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Il grande crollo del mercato immobiliare? Colpa del picco del petrolio
La grande crisi attuale probabilmente è stata scatenata dal grande picco del petrolio avvenuto nel corso del 2008. Un legame a prima vista non molto evidente, ma che in realtà nasconde molti perché della situazione dell’economia mondiale. Guidati da Ugo Bardi proviamo a scoprire il perché.

<span style="font-style: normal;">Il grande crollo è cominciato col mercato immobiliare, con la crisi dei famosi "subprime" che poi si è propagata a catena in tutti i settori della finanza. I mutui "subprime" sono quei mutui considerati a rischio dagli istituti di credito. La storia è spiegata molto bene in un </span><span style="font-style: normal;">video linkato sul blog "crisis"in un post di Debora Billi</span><span style="font-style: normal;">. E' veramente illuminante, se appena masticate un po' di inglese, perdeteci 10 minuti per guardarlo. Dopo, capirete perché siamo in grossi guai.</span>

<span style="font-style: normal;">ASPO aveva previsto il crollo del sistema finanziario già da anni (per esempio, </span><span style="font-style: normal;">da parte di Colin Campbell</span><span style="font-style: normal;">).</span>

<span style="font-style: normal;">Ma quando questo è avvenuto, non tutti hanno colto </span><span style="font-style: normal;">il legame con il picco del petrolio</span><span style="font-style: normal;">. In effetti, il legame non è evidente: </span><span style="font-style: normal;">cosa c'entrano i mutui subprime con il petrolio?</span>

<span style="font-style: normal;">Seguendo questa linea di pensiero, molti hanno parlato di un </span><span style="font-style: normal;">"economia reale"</span><span style="font-style: normal;"> contrapposta all' </span><span style="font-style: normal;">"economia finanziaria"</span><span style="font-style: normal;">. La prima sarebbe sana, mentre la seconda sarebbe un covo di speculazione e corruzione. Da qui, si potrebbe concludere che la crisi riguarda soltanto questo mondo etereo di grandi pescecani della finanza, ma non questa mitica economia reale che continuerà comunque a produrre beni e servizi. Il picco del petrolio, secondo questa visione, in questa faccenda non c'entra proprio niente</span>

<span style="font-style: normal;">A mio parere, questo modo di vedere le cose è completamente sbagliato. </span><span style="font-style: normal;">E' proprio l'economia reale a essere nei guai</span><span style="font-style: normal;">; e in dei guai molto profondi. Purtroppo, la nostra tendenza a dare molta importanza alle vicende finanziarie, prezzi e mercati azionari, ci rende ciechi di fronte alle difficoltà reali di chi produce qualcosa. Ma non possiamo ignorare il profondo </span><span style="font-style: normal;">effetto che la crisi delle materie prime ha avuto sulla produzione industriale negli ultimi anni</span><span style="font-style: normal;">. Sebbene i prezzi siano andati in su e in giù, la media è rimasta molto alta e, in ogni caso, non è tanto questione di prezzi quanto di costi. </span><span style="font-style: normal;">I costi di estrarre, trattare e distribuire le risorse minerali sono in continuo aumento</span><span style="font-style: normal;">: è un effetto inevitabile del progressivo esaurimento delle risorse "facili", quelle che vengono estratte per prime.</span>

<span style="font-style: normal;">Ma non è solo una questione di costi delle materie prime. Le industrie (soprattutto nei paesi occidentali) si trovano a fronteggiare un vero tsunami di burocrazia regolatoria che fa aumentare sempre di più i costi di produzione. I burocrati di oggi sembrano appositamente pagati per mettere i bastoni fra le ruote a chi cerca di produrre qualcosa. Si sa che la burocrazia è in gran parte un'entità autoreferenziale che si nutre di se stessa, ma ci sono anche dei motivi oggettivi che portano a questo uragano regolatorio. </span><span style="font-style: normal;">L'inquinamento ambientale è una realtà e i suoi costi qualcuno li deve pagare: sono costi di sistema.</span>

<span style="font-style: normal;">Abbiamo pochi studi integrati che tengono conto di tutti questi fattori: uno è quello della serie "I Limiti dello Sviluppo". A partire dal primo studio, del 1972, fino a quello più recente, del 2005, il modello dinamico del sistema economico mondiale ci dice che la combinazione di costi crescenti delle materie prime e dell'effetto dell'inquinamento deve portare il sistema industriale mondiale a cessare di crescere e a cominciare a contrarsi.</span>

<span style="font-style: normal;">Sembrerebbe esattamente quello che sta succedendo: </span><span style="font-style: normal;">il sistema produttivo mondiale sta cominciando a contrarsi</span><span style="font-style: normal;">, iniziando una fase di declino che durerà decenni e che si potrà invertire soltanto quando (e se) saremo in grado di sviluppare nuove fonti energetiche e nuovi metodi produttivi a basso consumo di risorse e a basso inquinamento.</span>

<span style="font-style: normal;">Ma allora, se il guaio è nel sistema industriale, come mai abbiamo visto crollare per primi e così rovinosamente i mutui subprime e poi tutto il mercato immobiliare? In realtà, non ci dovremmo stupire di questo comportamento. Al momento in cui il sistema economico ha preso atto che non poteva più continuare a crescere come prima, chi ne ha fatto le spese è stata la frazione del sistema stesso che era più vulnerabile: il mercato immobiliare.</span>

<span style="font-style: normal;">Il mercato immobiliare è un classico schema piramidale, o "schema di Ponzi".</span><span style="font-style: normal;"> Questi sistemi piramidali sono basati sulla moltiplicazione delle risorse finanziarie con vari trucchi; possono esistere soltanto finché gli investitori non richiedono tutti insieme i loro capitali. A quel punto, crollano rovinosamente. Non importa che succeda niente di particolare per causare il crollo: è inevitabile a un certo punto. Ma il crollo può essere fatto scattare da un evento scatenante. Nel caso dell'attuale crisi, è probabile che questo evento scatenante sia stato il grande picco del prezzo del petrolio di metà 2008. </span><span style="font-style: normal;">I prezzi altissimi hanno costretto le imprese e gli investitori a trasferire capitale nel settore petrolifero.</span><span style="font-style: normal;"> Questo ha tolto al mercato immobiliare quel tanto di liquidità che è bastato per mettere a nudo lo schema di Ponzi che c'era dietro. A quel punto, il crollo era inevitabile: effetto valanga.</span>

<span style="font-style: normal;">Questo tipo di analisi è necessario per capire il comportamento di sistemi complessi come quello economico mondiale. </span><span style="font-style: normal;">Non possiamo trovarci semplici legami di causa-effetto.</span><span style="font-style: normal;"> Sarebbe sciocco dire che il mercato immobiliare è crollato a causa del picco del petrolio. Non è così, ma sarebbe altrettanto sciocco dire che il petrolio non c'entra niente con il crollo. Non ci sono molte certezze nell'evoluzione di un sistema complesso come l'economia mondiale, ma una è che la crisi è strutturale e durerà a lungo.</span>

Articolo di Ugo Bardi tratto da ASPO ITALIA

via http://www.terranauta.it/a905/energ...immobiliare_colpa_del_picco_del_petrolio.html

 

Maurizio Zucchetti

Fondatore
Membro dello Staff
Agente Immobiliare
Re: Il grande crollo del mercato immobiliare? Colpa del picco de

...disse il paziente "Beh, ora che so perchè sto per morire sono molto più contento!!" :risata:

Beh, scherzi a parte, secondo me nell'articolo di Bardi non è esplicitata una premessa piuttosto importante: quello che viene fastidiosamente liquidato come "aumento della burocrazia", ammantandolo con ciò di un'accezione piuttosto negativa, è dovuto
1. alla consapevolezza (finalmente) che le materie prime, così come il nostro pianeta, sono disponibili in quantità limitata, e non infinita
2. visto che su questa terra ci viviamo noi, è opportuno che per estrarre le materie prime non si deteriori ulteriormente l'ecosistema
3. già che ci siamo, se si riuscisse anche a contenere lo spreco di VITE UMANE nello svolgimento delle attività estrattive, ringrazieremmo commossi

Sicuramente se il mercato del lavoro, a livello europeo e mondiale, fosse organizzato come nell'Inghilterra di fine '800 (avete presente Dickens ? :fico: ) i costi e la burocrazia sarebbero notevolmente inferiori, con buona pace del signor Bardi!

;)
 

Maurizio Zucchetti

Fondatore
Membro dello Staff
Agente Immobiliare
Re: Il grande crollo del mercato immobiliare? Colpa del picco de

.. comunque vi consiglio proprio di vedere il filmato! E' estremamente chiarificatore, a comprensibile anche se non si parla bene l'inglese!

;)
 

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