enrg65

Membro Junior
Privato Cittadino
Buongiorno sto vendendo un appartamento in un residence, in un paese di montagna da me acquistato 6 anni fa con regolare contratto da cui risultava correttamente accatastato, con certificato di abitabilità e progetto approvato dal comune ( tutti documenti in mio possesso) Ora sto tentando di venderlo ma un compratore ha richiesto la dichiarazione di conformità asseverata anche per l'assenza di usi civici. Il tecnico locale da me contattato mi ha subito evidenziato che tutto il foglio catastale in cui è compreso il mio residence e molte altre costruzioni, è sottoposto a uso civico. Comunicata questa notizia al compratore, questo ha ritirato la proposta di acquisto, da me già firmata in quanto il suo notaio ha dichiarato che per ibeni sottoposti a uso civico gli eventuali contratti di compravendita sarebbero nulli in base una disposizione del 2018. Da miei sommari accertamenti invece risulterebbe possibile la vendita in quanto trattasi di bene di proprietà privata purché sia annotato sul contratto l'uso civico, inoltre l'agente immobiliare che sta seguendo la vendita, dichiara di aver venduto nello scorso anno molti altri appartamenti nello stesso foglio catastale senza nessuna annotazione di usi civici. Ora mi trovo nella situazione che a livello di catasto l'uso civico non risulta, il tecnico locale mi dice che estinguerlo è complicatissimo e lungo e il compratore rifiuta l'acquisto . Potetete aiutarmi a capire la normativa? Come posso risolvere? Grazie infinite
 

francesca63

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Privato Cittadino
Come posso risolvere?
Premesso che , per capire se il promissario acquirente poteva tirarsi indietro così come ha fatto (pare di sì), bisognerebbe leggere quei che avevate firmato in merito, per vendere dovrai trovare acquirente che sia preventivamente informato della situazione, e che non se ne faccia problemi.
 
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josko

Membro Attivo
Agente Immobiliare
Ti giro un passaggio preso da una fonte notarile, sono una frana a spiegare le cose, per inquadrare le cose.
Se riesci verifica se ci sono riferimenti nei contratti precedenti come un'eventuale affrancazione.
La legge L. 1766/1927 regolamenta questi aspetti.
Nel caso il notaio percepisca che il terreno è sottoposto a uso civico (di solito tale circostanza viene evinta dal certificato catastale o dal certificato di destinazione urbanistica), quest’ultimo dovrà:

  1. stabilire se sia di proprietà privata ovvero di proprietà pubblica (a tal fine gioca un ruolo fondamentale l’intestazione del bene);
  2. nel caso il fondo appartenga a un privato, il bene è liberamente commerciabile secondo il noto principio res transit cum onere suo, salvo che non si convenga di addivenire a una preventiva affrancazione;
  3. nel caso il fondo appartenga sia pubblico, bisogna ritenere assolutamente incommerciabile il bene per il quale non sia avvenuta la c.d. assegnazione in categoria, salvo che il possessore abusivo non sia stato legittimato con il procedimento sopra menzionato ovvero non sia avvenuta la conciliazione.
 

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