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  1. roberto.spalti

    roberto.spalti Membro Senior

    Agente Immobiliare
    Se non siamo alla casa «usa e getta», poco ci manca. Se ne sono accorti per primi gli analisti che non riuscivano a capire come fosse possibile che l’industria delle costruzioni fosse tornata a lavorare a pieno regime in città zeppe di case invendute, dalla California meridionale a Las Vegas, da Phoenix in Arizona all’estremo Nord-Ovest americano di Seattle.

    La risposta è semplice quanto scioccante: nessuno vuole andare a vivere in case (quelle abbandonate da proprietari che non riuscivano più a pagare il mutuo) disabitate da tempo, che hanno bisogno di restauri, in quartieri ormai semideserti e, a volte, socialmente degradati. Meglio ripartire da zero: si costruisce su terreni che, dopo la crisi, costano assai meno, si usano tecniche costruttive più economiche, con più attenzione al risparmio energetico. Case che costano meno, nuove, in quartieri nuovi.

    E le abitazioni sfitte che ingolfano il mercato immobiliare? Restano invendute e, in casi che vanno facendosi sempre più frequenti, cominciano a essere demolite da banche e assicurazioni che ne sono divenute proprietarie dopo aver cacciato i loro debitori ormai insolventi. In molti casi questi proprietari hanno scoperto che è più conveniente azzerare un valore patrimoniale e assumersi anche i costi di demolizione piuttosto che continuare a spendere soldi per i continui interventi di manutenzione — alberi da potare, giardini da tenere in ordine, superfici esterne di legno da verniciare di frequente— necessari per mantenere la proprietà sul mercato in condizioni presentabili. Con la prospettiva di non riuscire, comunque, a venderla per anni.

    E così, da Chicago a Cleveland, in Ohio, le demolizioni di case che ormai hanno un valore minimo e che nessuno vuole sono diventate assai frequenti. Lo Stato col maggior numero di case rase al suolo è il Michigan, alle prese con l’esodo di una parte della popolazione, rimasta senza lavoro per la profondissima crisi del sistema industriale. La città di Detroit ha appena avviato un programma di demolizione di 450 edifici residenziali. Molti ritengono che sia solo l’inizio, visto che nell’area urbana ci sono già 33 mila case sfitte e altre 50 mila stanno per diventarlo, visto che i proprietari hanno fatto default sul mutuo. Intanto città devastate dalla crisi dell’auto come Flint (quella di Roger & Me, il film di Michael Moore sulla prima crisi della General Motors) e Clinton usano i fondi dello «stimolo fiscale», i sostegni all’economia varati da Obama subito dopo il suo insediamento alla Casa Bianca all’inizio del 2009, proprio per fare a pezzi le case ritenute non più abitabili: come possano portare sviluppo ruspe e macchine frantumatrici non è chiaro. Gli amministratori locali dicono che in questo modo si riqualifica il tessuto urbano, si riducono le aree di degrado e si protegge il valore del patrimonio immobiliare esistente.
     
  2. Marina Langella

    Marina Langella Nuovo Iscritto

    Agente Immobiliare
  3. roberto.spalti

    roberto.spalti Membro Senior

    Agente Immobiliare
    Sono Americani :p
     
  4. immpittaro

    immpittaro Ospite

    Forse è un 'ottima strategia per dare vitalità al mercato che altrimenti propone case sempre più di qualità rendendo invendibili le case vecchie. Ormai anche la fascia medio bassa non si accontenta più di case vecchie da acquistare ma va da sè che senza mercato di case vecchie non cè nenache quello di case nuove.....e allora si butti giù tutto quello che non va più......del resto la filosofia usa e getta è applicata al giorno d'oggi in vari settori dell'economia ed è stata l'unica strada per molti settori di trovare nuova linfa....................ai posteri :fiore:
     
  5. roberto.spalti

    roberto.spalti Membro Senior

    Agente Immobiliare
    Penso che in Italia questa filosofia sia inapplicabile anche se personalmente abbatterei il 70% del patrimonio immobiliare costruito fra gli anni '50 e gli anni '90.
     
    A Antonio Troise piace questo elemento.
  6. immpittaro

    immpittaro Ospite

    Già........probabilmente è così ma io credo che il futuro delle abtazione vecchie che non hanno caratteristiche storiche di un certo valore ( quasi tutti anni 50-60-70-80 ) siano destinate a scomparire dal mercato a danno nostro e dei proprietari....per cui una certa soluzione ci servirebbe.........
     
  7. Graf

    Graf Nominato ad Honorem Membro dello Staff

    Privato Cittadino
    Noi Italiani abbiamo il culto del vecchio, il gusto dell'antiquariato... nn si butta e non si demolisce niente; forse è meglio così, altrimenti avrebbero abbattuto il Colosseo e ci avrebbero fatto un centro commerciale...:risata:
     
  8. roberto.spalti

    roberto.spalti Membro Senior

    Agente Immobiliare
    Un conto è il vecchio e costruito male (dagli anni 50 fino agli 80), altro è l'antico.
    Gli americani hanno questo tipo di cultura perché per loro una casa antica risale al massimo al 1600 mentre per noi una casa dello stesso periodo è vecchia ma non proprio antica.
    Ricordiamoci che quando Colombo sbarcò in America noia vevamo 2.000 anni di storia alle spalle e (giusto per citare i casini bancari) il Monte dei Paschi era già una banca a livello europeo.
     
  9. immpittaro

    immpittaro Ospite

    Il vecchio costruito male NON da più da vivere agli AI e non conviene neanche ai proprietari....allora a CHI conviene ?? Neanche alle impresette di restauri...perchè fatti i conti di cosa serve per restaurare per poi avere un contesto condominiale comunque degradato......
     
  10. andrea boschini

    andrea boschini Moderatore Membro dello Staff

    Agente Immobiliare
  11. roberto.spalti

    roberto.spalti Membro Senior

    Agente Immobiliare
    Il vecchio costruito male conviene a chi ci vive dentro e mantiene semplicemente la casa in condizioni abitabili; diversamente non avrebbe i soldi per ricostruire o per acquistare un nuovo immobile
     

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