• Creatore Discussione STUDIO MAROCCO
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miroba

Nuovo Iscritto
Professionista
Ok grazie x la risposta, ma fatemi capire x andare in assemblea con le idee chiare.ma il consumo di gas della caldaia viene sempre diviso secondo la tabella del riscaldamento pertanto l'unica cosa è che il singolo condomino si regola la temp. a piacere all'interno dell'app.to. non vorrei che altri credano che se chiudono la VT non pagano nulla;di questo sono convinto.
Grazie michele
 

Bastimento

Membro Storico
Privato Cittadino
Quando si introduce la contabilizzazione nei condomini, normalmente l'assemblea stabilisce una quota fissa (dal 30 al 40% della spesa) ripartita con i millesimi o metri cubi tradizionali. Il resto viene ripartito sulla base delle letture fatte dai contatori (si chiamano ripartitori) posti su ogni calorifero: poiche le VT chiudono il flusso dell'acqua calda del calorifero quando si raggiunge la temperatura impostata, chi tiene la regolazione bassa o in sostanza chiude i caloriferi, assorbirà meno calore, i ripartitori rileveranno che non c'è stata cessione di calore e finiranno di pagare meno.
 

highlander29666

Nuovo Iscritto
Buongiorno, sono nuova ma il forum mi interessa perchè in vista di lavori di ristrutturazione del mio appartamento, voglio passare dal riscaldamento centralizzato all'autonomo. La mia decisione deriva dal fatto che attualmente, pur tenendo i termosifoni del mio immobile di 120mq sempre spenti (vista l'ottima disposizione del mio appartamento), le spese per il solo riscaldamento annualmente sono importanti ed ogni anno aumentano (circa 1.500 euro/anno).La caldaia è centralizzata, sostituita con una a metano nel 2001 e copre 4 palazzine per circa 150 appartamenti.Nonostante ciò le spese sono ingenti per non avere poi la casa calda quando effettivamente ne ho bisogno (tipo al mattino presto).Ho sostituito gli infissi, raggiungendo quindi un tipo di isolamento ottimale (isolamento che provvederò ad ottimizzare ulteriormente con i nuovi lavori). Nonostante le numerose riunioni di supercondominio nessuno vuole l'installazione dei contabilizzatori cercando quindi di contenere le spese personali e, soprattutto, l'inquinamento visto che la caldaia rimane accesa dalle 11 fino alle 22. Inoltre, le 4 palazzine sono del lontano 1965 quindi costruite senza i criteri previsti per la massimizzazione ed ottimizzazione di un impianto di riscaldamento centralizzato (quindi chiedo se effettivamente con questi presupposti anche i contabilizzatori potrebbero servire effettivamente a qualcosa). A questo punto chiedo se secondo voi: posso staccarmi dal riscaldamento centralizzato senza chiedere l'autorizzazione assembleare? Chiaramente presenterei una certificazione termotecnica dalla quale si evincerebbe che il mio distacco non creerebbe problematiche di alcun genere (il mio immobile è sito al IV piano e di sopra ho un terrazzo e lateramente una cucina ed una sala da pranzo del vicino) volendo inoltre installare una caldaia a metano ed una a pellet (per il contenimento dell'inquinamento). Inoltre posso appellarmi al fatto che l'assemblea non autorizza i contabilizzatori? Qualcuno sa dirmi se esistono nuove normative a tal riguardo? Grazie
 

Bastimento

Membro Storico
Privato Cittadino
Il distacco unilaterale dal riscaldamento centralizzato è stato approvato da una sola camera: bisogna vedere se verrà confermato.
Purtroppo mi verrebbe da aggiungere che la mano destra dei ns legislatori che si susseguono, non conosce cosa ha deliberato la mano sinistra (nessun sottinteso tra dx e sx politiche): infatti ci sono attualmente leggi che vietano la trasformazione da centralizzato ad autonomo dove ci siano più di 4 u.i.....

La contabilizzazione del calore, di per sè, non è un intervento finalizzato al risparmio energetico (cosa che invece nelle leggi è spacciata come tale, almeno ai fini del presupposto e della detrazione degli interventi): solo gli interventi sull'isolamento delle superfici (pareti, serramenti, solette), o l'aumento del rendimento di caldaia, comportano un risparmio in assoluto: certo, la contabilizzazione individuale (al max sul 70%), incentiva un razionale uso del riscaldamento, ed invece di aprire le finestre, si chiude la valvola termostatica: se una stanza è usata solo occasionalmente, la si tiene ad una temperatura inferiore (la stanza dei figli ormai sposati ecc).

Di per se il riscaldamento individuale può essere anche più dispendioso di quello centralizzato a parità di ore riscaldate: anche qui, se si è fuori casa tutto il giorno, ovviamente si ha l'opportunità di consumare meno.

Concludo con una ulteriore considerazione: anche se otterrai di staccarti dall'impianto centralizzato, sarai vita natural durante (diciamo stante la normativa attuale) soggetto a sostenere la manutenzione straordinaria della caldaia centralizzata esistente, compresa l'eventuale sostituzione.
 

Bastimento

Membro Storico
Privato Cittadino
Ritorno sul tema costi e benefici della contabilizzazione del calore con un dato reale,.... purtroppo non positivo. :rabbia:

Sono sempre stato favorevole e fautore del passaggio alla contabilizzazione, ma non ho valutato realisticamente l'impatto su case costruite negli anni 50-70.

L'assenza di coibentazione delle pareti perimetrali e del sottotetto, ha prodotto un risultato secondo me non equo. In particolare l'ultimo piano del condominio si è visto attribuire una spesa di riscaldamento doppia rispetto agli anni precedenti, pur essendo stato realizzato un risparmio complessivo a livello condominiale.

Le ragioni sono essenzialmente due.

1) Facendo una semplice simulazione di certificazione energetica, (SW Docet reperibile sul sito Enea), dell'ultimo piano con sottotetto non riscaldato rispetto ai piani intermedi, si dimostra un fabbisogno energetico dell'ultimo piano del 70% superiore ai piani intermedi.
2) L'assemblea aveva ipotizzato in sede di installazione della contabilizzazione, (purtroppo anche deliberato) una ripartizione al 30% fissa proporzionale ai mc, e 70% variabile proporzionale al consumo. In sede di consuntivo i condòmini avvantaggiati non hanno voluto saperne di rettificare le percentuali, per tener conto delle dispersioni generali del fabbricato.
Mi chiedo se ci siano gli estremi per impugnare la delibera.

In compenso è stata accettata l'idea di provvedere alla coibentazione del sottotetto, ma già qualcuno intende far retromarcia e non intende approvare in via definitiva i lavori a carico del condominio. (Notare che esistono sentenze di cassazione che invece sono in favore delle esigenze del possessore dell'ultimo piano)

Suggerisco quindi a chi si trovasse in procinto di attivare la contabilizzazione (obbligatoria entro il 2014 sia in Piemonte che in Lombardia), di sollevare a priori il problema della messa in equilibrio del caseggiato, imputando anche le spese di coibentazione/isolamento, almeno per l'ultimo piano ed in parte per il piano terreno sopra cantine non riscaldate (il cui impatto sembra minore (più 20-30%).

Ho sempre risposto che la contabilizzazione di per sè non fa risparmiare, ma solo indurre comportamenti virtuosi: oggi devo aggiungere tra questi anche la rapida valutazione della necessità di provevdere ad applicare adeguati isolamenti a cappotto.

Contrariamente alle opinioni diffuse, i serramenti più performanti non producono, in termini di costi/benefici, vantaggi confrontabili con quelli ottenibili se è possibile isolare le pareti opache. (Muri perimetrali e soletti, all'interno o esterno). La cosa è però spiegabile in considerazione della proporzione delle rispettive superfici e dell'incidenza di costo a metro quadro trattato.
 

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