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  1. missmod

    missmod Nuovo Iscritto

    Privato Cittadino
    Situazione: figlio nato da madre nubile, riconosciuto dal "presunto" padre.
    Quando è rimasta incinta la madre aveva una relazione con un secondo uomo; dopo qualche anno, in cui nel frattempo la relazione fra la madre ed il "padre" è finita, l'altro uomo decide di riconoscere lui il figlio ancora minore.

    Qual è l'eventuale iter? E' imprescindibile che sia il "padre" ad avviare il disconoscimento oppure no? Disconoscimento e successivo riconoscimento da parte dell'altro uomo devono essere legalmente supportati da test del DNA o se nessuno dei due uomini lo richiede non è obbligatorio e il "nuovo" riconoscimento può comunque finalizzarsi?

    Problema collaterale: il secondo uomo è sposato ed ha un figlio dalla moglie; l'appartamento coniugale è in comproprietà (ma effettivamente a suo tempo pagato solo dalla moglie) e l'uomo ha intenzione di lasciare la propria parte alla famiglia "ufficiale".
    Quale può essere la strada più "inattaccabile" affinchè nè questo figlio "acquisito" (se mai dovesse finalizzarsi il riconoscimento) nè eventuali altri figli naturali che dovessero nascere nel frattempo possano vantare diritti su questo appartamento?
    Una compravendita dal marito alla moglie, eventualmente da decidere in fase di separazione, potrebbe essere impugnata? Possono esserci problemi di qualche tipo (ad esempio fiscali) nel vendere ad un prezzo "politico" (tipo 20% del valore effettivo della quota)? Visto che la moglie non ha disponibilità, che conseguenze ci sarebbero se il pagamento fosse solo fittizio (assegno registrato sul rogito mai incassato)?

    Grazie.
     
  2. studiopci

    studiopci Membro Storico

    Agente Immobiliare
    Premesso che credo solo un avvocato esperto in diritto familiare ed un notaio potrebbero aiutarti a dipanare la questione, cercherò di darti un indicazione per quello che credo di aver capito della situazione e per quella che può essere la mia conoscenza:

    A quello che mi risulta l'iter da seguire potrebbe essere una causa di disconoscimento di paternità o anche una causa per il riconoscimento della paternità del secondo padre ( per intenderci )

    No non devono essere supportati da niente se le due cose sono ( per così dire ) " consensuali " ... ad esempio il primo padre dichiara che si è assunto a suo tempo la paternità per preservare l'onorabilità della madre, può sembrare arcaico ma è una scusante. Il ricorso alle prove , come quella del DNA, avviene se non ci sono accordi , poi il magistrato potrebbe anche decidere diversamente però in linea di massima, ripeto se consensuale , non dovrebbero esserci particolari problemi,

    Qui solo un Notaio può esserti di aiuto per trovare, se c'è, una strada .

    Scusami la battuta , ma hai mai pensato di fermarti ogni tanto a vedere la TV :^^:

    Ripeto che su questa questione solo un Notaio ti potrà dare indicazioni certe e sicure se mai ci sono, quello che mi sento di dirti con cognizione di causa è di non far assolutamente ricorso a vendite fittizie, emissione di assegni e/o altro perchè peggioreresti al situazione a te ed altri , sia oggi che un domani, purtroppo come ti dicevo dovrai parlare con un buon avvocato ed un notaio per cercare di limitare i problemi eventuali ... Fabrizio
     
  3. ZUBENelgenubi

    ZUBENelgenubi Membro Junior

    Altro Professionista
    proverò a dare alcune brevi risposte al tuo quesito che mi sembra alquanto lacunoso. Innanzitutto tu dici: "...riconosciuto dal "presunto" padre. ...l'altro uomo decide di riconoscere lui il figlio ancora minore". Dunque, Il riconoscimento o lo fa uno o lo fa l'altro uomo. Chi lo ha fatto per prima. Secondo. Che tipo di rapporto intercorreva tra tizia e il "presunto" padre?
    In secondo luogo, il bambino/a quanti anni ha?
    Ai sensi dell'art. 244 c.c. l'azione di disconoscimento può iniziarla anche la madre (è lei che sa come sono andate veramente le cose). Ma ha un termine di 6 mesi a pena di decadenza.
    Cerchiamo di andare per gradi. Grazie.
     
  4. missmod

    missmod Nuovo Iscritto

    Privato Cittadino
    Salve, mi scuso per il ritardo nella risposta.

    1) Il bambino è stato riconosciuto da un uomo che sapeva che il figlio poteva non essere suo. Aveva avuto una relazione (ma NON erano sposati né conviventi) con la madre ma al momento del concepimento la relazione era in fase di rottura.

    2) La madre, volendo troncare tutti i rapporti con il primo uomo (compreso non fargli vedere il figlio), vuole il disconoscimento adesso

    3) Il "secondo uomo" crede di essere il padre fidandosi delle parole della madre ed è disposto a riconoscere il figlio se questo può "accelerare" il disconoscimento e l'uscita di scena del primo uomo

    4) Il bambino ha 4 anni ed è stato riconosciuto dal primo uomo alla nascita (periodo nel quale era convivente con la madre)

    Un chiarimento: il termine di 6 mesi cosa riguarda? La possibilità per la madre di chiedere il disconoscimento? Quindi se il termine è scaduto non può più farlo?
     
  5. Kurt

    Kurt Membro Attivo

    Altro Professionista
    Per professione non dovrei più indignarmi ma in questi casi non riesco a trattenermi, si tratta di un bimbo che a soli 4 anni vede la sua vita stravolta (a quell'età si è formata già la consapevolezza del se).
    Nelle cause di riconoscimento/disconoscimento il Giudice deve tutelare il soggetto più debole pertanto procederà con estrema cura e chiederà senz'ombra di dubbio il test del DNA.

    Vero che l’azione di disconoscimento può essere proposta solo dal presunto padre, dalla madre o dal figlio dai genitori ma vista la minore età del bimbo, il padre naturale può chiedere al PM che si attivi chiedendo al Giudice la nomina di un curatore speciale per il minore, dando prova della sua paternità. Normalmente si allegano le prove della compatibilità genetica con il figlio di cui si vuole ottenere il disconoscimento di paternità.

    Una volta riconosciuto il bimbo ha tutti i diritti verso il reale genitore, incluso il diritto di eredità, pertanto non può essere escluso dal diritto di legittima.

    Un punto che potrebbe impedire eventuali azioni del presunto padre è com'egli ha riconosciuto il figlio. In ogni caso le altre arti conservano i loro diritti di azione.

    Kurt
     
  6. beppebre

    beppebre Ospite

    Ti è stato suggerito, come battuta, di accendere la tv. Io seriamente vi consiglio di spegnerla e di trovare il tempo, magari rinunciando a qualche telenovela, di fermarvi a riflettere sulle conseguenze delle azioni che si compiono soprattutto quando ricadono su un bambino che mi sembra goda di ben poca considerazione.
    Una vicenda che leggendo quanto scrivi e le tue considerazioni ho trovato avvilente.
     
  7. missmod

    missmod Nuovo Iscritto

    Privato Cittadino
    Pienamente concorde. Anche perché, visto il soggetto che è la madre, non ci sarebbe da stupirsi se prima o poi si "stufasse" anche del padre naturale e cominciasse altri teatrini per non fargli vedere il figlio (che così resterebbe senza padre per la seconda volta).

     
  8. topcasa

    topcasa Membro Storico

    Agente Immobiliare
    penso abbia non sbagliato il forum
     
  9. ZUBENelgenubi

    ZUBENelgenubi Membro Junior

    Altro Professionista
    a volte mi chiedo il senso di certe affermazioni. Se una persona vorrà agire giudizialmente per farsi riconoscere la paternità di un bambino credo che un motivo ci sarà. Il diritto non si è costruito sulla base della morale di qualcuno
     
  10. ZUBENelgenubi

    ZUBENelgenubi Membro Junior

    Altro Professionista
    teatrini che se gestiti a dovere configurerebbero un reato molto più grave di quello che si pensi!
     

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