Continuo sulla discussione perché, ormai, tesi o non tesi, è diventata interessante!
Il problema di fondo, a mio avviso, è proprio la scarsità di immobili a fronte della domanda.
Quando ho iniziato questo lavoro mi occupavo soprattutto di affitti e non c’era la carenza che c’è oggi: era anzi un sintomo della crisi del mercato immobiliare. La gente non riusciva a vendere e quindi affittava.
Adesso il mercato spinge, quindi l’esigenza di affittare per non avere un immobile che pesa sulle finanze non c’è più, o quantomeno è molto ridotta.
Di conseguenza, quei pochi immobili che arrivano sul mercato possono chiedere quasi qualsiasi cifra e i proprietari possono permettersi di selezionare gli inquilini.
La maggior parte delle persone oggetto di questo studio che cercano un affitto a lungo termine, di solito, se possono acquistare acquistano; se non lo fanno è perché hanno situazioni economiche precarie, redditi bassi o non ancora stabilizzati, oppure sono qui da poco. Spesso hanno bisogno di spazi per il ricongiungimento familiare e, in generale, vengono percepiti come “rischiosi” (ad esempio se lavora solo uno dei coniugi o se il nucleo familiare è numeroso). Indipendentemente dal fatto che sia giusto o sbagliato, questa è la percezione diffusa tra i proprietari.
Andrebbero analizzate le cause di questa percezione di rischio.
Come è già stato detto, il primo problema è anche culturale: nei racconti si parla di persone che “distruggono” le case, non curano la manutenzione ordinaria e non segnalano i guasti per paura di doverli pagare di tasca propria.
L’altro è la difficoltà dello sfratto. I tempi sono lunghi, spesso si teme di non recuperare i canoni e si devono sostenere comunque le spese legali. Esistono assicurazioni a tutela, ma hanno costi e condizioni. A questo si aggiunge che molti proprietari tendono a essere “comprensivi” e rimandano l’azione, accumulando mesi di morosità prima di avviare la procedura di sfratto.
Probabilmente servirebbe una normativa sugli affitti che tuteli maggiormente entrambe le parti: se i proprietari percepissero meno rischio, più immobili tornerebbero sul mercato e, con un’offerta più ampia, anche gli stranieri avrebbero maggiori possibilità.
Scusate lo sproloquio
