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  1. EgoMe

    EgoMe Nuovo Iscritto

    Privato Cittadino
    Ho ereditato ormai una ventina d'anni fa una vecchia casa (cat. A6 tipo rurale) in una zona vincolata di cui l'unica basilare planimetria presente in conservatoria risale alla fine degli anni trenta, l'unica differenza tra lo stato attuale e la planimetria è un secondo bagnetto di un paio di metri quadri che però è aggiunto al fabbricato cioè modifica la sagoma nel retro della casa. Non so a quando risale ma figuriamoci se esistono autorizzazioni di qualsiasi tipo da parte di proprietari precedenti. Come tutti in una tale situazione vorrei comportarmi al meglio e spendendo il meno possibile (potrei anche fare niente), non ho in mente di vendere ora ma potrei in futuro. Come "emergere" con i minori danni possibili? E quali sono le entità di spese? Rischio anche di perderlo visti i vincoli paesaggistici? Se faccio una nuova planimetria e basta, dopo un tot di anni sono al riparo? Un dato che mi pare importante è che questo nuovo bagno aggiunto agli altri accessori potrebbe cambiare di mezzo vano la rendita esistente. Va detto inoltre che l'atto di vendita del parente dei primi anni settanta specifica che la casa era ridotta in stato da dover essere ristrutturato e nemmeno qui vi sono autorizzazioni.

    Ringrazio chi potrebbe essermi d'aiuto

    Egome
     
  2. SALVES

    SALVES Membro Senior

    Altro Professionista
    Di già con tale dicitura e senza autorizzazioni alla ristrutturazione illeggittima tutta l'opera dal punto di vista urbanistico, in quanto penso che nel comune dove insiste il fabbricato per l'epoca doveva essere richiesta una licenza edilizia.
     
  3. EgoMe

    EgoMe Nuovo Iscritto

    Privato Cittadino
    Comunque l'unica variazione è quel bagno ed è tutto molto vago per parlare di avvenuta ristrutturazione (di certo sono uguali tutti gli spazi ecc), quello che mi interessa è capire come uscirne visto che l'unica diversità è il bagno di 2mq.
     
  4. SALVES

    SALVES Membro Senior

    Altro Professionista
    La realizzazione della diversa sagoma per effetto del bagno di mq 2 e conseguente rimessa in efficienza dell'intero edificio fa si che sia all'epoca occorreva una licenza per fare ciò e sia adesso, inoltre tale intervento non rientra alle attuali norme ( art.3 lett. a, b, c, del d.p.r. 380/01) che permettono di sanare la situazione attuale cosi come di fatto ai sensi dell'art. 37 comma 4 sempre d.p.r. 380/01.

    Ora quello che volglio farti capire poichè sei diventato proprietario per mezzo di una successione di circa 20 anni fa e quindi intorno al 1993, che tale data non è antecedente al 1967, che la successione costituisce solo dichiarazione di parte sulla titolarità del bene e nella quale non si trova riferimento della regolarità urbanistica all'epoca della dichiarazione stessa, che precedentemente un rogito precisava che l'immobile per l'uso cui era destinato aveva bisogno di dover essere ristrutturato, che la ristrutturazione è stata realizzata senza la preventiva autorizzazione, adesso che nei rogiti deve essere trascritta la regolarità urbanistica e gli estremi del protocollo della planimetria depositata al catasto che deve essere conforme allo stato di fatto, un notaio attento e che fa gli interessi del committente che lo ha incaricato di redigere il rogito di acquisto, può farti problemi se non regolarizzi sia la situazione urbanistica quanto quella catastale mediante l'eliminazione del bagno oggetto di diversa sagoma e della presentazione in snatoria per effetto degli articoli sopra menzionati.

    Un'altra soluzione per poter lasciare le cose come sono è di attendere un nuovo condono per regolarizzare il tutto.
     
    A 47franco piace questo elemento.
  5. EgoMe

    EgoMe Nuovo Iscritto

    Privato Cittadino
    Grazie mille della risposta, ma ci sono delle imprecisioni causate dalle mie imprecisioni. Intanto l'abusività che qualche moderatore ha aggiunto al titolo del post è presunta: esponevo l'ipotesi peggiore per le paure e presentimenti che ho. In quell'atto di compravendita dei primi anni settanta, c'è scritto solo che la casa è in "pessime condizioni di abitabilità, bisognevole di sostanziali riparazioni e in parte privo di pavimenti e aperture" (che "significa "aperture" in questo contesto?), non si può far discendere da questo che sia avvenuta "una ristrutturazione", ma possono essere dei rifacimenti normalissimi. Poi l'unica planimentria risale alla fine degli anni trenta, quindi se quell'aggiunta di bagno o forse inizialmente un ripostiglio, risale agli anni quaranta, cinquanta o sessanta, questo non cambia forse le cose? Poi ho detto che non ci sono autorizzazioni,ma perchè presumo che una volta ognuno faceva come gli pareva, ma non sono mai stato in comune a vedere se ce ne sono (le avrebbero poi? di epoca lontana). Se quella modifica risale a prima, non ha questo un peso sulla questione? Poi va detto anche questo che la planimetria è molto basilare, e non mostra nemmeno le porte, non è detto quindi che la sporgenza (l'irregolarità della sagoma) fosse riportata, infatti ben può essere che fosse un ripostiglio giudicato ininfluente sulla sagoma. Che spartiacque è quello del 1967? Tante domande ma sarei infintamente grato anche per qualche minima delucidazione ulteriore.
     

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