skywalker

Membro Assiduo
Agente Immobiliare
Oggi parliamo tutti della crisi, la percepiamo intorno a noi, la viviamo...nelle scelte...nelle motivazioni...nel programmare il futuro...
...ma non è sempre stato così.
Ci sono stati giorni in cui tutti noi ci siamo svegliati contenti di andare a fare quello che sapevamo fare e credevamo giusto fare.
Chi di voi si ricorda per quale sogno avete lasciato il vostro precedente lavoro o vi siete messi in proprio?
Chi di voi lo rifarebbe sapendo quello che sa ora e nel caso... cosa fareste di diverso?
 

Mil

Membro Senior
Io credo che davvero la colpa di questa crisi sia in alto, molto in alto. Quando un intero Paese è in ginocchio, quando chiudono i battenti centinaia di imprese, quando anche il nord, il ricco nord non è altro che una colonia di multinazionali allora vuol dire che c'è un problema. Non può essere. Non è possibile che si sia tutti, in tutti i settori un branco di incompetenti che non sanno aggiornarsi, non hanno aguzzato l'ingegno, non si sono orientati nei settori giusti, hanno trascurato l'eccellenza...balle. tutte balle.
E' vero, in generale forse i tempi sono cambiati e su molte cose bisogna adattarsi.
Esiste un limite, però, entro il quale inizi a capire che qui non c'entra l'abilità del singolo, ma si è stritolati da qualcosa di più grande, dal nord alle isole....i più bravi sopravvivono, per un po', ma dopo qualche tempo sono inevitabilmente presi dentro al tritacarne di cui non si capisce bene origine e ragione....
Ci interroghiamo tutti su dove si sbaglia, su cosa migliorare, su cosa avremmo fatto se avessimo preso strade diverse...ed è giusto.
La mia impressione però è che ci stiamo colpevolizzando per colpe in realtà non del tutto nostre, in tutti i settori...e lo dico io che sono il primo a criticare le storture palesi del settore edilizia e dintorni. Questa crisi affonda le radici nel 1992. Si dice che già da allora i destini dell'Italia erano segnati. Io inizio a crederci...vorrei tanto capire se altri hanno il mio stesso sentore o se è il mio solito catastrofismo, a farmi ragionare così cercando colpe anche all'esterno...
 
D

Damiameda

Ospite
Io credo che davvero la colpa di questa crisi sia in alto, molto in alto. Quando un intero Paese è in ginocchio, quando chiudono i battenti centinaia di imprese, quando anche il nord, il ricco nord non è altro che una colonia di multinazionali allora vuol dire che c'è un problema. Non può essere. Non è possibile che si sia tutti, in tutti i settori un branco di incompetenti che non sanno aggiornarsi, non hanno aguzzato l'ingegno, non si sono orientati nei settori giusti, hanno trascurato l'eccellenza...balle. tutte balle.
Grande grande grande ,condivido in toto .
 

sylvestro

Membro Assiduo
Privato Cittadino
...vorrei tanto capire se altri hanno il mio stesso sentore o se è il mio solito catastrofismo, a farmi ragionare così cercando colpe anche all'esterno...


Forse è vero che, in generale, ci si è persi per strada focalizzandosi su questo o quell'aspetto della crisi perdendo di vista la visione d'insieme.

La crisi è globale, è in atto già da qualche anno ed anche i paesi che sembravano seguire una strada diversa alla fine stanno per rimanere coinvolti con un rallentamento della crescita.

La crisi è figlia, oltre che di una inevitabile ricorrenza nei cicli economici, della passata globalizzazione. La globalizzazione (anch'essa inevitabile, al massimo rimandabile) ha obbligato a una violenta e repentina riconfigurazione degli assetti economico-sociali con ridistribuzione massiccia di risorse finanziarie, industriali e tecnologiche.

Chi ha visto lungo si è preparato per tempo dismettendo la propria vecchia attività o ricollocandola o adeguandola. Chi pensava che fosse la solita crisi è rimasto incastrato.

Il culmine si è avuto con la bolla del credito (prevista e prevedibile come insegnano Minsky e Kindlerberger) che inevitabilmente è sfociata nella bolla immobiliare.

A livello MONDIALE.

Noi, Italia, abbiamo fatto nel bene e nel male tutto quello che si poteva fare con il nostro ancestrale carico di inefficienze, deficienze, incompetenze e particolarismi.

A mio parere siamo ancora lontani da un epilogo, la trasformazione continua ed il mondo che verrà sarà parecchio diverso da quello che abbiamo lasciato.

Piangersi addosso non aiuta (se non a sfogarsi temporaneamente), urge prendere atto della situazione e valutare il da farsi individualmente (non esistono soluzioni universali)
 

skywalker

Membro Assiduo
Agente Immobiliare
Io credo che davvero la colpa di questa crisi sia in alto, molto in alto. Quando un intero Paese è in ginocchio, quando chiudono i battenti centinaia di imprese, quando anche il nord, il ricco nord non è altro che una colonia di multinazionali allora vuol dire che c'è un problema. Non può essere. Non è possibile che si sia tutti, in tutti i settori un branco di incompetenti che non sanno aggiornarsi, non hanno aguzzato l'ingegno, non si sono orientati nei settori giusti, hanno trascurato l'eccellenza...balle. tutte balle.
E' vero, in generale forse i tempi sono cambiati e su molte cose bisogna adattarsi.
Esiste un limite, però, entro il quale inizi a capire che qui non c'entra l'abilità del singolo, ma si è stritolati da qualcosa di più grande, dal nord alle isole....i più bravi sopravvivono, per un po', ma dopo qualche tempo sono inevitabilmente presi dentro al tritacarne di cui non si capisce bene origine e ragione....
Ci interroghiamo tutti su dove si sbaglia, su cosa migliorare, su cosa avremmo fatto se avessimo preso strade diverse...ed è giusto.
La mia impressione però è che ci stiamo colpevolizzando per colpe in realtà non del tutto nostre, in tutti i settori...e lo dico io che sono il primo a criticare le storture palesi del settore edilizia e dintorni. Questa crisi affonda le radici nel 1992. Si dice che già da allora i destini dell'Italia erano segnati. Io inizio a crederci...vorrei tanto capire se altri hanno il mio stesso sentore o se è il mio solito catastrofismo, a farmi ragionare così cercando colpe anche all'esterno...


Ha un senso...anzi, ne ha fin troppo...
Quello che manca però è una soluzione.
Visto che il ragionamento fila, dimmi, secondo te il cambiamento epocale che mondo lascerà emergere alla conclusione del ciclo?
 

andrea boschini

Moderatore
Membro dello Staff
Agente Immobiliare
La sola differenza fra noi e i paesi sviluppati nell'intermediazione immobiliare nell'affrontare questa " macellaia " di crisi? gli strumenti...NOI NON LI ABBIAMO...E QUEI POCHI NON LI VOGLIAMO USARE:disappunto:
 

Mil

Membro Senior
Forse è vero che, in generale, ci si è persi per strada focalizzandosi su questo o quell'aspetto della crisi perdendo di vista la visione d'insieme.

La crisi è globale, è in atto già da qualche anno ed anche i paesi che sembravano seguire una strada diversa alla fine stanno per rimanere coinvolti con un rallentamento della crescita.

La crisi è figlia, oltre che di una inevitabile ricorrenza nei cicli economici, della passata globalizzazione. La globalizzazione (anch'essa inevitabile, al massimo rimandabile) ha obbligato a una violenta e repentina riconfigurazione degli assetti economico-sociali con ridistribuzione massiccia di risorse finanziarie, industriali e tecnologiche.

Chi ha visto lungo si è preparato per tempo dismettendo la propria vecchia attività o ricollocandola o adeguandola. Chi pensava che fosse la solita crisi è rimasto incastrato.

Il culmine si è avuto con la bolla del credito (prevista e prevedibile come insegnano Minsky e Kindlerberger) che inevitabilmente è sfociata nella bolla immobiliare.

A livello MONDIALE.

Noi, Italia, abbiamo fatto nel bene e nel male tutto quello che si poteva fare con il nostro ancestrale carico di inefficienze, deficienze, incompetenze e particolarismi.

A mio parere siamo ancora lontani da un epilogo, la trasformazione continua ed il mondo che verrà sarà parecchio diverso da quello che abbiamo lasciato.

Piangersi addosso non aiuta (se non a sfogarsi temporaneamente), urge prendere atto della situazione e valutare il da farsi individualmente (non esistono soluzioni universali)

Temo questa volta di non essere d'accordo pienamente.
Qui non è questione di piangersi addosso, né credo affatto che davvero a livello individuale si possa risolvere il problema. Le dismissioni delle attività in Italia erano iniziate massicciamente già negli anni '90, anni dei primi dislocamenti all'estero delle produzioni....dal 2000 è stato un susseguirsi della stessa linea.
Tu mi parli di globalizzazione...dimentichi che c'è una globalizzazione anche della protesta, ridimensionata da tutti i media mondiali. Nel 2001 avevo creduto anch'io alla stigmatizzazione del gruppo di rastoni drogati che protestavano. Ma ho idea di essermi sbagliato.. all'epoca era facile isolarli, non si conoscevano veramente le conseguenze del fenomeno. Ora la faccenda è più complicata, temo che non si possa dire a intere economie che bisogna cambiare direzione ed adeguarsi o pensare che il 3% di export della nicchia dei beni di lusso possa veramente convincere la gente che è così che deve funzionare, tutto il resto deve scomparire, welfare compreso...E' un'utopia di commercio senza regole tra oligarchi che sta paurosamente rischiando grosso, perché non si sta andando a toccare paesi ex soviet, ma economie che avevano già un sistema capitalistico, regolamentato però. Modificare le regole dall'alto può essere molto rischioso...le masse storicamente hanno reazioni tanto più gravi quanto più a lungo sono state "addomesticate". Ho l'impressione che siamo seduti su una polveriera.
 

Mil

Membro Senior
Ha un senso...anzi, ne ha fin troppo...
Quello che manca però è una soluzione.
Visto che il ragionamento fila, dimmi, secondo te il cambiamento epocale che mondo lascerà emergere alla conclusione del ciclo?

I cambiamenti epocali cambiano le cose quando sono insiti nella natura stessa, delle cose....le pestilenze le carestie...ci sono sempre state. Diverso è quando sono frutto delle idee di pochi (la restaurazione postnapoleonica è durata molto poco, come molti regimi..). E io credo che oggi sia di fronte a questo, che ci troviamo.
La conclusione del ciclo avrà effetti molto deludenti per chi aveva pensato di iniziarlo, secondo me.
 

sylvestro

Membro Assiduo
Privato Cittadino
... Ho l'impressione che siamo seduti su una polveriera.

Io credo di no, senza per questo voler sminuire crisi, disagio e sofferenze. Verranno sicuramente (e legittimamente) altre proteste ma non credo che assisteremo a rivoluzioni dal basso.

Credo che il processo in atto sia inarrestabile, che il welfare sarà smontato, che gli apparati statali cederanno via via il passo alle nuove geometrie dettate dalle multinazionali e che la società (le società) saranno sempre più stratificate nei livelli di benessere e ricchezza.

Il tutto nell'arco di pochi decenni.
 

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