La destinazione catastale non incide direttamente sui rapporti contrattuali tra privati, ma costituisce essenzialmente una qualificazione di natura tributaria dell’immobile. La classificazione catastale dell’unità immobiliare come A/2 comporta infatti obblighi in capo al proprietario nei confronti dell’Agenzia delle Entrate e dell’Agenzia del Territorio, poiché la normativa vigente richiede un allineamento tra la categoria catastale dell’immobile locato e l’uso effettivo che il conduttore ne fa.
Qualora l’immobile resti formalmente censito in categoria A/2, ma venga utilizzato come studio professionale condiviso - con presenza stabile di una segretaria, una sala d’attesa, un’insegna o denominazione, e qualora l’attività professionale risulti prevalente rispetto a quella abitativa -alcuni Comuni possono richiedere un cambio di destinazione d’uso, con riclassamento catastale.
Pertanto, formalizzare la situazione presso l’Ufficio Edilizia di piazza San Giovanni appare una scelta prudente, così come verificare preventivamente se il regolamento condominiale preveda limitazioni o divieti allo svolgimento di attività professionali all’interno delle unità abitative.