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  1. brucla

    brucla Nuovo Iscritto

    Privato Cittadino
    Il problema non è il mio ma di mia nuora.
    Hanno ereditato (otto eredi) una casa in un paesetto, modesta, in sette la vogliono vendere, quello che ci abita no, non se ne vuole andare, non vuole pagare l'affitto agli altri, non vuole pagare le varie spese condominiali e di tasse, approfittandosi del fatto che è pensionato (700,00 € al mese) e nullatenente.
    Cosa si può fare? quali possibilità di vittoria ci sono?, quanto tempo ci vorrà per risolvere il problema.
    Anticipatamente ringrazio.
    Bruno Mangiavacchi
     
  2. gennaro63

    gennaro63 Membro Attivo

    Mediatore Creditizio
    Inizierai una causa che ti porterà via una vita.......cerca possibilmente un'altra soluzione...
     
  3. topcasa

    topcasa Membro Storico

    Agente Immobiliare
    Meglio un parere legale.
     
  4. francesco62

    francesco62 Membro Attivo

    Altro Professionista
    In una situazione simile, tramite l'avvocato, abbiamo chiesto, all'erede in disaccordo, i danni derivanti dalla sua inconciliabilità a qualsiasi accordo, quindi o firma per la vendita oppure si impegna ad acquistare lui tutta la proprietà. A fronte di richiesta di ingenti danni l'erede ha firmato la vendita.
     
    A Ponz piace questo elemento.
  5. marco tartari

    marco tartari Membro Attivo

    Altro Professionista
    Fategli un contratto di affitto esclusendo la sua quota, se non paga pignorete la sua parte!
     
  6. topcasa

    topcasa Membro Storico

    Agente Immobiliare
    Finalmente una buona notizia per voi. Auguri.
     
  7. adimecasa

    adimecasa Membro Senior

    Agente Immobiliare
    possono mettere in vendite le sette quote, poi il mercato sarà da 7 a 1, e vorrei vedere cosa intende fare il furbetto, ciao
     
  8. topcasa

    topcasa Membro Storico

    Agente Immobiliare
    Come fanno un contratto se quello non lo vuole firmare.
     
  9. Ponz

    Ponz Membro Storico

    Agente Immobiliare
    la comunione forzata non esiste... nel caso uno degli eredi non voglia vendere e gli altri si, può o comprare le quote altrui o aspettarsi una causa di divisione (anzi, scioglimento della comunione) con addebito del danno, tra l'altro, in caso si provi che il suo comportamento abbia arrecato un minore guadagno a vendita effettuata, rispetto a quanto possibile a suo tempo.


    http://www.diritto-civile.it/Proprieta-e-Condominio/La-divisione-della-comunione.html

    ps.

    La pensione è passibile di aggressione da parte di creditori.
     
  10. Kurt

    Kurt Membro Attivo

    Altro Professionista
    una casa non è sempre facilmente divisibile quindi in quei casi la divisione della comunione non si può applicare.
    La ratio della norma è cercare di sposare due diverse esigenze:
    a) la circolarizzazione dei beni (per questo il Legislatore non vede con favore comunioni di lunga durata ponendo dei limiti ad esse);
    b) l'esigenza di mantenere l'utilità dei beni oggetto di comunione;

    Quando le due esigenze entrano in contrasto la norma generale si deve fermare e trovare una soluzione specifica, seppure generalizzabile.
    L'utilità del bene permane se questo è frazionabile (p.es. un ampio lotto di terreno) mentre sarebbe persa nell'ipotesi in cui il bene non rispondesse a tali caratteristiche (p.es. un monolocale) per cui se l'immobile non è frazionabile nulla si può fare.
    Nel caso posto alla nostra attenzione l'assenza delle caratteristiche dell'immobile deve (per prudenza) far propendere per l'indivisibilità dello stesso.

    D'altro canto anche vendere 7/8 di un immobile occupato da uno dei proprietari è a mio modesto parere estremamente difficile, a meno che chi compra non riesca a "convincere" il resistente con una proposta irrinunciabile.

    Aggiungo che non conosciamo neppure da quanti anni il soggetto abita la casa trattandola quale proprietario unico e indiscusso (almeno questa è la sensazione che ho ricevuto leggendo quanto scritto) pertanto potrebbe aver maturato i presupposti per chiedere il riconoscimento dell'avvenuta usucapione.

    Infine non conosciamo l'età del soggetto in questione e quella degli altri proprietari. Per dare un esempio se fosse un ottuagenario difficilmente un Giudice lo manderebbe via di casa.

    Le soluzioni potrebbero essere:
    a) uno dei 7 coeredi si fa cedere le quote degli altri, poi ai sensi dell’art. 720 si
    fa assegnare la totalità del bene pagando all'occupante la quota di sua
    spettanza.
    b) I 7 coeredi fanno causa chiedendo al Giudice di assegnarla a uno qualsiasi di
    loro, che liquiderà tutti gli altri, anche se va detto che la Cassazione ha
    precisato che il giudice, nel determinare il coerede cui assegnare l'immobile
    non comodamente divisibile, soprattutto in presenza di quote uguali tra loro,
    gode di ampi poteri discrezionali (Cassazione civile, sezione II, 19/03/2003,
    n. 4013) pertanto potrebbe assegnarla al soggetto che non vuole vendere e
    questi dovrà liquidare i coeredi;
    c) I 7 coeredi fanno causa (come al punto b) domandando che l’immobile sia
    venduto in asta. Dopo la vendita il giudice provvede ad attribuire a ciascuno
    parte del ricavato in misura corrispondente alla sua quota di eredità.
    Certo è che le soluzioni giudiziarie prevedono dei costi a fronte di un ricavato inferiore a quello che si potrebbe ricavare da una vendita consensuale.

    In ipotesi non vogliano percorrere la strada giudiziaria esiste la possibilità d'agire sull'occupazione senza titolo del bene comune chiedendo – anche mediante conciliatore – che sia stipulato un contratto d’affitto.

    Visto che qualsiasi azione vogliano intraprendere è necessario il patrocinio di un legale, il mio consiglio è di rivolgersi con fiducia a quello che ritengono possa difendere al meglio i loro interessi e che conosce, tra le altre cose, anche i Giudici che giudicheranno il caso.

    Kurt
     
  11. francesco62

    francesco62 Membro Attivo

    Altro Professionista
    Ribadisco una soluzione che ha già funzionato in altri casi data l'indivisibilità del bene. Un comproprietario sta utilizzando la casa come se fosse l'unico proprietario. I sette eredi chiedono con lettera ar a colui che lo utilizza di:
    -a) Acquistare le sette quote dei comproprietari
    -b) Permettere la vendita dell'intero immobile impegnandosi anche tramite mandato firmato ad agenzia
    -c) Nel caso non aderisca alle prime due soluzioni (come presumo) si invia una richiesta danni anche con cifre superiori al reale valore dell'intero immobile (valore immobile + danni derivati dall'uso e dalla mancata disponibilità del bene per i sette comproprietari). A fronte di un rischio di una sentenza di condanna a pagare cifre ben piu' alte del valore del bene stesso vedrete che che il personaggio sarà piu' disponibile a trovare un accordo.
     
  12. Kurt

    Kurt Membro Attivo

    Altro Professionista
    il fatto che abbia funzionato perché non sono andati in Tribunale non significa che funzioni in senso giuridico. In Tribunale le cose sono differenti bisogna avere ragione ma sopratutto devono darla.

    Inoltre, deve essere sempre tenuto presente che esiste una norma che punisce la lite temeraria e chiedere un risarcimento danni superiore al valore stesso dell'immobile è azione che crea i presupposti per una simile richiesta di condanna.

    Senza conoscere alcunché della questione se non le poche righe scritte dal nostro collega, viene prospettata quale sicura soluzione la richiesta di danni derivanti dal mancato uso dell'immobile da parte dei comproprietari.
    A parte che i danni devono essere dimostrati, l'incontestabile elemento di fatto che uno dei comproprietari utilizzi il bene in maniera esclusiva non è causa diretta di danni agli altri comproprietari. Basti considerare che per contrastare una simile richiesta potrebbe opporre la manutenzione ordinaria che esegue a sue spese sull'immobile, la custodia del bene, l'usucapione del bene, oppure l'esistenza di un contratto verbale di comodato (quindi indimostrabile se non per comportamenti concludenti) oltre che chiedere i conteggi di come si sia generato il danno.

    Prima di chiedere i danni devono essere fatte delle azioni per giustificare questa richiesta. P.es. azioni petitorie quali lettere con cui si chiede la restituzione del bene, ecc. Ma sono azioni che devono essere fatte bene, con tutti i documenti disponibili e meglio se curate dal legale che poi segue i clienti nelle azioni dinnanzi al Tribunale competente per luogo.

    Si aggiunga che solo un legale del luogo conosce i Giudici che esamineranno il caso e le possibili evoluzioni della causa. Tutto questo però a un costo e bisogna capire se alla fine seguire una strada costi di più che seguirne un'altra, tempi inclusi.

    Non si tratta di ricondurre a più miti consigli nessuno. Le ragioni per cui non vuole vendere possono essere molteplici e ugualmente tutelabili. Formato dalla mia professione non sposo nessuna tesi di parte ma cerco di capire cosa sia possibile fare da un punto di vista legale non dimenticando mai che abbiamo poche righe e non la documentazione completa.
    Kurt
     
  13. francesco62

    francesco62 Membro Attivo

    Altro Professionista
     
  14. topcasa

    topcasa Membro Storico

    Agente Immobiliare
    Io penso che provare non nuoce.
     
  15. Kurt

    Kurt Membro Attivo

    Altro Professionista
    Concordo ma applicando proprio il principio 'tentar non nuoce', cioe' si prova e se va bene, bene, in caso contrario e' stato un tentativo
     

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