è stato esaminato ieri in preconsiglio dei Ministri e, dopo un passaggio dalla Conferenza Unificata, sarà portato in Consiglio dei ministri. La bozza accelera sulle nuove norme antisismiche per la costruzione di edifici o il consolidamento di quelli esistenti: in vigore dal 30 giugno 2009, un anno prima del previsto. L’effetto del terremoto si traduce in un articolo che sblocca le norme approvate nel 2005. Il dl prevede anche che gli interventi di ampliamento, demolizione e ricostruzione di immobili e gli interventi che riguardano parti strutturali di edifici non possano essere realizzati, e per gli stessi non si possono prevedere premi urbanistici, se «il progettista non abbia provato il rispetto della normativa antisismica». Lo stesso provvedimento autorizza diverse “attività di edilizia libera”, per le quali cioè non serviranno autorizzazioni ma basterà la comunicazione al Comune prima dell’inizio dei lavori. Tra queste, gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, comprese le ristrutturazioni di interni (come eliminazione o realizzazione di pareti divisorie «che non costituiscano elementi strutturali»). Lavori che non devono riguardare parti strutturali degli edifici, non devono prevedere un aumento del numero delle unità immobiliari o l’incremento degli standard urbanistici. Non occorrerà il via libera, poi, per gli interventi che eliminano barriere architettoniche e «che non comportino la realizzazione di rampe o ascensori esterni o di manufatti che alterino la sagoma dell’edificio». Niente via libera, ancora, per i mutamenti di destinazione d’uso: quelli però attuati senza esecuzione di opere edilizie che non determinano un aumento del carico urbanistico, fatti nel rispetto delle prescrizioni urbanistiche comunali. La destinazione d’uso di un capannone industriale si potrà modificare solo in conformità al piano regolatore. Lo stesso vale per opere che servono a «esigenze contingenti», come un gazebo informativo, e per serre mobili stagionali, opere di pavimentazione e finitura di spazi esterni e l’installazione di pannelli solari e serbatoi di gpl fino a 13 metri cubi. Il dl del Governo, che deve essere concordato con le Regioni (impegnate entro il 30 giugno ad approvate leggi che prevedono l’aumento delle cubature per le abitazioni residenziali mono e bifamiliari e incentivi per chi ricostruisce con tecniche di bioedilizia) contiene diverse semplificazioni - dai beni culturali fino alla conferenza dei servizi -, e sarà accompagnato da un disegno di legge delega per l’aggiornamento della normativa urbanistica e del paesaggio. Nel dl, sono previste modifiche sostanziali nelle norme sulle autorizzazioni paesaggistiche: le soprintendenze dovrebbero limitarsi a esprimere «pareri non vincolanti» sulla compatibilità degli interventi con il contesto vincolato per i suoi valori paesaggistici «entro 40 giorni ». Dal ministro per gli Affari regionali Fitto la conferma che la bozza ora sarà sottoposta a Governatori e enti locali. Il presidente della Conferenza delle Regioni, Errani, conferma: «Saremo attenti alla verifica dei contenuti applicativi». E aggiunge: «Ci deve essere il pieno rispetto della legislazione antisismica senza alcuna deroga o rinvio, e va garantita la qualità del governo del territorio»
     
  6. Manlio

    Manlio Nuovo Iscritto

    Agente Immobiliare
    Troppi vincoli nel piano regionale.

    l Piano strategico per la casa prosegue la sua corsa, con 140 parlamentari a sostegno della proposta di riqualificare l'Italia, ma in Sardegna la meta è ancora lontana. Sembra infatti che i concetti chiave della proposta di legge presentata dal deputato sardo Mauro Pili (con i relativi incrementi volumetrici per le ristrutturazioni che privilegino il risparmio energetico e l'utilizzo di materiali eco-compatibili) potrebbero essere previsti in misura minore rispetto alle indicazioni generali per gli ampliamenti turistici. Tra le cause di questa situazione c'è la possibile conferma - da parte dell'esecutivo di centrodestra guidato dal governatore Ugo Cappellacci - dei vincoli del Piano paesaggistico, quelli instaurati tra mille polemiche dalla Giunta Soru. Non solo vincoli (e si vocifera di nuovo del blocco dei due chilometri dalla battigia) ma anche di incrementi volumetrici che per il piano casa nazionale sarebbero maggiori di quello regionale.
    Per ora sono indiscrezioni, che però potrebbero trovare conferma molto presto. Forse già martedì, quando l'assessore all'Urbanistica Gabriele Asunis tirerà le somme degli incontri territoriali alla conferenza regionale sul Ppr a Cagliari. Tant'è che già partono i primi siluri. Dice il presidente di Confindustria sarda, Massimo Putzu: «Sentiamo parlare di troppi vincoli, vogliamo capire bene come stanno le cose».
    Aggiunge il leader degli Industriali Putzu: «Sono situazioni talmente delicate che, prima di un pronunciamento netto, hanno bisogno della ceralacca dell'ufficialità. Senz'altro le indiscrezioni arrivano anche nelle nostre sedi e la preoccupazione esiste. Per questo, lunedì incontreremo Mauro Pili, padre della proposta di legge nazionale, per capire meglio che cosa è nel concreto questo Piano casa. E nei giorni successivi vorremmo capire dalla Regione il modo con cui sarà possibile intervenire e le implicazioni legate ai vincoli del Piano paesaggistico».
    La proposta di legge sul Piano casa, intanto, continua a ricevere consensi. Sono 140 i parlamentari che hanno sottoscritto le integrazioni messe a punto dai parlamentari Mauro Pili e Paolo Vella al piano strategico economico e ambientale per riqualificare l'Italia. Tra questi, gli ex ministri Antonio Martino, Pietro Lunardi, Lucio Stanca, Enrico La Loggia e Mario Landolfi. La proposta di legge prevede infatti un rilancio dell'economia italiana con investimenti per 128 miliardi di euro (7,8 in Sardegna) e 750 mila nuovi posti di lavoro (45 mila nell'Isola).
    La questione da affrontare subito è - come spiega Pili - «quella di predisporre norme regionali e nazionali in grado di trasformare il Piano casa in una rivoluzione economica, ambientale ed energetica così come sottoscritto da 140 parlamentari e dal premier Silvio Berlusconi per primo». La strada dell'intesa istituzionale Stato-Regioni pare non soddisfare appieno le parti, come è stato sperimentato a marzo nei vertici preliminari all'approvazione del provvedimento. Il vulnus è proprio sul governo del territorio, unica competenza concorrente tra Roma e le singole realtà regionali. In Sardegna più che mai questo doppio binario necessita di un accordo sulla strada da seguire.
    Proprio in questa strettoia si inserisce l'esortazione a smuovere le acque di Settimo Nizzi, deputato del Pdl. L'ex sindaco di Olbia suona la sveglia alla Giunta Cappellacci: «Il continuare a insistere sui vincoli del Ppr di Soru anche per il Piano casa non va bene». E poi: «È vero che non si può chiedere alla Giunta Cappellacci di trovare in pochi mesi una soluzione a tutte le emergenze della Sardegna. Ma l'esecutivo dovrebbe avere un po' più di coraggio per segnare la svolta promessa, rimettendo in piedi la fonte economica principale per il territorio, cioè l'edilizia». Secondo Nizzi, «i sardi attendono dalla gestione del centrodestra il superamento di una politica vincolistica che, finora, ha prodotto gli effetti opposti rispetto a quelli desiderati. Ho i miei dubbi che gli abusi siano diminuiti. Approfittando dell'opportunità offerta dal Piano casa, la Giunta dovrebbe avere il coraggio di cambiare l'impianto del Ppr sui vincoli e sugli interventi che puntino al risparmio energetico e alla qualità».
     
  7. Manlio

    Manlio Nuovo Iscritto

    Agente Immobiliare
    Re: Piano casa sardo al traguardo.

    Il Piano casa sardo vedrà la luce entro la prossima settimana. Ma la sorpresa arriva dagli aggiornamenti al Ppr: «Intendiamo ripristinare la certezza del diritto dove norme scorrette hanno creato grossi problemi di interpretazione». Sono parole del presidente Cappellacci che fa riferimento a decine di cantieri bloccati dalla precedente Giunta nelle città e lungo le coste e al conseguente grave danno causato al sistema economico. «Meccanismi come l'intesa di programma, che la Regione utilizzava per autorizzare interventi anche nelle zone off limits, saranno eliminati».
    Per il presidente Ugo Cappellacci servono «regole chiare che garantiscano equità e certezza di diritto», perché «il sistema non ha bisogno di valutazioni di principio». Quindi svela le strategie sulla pianificazione generale: «In prospettiva», aggiunge il governatore, «va rivisitata la legge quadro urbanistica». Le scadenze più immediate sono gli adeguamenti per abbattere le criticità del Piano paesaggistico, con la garanzia che «non ci saranno più problemi di interpretazione su ciò che si può fare e su ciò che è vietato, situazione che ha creato un grave danno al sistema economico», e il Piano casa. Su questo fronte, la Regione ha deciso di chiudere la partita: «La prossima settimana il piano strategico di riqualificazione della Sardegna sarà portato al confronto delle forze politiche di maggioranza». La presentazione in Consiglio «potrebbe avvenire entro luglio». Ieri sera, durante l'assemblea provinciale della Confindustria, Cappellacci ha ribadito che «il disegno di legge regionale ha le stesse potenzialità del Piano casa proposto dal presidente Berlusconi e sarà formulato sulla base del contributo che abbiamo fornito durante i lavori della conferenza Stato-Regioni». La filosofia portante «sarà il rilancio economico nel rispetto dell'ambiente».
    Il timore che il Piano casa potesse essere condizionato dall'eventuale conferma dei vincoli nel Piano paesaggistico nei giorni scorsi ha scatenato le reazioni un po' di tutti i settori economici. Proprio ieri i vertici di Confindustria sarda hanno chiesto «l'immediata attuazione del Piano casa». E la filosofia deve ricalcare quella della proposta di legge nazionale, presentata dal deputato Mauro Pili e sottoscritta da 140 parlamentari del Pdl, soprattutto sul versante del risparmio energetico e sulla qualità degli interventi. Da Massimo Putzu, leader degli industriali, arriva un invito alla Giunta regionale: «Serve un atto di coraggio, una decisione forte da assumere immediatamente: il programma di riqualificazione deve essere recepito nel collegato alla Finanziaria».
    In mattinata, a Cagliari, Pili ha esposto le linee generali del programma ai vertici degli industriali, ricevendo attestazioni di sostanziale accoglimento. «L'interesse di Confindustria sarda per il piano strategico nazionale è fondamentale», ha detto l'ex presidente della Regione. «Dobbiamo mettere a punto anche in Sardegna una proposta moderna e innovativa che possa realizzare un vero e proprio piano di rinascita fondato sullo sviluppo economico e sull'efficienza energetica e ambientale, che consenta di riqualificare l'intero patrimonio edilizio sardo. Dopo cinque anni di carestia occorre volare alto per recuperare il tempo perso». Al vertice era presente anche il deputato del Pdl Settimo Nizzi, che ha ribadito agli industriali il suo pensiero sul programma strategico di riqualificazione: «È un'opportunità unica, che la Sardegna non può farsi sfuggire». Sulle novità del Ppr, ha aggiunto, «bisogna scardinare le intese di programma, non era il massimo che la Giunta regionale decidesse su tutto, saltando i Comuni. Dobbiamo fare in modo che, nella nuova filosofia, non ci siano più distinzioni tra bianchi e neri».
     
  8. Manlio

    Manlio Nuovo Iscritto

    Agente Immobiliare
    La certezza del diritto. Di una “carta” urbanistica sulla quale fare riferimento. Senza intese dalle maglie apparentemente strette: il nuovo Piano paesaggistico che sta nascendo non sarà neanche lontano parente di quello figlio della maggioranza di centrosinistra. «Lo demoliamo, cancelleremo questa vergogna», dice il presidente della Regione Ugo Cappellacci, «la riscrittura del Ppr è vicina alla fine, inseriremo le modifiche all'interno di un progetto di legge che conterrà il Piano casa regionale». Tre mesi dopo lo sbarco in viale Trento, Cappellacci si tuffa nella pianificazione del paesaggio e annuncia: «Porterò entro la prima metà di luglio in Consiglio il provvedimento della Giunta, faremo chiarezza per i cittadini e per li amministratori, costretti fino a oggi a combattere contro una serie di norme complesse e ingiuste».
    Ieri, nel corso dell'ultima conferenza regionale sulla pianificazione del territorio, il governatore, l'assessore all'Urbanistica Gabriele Asunis e il direttore dell'assessorato, Marco Melis, hanno ripercorso le tappe del lavoro di ascolto di questi ultimi due mesi, fra un incontro con gli amministratori locali e un tavolo tecnico, per arrivare al nuovo Ppr e al Piano casa, in linea con le strategie del Governo nazionale sul tema della riqualificazione edilizia.
    Un disegno di legge, quindi, pronto nelle prossime settimane dove ci sarà spazio non solo per i provvedimenti sull'edilizia residenziale, ma anche per le imprese e per gli alberghi. «Dopo un ulteriore confronto con la maggioranza, presenteremo il nostro Piano casa - ha spiegato Cappellacci - siamo convinti che occorra un salto in avanti per lo sviluppo in alcuni settori strategici come il turismo, che attualmente ha un'incidenza solo dell'8 per cento sul Pil regionale».
    Ci sarà un importante capitolo legato agli alberghi, all'interno del Piano casa: sarà prevista la possibilità di riqualificare le strutture alberghiere con volumetrie “tecniche” (realizzazione di centri congressi e centri benessere), mentre è ancora all'esame la possibilità di concedere un aumento delle cubature, soprattutto per quanto riguarda gli alberghi nella fascia dei 300 metri dal mare. Ci sarà, per le imprese turistiche, la possibilità di accesso al credito attraverso «strumenti finanziari agevolati, per questo abbiamo avuto già dei contatti con la Banca europea degli investimenti», ha detto il presidente Cappellacci.
    Il Piano casa regionale accoglierà, come è ovvio, i principi-guida di quello nazionale, con le premialità di cubatura per chi ristruttura secondo le norme che regolano il rispetto dell'ambiente e il risparmio di energia. Uno dei nodi ancora da sciogliere riguarda l'edilizia nella fascia sottoposta a tutela assoluta, quella vicina al mare: la Giunta sembra orientata a concedere la possibilità di rimodulare le case vicino al mare, senza “premi” di cubatura, mentre resta l'incentivo ad abbattere e ricostruire oltre i 300 metri, con cubature in più fino al 35 per cento.
    Per le imprese sarde ci sarà la possibilità di ampliare e modificare gli stabilimenti, capannoni e impianti seguendo la traccia nazionale del risparmio energetico e della bioedilizia. Infine, il Piano casa conterrà anche norme che modificheranno il Piano paesaggistico regionale sui beni identitari, sulle norme transitorie e sull'applicazione dei Piani urbanistici comunali in vigore alla data di approvazione della legge sulle coste.
     
  9. Manlio

    Manlio Nuovo Iscritto

    Agente Immobiliare
    Re: Varato il piano casa in Sardegna.

    Fonte:Lunione sarda.

    edit del Custode: Grazie a Manlio potete scaricare l'articolo sul vostro PC
     

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  10. Manlio

    Manlio Nuovo Iscritto

    Agente Immobiliare
    Noto con piacere che il topic è molto visitato.
    Il Supporter e la Community di Immobilio vi AUGURA buone e serene ferie estive.
    Ciao a tutti ;) .
     
  11. Manlio

    Manlio Nuovo Iscritto

    Agente Immobiliare
    Re: Piano casa operativo entro Settembre.

    La Quarta commissione del Consiglio regionale riprenderà i lavori il primo settembre. Il Piano casa della Sardegna diventerà operativo soltanto in autunno. I tempi tecnici del Consiglio dovrebbero portare il disegno di legge della Giunta in Aula nella seconda metà di settembre, quando si avvierà la discussione finale. La commissione Urbanistica si riunirà subito dopo la pausa estiva per esaminare le carte arrivate da viale Trento. La prossima seduta (dopo quella di avvio dei lavori della settimana scorsa) è in programma martedì primo settembre, quando verranno nominati i relatori di maggioranza e minoranza. Il centrodestra indicherà il presidente Matteo Sanna, mentre il centrosinistra deve ancora confrontarsi. Possibili le ipotesi Cesare Moriconi o Gavino Manca (entrambi del Pd). Il parlamentino numero quattro di via Roma procederà poi all'audizione (c'è già stata quella dell'assessore Asunis) delle associazioni di categoria.In elenco ci saranno i costruttori di Confindustria, poi Confartigianato e Cna. Previsto anche il confronto con gli enti locali, con l'Anci e l'Unione delle province. «Contiamo di chiudere la partita in commissione nei giro di sei o sette sedute», spiega Sanna, «considerando che potranno anche essere apportate modifiche al piano varato dalla Giunta». Poi il ddl passerà all'esame dell'Aula. Il presidente della commissione assicura che il Piano casa «riuscirà a rimettere in modo la macchina dell'edilizia, con un occhio soprattutto alla crisi, alle famiglie e agli artigiani». Ma «non ci saranno regali per gli speculatori». Il disegno di legge varato dalla Giunta con le Disposizioni straordinarie per la riqualificazione e il rinnovo del patrimonio edilizio esistente garantirà un aumento medio di cubature del 20 per cento, mentre per chi demolisce e ricostruisce gli edifici con criteri che privilegino il risparmio energetico la crescita volumetrica sale al 35 per cento. Un bonus del 40 per cento sarà assicurato invece a chi demolisce le costruzioni esistenti nella fascia di rispetto della costa e propone un piano di riedificazione oltre la linea dei trecento metri dalla battigia. Saranno semplificate le procedure per le autorizzazioni edilizie, sostituite da comunicazioni agli enti di competenza e sarà istituita la commissione regionale per il paesaggio e la qualità architettonica. I tempi per rientrare nei benefici prevedono due tipi di scadenze: i lavori devono partire entro diciotto mesi dopo l'entrata in vigore della legge, oppure (qualora non si risecano a rispettare quei tempi) devono concludersi entro i 36 mesi, sempre partendo dalla pubblicazione sul Buras.
     
  12. Manlio

    Manlio Nuovo Iscritto

    Agente Immobiliare
    Il piano casa è stata una formidabile invenzione elettorale di Berlusconi in vista delle elezioni europee che ha dato i suoi frutti elettorali e che, una volta incassato il risultato, avrebbe potuto essere messa nel dimenticatoio, per rispolverarla magari in una prossima tornata elettorale. Così non è stato e, in particolare, la regione sarda con il presidente Cappellacci, è stata più realista
    del re, attivandosi con impegno e zelo degno di miglior causa a predisporre una legge che pone rimedio ai supposti danni provocati dal Piano Paesaggistico approvato nella precedente legislatura.

    La legge non ha per titolo piano casa, bensì una dicitura molto più articolata, accattivante e promettente “Disposizioni straordinarie per il sostegno dell’economia mediante il rilancio del settore edilizio e per la promozione di interventi e programmi di valenza strategica”.

    Naturalmente si afferma il principio della compatibilità ambientale, della necessità di riqualificare e migliorare il patrimonio edilizio esistente e di semplificare le procedure. Tutte cose pienamente condivisibili come enunciazioni di principio ma che possono dare luogo a valutazioni e interpretazioni soggettive in grado vanificare tali principi, nel momento in cui le finalità vere siano altre. Lascio ad altri le valutazioni di tecnica urbanistica, che nell’articolato di legge mi sembra molto complicato, e come si sa la complicazione delle norme è in generale un elemento che facilita abusi e contenziosi.

    Vorrei tentare di andare al cuore di quello che mi sembra la finalità vera e che, invece, viene totalmente sottaciuto nell’enunciato della legge approvata dalla Giunta e cioè, se queste norme dovessero essere approvate in consiglio, il radicale smantellamento del piano paesaggistico regionale. Se fosse stata una vera legge sul piano casa in pochi articoli si sarebbe potuto dire che per venire incontro alle esigenze abitative di quanti la casa non ce l’hanno sono stanziati un tot di milioni di euro concessi a tasso agevolato o a fondo perduto, per costruire case da dare in affitto alle giovani coppie e così via. Di questo non c’è traccia.

    La sostanza di tutto l’impianto normativo è sotteso a specificare all’interno dei 150 m, dei 300 m, dei 2000 m, senza ulteriore cenno alla fascia costiera, di quanto si possono incrementare le volumetrie per case di prima abitazione, di seconde case (che per poter avere maggiore incremento di cubatura diventeranno temporaneamente prime case), residenze turistiche e, bontà loro anche per edifici legati all’attività agropastorale.

    I diritti? per i premi di cubatura sono concessi a tutti indipendentemente dalla loro localizzazione. Non si tiene conto del fatto che la fascia costiera, al cui interno sono localizzati oltre 60 Siti di importanza comunitaria e Zone di protezione speciale, che sono soggetti alla normativa nazionale in base alla direttiva Habitat della Comunità europea e alla normativa europea.Oltre a ciò, lungo tutta la fascia costiera esistono una serie di habitat prioritari, che indipendentemente dal fatto di essere all’interno dei SIC richiedono di essere tutelati e che non possono essere soggetti a trasformazione se non per motivi di preminente interesse pubblico.La Regione sarda è sotto infrazione (e di questo non è indenne la passata giunta regionale che ha invertito in parte la tendenza) per le palesi ed eclatanti violazioni della normativa europea. Questo si traduce, oltre che nella condanna e penalizzazione pecuniaria, nella difficoltà o impossibilità di avere finanziamenti europei in campo ambientale.

    Questa cosiddetta legge sulla casa ignora del tutto il fatto che la fascia costiera è bene ambientale d’insieme ai sensi della L 42/2004, così come lo sono gli habitat prioritari, le piccole isole e tanti altri elementi che concorrono a rendere unica e preziosa la costa sarda ancora integra e scampate, a volte miracolosamente, alla speculazione turistica. La cinturazione di litorali potrà accrescersi non del 10, del 25 o 30 % bensì ben oltre il 50 % rispetto allo stato attuale in quanto non viene fatta menzione di strutture, strade, servitù, reti tecnologiche che agli aumenti di volumetria si accompagnano.

    Il pericolo molto realistico è che quanto di ancora intatto, o comunque non urbanizzato, subirà un assalto scomposto e devastante che le dichiarazioni di conformità preparati dai tecnici dei piccoli studi locali o dai grandi studi di grido nazionali e internazionali, al servizio della piccola e della grande speculazione turistico/immobiliare, saranno poco più di carta straccia, in attesa della risoluzione che non arriverà mai degli eventuali contenziosi e meglio della prevedibile prossima sanatoria.

    Non trattandosi di un piano casa, mi sarei aspettato, almeno per una questione di facciata che fossero previste cose minime, ad esempio, l’esclusione di incrementi di cubature sulle dune arborate, in prossimità dei corsi d’acqua, degli stagni, un severo richiamo al contenimento delle strade sulle coste e così via.

    Tuttavia, poiché sono fermamente convinto che la tutela dell’ambiente è qualcosa di interesse generale che coinvolge larghe fasce di popolazione indipendentemente dalla collocazione ideologica, ritengo che questa proposta, proprio perché smaccatamente distruttiva, possa trovare nell’opinione pubblica una ripulsa e tra gli stessi consiglieri regionali di maggioranza e da parte dell’Assessore all’Ambiente, di cui conosco la sensibilità anche personale per questi temi, un momento di seria riflessione per evitare che nel momento in cui in tutto il mondo si pone il problema della tutela degli ambienti costieri, considerati come bene strategico, la Sardegna torni clamorosamente indietro per assecondare le aspettative speculative di un’economia turistica di rapina, che alla Sardegna lascia soprattutto consumo di territorio, rifiuti, espropriazione delle coste che rendono la stragrande maggioranza di sardi stranieri in casa propria.
     
  13. Manlio

    Manlio Nuovo Iscritto

    Agente Immobiliare
    Re: Piano casa, giovedì sbarca in Consiglio regionale.

    FONTE:L'UNIONE SARDA
    La seduta della Giunta prevista per oggi è stata rinviata a venerdì per consentire al governatore e agli assessori di partecipare al funerale del paracadutista Mureddu.
    Oggi c'è la scuola in primo piano, mentre giovedì in Consiglio regionale sbarca il Piano casa, ribattezzato “Piano cassa” per l'obiettivo - dichiarato - di questo disegno di legge, quello di rivilitalizzare l'economia sarda attraverso il rilancio dell'edilizia. E la Giunta, dopo lo scherzetto subìto in commissione Urbanistica, vuole riproporre il testo originale emendando proprio la parte modificata dalla proposta dei sardisti. Intanto, la seduta dell'esecutivo, inizialmente fissata per oggi pomeriggio, è stata rinviata a venerdì per permettere al presidente Ugo Cappellacci e agli assessori di partecipare al funerale del paracadutista Matteo Mureddu, a Solarussa.
    IN AULA Oggi dalle 18 prosegue l'esame della mozione dell'opposizione sull'accordo di luglio tra il ministero dell'Istruzione e la Regione sulla scuola. Nella mozione, il centrosinistra chiede - sul tema - la convocazione straordinaria del Consiglio. All'ordine del giorno, anche la mozione dei Rossomori sulle carceri speciali nell'Isola e quella dell'Idv, che chiede al Consiglio un provvedimento che vieti la costruzione di centrali nucleari in Sardegna. Giovedì, come detto, via all'esame del Piano casa.
    L'OPPOSIZIONE «Sul Piano casa del centrodestra ci sono poche possibilità di dialogo», dice il capogruppo del Pd in Consiglio, Mario Bruno, «la maggioranza non prende in considerazione la nostra proposta di legge, con la forza dei numeri vogliono nuovamente imporre in Sardegna la cultura del mattone». Questo Piano, dice Bruno, «è una mera proposta propagandistica priva di possibilità di attuazione pratica. È in contrasto con la legge sovraordinata ed è quindi palesemente illegittimo». Infine, dice Bruno, «nella nostra proposta tuteliamo l'autonomia dei Comuni sardi, prevedendo che ciascun Comune debba recepire con atto proprio le disposizioni della legge regionale e possa decidere se applicare o meno gli interventi di ampliamento della prima casa nel rispetto degli strumenti urbanistici comunali».
    GLI ARTIGIANI «Il Piano casa è un provvedimento importante per le ricadute economiche che produce sul settore delle costruzioni e più in generale sull'intera economia isolana», dicono Francesco Porcu e Paolo Porru, segretario regionale e presidente della Cna, settore costruzioni, «è un'utile occasione per promuovere la riqualificazione del patrimonio edilizio regionale, che progressivamente va allineato ai criteri di qualità e sostenibilità ambientale». La Cna si schiera nel dibattito sulle costruzioni esistenti e collocate nella fascia dei 300 metri: «Sarebbe un errore consentire ampliamenti al patrimonio edilizio esistente nella fascia costiera dei 300 metri dalla linea di battigia. Una norma che - secondo Porcu e Porru - in assenza di valutazioni di impatto affidabili, apre il varco a processi che travolgerebbero la fondamentale azione di tutela del territorio. In questa fascia è opportuno concedere solo interventi di riqualificazione del costruito».
    LA REPLICA Alla Cna ha risposto, ieri sera, il consigliere regionale del Pdl Edoardo Tocco: «Ben vengano le proposte delle organizzazioni come la Cna, ma ci sono situazioni atipiche che andrebbero chiarite e regolamentate per prevenire ogni genere di abusivismo», dice Tocco, «per gli edifici nella fascia dei 300 metri dovremmo valutare il possibile aumento di volumetria secondo quanto approvato in commissione, aumento suddiviso in maniera proporzionale rispetto alla percentuale del fabbricato, così da rispettare l'equilibrio del preesistente».
     
  14. Deisi

    Deisi Nuovo Iscritto

    Privato Cittadino
    Ma per questo benedetto piano casa esiste il decreto? Si legge dappertutto ma non si capisce nulla.
    Grazie e ciao.
     
  15. giorgino

    giorgino Membro Assiduo

    Agente Immobiliare
    A quanto mi risulta il Piano Casa Sardegna non è ancora stato definitivamente varato...

    g
     
  16. Deisi

    Deisi Nuovo Iscritto

    Privato Cittadino
    Che vergogna! Saremo gli ultimi in Italia. Il settore leggo che è in ginocchio, tutti chiedono che facciano in fretta ma nulla. Nuovo Presidente, ma siamo sempre alle solite.
    Ciao
     
  17. Manlio

    Manlio Nuovo Iscritto

    Agente Immobiliare
    Decreto Piano Casa Regione Sardegna.

    Ecco il decreto Piano Casa approvato dalle Regione Sardegna.
    :applauso:


    [center:6gwxbbgi]CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
    XIV LEGISLATURA

    LEGGE REGIONALE 16 OTTOBRE 2009[/center:6gwxbbgi]

    Disposizioni straordinarie per il sostegno dell'economia mediante il rilancio del settore edilizio e per la promozione di interventi e programmi di valenza strategica per lo sviluppo

    ***************

    Capo I
    Disposizioni straordinarie per la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente

    Art. 1
    Finalità

    1. La Regione autonoma della Sardegna promuove il sostegno dell'economia mediante il rilancio del settore edilizio favorendo interventi diretti alla riqualificazione ed al miglioramento della qualità architettonica e abitativa, della sicurezza strutturale, della compatibilità paesaggistica e dell'efficienza energetica del patrimonio edilizio esistente nel territorio regionale, anche attraverso la semplificazione delle procedure.

    Art. 2
    Interventi di adeguamento e ampliamento del patrimonio edilizio esistente

    1. È consentito, anche mediante il superamento degli indici massimi di edificabilità previsti dagli strumenti urbanistici ed in deroga alle vigenti disposizioni normative regionali, l'adeguamento e l'incremento volumetrico dei fabbricati ad uso residenziale, di quelli destinati a servizi connessi alla residenza e di quelli relativi ad attività produttive, nella misura massima, per ciascuna unità immobiliare, del 20 per cento della volumetria esistente, nel rispetto delle previsioni di cui al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192 (Attuazione della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell'edilizia) e successive modifiche ed integrazioni. Per volumetria esistente si intende quella realizzata alla data del 31 marzo 2009.

    2. Tali adeguamenti e incrementi si inseriscono in modo organico e coerente con i caratteri formali e architettonici del fabbricato esistente e costituiscono strumento per la riqualificazione dello stesso in funzione della tipologia edilizia interessata, nel rispetto delle seguenti prescrizioni:

    a) nel caso di tipologie edilizie uni-bifamiliari gli adeguamenti e incrementi possono avvenire mediante la realizzazione di nuovi corpi di fabbrica in ampliamento nei diversi piani, mediante sopraelevazione o mediante realizzazione al solo piano terra di corpi di fabbrica separati dal fabbricato principale, da utilizzare come sue pertinenze;

    b) nel caso di tipologie edilizie pluripiano gli incrementi sono consentiti:
    1) nel caso di copertura prevalentemente piana dell'edificio mediante sopraelevazione di un solo piano in arretramento di almeno metri 1,5 rispetto ai fili delle facciate prospicienti spazi pubblici ovvero mediante la chiusura dei piani pilotis, nel rispetto della sagoma dell'edificio e delle dimensioni minime dei parcheggi, come previste dalle norme legislative vigenti;
    2) nei sottotetti a condizione che venga rispettata la sagoma massima delle murature perimetrali dell'edificio e che l'altezza media interna non superi i tre metri;
    3) nei singoli piani a condizione che l'intervento si armonizzi con il disegno architettonico complessivo dell'edificio e che non vengano modificati i fili più esterni delle facciate prospicienti spazi pubblici.

    Gli incrementi previsti nei punti 1), 2) e 3), possono essere realizzati anche dai singoli proprietari purché venga dimostrato, mediante un progetto complessivo, il coerente inserimento dell'ampliamento nel contesto architettonico dell'edificio e rispettate le distanze tra pareti prospicienti come previste dagli strumenti urbanistici comunali vigenti. Gli incrementi volumetrici così realizzati costituiscono pertinenza inscindibile dell'unità immobiliare principale e non possono essere alienati separatamente ad essa;

    c) nel caso di tipologie edilizie a schiera in lotto urbanistico unitario, gli adeguamenti e incrementi possono essere realizzati per tutte le unità e sono ammessi purché venga dimostrato, mediante un progetto esteso all'intero fabbricato, il coerente inserimento dell'ampliamento nel contesto architettonico del complesso edilizio.

    3. L'adeguamento e l'incremento volumetrico possono arrivare fino ad un massimo del 30 per cento, nel caso in cui siano previsti interventi di riqualificazione dell'intera unità immobiliare oggetto dell'intervento, tali da determinare una riduzione almeno del 15 per cento del fabbisogno di energia primaria oppure si dimostri che l'unità immobiliare rientra nei parametri di cui al decreto legislativo n. 192 del 2005, e successive modifiche ed integrazioni. Nelle ipotesi di cui alle lettere a), b) e c) del comma 2 si consegue anche il miglioramento della qualità architettonica dell'intero edificio, della sicurezza strutturale e dell'accessibilità degli immobili. La presenza di tali requisiti è dichiarata nella documentazione allegata alla denuncia di inizio attività e successivamente attestata dal direttore dei lavori che, in allegato alla comunicazione di fine lavori, produce tutte le certificazioni di conformità e di regolare esecuzione delle opere con idonea documentazione tecnica e fotografica, nonché la certificazione energetica ai sensi del decreto ministeriale 26 giugno 2009 (Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici).

    4. Per gli edifici ad uso residenziale e per i servizi connessi alla residenza situati in zona F turistica nella fascia compresa tra i 300, o i 150 metri nelle isole minori, e i 2.000 metri dalla linea di battigia, l'adeguamento e l'incremento volumetrico di cui ai commi 1, 2 e 3 sono ridotti del 30 per cento.

    5. Per gli edifici ad uso residenziale e per i servizi connessi alla residenza situati in zona F turistica nei 300 metri dalla linea di battigia, ridotta a 150 metri nelle isole minori, sono ammissibili esclusivamente e limitatamente agli edifici di cui al comma 2, lettera a), gli incrementi sino al 10 per cento del volume esistente, senza sopraelevazione, a condizione che siano finalizzati al miglioramento della qualità architettonica dell'intero organismo edilizio e dei valori paesaggistici del contesto in cui è inserito; la proposta di intervento deve ottenere la positiva valutazione della Commissione regionale per la qualità architettonica e paesaggistica di cui all'articolo 7.

    6. Gli adeguamenti e incrementi di cui ai commi 1, 2, 3 e 4 possono superare i limiti di altezza e di distanza tra pareti prospicienti e i rapporti di copertura previsti dagli strumenti urbanistici vigenti e dal decreto assessoriale 20 dicembre 1983, n. 2266/U (Disciplina dei limiti e dei rapporti relativi alla formazione di nuovi strumenti urbanistici ed alla revisione di quelli esistenti nei comuni della Sardegna), fermo restando quanto previsto dal decreto ministeriale 5 luglio 1975 (Modificazioni alle istruzioni ministeriali 20 giugno 1896 relativamente all'altezza minima ed ai requisiti igienico-sanitari principali dei locali d'abitazione). Sono, comunque, fatti salvi i diritti dei terzi. Gli adeguamenti e incrementi rispettano i distacchi minimi previsti dal Codice civile e non possono essere realizzati utilizzando superfici destinate a soddisfare la quota minima di parcheggi prevista dalle leggi vigenti.

    7. Le previsioni di cui al presente articolo non si applicano agli edifici compresi nella zona urbanistica omogenea A, come individuata negli strumenti urbanistici comunali, ad eccezione di quelli aventi meno di cinquant'anni in contrasto con i caratteri architettonici e tipologici del contesto ed a condizione che l'intervento comporti un miglioramento della qualità architettonica estesa all'intero edificio e sia armonizzato con il contesto storico e paesaggistico in cui si inserisce. Tale contrasto è espressamente dichiarato con delibera del consiglio comunale del comune competente approvata perentoriamente entro il termine di novanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge.

    8. Gli incrementi di cui ai commi 1, 2 e 3 sono aumentati del 30 per cento qualora si tratti di prima abitazione del proprietario, localizzata nelle zone urbanistiche B o C e purché la superficie dell'immobile non superi quella indicata dalla legge 5 agosto 1978, n. 457 (Norme per l'edilizia residenziale), articolo 16, terzo comma.

    Art. 3
    Interventi di ampliamento per le costruzioni in zona agricola

    1. Nelle zone omogenee E, così come individuate dagli strumenti urbanistici vigenti, gli incrementi volumetrici sono disciplinati dalle seguenti disposizioni, anche mediante il superamento degli indici massimi di edificabilità previsti dagli strumenti urbanistici ed in deroga alle vigenti disposizioni normative regionali.

    2. Per gli immobili destinati ad usi agro-silvo-pastorali e per quelli ad uso residenziale, compresi nella fascia costiera tra i 300 ed i 2.000 metri dalla linea di battigia, ridotti a 150 e 1.000 metri nelle isole minori, è consentito l'incremento della volumetria esistente alla data del 31 marzo 2009, nella misura del 10 per cento per funzioni agro-silvo-pastorali e nella misura del 10 per cento per uso residenziale. Oltre la fascia dei 2.000 metri, ovvero 1.000 metri nelle isole minori, l'incremento volumetrico consentito è del 20 per cento.

    3. All'interno della fascia costiera dei 300 metri dalla linea di battigia, ridotta a 150 metri nelle isole minori, per i fabbricati di proprietà dell'imprenditore agricolo destinati ad usi agro-silvo-pastorali è consentito il solo incremento del 10 per cento della volumetria esistente alla data del 31 marzo 2009, a condizione che le nuove volumetrie siano finalizzate agli stessi usi ed al miglioramento della qualità architettonica e del contesto paesaggistico; la proposta di intervento deve ottenere la positiva valutazione della Commissione regionale di cui all'articolo 7.

    4. Sono comunque ammesse varianti per i fabbricati legittimamente realizzati lasciando invariati i parametri urbanistici senza variazioni di volumi e superfici coperte.

    5. In attesa della revisione o dell'adeguamento del Piano paesaggistico regionale, nelle zone omogenee E si applica la disciplina di cui all'articolo 3, commi 1, 2 e 3 del decreto del Presidente della Giunta regionale 3 agosto 1994, n. 228 (Direttive per le zone agricole).

    Art. 4
    Interventi di ampliamento degli immobili a finalità turistico-ricettiva

    1. Per gli immobili destinati allo svolgimento di attività turistico-ricettiva situati in aree extraurbane nella fascia costiera dei 300 metri dalla linea di battigia, ridotta a 150 metri nelle isole minori, è consentito, anche mediante il superamento degli indici massimi di edificabilità previsti dagli strumenti urbanistici vigenti e dalle vigenti disposizioni normative regionali, l'incremento del 10 per cento della volumetria esistente alla data del 31 marzo 2009, qualora gli interventi siano tali da determinare il contenimento del consumo energetico con una riduzione maggiore del 10 per cento del fabbisogno di energia primaria dell'intero edificio, oppure si dimostri che l'immobile rispetti i parametri di cui al decreto legislativo n. 192 del 2005, e successive modifiche ed integrazioni e si consegua il miglioramento della qualità architettonica. La presenza di tali requisiti e delle relative tecnologie impiantistiche e costruttive è dichiarata nella documentazione allegata alla richiesta di concessione edilizia. Successivamente il direttore dei lavori produce, in allegato alla comunicazione di fine lavori, tutte le certificazioni di conformità e di regolare esecuzione delle opere, con idonea documentazione tecnica e fotografica, nonché la certificazione energetica ai sensi del decreto ministeriale 26 giugno 2009. La proposta di intervento deve ottenere la positiva valutazione della Commissione regionale di cui all'articolo 7.

    2. Per gli immobili di cui al comma 1, situati oltre la fascia costiera di cui al comma 1, è consentito un incremento volumetrico del 20 per cento che può arrivare al 30 per cento nel caso in cui siano previsti interventi di riqualificazione estesi all'intero edificio tali da determinare il contenimento del consumo energetico con una riduzione maggiore del 25 per cento del fabbisogno di energia primaria, oppure si dimostri che l'immobile rispetti i parametri di cui al decreto legislativo n. 192 del 2005, e successive modifiche ed integrazioni e si consegua il miglioramento della qualità architettonica, della sicurezza strutturale e della accessibilità degli immobili. La presenza di tali requisiti e delle relative tecnologie impiantistiche e costruttive è dichiarata nella documentazione allegata alla denuncia di inizio attività. Successivamente il direttore dei lavori produce, in allegato alla comunicazione di fine lavori, tutte le certificazioni di conformità e di regolare esecuzione delle opere, con idonea documentazione tecnica e fotografica, nonché la certificazione energetica ai sensi del decreto ministeriale 26 giugno 2009.

    3. Per gli incrementi di cui al comma 1 deve essere rispettata la condizione che l'incremento volumetrico sia prioritariamente destinato a servizi turistici dell'attività aziendale senza aumento del numero di posti letto e che venga sempre realizzato in arretramento rispetto all'edificio preesistente e non verso il mare; per gli incrementi volumetrici di cui al comma 2 deve essere rispettata la condizione che essi siano destinati per almeno il 50 per cento a servizi turistici dell'attività aziendale. Negli immobili a prevalente destinazione turistico-ricettiva con un numero di camere non superiore a 7, per le volumetrie legittimamente esistenti alla data del 31 marzo 2009 aventi destinazione residenziale o commerciale è sempre consentito il cambio di destinazione d'uso che consenta l'incremento delle superfici dedicate all'attività turistico-ricettiva in misura non superiore al 30 per cento.

    Art. 5
    Interventi di demolizione e ricostruzione

    1. La Regione promuove il rinnovamento del patrimonio edilizio ad uso residenziale e di quello destinato a servizi connessi alla residenza, turistico-ricettivo e produttivo esistente mediante interventi di sostituzione edilizia delle costruzioni ultimate entro il 31 dicembre 1989, che necessitino di essere adeguate in relazione ai requisiti qualitativi, architettonici, energetici, tecnologici, di sicurezza strutturale ed a quelli necessari a garantire l'accessibilità dell'edificio alle persone disabili.

    2. Per gli interventi di cui al comma 1, anche mediante il superamento degli indici massimi di edificabilità previsti dagli strumenti urbanistici e dalle vigenti disposizioni normative regionali, è consentito un incremento volumetrico del 30 per cento in caso di integrale demolizione e ricostruzione degli edifici ad uso residenziale e di quelli destinati a servizi connessi alla residenza, di quelli destinati ad attività turistico-ricettive o produttive, a condizione che nella ricostruzione venga migliorata la qualità architettonica e tecnologica complessiva e l'efficienza energetica dell'edificio nel rispetto del decreto legislativo n. 192 del 2005, e successive modifiche ed integrazioni. L'incremento volumetrico può arrivare fino ad un massimo del 35 per cento nel caso in cui siano previsti interventi tali da determinare il contenimento del consumo energetico con una riduzione pari almeno al 10 per cento rispetto agli indici previsti dal decreto legislativo n. 192 del 2005, e successive modifiche ed integrazioni.

    3. Nel caso di immobili insistenti nella fascia dei 300 metri dalla linea di battigia, ridotta a 150 metri nelle isole minori, ed in aree di particolare valore paesaggistico o in prossimità di emergenze ambientali, architettoniche, archeologiche o storico-artistiche, al fine di conseguire la riqualificazione del contesto é consentita, previa approvazione da parte del consiglio comunale e stipula di apposita convenzione, l'integrale demolizione degli stessi ed il trasferimento della volumetria preesistente in altra area situata oltre la fascia dei 300 metri dalla linea di battigia, ridotta a 150 nelle isole minori con destinazione urbanistica compatibile, a condizione che il lotto originario sia ceduto gratuitamente al comune per destinarlo a finalità pubbliche. In tale ipotesi è concesso un incremento volumetrico del 40 per cento in caso di riduzione di almeno il 15 per cento dell'indice di prestazione energetica di cui al decreto legislativo n. 192 del 2005, e successive modifiche ed integrazioni, e un incremento volumetrico del 45 per cento nell'ipotesi di riduzione dell'indice di prestazione energetica di almeno il 20 per cento. La deliberazione del consiglio comunale può prevedere una deroga esclusivamente all'indice di edificabilità e all'altezza, che non può comunque essere maggiore di un piano rispetto agli edifici circostanti ed a condizione che la soluzione progettuale si armonizzi con il contesto paesaggistico in cui è inserito l'intervento.

    4. I requisiti di cui ai commi 1, 2, 3 e 5 sono dichiarati nel progetto allegato alla richiesta di concessione edilizia e successivamente attestati dal direttore dei lavori che produce, in allegato alla comunicazione di fine lavori, le certificazioni di conformità e di regolare esecuzione delle opere con idonea documentazione tecnica e fotografica, nonché la certificazione energetica ai sensi del decreto ministeriale 26 giugno 2009.

    5. Le previsioni di cui al presente articolo non si applicano agli edifici ubicati nelle zone extraurbane ricadenti nella fascia dei 300 metri dalla linea di battigia, ridotta a 150 metri nelle isole minori, ad eccezione della demolizione dei volumi incongrui e del loro trasferimento, con il relativo incremento volumetrico, oltre la fascia suddetta in aree extraurbane con destinazione urbanistica compatibile.

    6. Le previsioni di cui al presente articolo non si applicano agli edifici compresi nella zona urbanistica omogenea A, come individuata negli strumenti urbanistici comunali, ad eccezione di quelli aventi meno di cinquant'anni in contrasto con i caratteri architettonici e tipologici del contesto e fermo restando che gli stessi devono risultare ultimati alla data del 31 dicembre 1989.

    Art. 6
    Interventi sul patrimonio edilizio pubblico

    1. Al fine di agevolare la riqualificazione del patrimonio edilizio di proprietà pubblica, è consentito, anche mediante il superamento degli indici massimi di edificabilità previsti dagli strumenti urbanistici e dalle vigenti disposizioni normative regionali, l'incremento del 20 per cento della volumetria esistente degli edifici destinati ad attività istituzionali o comunque pubbliche.

    2. Tale incremento può arrivare fino ad un massimo del 30 per cento nel caso in cui siano previsti interventi di recupero e ristrutturazione di edifici non in uso, finalizzati al ripristino delle destinazioni di cui al comma 1, attualmente non consentite per effettive carenze funzionali e strutturali, ed al miglioramento della qualità architettonica dell'intero edificio, della sicurezza strutturale e della accessibilità degli immobili.

    3. Le previsioni di cui al presente articolo non si applicano agli edifici ubicati nelle zone extraurbane e ricadenti nella fascia dei 300 metri dalla linea di battigia, ridotta a 150 metri nelle isole minori, ad eccezione della demolizione dei volumi incongrui e del loro trasferimento con il relativo incremento volumetrico oltre la fascia suddetta.

    Art. 7
    Commissione regionale per il paesaggio e la qualità architettonica

    1. È istituita la Commissione regionale per il paesaggio e la qualità architettonica al fine di fornire un supporto tecnico-scientifico all'Amministrazione regionale in merito alla valutazione degli interventi da realizzare in zone di particolare valore paesaggistico ed ambientale, con particolare riguardo al fatto che gli stessi non rechino pregiudizio ai valori oggetto di protezione. La Commissione esprime i pareri di cui agli articoli 2, 3 e 4 e negli altri casi previsti dalla presente legge. Svolge inoltre funzione consultiva della Giunta regionale.

    2. La Commissione si avvale, per il suo funzionamento, degli uffici dell'Assessorato competente in materia di governo del territorio, ed è composta da tre esperti in materia di tutela paesaggistica ed ambientale con comprovata pluriennale esperienza nella valorizzazione dei contesti ambientali, storico-culturali ed insediativi e nella progettazione di opere di elevata qualità architettonica.

    3. I componenti della Commissione sono nominati dalla Giunta regionale, rimangono in carica per l'intera durata della legislatura e cessano dalle loro funzioni novanta giorni dopo l'insediamento dell'organo esecutivo di nuova elezione. Con successiva legge regionale è disciplinata la corresponsione, ai componenti, di eventuali compensi.

    4. Entro quarantacinque giorni dall'entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale nomina i componenti della Commissione.

    Art. 8
    Condizioni di ammissibilità degli interventi

    1. Gli interventi previsti negli articoli 2, 3, 4, 5 e 6 non sono ammessi:

    a) su edifici privi di titolo abilitativo, ove prescritto;

    b) sui beni immobili di interesse artistico, storico, archeologico o etno-antropologico vincolati ai sensi della parte II del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137) e successive modifiche ed integrazioni, ad esclusione dei casi previsti negli articoli precedenti.

    2. Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 e 4 non si applicano agli edifici collocati in aree dichiarate, ai sensi del Piano stralcio per l'assetto idrogeologico di cui alla legge 18 maggio 1989, n. 183 (Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo), e successive modifiche ed integrazioni, di pericolosità idraulica elevata o molto elevata (Hi3 - Hi4), ovvero in aree di pericolosità da frana elevata o molto elevata (Hg3 - Hg4).

    3. Gli incrementi di volumetria previsti dagli articoli 2, 3, 4, 5 e 6 possono cumularsi con gli aumenti consentiti da altre disposizioni di legge, dagli strumenti urbanistici comunali e dalle norme di pianificazione regionale. Non sono cumulabili fra loro gli incrementi previsti nel presente capo I. È sempre ammessa la chiusura di vuoti esistenti nei piani intermedi.

    4. Alla data del 31 marzo 2009, le unità immobiliari interessate dagli interventi di cui alla presente legge devono risultare regolarmente accatastate presso le competenti agenzie del territorio ovvero i lavori devono essere stati ultimati alla medesima data e le istanze di accatastamento avviate entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Il rispetto della presente disposizione è attestato mediante autocertificazione rilasciata dal direttore dei lavori. Nei casi in cui gli interventi di adeguamento ed incremento previsti dall'articolo 2 riguardino fabbricati la cui costruzione sia stata intrapresa entro il 31 marzo 2009 in forza di regolare concessione edilizia e i lavori siano stati sospesi a seguito di sequestro giudiziario poi annullato o revocato, la volumetria esistente, ai sensi dell'articolo 2, comma 1, si intende quella realizzata entro la data di entrata in vigore della presente legge e le relative istanze di accatastamento devono essere avviate entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

    5. Il mutamento della destinazione d'uso per le unità immobiliari sulle quali siano stati realizzati gli interventi di cui agli articoli 2, 3, 4, 5 e 6 è ammesso a condizione che sia compatibile con le destinazioni urbanistiche previste dalla strumentazione urbanistica comunale.

    Art. 9
    Oneri

    1. Per gli incrementi di cui agli articoli 2, 3 e 4, gli oneri di concessione, ove dovuti, sono ridotti del 40 per cento se relativi alla prima abitazione del proprietario o dell'avente titolo, ovvero aumentati del 60 per cento negli altri casi. Per gli ampliamenti di cui all'articolo 2, comma 5 e all'articolo 4, comma 1, gli oneri di concessione sono aumentati del 200 per cento.

    2. Per gli interventi di demolizione e ricostruzione di cui all'articolo 5, gli oneri di concessione sono dovuti nella misura del 140 per cento per l'incremento volumetrico e nella misura del 60 per cento per la parte ricostruita e sono in ogni caso ridotti del 40 per cento se relativi alla prima abitazione del proprietario o dell'avente titolo.

    3. Decorso il termine per la comunicazione di fine lavori di cui all'articolo 10, comma 4, il costo di costruzione complessivo dovuto per l'intervento è aumentato del 50 per cento.

    4. Entro il termine di sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge i comuni, con deliberazione del consiglio comunale, possono prevedere una riduzione ovvero una maggiorazione degli oneri di concessione previsti nel presente articolo. In difetto della deliberazione trovano integrale applicazione le disposizioni contenute nei commi 1, 2 e 3.

    Art. 10
    Norme sulla semplificazione delle procedure amministrative in materia edilizia

    1. Nel rispetto delle normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell'attività edilizia e, in particolare, delle norme di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie, di quelle relative all'efficienza energetica nonché delle disposizioni contenute nel decreto legislativo n. 42 del 2004, e successive modifiche ed integrazioni, sono eseguiti senza alcun titolo abilitativo:

    a) interventi di manutenzione ordinaria;

    b) interventi di manutenzione straordinaria, sempre che non riguardino le parti strutturali dell'edificio, non comportino aumento delle unità immobiliari e non implichino incremento degli standard urbanistici;

    c) interventi volti all'eliminazione di barriere architettoniche che non comportino la realizzazione di rampe o di ascensori esterni, ovvero di manufatti che alterino la sagoma dell'edificio;

    d) opere temporanee per attività di ricerca nel sottosuolo che abbiano carattere geognostico o siano eseguite in aree esterne al centro edificato;

    e) movimenti di terra strettamente pertinenti all'esercizio dell'attività agricola-zootecnica e le pratiche agro-silvo-pastorali compresi gli interventi su impianti idraulici agrari;

    f) opere oggettivamente precarie dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee tali da poter essere immediatamente rimosse alla cessazione della necessità e, comunque, entro un termine di utilizzazione non superiore a novanta giorni;

    g) serre mobili stagionali, sprovviste di strutture in muratura, funzionali allo svolgimento dell'attività agricola;

    h) opere di pavimentazione e di finitura di spazi esterni, anche per aree di sosta, che siano contenute entro l'indice di permeabilità stabilito dallo strumento urbanistico comunale;

    i) interventi e impianti funzionali all'incremento dell'efficienza energetica, di cui al decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 115 (Attuazione della direttiva 2006/32/CE relativa all'efficienza degli usi finali dell'energia e i servizi energetici e abrogazione della direttiva 93/76/CEE), articolo 11, comma 3;

    j) elementi di arredo di aree di pertinenza degli edifici esistenti.

    2. Prima dell'inizio degli interventi di cui al comma 1, l'interessato, anche per via telematica, informa l'amministrazione comunale dell'avvio dei lavori, comunicando gli estremi delle autorizzazioni eventualmente obbligatorie ai sensi delle normative di settore.

    3. Gli interventi di cui agli articoli 2, 3 e 4 sono assoggettati alla procedura di denuncia di inizio attività (DIA), ad eccezione di quelli ricadenti nella zona omogenea A, nelle zone omogenee E ed F localizzate nella fascia dei 300 metri dalla linea di battigia, ridotta a 150 metri nelle isole minori e di quelli previsti all'articolo 5, per i quali deve essere ottenuta la concessione edilizia.

    4. La denuncia di inizio attività o la relativa comunicazione di inizio lavori è inoltrata improrogabilmente entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge e la comunicazione di fine lavori entro trentasei mesi dalla medesima data.

    5. Per gli interventi previsti nel presente capo devono altresì essere rispettate le modalità di cui alla legge 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica), articolo 1, e successive modifiche, ed alle relative norme di attuazione previste dal regolamento di cui al decreto interministeriale 18 febbraio 1998, n. 41, e successive modifiche, ovvero per le ipotesi di riqualificazione energetica, le modalità di cui alla legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007), articolo 1, commi 344-349, e successive modifiche, ed alle relative norme di attuazione previste dal decreto interministeriale 19 febbraio 2007, e successive modifiche ed integrazioni. Gli estremi di pagamento devono essere, altresì, allegati alla comunicazione di fine lavori.

    6. Per gli interventi di cui al presente capo, ad eccezione di quelli ricadenti nella fascia extraurbana dei 300 metri dalla linea di battigia, ridotta a 150 metri nelle isole minori, di quelli ricadenti in centro storico e di quelli disciplinati dall'articolo 5, l'autorizzazione paesaggistica, qualora necessaria, è rilasciata dall'organo comunale ai sensi della legge regionale 12 agosto 1998, n. 28 (Norme per l'esercizio delle competenze in materia di tutela paesistica trasferite alla Regione autonoma della Sardegna con l'art. 6 del D.P.R. 22 maggio 1975, n. 480, e delegate con l'art. 57 del D.P.R. 19 giugno 1979, n. 348).

    7. Ai fini del monitoraggio degli interventi di cui alla presente legge e delle conseguenti trasformazioni urbanistiche ed edilizie del territorio, i comuni trasmettono all'Assessorato regionale competente in materia di governo del territorio i relativi dati tecnici e amministrativi, secondo direttive emanate dalla Giunta regionale.

    8. All'articolo 31 della legge regionale 22 aprile 2002, n. 7 (legge finanziaria 2002), dopo il comma 5 è aggiunto il seguente:
    "5 bis. Ai fini della verifica di cui al comma 5, i comuni trasmettono gli atti di pianificazione e i relativi dati di analisi anche su supporto informatico, secondo direttive emanate dalla Giunta regionale.".


    Capo II
    Norme in materia di pianificazione paesaggistica

    Art. 11
    Aggiornamento e revisione del Piano paesaggistico regionale

    1. Con periodicità biennale la Giunta regionale procede all'aggiornamento e alla revisione dei contenuti descrittivi e dispositivi del Piano paesaggistico regionale con specifica deliberazione da pubblicarsi sul BURAS e della quale è data pubblicità sul sito istituzionale della Regione e mediante deposito presso gli uffici regionali. Nei trenta giorni successivi alla pubblicazione sul BURAS di tale deliberazione, chiunque ne abbia interesse può presentare osservazioni in merito alle modifiche proposte. Nel medesimo termine la Commissione consiliare competente in materia di urbanistica esprime il proprio parere e lo trasmette alla Giunta regionale. Trascorso tale termine la Giunta, esaminate le osservazioni, delibera in via definitiva l'aggiornamento o la revisione. Tale deliberazione è pubblicata sul BURAS e le conseguenti modifiche costituiscono parte integrante del Piano paesaggistico regionale.

    Art. 12
    Programmi, piani e progetti di valenza strategica per lo sviluppo del territorio

    1. La Regione, le province ed i comuni, anche con il concorso di altri soggetti pubblici e privati, individuano ed attivano programmi, piani e progetti aventi carattere strategico per promuovere lo sviluppo del territorio regionale in un'ottica di sostenibilità ambientale e paesaggistica.

    2. I programmi, i piani ed i progetti devono essere tali da incidere significativamente sul sistema economico-sociale, sull'organizzazione del territorio e sulla valorizzazione paesaggistico-ambientale. In particolare possono comprendere operazioni di riassetto e riqualificazione degli insediamenti, anche costieri, e la realizzazione di parchi ecologico-ambientali anche di carattere botanico e forestale di elevata valenza scientifica e culturale. Essi in ogni caso perseguono obiettivi di elevata qualità paesaggistica, ecologico-ambientale e urbanistico-architettonica.

    3. La proposta di cui al comma 1 è sottoposta all'Assessorato competente in materia di governo del territorio per la preliminare valutazione della compatibilità complessiva sotto il profilo paesaggistico. In caso di esito positivo si procede mediante conferenza di servizi ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme sul procedimento amministrativo), e successive modificazioni ed integrazioni.

    4. Qualora la realizzazione degli interventi programmati necessiti di variante agli strumenti urbanistici si procede secondo le vigenti disposizioni legislative. In tal caso i termini per le pubblicazioni e le osservazioni sono ridotti della metà.

    Art. 13
    Disciplina degli interventi ammissibili nella fase di adeguamento degli strumenti urbanistici
    al Piano paesaggistico regionale

    1. I piani paesaggistici, le loro varianti e gli atti di aggiornamento e revisione di cui all'articolo 11, introducono norme temporanee di salvaguardia e possono indicare le opere eseguibili sino all'adeguamento degli strumenti urbanistici comunali, nel rispetto dei seguenti principi e direttive:

    a) sono realizzabili:
    1) interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, di consolidamento statico, di restauro e di risanamento conservativo;
    2) volumi tecnici di modesta entità strettamente necessari e funzionali alla gestione tecnico operativa delle strutture esistenti e tali da non incidere negativamente sullo stato dei luoghi e sulla qualità paesaggistica del contesto;
    3) interventi di riqualificazione degli insediamenti esistenti sotto il profilo urbanistico, architettonico-edilizio e paesaggistico-ambientale, senza aumento di volume, ad eccezione di quello strettamente necessario per servizi;
    4) interventi pubblici o di interesse pubblico finanziati dall'Unione europea, dallo Stato, dalla Regione, dalle province, dai comuni o dagli enti strumentali statali o regionali;
    5) gli interventi previsti dal capo I della presente legge;

    b) gli interventi previsti nei vigenti strumenti urbanistici sono realizzabili alle seguenti condizioni:
    1) che ricadano nelle aree delimitate dagli strumenti urbanistici come zone territoriali omogenee A e B;
    2) che ricadano nelle aree delimitate dagli strumenti urbanistici come zone territoriali omogenee C, G e D, limitatamente alla funzione commerciale, qualora le aree siano intercluse, ovvero contigue ed integrate in termini di infrastrutture, con l'ambito urbano;

    c) nei comuni dotati di piano urbanistico comunale ai sensi della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45 (Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale), sono, altresì, realizzabili gli interventi localizzati nelle altre zone territoriali omogenee C, D, G, ed F, previsti dagli strumenti attuativi approvati e, se di iniziativa privata, convenzionati.
    Può, inoltre, essere concluso il procedimento di approvazione dei piani attuativi legittimamente adottati prima dell'approvazione del Piano paesaggistico regionale;

    d) nei comuni non dotati di piano urbanistico comunale di cui alla legge regionale n. 45 del 1989, nelle zone territoriali omogenee C, D, G, ed F, all'interno della fascia dei 2.000 metri dalla linea di battigia, possono essere realizzati gli interventi previsti dagli strumenti attuativi già approvati e convenzionati, a condizione che le relative opere di urbanizzazione siano state legittimamente avviate prima dell'approvazione del Piano paesaggistico regionale.
    Oltre tale fascia sono realizzabili gli interventi previsti nei piani attuativi regolarmente approvati e, se di iniziativa privata, convenzionati;

    e) ai fini della riqualificazione delle strutture destinate all'esercizio di attività turistico-ricettive, anche qualora localizzate nei 300 metri dalla linea di battigia, ridotti a 150 metri nelle isole minori, possono essere autorizzati, in deroga agli strumenti urbanistici vigenti, interventi di ristrutturazione e rinnovamento. Eventuali incrementi volumetrici, per i quali non opera l'articolo 6 della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8 (Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale), non possono comunque superare il 25 per cento dei volumi legittimamente esistenti, a condizione che realizzino concreti obiettivi di qualità paesaggistico-architettonica e di efficienza tecnico-funzionale e si sviluppino non verso il mare. Gli incrementi volumetrici previsti nella presente lettera non si applicano alle strutture turistico-ricettive che abbiano già usufruito degli incrementi previsti dalla legge regionale n. 45 del 1989, articolo 10 bis, come introdotto dalla legge regionale 7 maggio 1993, n. 23 (Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante «Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale»);

    f) nelle more dell'adeguamento degli strumenti urbanistici comunali ai piani paesaggistici regionali, all'interno delle aree ricomprese nella fascia di larghezza pari a 100 metri, ove prevista, a partire dal perimetro più esterno dei beni paesaggistici ed identitari, come definiti dalla legge regionale 4 agosto 2008, n. 13 (Norme urgenti in materia di beni paesaggistici e delimitazione dei centri storici e dei perimetri cautelari dei beni paesaggistici e identitari), articolo 1, possono essere realizzati gli interventi di trasformazione del territorio e degli edifici esistenti, compresa la realizzazione di nuovi corpi di fabbrica, esclusivamente a condizione che abbiano ottenuto l'autorizzazione paesaggistica, rilasciata ai sensi del decreto legislativo n. 42 del 2004, articolo 146 e seguenti, e successive modifiche ed integrazioni. I contenuti e le prescrizioni dell'autorizzazione costituiscono commisurazione e valutazione della compatibilità dell'intervento proposto con l'interesse paesaggistico tutelato;

    g) nella fascia dei 300 metri dalla linea di battigia è vietata la realizzazione di linee elettriche diverse da quelle strettamente necessarie e funzionali agli insediamenti urbanistico- edilizi, ad eccezione di quelle già programmate alla data del 31 dicembre 2008. È, inoltre, ammessa la realizzazione di linee elettriche che, sulla base di un atto di indirizzo approvato dalla Giunta regionale entro centottanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, ottengano la preventiva valutazione positiva da parte della Giunta regionale, previo parere della commissione consiliare competente;

    h) il mare territoriale, per la sua stretta interrelazione con le aree tutelate ai sensi degli articoli 142 e 143 del decreto legislativo n. 42 del 2004 e successive modifiche ed integrazioni, è considerato di primario interesse paesaggistico ed è fatto oggetto di tutela;

    i) la Regione considera meritevoli di tutela, e ne fa oggetto di integrale conservazione, le praterie di posedonia, secondo anche quanto previsto dalla direttiva comunitaria 92/43/CEE del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, e ne costituiscono "habitat prioritario". È, pertanto, vietato qualunque intervento che possa comprometterne l'integrità ovvero lo stato di equilibrio ottimale dell'habitat naturale, ad eccezione di quelli già programmati alla data di entrata in vigore della presente legge e di quelli che ottengano il preventivo assenso da parte della Giunta regionale.

    2. Le disposizioni di cui al comma 1 sono provvisoriamente efficaci e trovano immediata applicazione sin dalla data di entrata in vigore della presente legge. Gli interventi previsti nel comma 1, lettera c), secondo capoverso, lettera d), primo capoverso e lettera e), sono realizzati previa verifica della coerenza delle volumetrie programmate con il contesto paesaggistico ed ambientale di riferimento, effettuata di concerto tra Amministrazione regionale e amministrazione comunale. In sede di verifica può essere stabilito il ridimensionamento e l'adeguamento degli interventi programmati al fine di renderli coerenti con le finalità del Piano paesaggistico regionale.

    Art. 14
    Modifiche alla legge regionale 4 agosto 2008, n. 13

    1. L'articolo 2 della legge regionale n. 13 del 2008 è sostituito dal seguente:
    "Art. 2 (Disciplina per le aree all'interno dei centri di antica e prima formazione)
    1. Nelle more dell'adeguamento degli strumenti urbanistici comunali al Piano paesaggistico regionale, alle sue varianti ed agli atti di aggiornamento e revisione, i comuni, con deliberazione del consiglio comunale, verificano la coerenza delle disposizioni dei vigenti piani particolareggiati dei centri storici ricadenti nelle aree di antica e prima formazione con le disposizioni del Piano paesaggistico regionale, sue varianti ed atti di aggiornamento e revisione, e possono procedere alla loro attuazione per le parti coerenti. Con deliberazione consiliare, i comuni, per le restanti aree del centro di antica e prima formazione esterne al piano particolareggiato del centro storico, verificano la coerenza delle relative previsioni urbanistiche con le disposizioni del Piano paesaggistico regionale e procedono alla loro attuazione. Tale deliberazione è approvata come previsto dalla legge regionale n. 28 del 1998, articolo 9, comma 5.
    2. Il comune, ottenuta l'approvazione, pubblica sul BURAS le deliberazioni di cui al comma 1. Dal giorno successivo alla pubblicazione, all'interno dell'area del centro di antica e prima formazione, possono essere realizzati gli interventi coerenti, previsti nella disciplina urbanistica previgente, a condizione che abbiano ottenuto l'autorizzazione paesaggistica, rilasciata ai sensi del decreto legislativo n. 42 del 2004, articolo 146.".

    Capo III
    Disposizioni in materia di sottotetti e norme finali

    Art. 15
    Utilizzo del patrimonio edilizio e recupero dei sottotetti

    1. La Regione Sardegna promuove il recupero a fini abitativi dei sottotetti esistenti nelle zone urbanistiche A, B, C ed E con l'obiettivo di contenere il consumo di nuovo territorio e di favorire la messa in opera di interventi tecnologici per il contenimento dei consumi energetici.

    2. Negli edifici destinati in tutto o in parte a residenza è consentito il recupero volumetrico a solo scopo residenziale del piano sottotetto esistente alla data di entrata in vigore della presente legge.

    3. Si definiscono sottotetti i volumi compresi tra la chiusura orizzontale superiore, anche non calpestabile, dell'ultimo livello abitabile e l'intradosso delle falde della copertura a tetto, localizzati all'interno della sagoma dell'edificio regolarmente approvata con titolo abilitativo, ove prescritto.

    4. Il recupero abitativo dei sottotetti è consentito, previo titolo abilitativo, attraverso interventi edilizi, purché siano rispettate tutte le prescrizioni igienico-sanitarie riguardanti le condizioni di abitabilità previste dai regolamenti vigenti, salvo quanto disposto dal comma 5.

    5. Il recupero abitativo dei sottotetti è consentito purché sia assicurata per ogni singola unità immobiliare l'altezza media ponderale di metri 2,40 per gli spazi ad uso abitativo, ulteriormente ridotta a metri 2,20 per spazi accessori dei servizi. Per i comuni posti a quote superiori a 600 metri di altitudine sul livello del mare è consentita rispettivamente la riduzione a metri 2,20 per spazi ad uso abitazione e a metri 2,00 per accessori e servizi. Gli eventuali spazi di altezza inferiore ai minimi devono essere chiusi mediante opere murarie o arredi fissi e può esserne consentito l'uso come spazio di servizio destinato a guardaroba e ripostiglio. In corrispondenza delle fonti di luce la chiusura di tali spazi non è prescrittiva. Il calcolo dell'altezza media ponderale viene effettuato dividendo il volume della parte di sottotetto la cui altezza superi metri 1,50 per la superficie relativa.

    6. Gli interventi edilizi finalizzati al recupero dei sottotetti possono comportare l'apertura di finestre, lucernari, abbaini e terrazzi per assicurare l'osservanza dei requisiti di aeroilluminazione, nonché, nelle sole zone B, sono ammesse modificazioni delle altezze di colmo e di gronda e delle linee di pendenza delle falde, unicamente al fine di assicurare i parametri di cui al comma 5.

    7. Le disposizioni del presente articolo non si applicano negli ambiti territoriali per i quali i comuni, con motivata deliberazione del consiglio comunale, ne dispongano l'esclusione nel termine perentorio di novanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge.

    8. Alle disposizioni di cui al presente articolo non si applicano i termini di cui all'articolo 10, comma 4.

    Art. 16
    Abrogazione

    1. Il comma 3 dell'articolo 4 della legge regionale n. 8 del 2004, è abrogato.

    Art. 17
    Entrata in vigore

    1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione autonoma della Sardegna.
     
  18. studio carme

    studio carme Nuovo Iscritto

    Agente Immobiliare
    Purtroppo non la legge non è stata ancora pubblicata sul BURAS...
     
  19. Manlio

    Manlio Nuovo Iscritto

    Agente Immobiliare
    Ma è il testo, almeno adesso sappiamo cosa fare o meno :)
    Saluti
    Manlio
     
  20. studio carme

    studio carme Nuovo Iscritto

    Agente Immobiliare
    E' stata pubblicata sul BURAS del 31 ottobre 2009 la Legge regionale n.4 del 16 ottobre 2009, “Disposizioni straordinarie per il sostegno dell'economia mediante il rilancio del settore edilizio e per la promozione di interventi e programmi di valenza strategica per lo sviluppo”.

    Coerentemente con il programma di Governo questa legge si propone di rianimare un economia sofferente coniugando gli obiettivi dello sviluppo sostenibile con la tutela di fondamentali valori ambientali, paesaggistici e culturali della Sardegna.

    Per dare risposta alle esigenze delle famiglie vengono introdotte importanti misure quali ampliamento, demolizione e ricostruzione, incentivi volumetrici, che consentiranno di rinnovare e riqualificare il patrimonio edilizio privato esistente.

    Per garantire la tutela e la valorizzazione delle valenze paesaggistiche, naturalistiche, storiche e culturali del territorio, la legge ha privilegiato gli interventi di sostituzione del patrimonio edilizio di modesta qualità architettonica e tecnologica, ha previsto l’istituzione della Commissione regionale per il paesaggio e la qualità architettonica e ha dettato una disciplina che prevede l’applicazione ponderata e graduale degli incrementi volumetrici in relazione alle caratteristiche e alla rilevanza paesaggistica delle diverse zone.

    La legge detta anche una disciplina specifica per il patrimonio turistico – edilizio al fine di consentire la ripresa di tale settore, considerato di importanza strategica per l’economia della Sardegna. È attribuita così la facoltà di apportare incrementi volumetrici graduandoli in relazione alla distanza dalla costa ed indirizzandoli al miglioramento della qualità architettonica e privilegiando i servizi funzionali all’attività ricettiva.

    In tal modo si intende dare la possibilità agli operatori del settore di effettuare importanti e positivi cambiamenti della propria offerta turistica incentivando le modifiche volte al miglioramento dei servizi indirizzati verso standard di elevata qualità. Ciò potrebbe avere rilevanti ripercussioni sul sistema economico della Sardegna consentendo, verosimilmente, di immettere nel mercato un prodotto altamente competitivo ed aprendo a potenzialità allo stato attuale senz’altro insperate.

    Le unità immobiliari interessate dagli interventi saranno quelle per le quali i lavori sono stati ultimati entro il 31 marzo 2009. Le domande di accatastamento di tali unità immobiliari devono essere presentate entro trenta giorni dall'entrata in vigore della legge.
     

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