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  1. pieromeloni

    pieromeloni Membro Attivo

    Agente Immobiliare
    E' stato approvato il disegni di legge atto senato 1078-B, in sintesi si evince che per operare come mediatore creditizio e/o agente in attività finanziaria occorre costituire una società (non viene menzionato il tipo di società ed l'entità del capitale da versare), oltre il fatto di sottoscrivere una polizza a tutela dei rischi professionali. Altro punto saliente è quello di indicare tra i costi bancari anche i compensi di mediazione, questo per determinare il costo del denaro per non ricadere nei tassi usura...

    di seguito l'articolo 33 relativo al disegno di legge.

    PS: il mio timore era quello che venisse imposto di operare si in forma societaria, ma con ben 120mila euro di capitale, di conseguenza spa, visto i costi di gestione e quant'altro.

    Buon lavoro a tutti

    Legislatura 16º - Disegno di legge N. 1078-B
    DISEGNO DI LEGGE DISEGNO DI LEGGE
    Approvato dal Senato della Repubblica Approvato dalla Camera dei deputati
    —- —-
    Capo I
    DISPOSIZIONI GENERALI SUI PROCEDIMENTI PER L’ADEMPIMENTO DEGLI OBBLIGHI COMUNITARI
    Art. 1. Art. 1.
    (Delega al Governo per l’attuazione di direttive comunitarie)

    1. Il Governo è delegato ad adottare, entro la scadenza del termine di recepimento fissato dalle singole direttive, i decreti legislativi recanti le norme occorrenti per dare attuazione alle direttive comprese negli elenchi di cui agli allegati A e B. Per le direttive elencate negli allegati A e B il cui termine di
    recepimento sia già scaduto ovvero scada nei tre mesi successivi alla data di entrata in vigore della presente legge, il Governo è delegato ad adottare i decreti legislativi di attuazione entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. Per le direttive elencate negli allegati A e B che non prevedono un termine di recepimento, il Governo è delegato ad adottare i decreti legislativi entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. Identico.

    2. I decreti legislativi sono adottati, nel rispetto dell’articolo 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro per le politiche europee e del Ministro con competenza istituzionale prevalente per la materia, di concerto con i Ministri degli affari esteri, della giustizia, dell’economia e delle finanze e con gli altri Ministri interessati in relazione all’oggetto della direttiva.

    3. Gli schemi dei decreti legislativi recanti attuazione delle direttive comprese nell’elenco di cui all’allegato B, nonché, qualora sia previsto il ricorso a sanzioni penali, quelli relativi all’attuazione delle direttive comprese nell’elenco di cui all’allegato A, sono trasmessi, dopo l’acquisizione degli altri
    pareri previsti dalla legge, alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica perché su di essi sia espresso il parere dei competenti organi parlamentari. Decorsi quaranta giorni dalla data di trasmissione, i decreti sono emanati anche in mancanza del parere. Qualora il termine per l’espressione del parere
    parlamentare di cui al presente comma ovvero i diversi termini previsti dai commi 4 e 8 scadano nei trenta giorni che precedono la scadenza dei termini previsti ai commi 1 o 5 o successivamente, questi ultimi sono prorogati di novanta giorni.

    4. Gli schemi dei decreti legislativi recanti attuazione delle direttive che comportino conseguenze finanziarie sono corredati della relazione tecnica di cui all’articolo 11-ter, comma 2, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni. Su di essi è richiesto anche il parere delle Commissioni parlamentari competenti per i profili finanziari. Il Governo, ove non intenda conformarsi alle condizioni formulate con riferimento all’esigenza di garantire il rispetto dell’articolo 81, quarto comma, della Costituzione, ritrasmette alle Camere i testi, corredati dei necessari elementi integrativi d’informazione, per i pareri definitivi delle Commissioni parlamentari competenti per i profili finanziari, che devono essere espressi entro venti giorni.
    Mostra rif. normativi
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    5. Entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma 1, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi fissati dalla presente legge, il Governo può adottare, con la procedura indicata nei commi 2, 3 e 4, disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi
    emanati ai sensi del citato comma 1, fatto salvo quanto previsto dal comma 6.

    6. I decreti legislativi, relativi alle direttive di cui agli allegati A e B, adottati, ai sensi dell’articolo 117, quinto comma, della Costituzione, nelle materie di competenza legislativa delle regioni e delle province autonome, si applicano alle condizioni e secondo le procedure di cui all’articolo 11, comma 8, della legge
    4 febbraio 2005, n. 11.

    7. Il Ministro per le politiche europee, nel caso in cui una o più deleghe di cui al comma 1 non risultino esercitate alla scadenza del termine previsto, trasmette alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica una relazione che dà conto dei motivi addotti a giustificazione del ritardo dai Ministri con competenza istituzionale prevalente per la materia. Il Ministro per le politiche europee ogni sei mesi informa altresì la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica sullo stato di attuazione delle direttive da parte delle regioni e delle province autonome nelle materie di loro competenza, secondo modalità
    di individuazione delle stesse da definire con accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.

    8. Il Governo, quando non intende conformarsi ai pareri parlamentari di cui al comma 3, relativi a sanzioni penali contenute negli schemi di decreti legislativi recanti attuazione delle direttive comprese negli elenchi di cui agli allegati A e B, ritrasmette con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni
    i testi alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica. Decorsi venti giorni dalla data di ritrasmissione, i decreti sono emanati anche in mancanza di nuovo parere.

    Art. 2.
    (Princìpi e criteri direttivi generali della delega legislativa)

    1. Salvi gli specifici princìpi e criteri direttivi stabiliti dalle disposizioni di cui ai capi II e IV, ed in aggiunta a quelli contenuti nelle direttive da attuare, i decreti legislativi di cui all’articolo 1 sono informati ai seguenti princìpi e criteri direttivi generali:
    Identico.
    a) le amministrazioni direttamente interessate provvedono all’attuazione dei decreti legislativi con le ordinarie strutture amministrative, secondo il principio della massima semplificazione dei procedimenti e delle modalità di organizzazione e di esercizio delle funzioni e dei servizi;
    b) ai fini di un migliore coordinamento con le discipline vigenti per i singoli settori interessati dalla normativa da attuare, sono introdotte le occorrenti modificazioni alle discipline stesse, fatti salvi i procedimenti oggetto di semplificazione amministrativa ovvero le materie oggetto di delegificazione;
    c) al di fuori dei casi previsti dalle norme penali vigenti, ove necessario per assicurare l’osservanza delle disposizioni contenute nei decreti legislativi, sono previste sanzioni amministrative e penali per le infrazioni alle disposizioni dei decreti stessi. Le sanzioni penali, nei limiti, rispettivamente,
    dell’ammenda fino a 150.000 euro e dell’arresto fino a tre anni, sono previste, in via alternativa o congiunta, solo nei casi in cui le infrazioni ledano o espongano a pericolo interessi costituzionalmente protetti. In tali casi sono previste: la pena dell’ammenda alternativa all’arresto per le infrazioni che
    espongono a pericolo o danneggiano l’interesse protetto; la pena dell’arresto congiunta a quella dell’ammenda per le infrazioni che recano un danno di particolare gravità. Nelle predette ipotesi, in luogo dell’arresto e dell’ammenda, possono essere previste anche le sanzioni alternative di cui agli articoli
    53 e seguenti del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274, e Legislatura 16º - Disegno di legge N. 1078-B Pagina 2 di 66
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    la relativa competenza del giudice di pace. La sanzione amministrativa del pagamento di una somma non inferiore a 150 euro e non superiore a 150.000 euro è prevista per le infrazioni che ledano o espongano a pericolo interessi diversi da quelli indicati nei periodi precedenti. Nell’ambito dei limiti minimi e massimi previsti, le sanzioni indicate nella presente lettera sono determinate nella loro entità, tenendo conto della
    diversa potenzialità lesiva dell’interesse protetto che ciascuna infrazione presenta in astratto, di specifiche qualità personali del colpevole, comprese quelle che impongono particolari doveri di prevenzione, controllo o vigilanza, nonché del vantaggio patrimoniale che l’infrazione può recare al colpevole ovvero alla persona o all’ente nel cui interesse egli agisce. Entro i limiti di pena indicati nella presente lettera sono previste sanzioni identiche a quelle eventualmente già comminate dalle leggi
    vigenti per violazioni omogenee e di pari offensività rispetto alle infrazioni alle disposizioni dei decreti legislativi. Nelle materie di cui all’articolo 117, quarto comma, della Costituzione, le sanzioni amministrative sono determinate dalle regioni. Le somme derivanti dalle sanzioni di nuova istituzione, stabilite con i provvedimenti adottati in attuazione della presente legge, sono versate all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate, entro i limiti previsti dalla legislazione vigente, con
    decreti del Ministro dell’economia e delle finanze, alle amministrazioni competenti all’irrogazione delle stesse;
    d) eventuali spese non contemplate da leggi vigenti e che non riguardano l’attività ordinaria delle amministrazioni statali o regionali possono essere previste nei decreti legislativi recanti le norme necessarie per dare attuazione alle direttive, nei soli limiti occorrenti per l’adempimento degli obblighi di attuazione delle direttive stesse; alla relativa copertura, nonché alla copertura delle minori entrate eventualmente derivanti dall’attuazione delle direttive, in quanto non sia possibile farvi fronte con i fondi già assegnati alle competenti amministrazioni, si provvede a carico del fondo di rotazione di cui all’articolo 5 della legge 16 aprile 1987, n. 183;
    e) all’attuazione di direttive che modificano precedenti direttive già attuate con legge o con decreto legislativo si procede, se la modificazione non comporta ampliamento della materia regolata, apportando le corrispondenti modificazioni alla legge o al decreto legislativo di attuazione della direttiva modificata;
    f) nella predisposizione dei decreti legislativi si tiene conto delle eventuali modificazioni delle direttive comunitarie comunque intervenute fino al momento dell’esercizio della delega;
    g) quando si verifichino sovrapposizioni di competenze tra amministrazioni diverse o comunque siano coinvolte le competenze di più amministrazioni statali, i decreti legislativi individuano, attraverso le più opportune forme di coordinamento, rispettando i princìpi di sussidiarietà, differenziazione, adeguatezza e leale collaborazione e le competenze delle regioni e degli altri enti territoriali, le procedure per salvaguardare l’unitarietà dei processi decisionali, la trasparenza, la celerità, l’efficacia e l’economicità nell’azione amministrativa e la chiara individuazione dei soggetti responsabili;
    h) quando non siano d’ostacolo i diversi termini di recepimento, sono attuate con un unico decreto legislativo le direttive che riguardano le stesse materie o che comunque comportano modifiche degli stessi atti normativi.

    Art. 3.
    (Delega al Governo per la disciplina sanzionatoria di violazioni di disposizioni comunitarie)

    1. Al fine di assicurare la piena integrazione delle norme comunitarie nell’ordinamento nazionale, il Governo, fatte salve le norme penali vigenti, è delegato ad adottare, entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, disposizioni recanti sanzioni penali o amministrative per le violazioni di
    Identico.
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    obblighi contenuti in provvedimenti attuativi di direttive comunitarie, di natura regolamentare o amministrativa, emanati ai sensi delle leggi comunitarie vigenti, o in regolamenti comunitari pubblicati alla data di entrata in vigore della presente legge, per i quali non sono già previste sanzioni penali o amministrative.

    2. La delega di cui al comma 1 è esercitata con decreti legislativi adottati ai sensi dell’articolo 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro per le politiche europee e del Ministro della giustizia, di concerto con i Ministri competenti per materia.
    I decreti legislativi si informano ai princìpi e criteri direttivi di cui all’articolo 2, comma 1, lettera c).
    3. Gli schemi di decreto legislativo di cui al presente articolo sono trasmessi alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica per l’espressione del parere da parte dei competenti organi parlamentari con le modalità e nei termini previsti dai commi 3 e 8 dell’articolo 1.

    Art. 4.
    (Oneri relativi a prestazioni e controlli)
    (Modifica all’articolo 9 della legge 4 febbraio
    2005, n. 11, in materia di oneri relativi a prestazioni
    e controlli)
    1. In relazione agli oneri per prestazioni e controlli di cui
    all’articolo 9, comma 2, della legge 4 febbraio 2005, n. 11, le
    entrate derivanti dalle tariffe determinate ai sensi del predetto
    articolo, qualora riferite all’attuazione delle direttive di cui
    agli allegati A e B, nonché di quelle da recepire con lo
    strumento regolamentare, sono attribuite, nei limiti previsti
    dalla legislazione vigente, alle amministrazioni che effettuano le
    prestazioni e i controlli, mediante riassegnazione ai sensi del
    regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10
    novembre 1999, n. 469.
    1. All’articolo 9 della legge 4 febbraio 2005, n. 11, è
    aggiunto, in fine, il seguente comma:
    «2-bis. Le entrate derivanti dalle tariffe
    determinate ai sensi del comma 2 sono attribuite, nei
    limiti previsti dalla legislazione vigente, alle
    amministrazioni che effettuano le prestazioni e i
    controlli, mediante riassegnazione ai sensi del
    regolamento di cui al decreto del Presidente della
    Repubblica 10 novembre 1999, n. 469».
    Art. 5. Art. 5.
    (Delega al Governo per il riordino normativo nelle materie
    interessate dalle direttive comunitarie)
    (Delega al Governo per il riordino normativo nelle
    materie interessate dalle direttive comunitarie)
    1. Il Governo è delegato ad adottare, senza nuovi o maggiori
    oneri a carico della finanza pubblica, con le modalità e secondo i
    princìpi e criteri direttivi di cui all’articolo 20 della legge 15
    marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni, entro il termine
    di diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente
    legge, testi unici o codici di settore delle disposizioni dettate in
    attuazione delle deleghe conferite dalla presente legge per il
    recepimento di direttive comunitarie, al fine di coordinare le
    medesime con le altre norme legislative vigenti nelle stesse
    materie.
    1. Il Governo è delegato ad adottare, senza nuovi o
    maggiori oneri a carico della finanza pubblica, con le
    modalità e secondo i princìpi e criteri direttivi di cui
    all’articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e
    successive modificazioni, entro ventiquattro mesi
    dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti
    legislativi di cui all’articolo 1, comma 1, della
    presente legge, testi unici o codici di settore delle
    disposizioni dettate in attuazione delle deleghe
    conferite dalla presente legge per il recepimento di
    direttive comunitarie, al fine di coordinare le
    medesime con le altre norme legislative vigenti nelle
    stesse materie.
    2. I testi unici e i codici di settore di cui al comma 1
    riguardano materie o settori omogenei. Le disposizioni
    contenute nei testi unici o nei codici di settore non possono
    essere abrogate, derogate, sospese o comunque modificate, se
    non in modo esplicito mediante l’indicazione puntuale delle
    disposizioni da abrogare, derogare, sospendere o modificare.
    2. Identico.
    Art. 6. Art. 6.
    (Modifiche alla legge 4 febbraio 2005, n. 11) (Modifiche alla legge 4 febbraio 2005, n. 11)
    1. Alla legge 4 febbraio 2005, n. 11, sono apportate le
    seguenti modificazioni:
    1. Identico:
    a) dopo l’articolo 6, è inserito il seguente:
    «Art. 6-bis. - (Nomina dei rappresentanti
    italiani presso il Comitato delle regioni) – 1. Il
    Presidente del Consiglio dei ministri propone al
    Consiglio dell’Unione europea i ventiquattro
    membri titolari e i ventiquattro membri supplenti
    del Comitato delle regioni, spettanti all’Italia in
    base all’articolo 263 del Trattato istitutivo della
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    Comunità europea.
    2. Ai fini della proposta di cui al comma 1, i
    membri del Comitato delle regioni sono così
    ripartiti tra le autonomie regionali e locali:
    a) regioni e province autonome di Trento e
    di Bolzano: 14 titolari e 8 supplenti. Tale
    rappresentanza tiene conto anche delle
    assemblee legislative regionali;
    b) province: 3 titolari e 7 supplenti;
    c) comuni: 7 titolari e 9 supplenti.
    3. La proposta di cui al presente articolo è
    formulata previa intesa in sede di Conferenza
    unificata di cui all’articolo 8 del decreto
    legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive
    modificazioni.
    4. In caso di modifica del numero dei membri
    titolari e supplenti spettanti all’Italia, la
    ripartizione di cui al comma 2 è effettuata
    mantenendo ferme le proporzioni di cui al
    medesimo comma»;
    a) all’articolo 8, comma 5, l’alinea è sostituito dal
    seguente: «Nell’ambito della relazione al disegno di legge di cui
    al comma 4 il Governo:»;
    b) identica;
    b) all’articolo 11-bis, comma 1, le parole: «per le quali la
    Commissione europea si è riservata di adottare disposizioni di
    attuazione» sono sostituite dalle seguenti: «che conferiscono
    alla Commissione europea il potere di adottare disposizioni di
    attuazione».
    c) identica;
    d) dopo l’articolo 14, è inserito il seguente:
    «Art. 14-bis. - (Parità di trattamento) – 1. Le
    norme italiane di recepimento e di attuazione di
    norme e princìpi della Comunità europea e
    dell’Unione europea assicurano la parità di
    trattamento dei cittadini italiani rispetto ai
    cittadini degli altri Stati membri dell’Unione
    europea residenti o stabiliti nel territorio
    nazionale e non possono in ogni caso comportare
    un trattamento sfavorevole dei cittadini italiani.
    2. Nei confronti dei cittadini italiani non
    trovano appplicazione norme dell’ordinamento
    giuridico italiano o prassi interne che producano
    effetti discriminatori rispetto alla condizione e al
    trattamento dei cittadini comunitari residenti o
    stabiliti nel territorio nazionale».
    Capo II Capo II
    DISPOSIZIONI PARTICOLARI DI ADEMPIMENTO NONCHÉ
    PRINCÌPI E CRITERI SPECIFICI DI DELEGA LEGISLATIVA
    DISPOSIZIONI PARTICOLARI DI ADEMPIMENTO
    NONCHÉ PRINCÌPI E CRITERI SPECIFICI DI DELEGA
    LEGISLATIVA
    Art. 7. Art. 7.
    (Delega al Governo per il coordinamento delle disposizioni
    attuative della direttiva 2004/41/CE con la normativa vigente in
    materia di alimenti e mangimi e con i regolamenti (CE)
    nn. 178/2002, 852/2004, 853/2004, 854/2004, 882/2004 e
    183/2005)
    (Delega al Governo per il coordinamento delle
    disposizioni attuative della direttiva 2004/41/CE con la
    normativa vigente in materia di alimenti e mangimi e
    con i regolamenti (CE) nn. 178/2002, 852/2004,
    853/2004, 854/2004, 882/2004 e 183/2005)
    1. Il Governo è delegato ad adottare, senza nuovi o
    maggiori oneri a carico della finanza pubblica, con le
    modalità e secondo i princìpi e i criteri di cui all’articolo 20 della
    legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni,
    acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti
    tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di
    Bolzano, entro il termine di due anni dalla data di entrata in
    vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi al fine
    di coordinare le disposizioni attuative della direttiva 2004/41/CE
    1. Il Governo è delegato ad adottare, con le
    modalità e secondo i princìpi e i criteri di cui all’articolo
    20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive
    modificazioni, acquisito il parere della Conferenza
    permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
    province autonome di Trento e di Bolzano, entro il
    termine di due anni dalla data di entrata in vigore della
    presente legge, uno o più decreti legislativi al fine di
    coordinare le disposizioni attuative della direttiva
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    del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, con
    la vigente normativa in materia di alimenti e mangimi, nonché
    con i regolamenti (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e
    del Consiglio, del 28 gennaio 2002, nn. 852/2004, 853/2004,
    854/2004 e 882/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio,
    del 29 aprile 2004, e n. 183/2005 del Parlamento europeo e del
    Consiglio, del 12 gennaio 2005, e successive modificazioni.
    2004/41/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
    del 21 aprile 2004, con la vigente normativa in materia
    di alimenti e mangimi, nonché con i regolamenti (CE)
    n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio,
    del 28 gennaio 2002, nn. 852/2004, 853/2004,
    854/2004 e 882/2004 del Parlamento europeo e del
    Consiglio, del 29 aprile 2004, e n. 183/2005 del
    Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 gennaio
    2005, e successive modificazioni.
    2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati, su
    proposta del Ministro per le politiche europee, del Ministro delle
    politiche agricole alimentari e forestali, del Ministro del lavoro,
    della salute e delle politiche sociali e del Ministro dello sviluppo
    economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle
    finanze e con il Ministro della giustizia, nel rispetto anche dei
    seguenti princìpi e criteri direttivi:
    2. Identico.
    a) riordino e coordinamento delle disposizioni vigenti, nel
    rispetto delle normative comunitarie e delle convenzioni
    internazionali in materia di armonizzazione della disciplina della
    produzione e della commercializzazione dei prodotti alimentari e
    dei mangimi, anche mediante l’abrogazione totale o parziale
    delle vigenti disposizioni in materia;
    b) rispetto della tutela degli interessi relativi alla salute
    dell’uomo, degli animali e dei vegetali, dell’ambiente, della
    protezione ed informazione del consumatore e della qualità dei
    prodotti, garantendo la libera circolazione, allo scopo di
    assicurare competitività alle imprese;
    c) abrogazione o modificazione delle norme rese
    inapplicabili o superate dallo sviluppo tecnologico e non più
    adeguate all’evoluzione produttiva e commerciale delle imprese;
    d) riformulazione, razionalizzazione e graduazione
    dell’apparato sanzionatorio, in conformità ai criteri indicati
    all’articolo 2, comma 1, lettera c), con previsione di una
    sanzione amministrativa il cui importo, non inferiore a 500 euro
    e non superiore a 500.000 euro, deve tenere conto anche della
    dimensione dell’impresa e del relativo fatturato, al fine di
    rendere più incisive le sanzioni amministrative come deterrente
    effettivo;
    e) conferma del principio della prescrizione «a priori»
    preventiva rispetto all’accertamento ed alla contestazione o
    notificazione delle violazioni nel relativo procedimento
    sanzionatorio;
    f) reintroduzione e definizione delle modalità di
    semplificazione delle procedure di autocontrollo applicate nelle
    micro e piccole imprese, in conformità ai criteri di flessibilità
    riconosciuti dal regolamento (CE) n. 852/2004;
    g) semplificazione delle procedure esistenti in materia di
    registrazione e riconoscimento delle imprese del settore
    alimentare e mangimistico, in conformità alle disposizioni
    comunitarie;
    h) circolazione delle informazioni tra le Amministrazioni;
    i) razionalizzazione e coordinamento delle attività degli
    organi di vigilanza e controllo nell’attuazione del Piano integrato
    di controllo nazionale pluriennale di cui all’articolo 41 del
    regolamento (CE) n. 882/2004, individuando, per detto Piano, il
    Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali quale
    punto di contatto con gli organi comunitari;
    l) individuazione, da demandare a decreti di natura non
    regolamentare, di requisiti e prescrizioni igienico-sanitarie degli
    alimenti, delle sostanze e dei materiali destinati a venire a
    contatto con i prodotti alimentari, delle sostanze non alimentari
    impiegate negli e sugli stessi alimenti, compresi i prodotti
    fitosanitari, nonché determinazione delle modalità tecniche per
    l’effettuazione dei relativi controlli sanitari ufficiali;
    m) individuazione di adeguate modalità e procedure di
    collaborazione tra gli uffici doganali e gli uffici periferici delle
    altre amministrazioni coinvolte nel controllo degli alimenti e dei
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    mangimi;
    n) definizione delle modalità di coordinamento e delle
    procedure di collaborazione ed interscambio delle informazioni
    tra le amministrazioni coinvolte nel controllo degli alimenti e dei
    mangimi e le autorità di controllo in materia di condizionalità
    della Politica agricola comune (PAC);
    o) programmazione di una capillare e puntuale azione
    formativa e informativa rivolta a tutti i soggetti coinvolti e
    interessati dalle norme in questione.
    3. Entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore dei
    decreti legislativi di cui al comma 1, nel rispetto dei princìpi e
    criteri direttivi di cui ai commi 1 e 2 e con la procedura di cui ai
    medesimi commi, il Governo può emanare disposizioni
    integrative e correttive dei decreti medesimi.
    3. Identico.
    4. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare
    nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
    4. Identico.
    5. Le Amministrazioni statali interessate provvedono agli
    adempimenti previsti dal presente articolo con le risorse umane
    e strumentali disponibili a legislazione vigente.
    5. Identico.
    Art. 8. Art. 8.
    (Delega al Governo per l’attuazione della direttiva 2007/47/CE
    del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 settembre 2007,
    che modifica la direttiva 90/385/CEE del Consiglio per il
    riavvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative ai
    dispositivi medici, la direttiva 93/42/CEE del Consiglio
    concernente i dispositivi medici e la direttiva 98/8/CE relativa
    all’immissione sul mercato dei biocidi)
    (Delega al Governo per l’attuazione della direttiva
    2007/47/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
    del 5 settembre 2007, che modifica la direttiva
    90/385/CEE del Consiglio per il riavvicinamento delle
    legislazioni degli Stati membri relative ai dispositivi
    medici, la direttiva 93/42/CEE del Consiglio
    concernente i dispositivi medici e la direttiva 98/8/CE
    relativa all’immissione sul mercato dei biocidi)
    1. Nella predisposizione del decreto legislativo per
    l’attuazione della direttiva 2007/47/CE del Parlamento europeo
    e del Consiglio, del 5 settembre 2007, che modifica la direttiva
    90/385/CEE del Consiglio per il riavvicinamento delle
    legislazioni degli Stati membri relative ai dispositivi medici
    impiantabili attivi, la direttiva 93/42/CEE del Consiglio
    concernente i dispositivi medici e la direttiva 98/8/CE relativa
    all’immissione sul mercato dei biocidi, il Governo è tenuto a
    seguire, oltre ai princìpi e criteri direttivi di cui all’articolo 2,
    anche i princìpi e criteri direttivi di cui al comma 2.
    1. Identico.
    2. Il decreto legislativo di cui al comma 1 provvede, altresì,
    alla riformulazione delle disposizioni contenute nei decreti
    legislativi 14 dicembre 1992, n. 507, e 24 febbraio 1997, n. 46,
    al fine di assicurare, nel rispetto della disciplina comunitaria,
    una maggiore coerenza fra le due diverse discipline e di
    eliminare incongruenze e contraddizioni presenti nelle norme in
    vigore, assicurando:
    2. Identico.
    a) una più adeguata disciplina della vigilanza sugli
    incidenti, mediante la ridefinizione della sfera dei soggetti
    destinatari delle comunicazioni degli incidenti e degli eventi da
    comunicare e una più organizzata gestione dei dati, da parte del
    Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali;
    b) la revisione delle norme sulle indagini cliniche,
    differenziando le ipotesi relative alle indagini riguardanti tipi di
    dispositivi mai utilizzati sull’uomo da quelle concernenti tipi di
    dispositivi già utilizzati, specificando le condizioni in presenza
    delle quali le indagini possono essere effettuate presso istituti
    privati e affidando ai comitati etici previsti per le
    sperimentazioni cliniche dei medicinali anche le valutazioni in
    tema di sperimentazioni con dispositivi medici;
    c) la revisione delle norme sull’uso compassionevole dei
    dispositivi medici al fine di precisarne i limiti e le modalità per
    l’applicabilità, prevedendo, altresì, una specifica modalità per il
    trattamento di singoli pazienti in casi eccezionali di necessità e
    di emergenza, nei limiti posti dalle disposizioni di cui ai decreti
    legislativi n. 507 del 1992 e n. 46 del 1997;
    d) la revisione delle norme sulla pubblicità dei dispositivi
    medici, individuando, nell’ambito dei dispositivi per i quali è
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    consentita la pubblicità sanitaria, le fattispecie che non
    necessitano di autorizzazione ministeriale;
    e) la previsione delle misure necessarie a garantire, con
    continuità nel tempo, efficaci collegamenti tra le banche dati
    nazionali e la banca dati europea Eudamed;
    f) la riformulazione delle norme a contenuto sanzionatorio,
    prevedendo anche la necessaria armonizzazione con le sanzioni
    previste dal decreto legislativo 8 settembre 2000, n. 332.
    3. Il decreto legislativo di cui al comma 1 provvede, altresì,
    alla riformulazione delle previsioni riguardanti i dispositivi
    medici per risonanza magnetica nucleare contenute nel
    regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8
    agosto 1994, n. 542, assicurando:
    3. Il Governo è autorizzato a riformulare le
    previsioni riguardanti i dispositivi medici per risonanza
    magnetica nucleare contenute nel regolamento di cui
    al decreto del Presidente della Repubblica 8 agosto
    1994, n. 542, assicurando:
    a) la coerenza con le disposizioni di carattere generale
    riguardanti tutti i dispositivi medici, previsti dalla direttiva
    2007/47/CE;
    a) identica;
    b) l’adeguamento allo sviluppo tecnologico ed alla
    evoluzione delle conoscenze scientifiche, con particolare
    riferimento alla sicurezza d’uso ed alle indicazioni cliniche dei
    dispositivi medici in relazione all’intensità del campo magnetico
    statico espresso in tesla, modificando in tal senso il sistema
    autorizzativo per renderlo più coerente con le competenze
    regionali e delle province autonome in materia di
    programmazione sanitaria previste dalle leggi vigenti, affidando
    conseguentemente alle regioni e province autonome
    l’autorizzazione all’installazione delle apparecchiature per
    risonanza, con esclusione delle sole apparecchiature a risonanza
    magnetica ritenute di carattere sperimentale.
    b) identica;
    4. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare
    nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le
    Amministrazioni pubbliche competenti provvedono con le risorse
    umane, strumentali e finanziarie previste a legislazione vigente.
    4. Identico.
    Art. 9. Art. 9.
    (Delega al Governo per l’attuazione della direttiva 2006/54/CE
    riguardante l’attuazione del principio delle pari opportunità e
    della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di
    occupazione e impiego)
    (Delega al Governo per l’attuazione della direttiva
    2006/54/CE riguardante l’attuazione del principio delle
    pari opportunità e della parità di trattamento fra
    uomini e donne in materia di occupazione e impiego)
    1. Nella predisposizione del decreto legislativo per
    l’attuazione della direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo
    e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l’attuazione del
    principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra
    uomini e donne in materia di occupazione ed impiego
    (rifusione), il Governo è tenuto ad acquisire anche il parere
    della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
    regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.
    Identico
    Art. 10. Art. 10.
    (Delega al Governo per l’attuazione della direttiva 2008/50/CE
    relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in
    Europa)
    (Delega al Governo per l’attuazione della direttiva
    2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria ambiente e
    per un’aria più pulita in Europa)
    1. Nella predisposizione del decreto legislativo per
    l’attuazione della direttiva 2008/50/CE del Parlamento europeo
    e del Consiglio, del 21 maggio 2008, relativa alla qualità
    dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa, il Governo
    è tenuto ad acquisire il parere della Conferenza permanente per
    i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
    Trento e di Bolzano, ed a seguire, oltre ai princìpi e criteri
    direttivi di cui all’articolo 2, anche i seguenti princìpi e criteri
    direttivi:
    1. Identico:
    a) prevedere adeguati poteri di coordinamento, di
    approvazione e di risoluzione dei casi di inadempimento, diretti
    a garantire un approccio coerente ed uniforme in materia di
    valutazione e gestione della qualità dell’aria ambiente nel
    quadro del riparto di competenze tra Stato, regioni ed enti locali
    per l’attuazione dei compiti definiti dalla legislazione
    comunitaria;
    a) identica;
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    b) coordinare la disciplina relativa alla pianificazione ed
    alla programmazione della qualità dell’aria ambiente con le
    norme vigenti in materia di autorizzazioni alle emissioni, agli
    impianti termici civili, ai combustibili e alla circolazione
    veicolare, allo scopo di permettere l’attuazione dei piani e
    programmi mediante gli strumenti e gli interventi previsti da tali
    norme di settore;
    b) identica;
    c) introdurre una specifica disciplina e una ripartizione
    delle competenze, in materia di qualità dell’aria, relativamente
    all’approvazione degli strumenti di campionamento e misura,
    delle reti di misurazione e dei metodi di valutazione,
    all’accreditamento dei laboratori, alla definizione delle
    procedure di approvazione e di accreditamento, alla garanzia
    della qualità delle misurazioni ed ai connessi controlli;
    c) introdurre una specifica disciplina e una
    ripartizione delle competenze, in materia di qualità
    dell’aria, relativamente all’approvazione degli
    strumenti di campionamento e misura, delle reti di
    misurazione e dei metodi di valutazione,
    all’accreditamento dei laboratori, alla definizione delle
    procedure di approvazione e di accreditamento, alla
    garanzia della qualità delle misurazioni ed ai connessi
    controlli, prevedendo, al fine di garantire criteri
    omogenei su tutto il territorio nazionale, che le
    relative linee guida siano definite dall’Istituto
    superiore per la protezione e la ricerca
    ambientale (ISPRA);
    d) in considerazione della particolare
    situazione di inquinamento dell’aria presente
    nella pianura padana, promuovere l’adozione di
    specifiche strategie di intervento nell’area
    interessata, anche attraverso un maggiore
    coordinamento tra le regioni che insistono sul
    predetto bacino;
    d) al fine di unificare la normativa nazionale in materia di
    qualità dell’aria ambiente, abrogare espressamente le
    disposizioni con cui sono state attuate le direttive 96/62/CE del
    Consiglio, del 27 settembre 1996, 1999/30/CE del Consiglio, del
    22 aprile 1999, 2000/69/CE del Parlamento europeo e del
    Consiglio, del 16 novembre 2000, 2002/3/CE del Parlamento
    europeo e del Consiglio, del 12 febbraio 2002, e 2004/107/CE
    del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 dicembre 2004,
    nonché le relative norme di esecuzione, e prevedere le
    opportune modifiche che assicurino la coerenza della parte
    quinta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, inerente la
    tutela dell’aria e la riduzione delle emissioni in atmosfera, con il
    nuovo quadro normativo in materia di qualità dell’aria.
    e) identica.
    2. Ai fini dell’adozione del decreto legislativo di cui al
    presente articolo, resta fermo quanto stabilito dall’articolo 1,
    comma 4.
    2. Identico.
    Art. 11.
    (Delega al Governo per il riordino
    della disciplina in materia
    di inquinamento acustico)
    1. Al fine di garantire la piena integrazione
    nell’ordinamento nazionale delle disposizioni
    contenute nella direttiva 2002/49/CE del
    Parlamento europeo e del Consiglio, del 25
    giugno 2002, relativa alla determinazione e alla
    gestione del rumore ambientale, e di assicurare
    la coerenza e l’omogeneità della normativa di
    settore, il Governo è delegato ad adottare, con le
    modalità e secondo i princìpi e criteri direttivi di
    cui all’articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n.
    59, e successive modificazioni, entro sei mesi
    dalla data di entrata in vigore della presente
    legge, uno o più decreti legislativi per il riassetto
    e la riforma delle disposizioni vigenti in materia
    di tutela dell’ambiente esterno e dell’ambiente
    abitativo dall’inquinamento acustico, di requisiti
    acustici degli edifici e di determinazione e
    gestione del rumore ambientale, in conformità
    all’articolo 117 della Costituzione e agli statuti
    delle regioni a statuto speciale e delle province
    autonome di Trento e di Bolzano, nonché alle
    relative norme di attuazione.
    2. I decreti di cui al comma 1 sono adottati
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    anche nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri
    direttivi:
    a) riordino, coordinamento e revisione delle
    disposizioni vigenti, con particolare riferimento
    all’armonizzazione delle previsioni contenute
    nella legge 26 ottobre 1995, n. 447, con quelle
    recate dal decreto legislativo 19 agosto 2005, n.
    194, nel rispetto della normativa comunitaria in
    materia;
    b) definizione dei criteri per la
    progettazione, esecuzione e ristrutturazione
    delle costruzioni edilizie e delle infrastrutture dei
    trasporti nonché determinazione dei requisiti
    acustici passivi degli edifici nel rispetto
    dell’impianto normativo comunitario in materia
    di inquinamento acustico, con particolare
    riferimento alla direttiva 2002/49/CE del
    Parlamento europeo e del Consiglio, del 25
    giugno 2002.
    3. I decreti di cui al comma 1 sono adottati su
    proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela
    del territorio e del mare, di concerto con il
    Ministro del lavoro, della salute e delle politiche
    sociali, con il Ministro delle infrastrutture e dei
    trasporti nonché con gli altri Ministri competenti
    per materia, acquisito il parere della Conferenza
    unificata di cui all’articolo 8 del decreto
    legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive
    modificazioni. Gli schemi dei decreti legislativi, a
    seguito di deliberazione preliminare del Consiglio
    dei ministri, sono trasmessi alla Camera dei
    deputati e al Senato della Repubblica perché su
    di essi siano espressi, entro quaranta giorni dalla
    data di trasmissione, i pareri delle Commissioni
    competenti per materia e per i profili finanziari.
    Decorso tale termine i decreti sono emanati
    anche in mancanza dei pareri. Qualora il termine
    per l’espressione dei pareri parlamentari di cui al
    presente comma scada nei trenta giorni che
    precedono la scadenza dei termini previsti per
    l’esercizio della delega, questi ultimi sono
    prorogati di tre mesi.
    4. Contestualmente all’attuazione della delega
    di cui al comma 1 ed entro lo stesso termine il
    Governo provvede all’adozione di tutti gli atti di
    sua competenza previsti dalla legislazione
    vigente e al loro coordinamento e
    aggiornamento, anche alla luce di quanto
    disposto dagli emanandi decreti legislativi di cui
    al comma 1.
    5. In attesa del riordino della materia, la
    disciplina relativa ai requisiti acustici passivi
    degli edifici e dei loro componenti di cui
    all’articolo 3, comma 1, lettera e), della legge 26
    ottobre 1995, n. 447, non trova applicazione nei
    rapporti tra privati e, in particolare, nei rapporti
    tra costruttori-venditori e acquirenti di alloggi
    sorti successivamente alla data di entrata in
    vigore della presente legge.
    6. L’articolo 10 del decreto legislativo 19
    agosto 2005, n. 194, è abrogato.
    7. Dall’attuazione del presente articolo non
    devono derivare nuovi o maggiori oneri per la
    finanza pubblica.
    Art. 11. Art. 12.
    (Modifica all’articolo 5 della legge 10 febbraio 1992, n. 164,
    recante nuova disciplina delle denominazioni di origine)
    (Modifica all’articolo 5 della legge 10 febbraio 1992,
    n. 164, recante nuova disciplina delle denominazioni di
    origine)
    1. Al comma 1 dell’articolo 5 della legge 10 febbraio 1992,
    Legislatura 16º - Disegno di legge N. 1078-B Pagina 10 di 66
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    n. 164, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «In tale zona
    non si possono impiantare e iscrivere vigneti all’albo dei vigneti
    del Chianti DOCG, né produrre vini Chianti DOCG.».
    Identico
    Art. 12. Art. 13.
    (Delega al Governo per il riordino
    e la revisione della disciplina
    in materia di fertilizzanti)
    (Delega al Governo per il riordino
    e la revisione della disciplina
    in materia di fertilizzanti)
    1. Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla
    data di entrata in vigore della presente legge e con le modalità
    di cui all’articolo 1, un decreto legislativo di riordino e revisione
    della disciplina in materia di fertilizzanti, nel rispetto dei
    seguenti princìpi e criteri direttivi:
    Identico
    a) adeguamento e ammodernamento delle definizioni di
    «concime» e delle sue molteplici specificazioni, di «fabbricante»
    e di «immissione sul mercato», ai sensi dell’articolo 2 del
    regolamento (CE) n. 2003/2003 del Parlamento europeo e del
    Consiglio, del 13 ottobre 2003;
    b) utilizzo della forma delle indicazioni obbligatorie come
    stabilita dall’articolo 6 del citato regolamento (CE)
    n. 2003/2003 per i concimi immessi sul mercato con
    l’indicazione «concimi CE»;
    c) individuazione delle misure ufficiali di controllo per
    valutare la conformità dei concimi, ai sensi dell’articolo 29,
    paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 2003/2003;
    d) revisione delle sanzioni da irrogare in base ai princìpi di
    effettività, proporzionalità e dissuasività, ai sensi dell’articolo 36
    del regolamento (CE) n. 2003/2003.
    2. Dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo di cui
    al comma 1 è abrogato il decreto legislativo 29 aprile 2006,
    n. 217.
    3. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare
    nuovi o maggiori oneri, né minori entrate a carico della finanza
    pubblica. Le Amministrazioni interessate svolgono le attività
    previste dal presente articolo con le risorse umane, finanziarie e
    strumentali disponibili a legislazione vigente.
    Art. 13. Art. 14.
    (Disposizioni sanzionatorie per l’applicazione del regolamento
    (CE) n. 479/2008 e del regolamento (CE) n. 555/2008, relativi
    all’organizzazione comune del mercato vitivinicolo)
    (Disposizioni sanzionatorie per l’applicazione del
    regolamento (CE) n. 479/2008 e del regolamento (CE)
    n. 555/2008, relativi all’organizzazione comune del
    mercato vitivinicolo)
    1. Ai sensi dell’articolo 86 del regolamento (CE) n. 479/2008
    del Consiglio, del 29 aprile 2008, i produttori regolarizzano le
    superfici vitate, impiantate prima del 1º settembre 1998 senza
    disporre dei corrispondenti diritti di impianto, mediante
    versamento di una somma di 6.000 euro/ha; il versamento non
    è dovuto per le superfici regolarizzate ai sensi dell’articolo 2,
    paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 1493/1999 del Consiglio,
    del 17 maggio 1999.
    1. Ai sensi dell’articolo 86 del regolamento (CE)
    n. 479/2008 del Consiglio, del 29 aprile 2008, i
    produttori regolarizzano le superfici vitate, impiantate
    prima del 1º settembre 1998 senza disporre dei
    corrispondenti diritti di impianto, mediante versamento
    di una somma di 6.000 euro per ettaro; il
    versamento non è dovuto per le superfici regolarizzate
    ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 3, del regolamento
    (CE) n. 1493/1999 del Consiglio, del 17 maggio 1999.
    2. Se il versamento previsto dal comma 1 non è effettuato
    entro il 31 dicembre 2009 o la relativa superficie non è estirpata
    entro il 30 giugno 2010, si applica, a decorrere dal 1º luglio
    2010, la sanzione di cui al comma 3.
    2. Identico.
    3. Chiunque, alla data del 31 dicembre 2008, non ha
    estirpato le superfici vitate impiantate dopo il 31 agosto 1998
    senza disporre dei corrispondenti diritti di impianto, è punito
    con la sanzione amministrativa di 12.000 euro/ha.
    3. Chiunque, alla data del 31 dicembre 2008, non
    ha estirpato le superfici vitate impiantate dopo il 31
    agosto 1998 senza disporre dei corrispondenti diritti di
    impianto, è punito con la sanzione amministrativa di
    12.000 euro per ettaro.
    4. Chiunque ha impiantato dopo il 3 luglio 2008 superfici
    vitate senza disporre dei corrispondenti diritti di impianto è
    punito con la sanzione di cui al comma 3.
    4. Identico.
    5. Le sanzioni di cui ai commi 2, 3 e 4 si applicano ogni
    dodici mesi, secondo le modalità previste all’articolo 55 del
    5. Identico.
    Legislatura 16º - Disegno di legge N. 1078-B Pagina 11 di 66
    http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/f ... &id=0042... 15/06/2009
    regolamento (CE) n. 555/2008 della Commissione, del 27
    giugno 2008.
    6. Il termine entro il quale i produttori comunicano, ai sensi
    dell’articolo 57 del regolamento (CE) n. 555/2008, alle regioni e
    alle province autonome di Trento e di Bolzano, l’intenzione di
    ricorrere alla vendemmia verde o alla distillazione, è il 31
    maggio di ciascuna campagna.
    6. Identico.
    7. Le facoltà previste dall’articolo 57 del regolamento (CE)
    n. 555/2008 sono attribuite alle regioni e alle province
    autonome di Trento e di Bolzano, nei limiti delle loro
    competenze.
    7. Identico.
    8. Il produttore che detiene una superficie vitata superiore a
    0,1 ettari e non ottempera o ottempera in modo incompleto o
    inesatto agli obblighi previsti dall’articolo 56, paragrafo 2, del
    regolamento (CE) n. 555/2008 è punito con la sanzione
    amministrativa pecuniaria da euro 2.000 a euro 6.000, per ogni
    ettaro o frazione di ettaro di superficie.
    8. Identico.
    9. La sanzione di cui al comma 8 si applica a decorrere dai
    seguenti termini:
    9. Identico.
    a) in caso di mancata presentazione del contratto di
    distillazione, un mese dopo la data di cui al comma 6 o dalla
    diversa data fissata dalle regioni e dalle province autonome di
    Trento e di Bolzano, nei limiti delle loro competenze;
    b) in caso di mancata osservanza delle disposizioni in
    materia di vendemmia verde, il 1º settembre dell’anno civile
    considerato.
    10. Per le sanzioni amministrative pecuniarie previste dal
    presente articolo, ad eccezione di quelle previste dal comma 8,
    non è ammesso il pagamento in misura ridotta di cui all’articolo
    16 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive
    modificazioni.
    10. Identico.
    11. Ai sensi dell’articolo 117, quinto comma, della
    Costituzione ed in attuazione di quanto previsto dall’articolo 11,
    comma 8, della legge 4 febbraio 2005, n. 11, le disposizioni del
    presente articolo si applicano, per le regioni e le province
    autonome di Trento e di Bolzano che non abbiano ancora
    provveduto al recepimento delle disposizioni dei regolamenti
    (CE) n. 479/2008 e n. 555/2008, fino alla data di entrata in
    vigore della normativa di attuazione adottata da ciascuna
    regione e provincia autonoma nei limiti delle loro competenze.
    11. Identico.
    12. Le sanzioni amministrative pecuniarie previste nel
    presente articolo sono applicate dalle regioni e dalle province
    autonome di Trento e di Bolzano nei limiti delle loro
    competenze.
    12. Identico.
    13. Se i produttori non eseguono l’estirpazione delle viti,
    come prescritto ai commi 2, 3 e 4, le regioni e le province
    autonome di Trento e di Bolzano possono provvedere, nei limiti
    delle loro competenze, alla rimozione degli impianti, ponendo a
    carico degli stessi produttori le relative spese.
    13. Identico.
    Art. 15.
    (Delega al Governo per l’adeguamento della
    normativa nazionale al regolamento (CE)
    n. 479/2008, relativo all’organizzazione comune
    del mercato vitivinicolo)
    1. Il Governo è delegato ad adottare, entro sei
    mesi dalla data di entrata in vigore della
    presente legge, su proposta del Ministro per le
    politiche europee, del Ministro delle politiche
    agricole alimentari e forestali e del Ministro della
    giustizia, acquisito il parere della Conferenza
    permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni
    e le province autonome di Trento e di Bolzano,
    uno o più decreti legislativi per l’attuazione del
    regolamento (CE) n. 479/2008 del Consiglio, del
    29 aprile 2008, al fine di assicurare la piena
    integrazione tra l’organizzazione comune del
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    mercato del vino e la normativa nazionale,
    apportando specifiche integrazioni e
    modificazioni alla normativa vigente, secondo le
    procedure previste dall’articolo 1, commi 2, 3 e
    4, e nel rispetto dei princìpi e criteri generali di
    cui all’articolo 2, nonché dei seguenti ulteriori
    princìpi e criteri direttivi:
    a) preservare e promuovere l’elevato livello
    qualitativo e di riconoscibilità dei vini a
    denominazione di origine e indicazione
    geografica;
    b) ridefinire il ruolo del Comitato nazionale
    per la tutela e la valorizzazione delle
    denominazioni di origine e delle indicazioni
    geografiche tipiche dei vini;
    c) assicurare strumenti per la trasparenza
    del settore vitivinicolo e la tutela dei
    consumatori e delle imprese rispetto ai fenomeni
    di contraffazione, usurpazione e imitazione;
    d) perseguire il massimo coordinamento
    amministrativo tra il Ministero delle politiche
    agricole alimentari e forestali e le regioni, in
    particolare per quanto concerne la gestione del
    settore dei vini a denominazione di origine
    protetta e a indicazione geografica protetta;
    e) individuare le sedi amministrative e gli
    strumenti di semplificazione amministrativa in
    ordine agli adempimenti procedurali a carico dei
    produttori vitivinicoli;
    f) rivedere il sistema dei controlli e il
    sistema sanzionatorio secondo i criteri di
    efficacia e applicabilità, individuando gli
    organismi e le azioni per garantire l’elevato
    livello qualitativo delle produzioni vitivinicole
    nell’interesse dei produttori e dei consumatori.
    2. Dall’attuazione del presente articolo non
    devono derivare nuovi o maggiori oneri, né
    minori entrate a carico della finanza pubblica.
    Art. 14. Art. 16.
    (Modifiche alla legge 8 luglio 1997, n. 213,
    e al decreto legislativo 29 gennaio 2004, n. 58)
    (Modifiche alla legge 8 luglio 1997, n. 213,
    e al decreto legislativo 29 gennaio 2004, n. 58)
    1. Alla legge 8 luglio 1997, n. 213, sono apportate le
    seguenti modificazioni:
    Identico
    a) all’articolo 1, dopo il comma 1, è inserito il seguente:
    «1-bis. Tutte le carcasse o mezzene di bovini di età non
    superiore a dodici mesi alla macellazione sono classificate dai
    responsabili delle strutture di macellazione ai sensi dell’allegato
    XI-bis del regolamento (CE) n. 1234/2007 del Consiglio, del 22
    ottobre 2007, e dell’articolo 2 del decreto del Ministro delle
    politiche agricole alimentari e forestali 8 agosto 2008,
    pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 240 del 13 ottobre 2008.»;
    b) il comma 1 dell’articolo 3 è sostituito dal seguente:
    «1. Salvo che il fatto costituisca reato, il titolare dello
    stabilimento, che viola l’obbligo di identificazione e di
    classificazione di cui all’articolo 1, commi 1 e 1-bis, è soggetto
    alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da
    euro 3.000 a euro 18.000.»;
    c) il comma 2 dell’articolo 3 è sostituito dal seguente:
    «2. Il titolare dello stabilimento che utilizza una marchiatura
    o etichettatura difforme da quanto previsto dall’articolo 2 del
    regolamento di cui al decreto del Ministro per le politiche
    agricole 4 maggio 1998, n. 298, e dall’articolo 2 del decreto del
    Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali 8 agosto
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    2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 240 del 13 ottobre
    2008, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di
    una somma da euro 1.000 a euro 6.000».
    2. All’articolo 5 del decreto legislativo 29 gennaio 2004,
    n. 58, dopo il comma 1, è inserito il seguente:
    «1-bis. Salvo che il fatto costituisca reato, l’operatore o
    l’organizzazione, come definiti dall’articolo 12 del regolamento
    (CE) n. 1760/2000, che in ogni fase della produzione e della
    commercializzazione non apponga, o apponga in maniera
    errata, sulle carni ottenute da bovini di età non superiore a
    dodici mesi un’etichetta recante le indicazioni obbligatorie,
    previste dagli articoli 13, paragrafi 2 e 5, e 14 del medesimo
    regolamento, e dal punto IV dell’allegato XI-bis del regolamento
    (CE) n. 1234/2007, secondo le modalità indicate dagli articoli 2
    e 3 del regolamento (CE) n. 1825/2000 e dall’articolo 3 del
    decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali
    8 agosto 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 240 del 13
    ottobre 2008, è soggetto al pagamento di una sanzione
    amministrativa pecuniaria da 2.000 euro a 12.000 euro».
    Art. 17.
    (Disposizioni per l’applicazione del regolamento
    (CE) n. 110/2008 del Parlamento europeo e del
    Consiglio, del 15 gennaio 2008, e del
    regolamento (CE) n. 1019/2002 della
    Commissione, del 13 giugno 2002)
    1. Al fine di dare attuazione al regolamento
    (CE) n. 110/2008 del Parlamento europeo e del
    Consiglio, del 15 gennaio 2008, in materia di
    bevande spiritose, la lettera a) del comma 1
    dell’articolo 12 del regolamento di cui al decreto
    del Presidente della Repubblica 16 luglio 1997,
    n. 297, è abrogata.
    2. Le imprese di condizionamento sono tenute
    a indicare nell’etichetta l’origine degli oli
    extravergini di oliva e degli oli di oliva vergini, ai
    sensi del regolamento (CE) n. 1019/2002 della
    Commissione, del 13 giugno 2002, e successive
    modificazioni.
    3. I frantoi oleari e tutti i soggetti che
    commercializzano gli oli extravergini di oliva e
    gli oli di oliva vergini sono tenuti al rispetto delle
    prescrizioni e alla tenuta della documentazione,
    stabilita secondo le modalità di cui al comma 5,
    per l’identificazione dell’origine del prodotto e
    per la verifica della conformità alle indicazioni
    facoltative, qualora utilizzate, di cui al citato
    regolamento (CE) n. 1019/2002, e successive
    modificazioni.
    4. Ai controlli previsti dal presente articolo
    provvede l’Ispettorato centrale per il controllo
    della qualità dei prodotti agroalimentari del
    Ministero delle politiche agricole alimentari e
    forestali.
    5. Con decreto del Ministro delle politiche
    agricole alimentari e forestali, sentita la
    Conferenza permanente per i rapporti tra lo
    Stato, le regioni e le province autonome di
    Trento e di Bolzano, sono determinate le
    modalità di attuazione del presente articolo e
    dell’articolo 23 del regio decreto-legge 15
    ottobre 1925, n. 2033, convertito dalla legge 18
    marzo 1926, n. 562, e successive modificazioni.
    6. Il Governo, fatte salve le norme penali
    vigenti, è delegato ad adottare, entro
    centottanta giorni dalla data di entrata in vigore
    della presente legge, le disposizioni
    sanzionatorie amministrative per le violazioni
    delle disposizioni di cui al presente articolo e al
    citato regolamento (CE) n. 1019/2002, e
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    successive modificazioni.
    7. Dall’attuazione delle disposizioni di cui al
    presente articolo non derivano nuovi o maggiori
    oneri a carico del bilancio dello Stato.
    Art. 15. Art. 18.
    (Modifiche all’articolo 2 della legge 23 dicembre 1986, n. 898, in
    tema di sanzioni amministrative e penali in materia di aiuti
    comunitari nel settore agricolo)
    (Modifiche all’articolo 2 della legge 23 dicembre 1986,
    n. 898, in tema di sanzioni amministrative e penali in
    materia di aiuti comunitari nel settore agricolo)
    1. All’articolo 2 della legge 23 dicembre 1986, n. 898, di
    conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27
    ottobre 1986, n. 701, sono apportate le seguenti modificazioni:
    1. Identico.
    a) al comma 1, dopo le parole: «del Fondo europeo
    agricolo di orientamento e garanzia» sono inserite le seguenti:
    «, del Fondo europeo agricolo di garanzia e del Fondo europeo
    agricolo per lo sviluppo rurale» e le parole: «a lire sette milioni
    settecentoquarantacinquemila» sono sostituite dalle seguenti:
    «ad euro 3.999,96»;
    a) al comma 1, le parole: «del Fondo europeo
    agricolo di orientamento e garanzia» sono sostituite
    dalle seguenti: «del Fondo europeo agricolo di
    garanzia e del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo
    rurale» e le parole: «a lire sette milioni
    settecentoquarantacinquemila» sono sostituite dalle
    seguenti: «ad euro 3.999,96»;
    b) al comma 2, dopo le parole: «del Fondo europeo
    agricolo di orientamento e garanzia» sono inserite le seguenti:
    «, del Fondo europeo agricolo di garanzia e del Fondo europeo
    agricolo per lo sviluppo rurale» e le parole: «detto Fondo» sono
    sostituite dalle seguenti: «detti Fondi».
    b) al comma 2, le parole: «del Fondo europeo
    agricolo di orientamento e garanzia» sono sostituite
    dalle seguenti: «del Fondo europeo agricolo di
    garanzia e del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo
    rurale» e le parole: «detto Fondo» sono sostituite dalle
    seguenti: «detti Fondi».
    Art. 16. Stralciato
    (Modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante
    norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma
    e per il prelievo venatorio in attuazione della direttiva
    79/409/CEE)
    1. All’articolo 1 della legge 11 febbraio 1992, n. 157,
    sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) dopo il comma 2 è inserito il seguente:
    «2-bis. Lo Stato, le regioni e le province autonome di
    Trento e di Bolzano si adoperano, senza nuovi o maggiori
    oneri per la finanza pubblica, per mantenere o adeguare
    le popolazioni delle specie di uccelli di cui all’articolo 1
    della direttiva 79/409/CEE del Consiglio, del 2 aprile
    1979, ad un livello corrispondente alle esigenze
    ecologiche, scientifiche e culturali, tenendo conto delle
    esigenze economiche e ricreative secondo i dettami della
    “Guida alla disciplina della caccia nell’ambito della
    direttiva 79/409/CEE sulla conservazione degli uccelli
    selvatici“ della Commissione europea quale documento di
    orientamento relativo alla caccia per un prelievo
    praticato in forma sostenibile, a norma della direttiva
    79/409/CEE del Consiglio e delle modifiche in prosieguo
    proposte, nel rispetto del testo della direttiva e dei
    princìpi generali sui quali si basa la legislazione
    comunitaria nella specifica materia.»;
    b) dopo il comma 7 è aggiunto il seguente:
    «7-bis. Il Ministro per le politiche europee, di concerto
    con i Ministri interessati, trasmette alla Commissione
    europea tutte le informazioni a questa utili al fine di
    coordinare le ricerche e i lavori riguardanti la protezione,
    la gestione e la utilizzazione delle specie di uccelli di cui
    all’articolo 1 della direttiva 79/409/CEE, nonché quelle
    sull’applicazione pratica della presente legge,
    limitatamente a quanto previsto dalla direttiva
    79/409/CEE».
    2. Al comma 2 dell’articolo 18 della legge 11 febbraio
    1992, n. 157, il primo periodo è sostituito dal seguente:
    «I termini di cui al comma 1 possono essere modificati
    per determinate specie in relazione alle situazioni
    ambientali delle diverse realtà territoriali, anche al fine di
    garantire la tutela delle specie di uccelli di cui all’articolo
    Legislatura 16º - Disegno di legge N. 1078-B Pagina 15 di 66
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    1 della direttiva 79/409/CEE nel periodo di nidificazione
    e durante le fasi di riproduzione e di dipendenza e, nei
    confronti delle specie migratrici, durante il periodo di
    riproduzione e durante il ritorno al luogo di
    nidificazione».
    3. Al comma 2 dell’articolo 18 della legge 11 febbraio
    1992, n. 157, il terzo periodo è sostituito dal seguente:
    «I termini devono comunque garantire il rispetto della
    direttiva 79/409/CEE per le specie in essa tutelate».
    4. Al comma 3 dell’articolo 20 della legge 11 febbraio
    1992, n. 157, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole:
    «e, per quanto concerne le specie di uccelli che non
    vivono naturalmente allo stato selvatico nel territorio
    europeo degli Stati membri dell’Unione europea, previa
    consultazione della Commissione europea».
    5. All’articolo 21, comma 1, della legge 11 febbraio
    1992, n. 157, sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) alla lettera o), sono aggiunte, in fine, le seguenti
    parole: «; distruggere o danneggiare deliberatamente
    nidi e uova, nonché disturbare deliberatamente le specie
    protette di uccelli, fatte salve le deroghe e le attività
    venatorie previste dalla presente legge»;
    b) alla lettera bb), dopo le parole: «detenere per
    vendere,» sono inserite le seguenti: «trasportare per
    vendere,».
    Art. 17. Art. 19.
    (Disposizioni per il parziale recepimento della direttiva
    2007/61/CE che modifica la direttiva 2001/114/CE relativa a
    taluni tipi di latte conservato parzialmente o totalmente
    disidratato destinato all’alimentazione umana)
    (Disposizioni per il parziale recepimento della direttiva
    2007/61/CE che modifica la direttiva 2001/114/CE
    relativa a taluni tipi di latte conservato parzialmente o
    totalmente disidratato destinato all’alimentazione
    umana)
    1. L’articolo 2 del decreto legislativo 20 febbraio 2004, n. 49,
    di attuazione della direttiva 2001/114/CE del Consiglio, del 20
    dicembre 2001, relativa a taluni tipi di latte conservato
    parzialmente o totalmente disidratato destinato
    all’alimentazione umana, è abrogato.
    Identico
    Art. 18. Art. 20.
    (Disposizioni per l’attuazione della direttiva 2008/13/CE del
    Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2008)
    (Disposizioni per l’attuazione della direttiva
    2008/13/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
    dell’11 marzo 2008)
    1. All’elenco A allegato alla legge 16 aprile 1987, n. 183, le
    parole: «84/539 Direttiva del Consiglio del 17 settembre 1984
    per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri
    relative agli apparecchi elettrici utilizzati in medicina umana e
    veterinaria» sono soppresse.
    Identico
    2. Il decreto del Ministro per il coordinamento delle politiche
    comunitarie 28 novembre 1987, n. 597, recante attuazione
    della direttiva n. 84/539/CEE, relativa agli apparecchi elettrici
    utilizzati in medicina umana e veterinaria, è abrogato.
    Art. 19. Art. 21.
    (Modifica al decreto legislativo 9 maggio 2001, n. 269, recante
    attuazione della direttiva 1999/5/CE del Parlamento europeo e
    del Consiglio, del 9 marzo 1999, riguardante le apparecchiature
    radio e le apparecchiature terminali di telecomunicazione e il
    reciproco riconoscimento della loro conformità)
    (Modifica al decreto legislativo 9 maggio 2001, n. 269,
    recante attuazione della direttiva 1999/5/CE del
    Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 1999,
    riguardante le apparecchiature radio e le
    apparecchiature terminali di telecomunicazione e il
    reciproco riconoscimento della loro conformità)
    1. Il comma 4 dell’articolo 13 del decreto legislativo 9
    maggio 2001, n. 269, è sostituito dal seguente:
    Identico
    «4. Ciascun apparecchio è contraddistinto dal fabbricante
    mediante l’indicazione del modello, del lotto e/o dei numeri di
    serie e del nome del fabbricante o della persona responsabile
    dell’immissione sul mercato.».
    Legislatura 16º - Disegno di legge N. 1078-B Pagina 16 di 66
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    Art. 20. Art. 22.
    (Modifiche al codice del consumo di cui al decreto legislativo 6
    settembre 2005, n. 206)
    (Modifiche al codice del consumo di cui al decreto
    legislativo 6 settembre 2005, n. 206)
    1. Al codice del consumo di cui al decreto legislativo 6
    settembre 2005, n. 206, sono apportate le seguenti
    modificazioni:
    Identico
    a) all’articolo 67, comma 6, le parole: «conformemente
    alle disposizioni di cui al presente articolo» sono sostituite dalle
    seguenti: «conformemente alle disposizioni di cui alla presente
    sezione»;
    b) l’articolo 144-bis è sostituito dal seguente:
    «Art. 144-bis. - (Cooperazione tra le autorità nazionali per la
    tutela dei consumatori). – 1. Il Ministero dello sviluppo
    economico, salve le disposizioni in materia bancaria, finanziaria,
    assicurativa e di sistemi di pagamento e le competenze delle
    autorità indipendenti di settore, che continuano a svolgere le
    funzioni di autorità competente ai sensi dell’articolo 3, lettera
    c), del regolamento (CE) n. 2006/2004 del Parlamento europeo
    e del Consiglio, del 27 ottobre 2004, nonché le disposizioni
    vigenti nelle ulteriori materie per le quali è prevista la
    competenza di altre autorità nazionali, svolge le funzioni di
    autorità competente, ai sensi del medesimo articolo 3, lettera
    c), del citato regolamento (CE) n. 2006/2004, in materia di:
    a) servizi turistici, di cui alla parte III, titolo IV, capo II;
    b) clausole abusive nei contratti stipulati con i
    consumatori, di cui alla parte III, titolo I;
    c) garanzia nella vendita dei beni di consumo, di cui alla
    parte IV, titolo III, capo I;
    d) credito al consumo, di cui alla parte III, titolo II, capo
    II, sezione I;
    e) commercio elettronico, di cui alla parte III, titolo III,
    capo II;
    f) contratti negoziati fuori dai locali commerciali, di cui alla
    parte III, titolo III, capo I, sezione I;
    g) contratti a distanza, di cui alla parte III, titolo III, capo
    I, sezione II;
    h) contratti relativi all’acquisizione di un diritto di
    godimento ripartito di beni immobili, di cui alla parte III, titolo
    IV, capo I.
    2. Il Ministero dello sviluppo economico esercita tutti i poteri
    di cui al citato regolamento (CE) n. 2006/2004, nelle materie di
    cui al comma 1, anche con riferimento alle infrazioni lesive degli
    interessi collettivi dei consumatori in ambito nazionale.
    3. Per lo svolgimento dei compiti di cui ai commi 1 e 2, il
    Ministero dello sviluppo economico può avvalersi delle camere
    di commercio, industria, artigianato e agricoltura, nonché del
    Corpo della Guardia di finanza che agisce con i poteri ad esso
    attribuiti per l’accertamento dell’imposta sul valore aggiunto e
    delle imposte sui redditi. Può inoltre definire forme di
    collaborazione con altre pubbliche amministrazioni.
    Limitatamente ai poteri di cui all’articolo 139, può avvalersi
    delle associazioni dei consumatori e degli utenti di cui
    all’articolo 137.
    4. Ferme restando la disciplina sanzionatoria in materia di
    indicazione dei prezzi di cui all’articolo 17 del presente codice e
    le disposizioni di cui all’articolo 22, comma 3, del decreto
    legislativo 31 marzo 1998, n. 114, ai fini dell’applicazione del
    regolamento (CE) n. 2006/2004 il Ministero dello sviluppo
    economico, per lo svolgimento delle funzioni di cui al comma 1,
    può avvalersi, in particolare, dei comuni.
    5. Le procedure istruttorie relative ai poteri di cui al comma
    2, nonché relativamente all’applicazione delle sanzioni di cui ai
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    commi 6 e 7, sono stabilite con regolamento emanato ai sensi
    dell’articolo 17, comma 1, lettera d), della legge 23 agosto
    1988, n. 400, in modo da garantire il contraddittorio, la piena
    cognizione degli atti e la verbalizzazione.
    6. Nei casi di rifiuto, omissione o ritardo, senza giustificato
    motivo, di esibire i documenti o di fornire le informazioni
    richieste, nell’ambito delle proprie competenze, dal Ministero
    dello sviluppo economico, riguardanti fattispecie di infrazioni
    nazionali o intracomunitarie, nonché nel caso in cui siano esibiti
    documenti o fornite informazioni non veritiere, si applicano le
    sanzioni di cui all’articolo 27, comma 4.
    7. Nei casi di inottemperanza ad impegni assunti nei
    confronti del Ministero dello sviluppo economico dai soggetti
    interessati, per porre fine a infrazioni nazionali o
    intracomunitarie, si applicano le sanzioni di cui all’articolo 27,
    comma 12.
    8. Ai sensi degli articoli 3, lettera c), e 4, del citato
    regolamento (CE) n. 2006/2004, in materia di pratiche
    commerciali scorrette di cui alla parte II, titolo III, si applicano
    le disposizioni di cui all’articolo 27, commi 1 e 2, in relazione
    alle funzioni di autorità competente attribuite all’Autorità
    garante della concorrenza e del mercato. Per i profili
    sanzionatori, nell’ambito delle proprie competenze, l’Autorità
    garante della concorrenza e del mercato provvede ai sensi
    dell’articolo 27.
    9. Il Ministero dello sviluppo economico designa l’ufficio unico
    di collegamento responsabile dell’applicazione del citato
    regolamento (CE) n. 2006/2004».
    2. Alle attività e agli adempimenti di cui all’articolo 144-bis
    del codice del consumo di cui al decreto legislativo 6 settembre
    2005, n. 206, come sostituito dal comma 1, lettera b), del
    presente articolo, si provvede nell’ambito delle risorse umane,
    strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e,
    comunque, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza
    pubblica.
    Art. 21. Soppresso
    (Abrogazione dell’articolo 1 della legge
    3 aprile 1961, n. 286)
    1. L’articolo 1 della legge 3 aprile 1961, n. 286, è
    abrogato.
    Art. 23.
    (Vendita e somministrazione
    di bevande alcoliche)
    1. In conformità alle linee di indirizzo
    contenute nella strategia comunitaria in materia
    di riduzione dei danni derivanti dal consumo di
    alcol, di cui alla comunicazione della
    Commissione europea COM (2006) 625 def., del
    24 ottobre 2006, dopo l’articolo 14 della legge 30
    marzo 2001, n. 125, è inserito il seguente:
    «Art. 14-bis. - (Vendita e somministrazione di
    bevande alcoliche in aree pubbliche). – 1. La
    somministrazione di alcolici e il loro consumo sul
    posto, dalle ore 24 alle ore 7, possono essere
    effettuati esclusivamente negli esercizi muniti
    della licenza prevista dall’articolo 86, primo
    comma, del testo unico delle leggi di pubblica
    sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931,
    n. 773, e successive modificazioni.
    2. Chiunque vende o somministra alcolici su
    spazi o aree pubblici diversi dalle pertinenze
    degli esercizi di cui al comma 1 è punito con la
    sanzione amministrativa pecuniaria da euro
    2.000 a euro 12.000. Se il fatto è commesso dalle
    ore 24 alle ore 7, anche attraverso distributori
    automatici, si applica la sanzione amministrativa
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    pecuniaria da euro 5.000 a euro 30.000. Per le
    violazioni di cui al presente comma è disposta
    anche la confisca della merce e delle attrezzature
    utilizzate.
    3. Resta fermo quanto previsto dall’articolo 14
    della presente legge, dall’articolo 6-bis del
    decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 1º
    agosto 2003, n. 214, e dall’articolo 6 del decretolegge
    3 agosto 2007, n. 117, convertito, con
    modificazioni, dalla legge 2 ottobre 2007, n. 160,
    e successive modificazioni».
    2. All’articolo 6 del decreto-legge 3 agosto
    2007, n. 117, convertito, con modificazioni, dalla
    legge 2 ottobre 2007, n. 160, sono apportate le
    seguenti modificazioni:
    a) al comma 2, alinea, dopo le parole:
    «devono interrompere la somministrazione di
    bevande alcoliche dopo le ore 2 della notte»
    sono inserite le seguenti: «, ovvero,
    successivamente, almeno mezz’ora prima
    dell’orario di chiusura del locale,»;
    b) al comma 3 sono aggiunte, in fine, le
    seguenti parole: «, nonché il divieto, per un anno
    dalla data del fatto, della somministrazione di
    bevande alcoliche dopo le ore 2 della notte».
    Art. 22. Art. 24.
    (Adeguamento comunitario
    di disposizioni tributarie)
    (Adeguamento comunitario
    di disposizioni tributarie)
    1. Il comma 3 dell’articolo 27 del decreto del Presidente della
    Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, è sostituito dal
    seguente:
    1. Identico.
    «3. La ritenuta è operata a titolo d’imposta e con l’aliquota
    del 27 per cento sugli utili corrisposti a soggetti non residenti
    nel territorio dello Stato diversi dalle società ed enti indicati nel
    comma 3-ter, in relazione alle partecipazioni, agli strumenti
    finanziari di cui all’articolo 44, comma 2, lettera a), del testo
    unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente
    della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e ai contratti di
    associazione in partecipazione di cui all’articolo 109, comma 9,
    lettera b), del medesimo testo unico, non relative a stabili
    organizzazioni nel territorio dello Stato. L’aliquota della ritenuta
    è ridotta al 12,50 per cento per gli utili pagati ad azionisti di
    risparmio. L’aliquota della ritenuta è ridotta all’11 per cento
    sugli utili corrisposti ai fondi pensione istituiti negli Stati membri
    dell’Unione europea e negli Stati aderenti all’Accordo sullo
    spazio economico europeo inclusi nella lista di cui al decreto del
    Ministro dell’economia e delle finanze emanato ai sensi
    dell’articolo 168-bis del testo unico delle imposte sui redditi, di
    cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre
    1986, n. 917. I soggetti non residenti, diversi dagli azionisti di
    risparmio, dai fondi pensione di cui al periodo precedente e
    dalle società ed enti indicati nel comma 3-ter, hanno diritto al
    rimborso, fino a concorrenza dei quattro noni della ritenuta,
    dell’imposta che dimostrino di aver pagato all’estero in via
    definitiva sugli stessi utili mediante certificazione del
    competente ufficio fiscale dello Stato estero».
    2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano agli utili
    distribuiti a decorrere dalla data di entrata in vigore della
    presente legge.
    2. Identico.
    3. Fino all’emanazione del decreto del Ministro dell’economia
    e delle finanze ai sensi dell’articolo 168-bis del testo unico delle
    imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della
    Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, ai fini dell’applicazione
    delle disposizioni del comma 3 dell’articolo 27 del decreto del
    Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, come
    modificato dal comma 1 del presente articolo, gli Stati aderenti
    all’Accordo sullo spazio economico europeo sono quelli inclusi
    nella lista di cui al decreto del Ministro delle finanze 4 settembre
    3. Identico.
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    1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 220 del 19
    settembre 1996, emanato in attuazione dell’articolo 11, comma
    4, lettera c), del decreto legislativo 1º aprile 1996, n. 239.
    4. Nel decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre
    1972, n. 633, sono apportate le seguenti modifiche:
    4. Identico.
    a) all’articolo 7, quarto comma, la lettera f-quinquies) è
    sostituita dalla seguente:
    «f-quinquies) le prestazioni di intermediazione, relative ad
    operazioni diverse da quelle di cui alla lettera d) del presente
    comma e da quelle di cui all’articolo 40, commi 5 e 6, del
    decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con
    modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, si
    considerano effettuate nel territorio dello Stato quando le
    operazioni oggetto dell’intermediazione si considerano ivi
    effettuate, a meno che non siano commesse da soggetto
    passivo in un altro Stato membro dell’Unione europea; le
    suddette prestazioni si considerano in ogni caso effettuate nel
    territorio dello Stato se il committente delle stesse è ivi
    soggetto passivo d’imposta, sempre che le operazioni cui le
    intermediazioni si riferiscono siano effettuate nel territorio della
    Comunità»;
    b) l’articolo 13 è sostituito dal seguente:
    «Art. 13. - (Base imponibile) – 1. La base imponibile delle
    cessioni di beni e delle prestazioni di servizi è costituita
    dall’ammontare complessivo dei corrispettivi dovuti al cedente o
    prestatore secondo le condizioni contrattuali, compresi gli oneri
    e le spese inerenti all’esecuzione e i debiti o altri oneri verso
    terzi accollati al cessionario o al committente, aumentato delle
    integrazioni direttamente connesse con i corrispettivi dovuti da
    altri soggetti.
    2. Agli effetti del comma 1 i corrispettivi sono costituiti:
    a) per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi
    dipendenti da atto della pubblica autorità, dall’indennizzo
    comunque denominato;
    b) per i passaggi di beni dal committente al
    commissionario o dal commissionario al committente, di cui al
    numero 3) del secondo comma dell’articolo 2, rispettivamente
    dal prezzo di vendita pattuito dal commissionario, diminuito
    della provvigione, e dal prezzo di acquisto pattuito dal
    commissionario, aumentato della provvigione; per le prestazioni
    di servizi rese o ricevute dai mandatari senza rappresentanza,
    di cui al terzo periodo del terzo comma dell’articolo 3,
    rispettivamente dal prezzo di fornitura del servizio pattuito dal
    mandatario, diminuito della provvigione, e dal prezzo di
    acquisto del servizio ricevuto dal mandatario, aumentato della
    provvigione;
    c) per le cessioni indicate ai numeri 4), 5) e 6) del
    secondo comma dell’articolo 2, dal prezzo di acquisto o, in
    mancanza, dal prezzo di costo dei beni o di beni simili,
    determinati nel momento in cui si effettuano tali operazioni; per
    le prestazioni di servizi di cui al primo e al secondo periodo del
    terzo comma dell’articolo 3, dalle spese sostenute dal soggetto
    passivo per l’esecuzione dei servizi medesimi;
    d) per le cessioni e le prestazioni di servizi di cui
    all’articolo 11, dal valore normale dei beni e dei servizi che
    formano oggetto di ciascuna di esse;
    e) per le cessioni di beni vincolati al regime della
    temporanea importazione, dal corrispettivo della cessione
    diminuito del valore accertato dall’ufficio doganale all’atto della
    temporanea importazione.
    3. In deroga al comma 1:
    a) per le operazioni imponibili effettuate nei confronti di
    un soggetto per il quale l’esercizio del diritto alla detrazione è
    limitato a norma del comma 5 dell’articolo 19, anche per effetto
    dell’opzione di cui all’articolo 36-bis, la base imponibile è
    costituita dal valore normale dei beni e dei servizi se è dovuto
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    un corrispettivo inferiore a tale valore e se le operazioni sono
    effettuate da società che direttamente o indirettamente
    controllano tale soggetto, ne sono controllate o sono controllate
    dalla stessa società che controlla il predetto soggetto;
    b) per le operazioni esenti effettuate da un soggetto per il
    quale l’esercizio del diritto alla detrazione è limitato a norma del
    comma 5 dell’articolo 19, la base imponibile è costituita dal
    valore normale dei beni e dei servizi se è dovuto un
    corrispettivo inferiore a tale valore e se le operazioni sono
    effettuate nei confronti di società che direttamente o
    indirettamente controllano tale soggetto, ne sono controllate o
    sono controllate dalla stessa società che controlla il predetto
    soggetto;
    c) per le operazioni imponibili, nonché per quelle
    assimilate agli effetti del diritto alla detrazione, effettuate da un
    soggetto per il quale l’esercizio del diritto alla detrazione è
    limitato a norma del comma 5 dell’articolo 19, la base
    imponibile è costituita dal valore normale dei beni e dei servizi
    se è dovuto un corrispettivo superiore a tale valore e se le
    operazioni sono effettuate nei confronti di società che
    direttamente o indirettamente controllano tale soggetto, ne
    sono controllate o sono controllate dalla stessa società che
    controlla il predetto soggetto;
    d) per la messa a disposizione di veicoli stradali a motore
    nonché delle apparecchiature terminali per il servizio
    radiomobile pubblico terrestre di telecomunicazioni e delle
    relative prestazioni di gestione effettuata dal datore di lavoro
    nei confronti del proprio personale dipendente la base
    imponibile è costituita dal valore normale dei servizi se è dovuto
    un corrispettivo inferiore a tale valore.
    4. Ai fini della determinazione della base imponibile i
    corrispettivi dovuti e le spese e gli oneri sostenuti in valuta
    estera sono computati secondo il cambio del giorno in cui è
    stata effettuata l’operazione e, in mancanza, secondo il cambio
    del giorno antecedente più prossimo.
    5. Per le cessioni che hanno per oggetto beni per il cui
    acquisto o importazione la detrazione è stata ridotta ai sensi
    dell’articolo 19-bis.1 o di altre disposizioni di indetraibilità
    oggettiva, la base imponibile è determinata moltiplicando per la
    percentuale detraibile ai sensi di tali disposizioni l’importo
    determinato ai sensi dei commi precedenti.»;
    c) l’articolo 14 è sostituito dal seguente:
    «Art. 14. - (Determinazione del valore normale) – 1. Per
    valore normale si intende l’intero importo che il cessionario o il
    committente, al medesimo stadio di commercializzazione di
    quello in cui avviene la cessione di beni o la prestazione di
    servizi, dovrebbe pagare, in condizioni di libera concorrenza, ad
    un cedente o prestatore indipendente per ottenere i beni o
    servizi in questione nel tempo e nel luogo di tale cessione o
    prestazione.
    2. Qualora non siano accertabili cessioni di beni o prestazioni
    di servizi analoghe, per valore normale si intende:
    a) per le cessioni di beni, il prezzo di acquisto dei beni o di
    beni simili o, in mancanza, il prezzo di costo, determinati nel
    momento in cui si effettuano tali operazioni;
    b) per le prestazioni di servizi, le spese sostenute dal
    soggetto passivo per l’esecuzione dei servizi medesimi.
    3. Per le operazioni indicate nell’articolo 13, comma 3, lettera
    d), con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze sono
    stabiliti appositi criteri per l’individuazione del valore normale.»;
    d) all’articolo 17, il terzo comma è sostituito dal seguente:
    «Gli obblighi relativi alle cessioni di beni e alle prestazioni di
    servizi effettuate nel territorio dello Stato da soggetti non
    residenti, che non si siano identificati direttamente ai sensi
    dell’articolo 35-ter, né abbiano nominato un rappresentante
    fiscale ai sensi del secondo comma, sono adempiuti dai
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    cessionari o committenti, residenti nel territorio dello Stato, che
    acquistano i beni o utilizzano i servizi nell’esercizio di imprese,
    arti o professioni. La disposizione non si applica relativamente
    alle operazioni imponibili ai sensi dell’articolo 7, quarto comma,
    lettera f), effettuate da soggetti domiciliati o residenti o con
    stabili organizzazioni operanti nei territori esclusi a norma del
    primo comma, lettera a), dello stesso articolo 7. Gli obblighi
    relativi alle cessioni di cui all’articolo 7, secondo comma, terzo
    periodo, ed alle prestazioni di servizi di cui all’articolo 7, quarto
    comma, lettere d) e f-quinquies), rese da soggetti non residenti
    a soggetti domiciliati nel territorio dello Stato, a soggetti ivi
    residenti che non abbiano stabilito il domicilio all’estero ovvero
    a stabili organizzazioni in Italia di soggetti domiciliati e residenti
    all’estero, sono adempiuti dai cessionari e dai committenti
    medesimi qualora agiscano nell’esercizio di imprese, arti o
    professioni.»;
    e) all’articolo 38-ter, primo comma, il primo periodo è
    sostituito dal seguente: «I soggetti domiciliati e residenti negli
    Stati membri dell’Unione europea, che non si siano identificati
    direttamente ai sensi dell’articolo 35-ter e che non abbiano
    nominato un rappresentante ai sensi del secondo comma
    dell’articolo 17, assoggettati all’imposta nello Stato in cui hanno
    il domicilio o la residenza, che non hanno effettuato operazioni
    in Italia, ad eccezione delle prestazioni di trasporto e relative
    prestazioni accessorie non imponibili ai sensi dell’articolo 9,
    nonché delle operazioni indicate nell’articolo 17, commi terzo,
    quinto, sesto e settimo, e nell’articolo 74, commi settimo ed
    ottavo, del presente decreto e nell’articolo 44, comma 2, del
    decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con
    modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, possono
    ottenere, in relazione a periodi inferiori all’anno, il rimborso
    dell’imposta, se detraibile a norma dell’articolo 19 del presente
    decreto, relativa ai beni mobili e ai servizi importati o acquistati,
    sempreché di importo complessivo non inferiore a duecento
    euro.»;
    f) all’articolo 54, il terzo comma è sostituito dal seguente:
    «L’ufficio può tuttavia procedere alla rettifica
    indipendentemente dalla previa ispezione della contabilità del
    contribuente qualora l’esistenza di operazioni imponibili per
    ammontare superiore a quello indicato nella dichiarazione, o
    l’inesattezza delle indicazioni relative alle operazioni che danno
    diritto alla detrazione, risulti in modo certo e diretto, e non in
    via presuntiva, da verbali, questionari e fatture di cui ai numeri
    2), 3) e 4) del secondo comma dell’articolo 51, dagli elenchi
    allegati alle dichiarazioni di altri contribuenti o da verbali relativi
    ad ispezioni eseguite nei confronti di altri contribuenti, nonché
    da altri atti e documenti in suo possesso».
    5. Il primo comma dell’articolo 39 del decreto del Presidente
    della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, è sostituito dal
    seguente:
    5. Identico:
    «Per i redditi d’impresa delle persone fisiche l’ufficio procede
    alla rettifica:
    a) se gli elementi indicati nella dichiarazione non
    corrispondono a quelli del bilancio, del conto dei profitti e delle
    perdite e dell’eventuale prospetto di cui al comma 1 dell’articolo
    3;
    a) identica;
    b) se non sono state esattamente applicate le disposizioni
    del titolo V del decreto del Presidente della Repubblica 29
    settembre 1973, n. 597;
    b) se non sono state esattamente applicate le
    disposizioni del titolo I, capo VI del testo unico
    delle imposte sui redditi di cui al decreto del
    Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986,
    n. 917, e successive modificazioni;
    c) se l’incompletezza, la falsità o l’inesattezza degli
    elementi indicati nella dichiarazione e nei relativi allegati risulta
    in modo certo e diretto dai verbali e dai questionari di cui ai
    numeri 2) e 4) del primo comma dell’articolo 32, dagli atti,
    documenti e registri esibiti o trasmessi ai sensi del numero 3)
    dello stesso comma, dalle dichiarazioni di altri soggetti previste
    negli articoli 6 e 7, dai verbali relativi ad ispezioni eseguite nei
    confronti di altri contribuenti o da altri atti e documenti in
    possesso dell’ufficio;
    c) identica;
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    d) se l’incompletezza, la falsità o l’inesattezza degli
    elementi indicati nella dichiarazione e nei relativi allegati risulta
    dall’ispezione delle scritture contabili e dalle altre verifiche di cui
    all’articolo 33 ovvero dal controllo della completezza, esattezza
    e veridicità delle registrazioni contabili sulla scorta delle fatture
    e degli altri atti e documenti relativi all’impresa nonché dei dati
    e delle notizie raccolti dall’ufficio nei modi previsti dall’articolo
    32. L’esistenza di attività non dichiarate o la inesistenza di
    passività dichiarate è desumibile anche sulla base di presunzioni
    semplici, purché queste siano gravi, precise e concordanti».
    d) identica.
    6. Il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze di cui
    all’articolo 14, comma 3, del decreto del Presidente della
    Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, come modificato dal
    comma 4, lettera c), del presente articolo, è emanato entro
    centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente
    legge. Fino alla data dalla quale trovano applicazione le
    disposizioni del suddetto decreto del Ministro dell’economia e
    delle finanze, per la messa a disposizione di veicoli stradali a
    motore da parte del datore di lavoro nei confronti del personale
    dipendente si assume come valore normale quello determinato
    a norma dell’articolo 51, comma 4, lettera a), del testo unico
    delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della
    Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, comprensivo delle
    somme eventualmente trattenute al dipendente e al netto
    dell’imposta sul valore aggiunto compresa in detto importo.
    6. Identico.
    7. Nel decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con
    modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, sono
    apportate le seguenti modifiche:
    7. Identico:
    a) all’articolo 38: a) identico:
    1) dopo il comma 4, è inserito il seguente: 1) identico;
    «4-bis. Agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto,
    costituiscono prodotti soggetti ad accisa l’alcole, le bevande
    alcoliche, i tabacchi lavorati ed i prodotti energetici, esclusi il
    gas fornito dal sistema di distribuzione di gas naturale e
    l’energia elettrica, quali definiti dalle disposizioni comunitarie in
    vigore»;
    2) al comma 5, la lettera c) è sostituita dalla seguente: 2) identico:
    «c) gli acquisti di beni, diversi dai mezzi di trasporto nuovi
    e da quelli soggetti ad accisa, effettuati dai soggetti indicati nel
    comma 3, lettera c), dai soggetti passivi per i quali l’imposta è
    totalmente indetraibile a norma dell’articolo 19, terzo comma,
    del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972,
    n. 633, e dai produttori agricoli di cui all’articolo 34 dello stesso
    decreto che non abbiano optato per l’applicazione dell’imposta
    nei modi ordinari se l’ammontare complessivo degli acquisti
    intracomunitari e degli acquisti di cui all’articolo 40, comma 3,
    del presente decreto, effettuati nell’anno solare precedente, non
    ha superato 10.000 euro e fino a quando, nell’anno in corso,
    tale limite non è superato. L’ammontare complessivo degli
    acquisti è assunto al netto dell’imposta sul valore aggiunto e al
    netto degli acquisti di mezzi di trasporto nuovi di cui al comma
    4 del presente articolo e degli acquisti di prodotti soggetti ad
    accisa»;
    «c) gli acquisti di beni, diversi dai mezzi di
    trasporto nuovi e da quelli soggetti ad accisa,
    effettuati dai soggetti indicati nel comma 3, lettera c),
    dai soggetti passivi per i quali l’imposta è totalmente
    indetraibile a norma dell’articolo 19, secondo comma,
    del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre
    1972, n. 633, e dai produttori agricoli di cui all’articolo
    34 dello stesso decreto che non abbiano optato per
    l’applicazione dell’imposta nei modi ordinari se
    l’ammontare complessivo degli acquisti intracomunitari
    e degli acquisti di cui all’articolo 40, comma 3, del
    presente decreto, effettuati nell’anno solare
    precedente, non ha superato 10.000 euro e fino a
    quando, nell’anno in corso, tale limite non è superato.
    L’ammontare complessivo degli acquisti è assunto al
    netto dell’imposta sul valore aggiunto e al netto degli
    acquisti di mezzi di trasporto nuovi di cui al comma 4
    del presente articolo e degli acquisti di prodotti
    soggetti ad accisa»;
    b) all’articolo 40: b) identica;
    1) il comma 4 è sostituito dal seguente:
    «4. Le disposizioni del comma 3 non si applicano:
    a) alle cessioni di mezzi di trasporto nuovi e a quelle di
    beni da installare, montare o assiemare ai sensi dell’articolo 7,
    secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26
    ottobre 1972, n. 633;
    b) alle cessioni di beni, diversi da quelli soggetti ad accisa,
    effettuate nel territorio dello Stato, fino ad un ammontare nel
    corso dell’anno solare non superiore a 35.000 euro e sempreché
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    tale limite non sia stato superato nell’anno precedente. La
    disposizione non opera per le cessioni di cui al comma 3
    effettuate da parte di soggetti passivi in altro Stato membro che
    hanno ivi optato per l’applicazione dell’imposta nel territorio
    dello Stato»;
    2) il comma 8 è abrogato;
    3) il comma 9 è sostituito dal seguente:
    «9. Non si considerano effettuate nel territorio dello Stato le
    cessioni intracomunitarie di cui all’articolo 41 nonché le
    prestazioni di servizio, le prestazioni di trasporto
    intracomunitario, quelle accessorie e le prestazioni di
    intermediazione di cui ai commi 4-bis, 5 e 6 rese a soggetti
    passivi d’imposta in altro Stato membro»;
    c) all’articolo 41, comma 1, la lettera b) è sostituita dalla
    seguente:
    c) identica;
    «b) le cessioni in base a cataloghi, per corrispondenza e
    simili, di beni diversi da quelli soggetti ad accisa, spediti o
    trasportati dal cedente o per suo conto nel territorio di altro
    Stato membro nei confronti di cessionari ivi non tenuti ad
    applicare l’imposta sugli acquisti intracomunitari e che non
    hanno optato per l’applicazione della stessa. La disposizione non
    si applica per le cessioni di mezzi di trasporto nuovi e di beni da
    installare, montare o assiemare ai sensi della lettera c). La
    disposizione non si applica altresì se l’ammontare delle cessioni
    effettuate in altro Stato membro non ha superato nell’anno
    solare precedente e non supera in quello in corso 100.000 euro,
    ovvero l’eventuale minore ammontare al riguardo stabilito da
    questo Stato a norma dell’articolo 34 della direttiva
    2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006. In tal caso è
    ammessa l’opzione per l’applicazione dell’imposta nell’altro
    Stato membro dandone comunicazione all’ufficio nella
    dichiarazione, ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, relativa
    all’anno precedente ovvero nella dichiarazione di inizio
    dell’attività o comunque anteriormente all’effettuazione della
    prima operazione non imponibile. L’opzione ha effetto, se
    esercitata nella dichiarazione relativa all’anno precedente, dal
    1º gennaio dell’anno in corso e, negli altri casi, dal momento in
    cui è esercitata, fino a quando non sia revocata e, in ogni caso,
    fino al compimento del biennio successivo all’anno solare nel
    corso del quale è esercitata; la revoca deve essere comunicata
    all’ufficio nella dichiarazione annuale ed ha effetto dall’anno in
    corso»;
    d) l’articolo 43 è sostituito dal seguente: d) identica;
    «Art. 43. - (Base imponibile ed aliquota). – 1. Per gli acquisti
    intracomunitari di beni la base imponibile è determinata
    secondo le disposizioni di cui agli articoli 13, escluso il comma
    4, 14 e 15 del decreto del Presidente della Repubblica 26
    ottobre 1972, n. 633. Per i beni soggetti ad accisa concorre a
    formare la base imponibile anche l’ammontare di detta imposta,
    se assolta o esigibile in dipendenza dell’acquisto.
    2. La base imponibile, nell’ipotesi di cui all’articolo 40,
    comma 2, primo periodo, è ridotta dell’ammontare assoggettato
    ad imposta nello Stato membro di destinazione del bene.
    3. Ai fini della determinazione della base imponibile i
    corrispettivi, le spese e gli oneri di cui all’articolo 13 del decreto
    del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, in
    valuta estera sono computati secondo il cambio del giorno, se
    indicato nella fattura, di effettuazione dell’operazione o, in
    mancanza di tale indicazione, della data della fattura.
    4. Per le introduzioni di cui all’articolo 38, comma 3, lettera
    b), e per gli invii di cui all’articolo 41, comma 2, lettera c), la
    base imponibile è costituita dal prezzo di acquisto o, in
    mancanza, dal prezzo di costo dei beni o di beni simili,
    determinati nel momento in cui si effettuano tali operazioni.
    5. Per gli acquisti intracomunitari di beni si applica l’aliquota
    relativa ai beni, secondo le disposizioni di cui all’articolo 16 del
    decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972,
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    n. 633»;
    e) all’articolo 44, il comma 2 è sostituito dal seguente: e) identica;
    «2. In deroga al comma 1, l’imposta è dovuta:
    a) per le cessioni di cui al comma 7 dell’articolo 38, dal
    cessionario designato con l’osservanza degli adempimenti di cui
    agli articoli 46, 47 e 50, comma 6;
    b) per le prestazioni di cui all’articolo 40, commi 4-bis, 5 e
    6, rese da soggetti passivi d’imposta non residenti, dal
    committente se soggetto passivo nel territorio dello Stato»;
    f) l’articolo 46 è sostituito dal seguente: f) identica;
    «Art. 46. - (Fatturazione delle operazioni intracomunitarie). –
    1. La fattura relativa all’acquisto intracomunitario deve essere
    numerata e integrata dal cessionario o committente con
    l’indicazione del controvalore in euro del corrispettivo e degli
    altri elementi che concorrono a formare la base imponibile
    dell’operazione, espressi in valuta estera, nonché
    dell’ammontare dell’imposta, calcolata secondo l’aliquota dei
    beni o servizi acquistati. La disposizione si applica anche alle
    fatture relative alle prestazioni di cui all’articolo 40, commi 4-
    bis, 5 e 6, rese a soggetti passivi d’imposta nel territorio dello
    Stato. Se trattasi di acquisto intracomunitario senza pagamento
    dell’imposta o non imponibile o esente, in luogo dell’ammontare
    dell’imposta nella fattura deve essere indicato il titolo
    unitamente alla relativa norma.
    2. Per le cessioni intracomunitarie di cui all’articolo 41 e per
    le prestazioni di cui all’articolo 40, commi 4-bis, 5 e 6, non
    soggette all’imposta, deve essere emessa fattura numerata a
    norma dell’articolo 21 del decreto del Presidente della
    Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, con l’indicazione, in luogo
    dell’ammontare dell’imposta, che trattasi di operazione non
    imponibile o non soggetta all’imposta, con la specificazione della
    relativa norma. La fattura deve inoltre contenere l’indicazione
    del numero di identificazione attribuito, agli effetti dell’imposta
    sul valore aggiunto, al cessionario o committente dallo Stato
    membro di appartenenza; in caso di consegna del bene al
    cessionario di questi in diverso Stato membro, dalla fattura
    deve risultare specifico riferimento. La fattura emessa per la
    cessione di beni, spediti o trasportati da uno Stato membro in
    altro Stato membro, acquistati senza pagamento dell’imposta a
    norma dell’articolo 40, comma 2, secondo periodo, deve
    contenere il numero di identificazione attribuito al cessionario
    dallo Stato membro di destinazione dei beni e la designazione
    dello stesso quale debitore dell’imposta.
    3. La fattura di cui al comma 2, se trattasi di beni spediti o
    trasportati dal soggetto passivo o per suo conto, ai sensi
    dell’articolo 41, comma 2, lettera c), nel territorio di altro Stato
    membro, deve recare anche l’indicazione del numero di
    identificazione allo stesso attribuito da tale Stato; se trattasi di
    cessioni di beni in base a cataloghi, per corrispondenza e simili,
    di cui all’articolo 41, comma 1, lettera b), non si applica la
    disposizione di cui al secondo periodo del comma 2.
    4. Se la cessione riguarda mezzi di trasporto nuovi di cui
    all’articolo 38, comma 4, nella fattura devono essere indicati
    anche i dati di identificazione degli stessi; se la cessione non è
    effettuata nell’esercizio di imprese, arti e professioni tiene luogo
    della fattura l’atto relativo alla cessione o altra documentazione
    equipollente.
    5. Il cessionario o committente di un acquisto
    intracomunitario di cui all’articolo 38, commi 2 e 3, lettere b) e
    c), o committente delle prestazioni di cui all’articolo 40, commi
    4-bis, 5 e 6, che non ha ricevuto la relativa fattura entro il mese
    successivo a quello di effettuazione dell’operazione deve
    emettere entro il mese seguente, in unico esemplare, la fattura
    di cui al comma 1 con l’indicazione anche del numero di
    identificazione attribuito, agli effetti dell’imposta sul valore
    aggiunto, al cedente o prestatore dallo Stato membro di
    appartenenza; se ha ricevuto una fattura indicante un
    corrispettivo inferiore a quello reale deve emettere fattura
    integrativa entro il quindicesimo giorno successivo alla
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    registrazione della fattura originaria»;
    g) all’articolo 50, il comma 1 è sostituito dal seguente: g) identica;
    «1. Le cessioni intracomunitarie di cui all’articolo 41, commi
    1, lettera a), e 2, lettera c), e le prestazioni di cui all’articolo 40,
    commi 4-bis, 5 e 6, sono effettuate senza applicazione
    dell’imposta nei confronti dei cessionari e dei committenti che
    abbiano comunicato il numero di identificazione agli stessi
    attribuito dallo Stato membro di appartenenza»;
    h) all’articolo 50, il comma 3 è sostituito dal seguente: h) identica.
    «3. Chi effettua acquisti intracomunitari o commette le
    prestazioni di cui all’articolo 40, commi 4-bis, 5 e 6, soggetti
    all’imposta deve comunicare all’altra parte contraente il proprio
    numero di partita IVA, come integrato agli effetti delle
    operazioni intracomunitarie, tranne che per l’ipotesi di acquisto
    di mezzi di trasporto nuovi da parte di persone fisiche non
    operanti nell’esercizio di imprese, arti e professioni».
    8. Le disposizioni di cui al comma 5, capoverso, lettere b) e
    c), e al comma 7, lettera d), si applicano alle operazioni
    effettuate dal sessantesimo giorno successivo a quello di
    entrata in vigore della presente legge.
    8. Le disposizioni di cui al comma 4, lettere b) e c),
    e al comma 7, lettera d), si applicano alle operazioni
    effettuate dal sessantesimo giorno successivo a quello
    di entrata in vigore della presente legge.
    9. Le altre disposizioni di cui ai commi da 5 a 7 si applicano a
    decorrere dal giorno successivo a quello di pubblicazione nella
    Gazzetta Ufficiale della presente legge; tuttavia, per le
    operazioni effettuate a decorrere dal 1º gennaio 2008 per le
    quali sia stata già applicata la disciplina risultante da tali
    disposizioni, resta fermo il trattamento fiscale applicato.
    9. Le altre disposizioni di cui ai commi 4 e 7 si
    applicano a decorrere dal giorno successivo a quello di
    pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della presente
    legge; tuttavia, per le operazioni effettuate a
    decorrere dal 1º gennaio 2008 per le quali sia stata già
    applicata la disciplina risultante da tali disposizioni,
    resta fermo il trattamento fiscale applicato.
    10. Il Governo, entro il termine di cui all’articolo 1, comma 1,
    ultimo periodo, della presente legge, può adottare decreti
    legislativi contenenti disposizioni modificative ed integrative di
    quelle di cui ai commi da 4 a 9 del presente articolo, al fine di
    effettuare ulteriori coordinamenti con la normativa comunitaria
    in tema di imposta sul valore aggiunto.
    10. Identico.
    11. Al fine di contrastare in Italia la diffusione del gioco
    irregolare ed illegale, nonché di perseguire la tutela dei
    consumatori e dell’ordine pubblico, la tutela dei minori e la lotta
    al gioco minorile ed alle infiltrazioni della criminalità organizzata
    nel settore dei giochi, tenuto conto del monopolio statale in
    materia di giochi di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 14
    aprile 1948, n. 496, e nel rispetto degli articoli 43 e 49 del
    Trattato CE, oltre che delle disposizioni del testo unico delle
    leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno
    1931, n. 773, nonché dei princìpi di non discriminazione,
    necessità, proporzionalità e trasparenza, i commi da 12 a 30
    recano disposizioni in materia di esercizio e di raccolta a
    distanza dei seguenti giochi:
    11. Al fine di contrastare in Italia la diffusione del
    gioco irregolare ed illegale, nonché di perseguire la
    tutela dei consumatori e dell’ordine pubblico, la tutela
    dei minori e la lotta al gioco minorile ed alle
    infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore dei
    giochi, tenuto conto del monopolio statale in materia
    di giochi di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 14
    aprile 1948, n. 496, e nel rispetto degli articoli 43 e 49
    del Trattato CE, oltre che delle disposizioni del testo
    unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio
    decreto 18 giugno 1931, n. 773, nonché dei princìpi di
    non discriminazione, necessità, proporzionalità e
    trasparenza, i commi da 12 a 26 del presente
    articolo recano disposizioni in materia di esercizio e di
    raccolta a distanza dei seguenti giochi:
    a) scommesse, a quota fissa e a totalizzatore, su eventi,
    anche simulati, sportivi, inclusi quelli relativi alle corse dei
    cavalli, nonché su altri eventi;
    a) identica;
    b) concorsi a pronostici sportivi e ippici; b) identica;
    c) giochi di ippica nazionale; c) identica;
    d) giochi di abilità; d) identica;
    e) scommesse a quota fissa con interazione diretta tra i
    giocatori;
    e) identica;
    f) bingo; f) identica;
    g) giochi numerici a totalizzatore nazionale; g) identica;
    h) lotterie ad estrazione istantanea e differita. h) identica.
    12. La disciplina dei giochi di cui al comma 11 è introdotta
    ovvero adeguata con regolamenti emanati ai sensi degli articoli
    16 della legge 13 maggio 1999, n. 133, e successive
    12. Identico.
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    modificazioni, e 12 della legge 18 ottobre 2001, n. 383, e
    successive modificazioni. Nel rispetto della predetta disciplina,
    con provvedimenti del direttore generale dell’Amministrazione
    autonoma dei monopoli di Stato si provvede alla istituzione di
    singoli giochi, alla definizione delle condizioni generali di gioco e
    delle relative regole tecniche, anche d’infrastruttura, della posta
    unitaria di partecipazione al gioco, anche sotto forma di prezzo
    di acquisto del titolo di legittimazione alla partecipazione al
    gioco, nonché della relativa variazione in funzione
    dell’andamento del gioco, considerato singolarmente ovvero in
    rapporto ad altri, alla individuazione della misura di aggi, diritti
    o proventi da corrispondere in caso di organizzazione indiretta
    del gioco, alla variazione della misura del prelievo, anche per
    imposte, nell’ambito della misura massima prevista per ciascun
    gioco ed in funzione del predetto andamento.
    13. L’esercizio e la raccolta a distanza di uno o più dei giochi
    di cui al comma 11, lettere da a) ad f), ferma la facoltà
    dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato di
    stabilire, ai sensi del comma 30, in funzione delle effettive
    esigenze di mercato, in un numero massimo di duecento, le
    concessioni di cui alla lettera a) del presente comma da
    attribuire in fase di prima applicazione, è consentito:
    13. L’esercizio e la raccolta a distanza di uno o più
    dei giochi di cui al comma 11, lettere da a) a f), ferma
    la facoltà dell’Amministrazione autonoma dei monopoli
    di Stato di stabilire, ai sensi del comma 26, in
    funzione delle effettive esigenze di mercato, in un
    numero massimo di duecento, le concessioni di cui alla
    lettera a) del presente comma da attribuire in fase di
    prima applicazione, è consentito:
    a) ai soggetti in possesso dei requisiti e che assumono gli
    obblighi di cui al comma 15, ai quali l’Amministrazione
    autonoma dei monopoli di Stato attribuisce concessione per la
    durata di nove anni;
    a) identica;
    b) ai soggetti che, alla data di entrata in vigore della
    presente legge, sono già titolari di concessione per l’esercizio e
    la raccolta di uno o più dei giochi di cui al comma 11 attraverso
    rete fisica, rete di raccolta a distanza, ovvero entrambe.
    b) identica.
    14. L’esercizio e la raccolta a distanza dei giochi di cui al
    comma 11, lettere g) e h), sono effettuati fino alla data di
    scadenza delle relative concessioni dai soggetti che, alla data di
    entrata in vigore della presente legge, sono titolari unici di
    concessione per la gestione e lo sviluppo dei medesimi giochi.
    Su autorizzazione dell’Amministrazione autonoma dei monopoli
    di Stato, la raccolta a distanza dei giochi di cui al comma 11,
    lettere g) e h), è altresì consentita ai soggetti di cui al comma
    13 ai quali i titolari unici di concessione abbiano dato licenza
    con la previsione di un aggio non inferiore a quello percepito dai
    titolari di punti di vendita dei medesimi giochi che fanno parte
    della rete fisica di raccolta dei predetti titolari unici di
    concessione.
    14. Identico.
    15. La concessione richiesta dai soggetti di cui al comma 13,
    lettera a), è rilasciata subordinatamente al rispetto di tutti i
    seguenti requisiti e condizioni:
    15. Identico.
    a) esercizio dell’attività di gestione e di raccolta di giochi,
    anche a distanza, in uno degli Stati dello Spazio economico
    europeo, avendovi sede legale ovvero operativa, sulla base di
    valido ed efficace titolo abilitativo rilasciato secondo le
    disposizioni vigenti nell’ordinamento di tale Stato, con un
    fatturato complessivo, ricavato da tale attività, non inferiore ad
    euro 1.500.000 nel corso degli ultimi due esercizi chiusi
    anteriormente alla data di presentazione della domanda;
    b) fuori dai casi di cui alla lettera a), possesso di una
    capacità tecnico-infrastrutturale non inferiore a quella richiesta
    dal capitolato tecnico sottoscritto dai soggetti di cui al comma
    16, lettera b), comprovata da relazione tecnica sottoscritta da
    soggetto indipendente, nonché rilascio all’Amministrazione
    autonoma dei monopoli di Stato di una garanzia bancaria
    ovvero assicurativa, a prima richiesta e di durata biennale, di
    importo non inferiore ad euro 1.500.000;
    c) costituzione in forma giuridica di società di capitali, con
    sede legale in uno degli Stati dello Spazio economico europeo,
    anteriormente al rilascio della concessione ed alla sottoscrizione
    della relativa convenzione accessiva;
    d) possesso da parte del presidente, degli amministratori
    e dei procuratori dei requisiti di affidabilità e professionalità
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    richiesti alle corrispondenti figure dei soggetti di cui al comma
    16, lettera b);
    e) residenza delle infrastrutture tecnologiche, hardware e
    software, dedicate alle attività oggetto di concessione in uno
    degli Stati dello Spazio economico europeo;
    f) versamento all’Amministrazione autonoma dei monopoli
    di Stato di un corrispettivo una tantum, per la durata della
    concessione e a titolo di contributo spese per la gestione tecnica
    ed amministrativa dell’attività di monitoraggio e controllo, pari
    ad euro 300.000, più IVA, per le domande di concessione
    riferite ai giochi di cui al comma 11, lettere da a) ad e), e ad
    euro 50.000, più IVA, per le domande di concessione riferite al
    gioco di cui al comma 11, lettera f);
    g) sottoscrizione dell’atto d’obbligo di cui al comma 17.
    16. I soggetti di cui al comma 13, lettera b), che chiedono la
    concessione per l’esercizio e la raccolta a distanza dei giochi di
    cui al comma 11, lettere da a) a f), al fine di ampliare ovvero
    completare la gamma dei giochi per i quali gli stessi sono già
    abilitati all’esercizio e alla raccolta a distanza, versano
    all’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato il
    contributo di cui al comma 15, lettera f), nelle seguenti misure:
    16. Identico.
    a) euro 300.000, per i concessionari del gioco previsto dal
    regolamento di cui al decreto del Ministro delle finanze 31
    gennaio 2000, n. 29, relativamente a domande di concessione
    riferite ai giochi di cui al comma 11, lettere da a) ad e);
    b) euro 50.000, per i concessionari di esercizio a distanza
    dei giochi di cui all’articolo 1, comma 287, della legge 30
    dicembre 2004, n. 311, e successive modificazioni, e all’articolo
    38, comma 4, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248,
    relativamente a domande di concessione riferite al gioco di cui
    al comma 11, lettera f);
    c) euro 350.000, per i concessionari di rimanenti giochi,
    non già abilitati alla loro raccolta a distanza, relativamente a
    domande di concessione riferite ai giochi di cui al comma 11,
    lettere da a) a f).
    17. La sottoscrizione della domanda di concessione, il cui
    modello è reso disponibile dall’Amministrazione autonoma dei
    monopoli di Stato sul proprio sito web, implica altresì
    l’assunzione da parte del soggetto richiedente dei seguenti
    obblighi valevoli per l’intera durata della concessione:
    17. Identico:
    a) dimostrazione, su richiesta dell’Amministrazione
    autonoma dei monopoli di Stato, della persistenza dei requisiti e
    delle condizioni di cui al comma 15, lettere da a) a e);
    a) identica;
    b) comunicazione all’Amministrazione autonoma dei
    monopoli di Stato di ogni variazione relativa ai requisiti ed alle
    condizioni di cui al comma 15, lettere da a) ad e);
    b) identica;
    c) accesso dei giocatori all’area operativa del sito web del
    concessionario dedicata all’offerta dei giochi di cui al comma 11,
    lettere da a) a f), esclusivamente sub registrazione telematica
    da parte del sistema centrale dell’Amministrazione autonoma
    dei monopoli di Stato;
    c) identica;
    d) esclusione dei consumatori residenti in Italia dall’offerta
    dei giochi di cui al comma 11, lettere da a) a f), attraverso siti
    diversi da quelli gestiti dai concessionari in aderenza a quanto
    previsto dalla concessione, ancorché gestiti dallo stesso
    concessionario, direttamente ovvero attraverso società
    controllanti, controllate o collegate;
    d) identica;
    e) adozione ovvero messa a disposizione di strumenti ed
    accorgimenti per l’autolimitazione ovvero per l’autoesclusione
    dal gioco, l’esclusione dall’accesso al gioco da parte di minori,
    nonché l’esposizione del relativo divieto in modo visibile negli
    ambienti virtuali di gioco gestiti dal concessionario;
    e) identica;
    f) promozione di comportamenti responsabili di gioco e
    vigilanza sulla loro adozione da parte dei giocatori, nonché di
    f) identica;
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    misure a tutela del consumatore previste dal codice del
    consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206;
    g) nell’ambito dell’esercizio e della raccolta
    dei giochi di cui al comma 11, svolgimento
    dell’eventuale attività di commercializzazione
    esclusivamente mediante il canale prescelto;
    g) trasmissione al sistema centrale dell’Amministrazione
    autonoma dei monopoli di Stato delle informazioni anonime
    relative alle singole giocate, ai prelievi ed ai versamenti
    effettuati sui singoli conti di gioco, ai relativi saldi, nonché,
    utilizzando protocolli di comunicazione stabiliti con
    provvedimento dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di
    Stato, ai movimenti, da identificare con apposita codifica,
    relativi ad attività di gioco effettuate dal giocatore mediante
    canali che non prevedono la sub registrazione da parte del
    sistema centrale dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di
    Stato;
    h) identica;
    h) messa a disposizione, nei tempi e con le modalità
    indicati dall’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato
    all’atto della sua richiesta, di tutti i documenti e le informazioni
    occorrenti per l’espletamento delle attività di vigilanza e
    controllo della medesima Amministrazione;
    i) identica;
    i) consenso all’Amministrazione autonoma dei monopoli di
    Stato per l’accesso, nei tempi e con le modalità indicati dalla
    stessa Amministrazione, di suoi dipendenti o incaricati alle sedi
    del concessionario a fini di controllo e ispezione, nonché, ai
    medesimi fini, impegno di massima assistenza e collaborazione
    a tali dipendenti o incaricati;
    l) identica;
    l) utilizzo di conti correnti bancari o postali dedicati alla
    gestione delle somme depositate sui conti di gioco di titolarità
    dei giocatori.
    m) identica.
    18. L’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato
    effettua l’istruttoria delle domande di concessione entro
    novanta giorni dalla data del loro ricevimento complete di tutta
    la documentazione occorrente per il riscontro dei requisiti e
    delle condizioni di cui al comma 15. In caso di incompletezza
    della domanda ovvero della relativa documentazione, il termine
    è sospeso fino alla data della sua regolarizzazione. Il termine è
    altresì sospeso, in caso di richiesta di integrazioni documentali
    ovvero di chiarimenti chiesti dall’Amministrazione autonoma dei
    monopoli di Stato, dalla data della richiesta e fino alla loro
    ricezione. In deroga alle disposizioni del testo unico di cui al
    decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000,
    n. 445, fatti, stati e qualità relativi ai requisiti ovvero alle
    condizioni di cui al comma 15 non possono essere attestati nella
    forma dell’autocertificazione ovvero della dichiarazione
    sostitutiva dell’atto di notorietà. In caso di decorso del termine
    per l’istruttoria senza l’adozione di un provvedimento conclusivo
    espresso da parte dell’Amministrazione autonoma dei monopoli
    di Stato, la domanda di concessione si intende respinta.
    18. Identico.
    19. La raccolta a distanza dei giochi di cui al comma 11 è
    subordinata alla stipula, anche per via telematica, di un
    contratto di conto di gioco tra il giocatore e il concessionario. Lo
    schema di riferimento del contratto di conto di gioco, reso
    disponibile dall’Amministrazione autonoma dei monopoli di
    Stato sul proprio sito web, è predisposto nel rispetto delle
    seguenti condizioni minime, cui restano senz’altro soggetti i
    contratti di conto di gioco in essere alla data di entrata in vigore
    della presente legge:
    19. Identico.
    a) accettazione da parte del concessionario della
    regolazione del contratto secondo la legge dello Stato italiano e
    che italiano sia il foro competente per le eventuali controversie,
    nel rispetto delle norme vigenti anche di fonte comunitaria, con
    esclusione di forme di risoluzione arbitrale delle controversie
    medesime;
    b) utilizzo del conto di gioco in osservanza delle
    disposizioni di cui al decreto legislativo 21 novembre 2007,
    n. 231, di attuazione della direttiva 2005/60/CE concernente la
    prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di
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    riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento
    del terrorismo, nonché della direttiva 2006/70/CE recante
    disposizioni per la relativa esecuzione;
    c) unicità del contratto di conto di gioco con ciascun
    giocatore, divieto di utilizzazione del conto di gioco di un
    giocatore per la raccolta o l’intermediazione di giocate altrui,
    improduttività di frutti del conto di gioco per il giocatore,
    nonché gratuità della relativa utilizzazione per il giocatore;
    d) indisponibilità da parte del concessionario delle somme
    depositate sul conto di gioco, fatte salve le operazioni di
    addebito e di accredito direttamente connesse all’esercizio dei
    giochi oggetto di concessione;
    e) tempestiva contabilizzazione e messa a disposizione al
    giocatore delle vincite e delle relative somme, comunque non
    oltre un’ora dalla certificazione ufficiale del verificarsi
    dell’evento che determina la vincita, salvo specifica diversa
    disposizione prevista dal regolamento di un singolo gioco;
    f) accredito al giocatore, entro e non oltre sette giorni
    dalla richiesta e con valuta corrispondente al giorno della
    richiesta, delle somme giacenti sul conto di gioco di cui il
    giocatore chieda al concessionario il prelievo;
    g) durata del contratto di conto di gioco non superiore alla
    data di scadenza della concessione;
    h) informativa relativa al trattamento dei dati personali
    rispettosa della normativa vigente in materia;
    i) assenso preventivo ed incondizionato del giocatore alla
    trasmissione da parte del concessionario all’Amministrazione
    autonoma dei monopoli di Stato, su richiesta di quest’ultima, di
    tutti i dati relativi ai movimenti e ai saldi del conto di gioco;
    l) devoluzione all’erario dell’intero saldo del conto di gioco
    decorsi tre anni dalla data della sua ultima movimentazione.
    20. Con provvedimento del direttore generale
    dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato i
    contributi di cui ai commi 15, lettera f), e 16 possono essere
    adeguati in aumento ogni tre anni sulla base dell’indice
    nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC)
    pubblicato dall’ISTAT.
    20. Identico.
    21. L’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato
    adotta la carta dei servizi in materia di giochi al fine di
    assicurare la più corretta informazione dei giocatori, anche in
    tema di doveri di condotta dei concessionari, con particolare
    riguardo a quelli di cui al comma 17, lettera e).
    21. Identico.
    22. Entro novanta giorni dalla data stabilita ai sensi del
    comma 30, i soggetti di cui al comma 13, lettera b), ai quali
    sono già consentiti l’esercizio e la raccolta a distanza dei giochi
    di cui al comma 11, sottoscrivono l’atto di integrazione della
    convenzione accessiva alla concessione occorrente per
    adeguarne i contenuti alle disposizioni dei commi da 11 a 30.
    22. Entro novanta giorni dalla data stabilita ai sensi
    del comma 26, i soggetti di cui al comma 13, lettera
    b), ai quali sono già consentiti l’esercizio e la raccolta a
    distanza dei giochi di cui al comma 11, sottoscrivono
    l’atto di integrazione della convenzione accessiva alla
    concessione occorrente per adeguarne i contenuti alle
    disposizioni dei commi da 11 a 26.
    23. Chiunque organizza, esercita e raccoglie a distanza
    giochi di cui al comma 11 senza la prescritta concessione
    è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. La
    stessa pena si applica a chiunque organizza, esercita e
    raccoglie a distanza giochi diversi da quelli di cui al
    comma 11 che non siano previamente istituiti
    dall’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato.
    Soppresso
    24. Chiunque organizza, esercita e raccoglie a distanza
    giochi con modalità e tecniche diverse da quelle previste
    dai commi da 11 a 22 è punito con l’arresto da tre mesi a
    un anno o con l’ammenda da euro 500 a euro 5.000.
    Soppresso
    25. Chiunque promuove o pubblicizza la raccolta a
    distanza dei giochi di cui al comma 11, organizzati senza
    la prescritta concessione, è punito con l’arresto fino a tre
    mesi e con l’ammenda da euro 500 a euro 5.000.
    Soppresso
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    26. Fuori dei casi di concorso nel reato di cui al comma
    23, chiunque partecipa a distanza ai giochi di cui al
    comma 11, organizzati senza la prescritta concessione, è
    punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda da
    euro 200 a euro 2.000.
    Soppresso
    27. In aggiunta a quanto previsto dai commi da 23 a
    26, l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato
    applica una sanzione amministrativa pecuniaria di
    carattere accessorio da euro 30.000 fino ad euro
    180.000.
    Soppresso
    23. All’articolo 4, comma 1, della legge 13
    dicembre 1989, n. 401, e successive
    modificazioni, sono aggiunti, in fine, i seguenti
    periodi: «È punito altresì con la reclusione da sei
    mesi a tre anni chiunque organizza, esercita e
    raccoglie a distanza, senza la prescritta
    concessione, qualsiasi gioco istituito o
    disciplinato dall’Amministrazione autonoma dei
    monopoli di Stato. Chiunque, ancorché titolare
    della prescritta concessione, organizza, esercita
    e raccoglie a distanza qualsiasi gioco isituito o
    disciplinato dall’Amministrazione autonoma dei
    monopoli di Stato con modalità e tecniche
    diverse da quelle previste dalla legge è punito
    con l’arresto da tre mesi a un anno o con
    l’ammenda da euro 500 a euro 5.000».
    28. Salvo che il fatto costituisca reato, in caso di
    inadempimento da parte del concessionario delle disposizioni di
    cui ai commi 17 e 19, l’Amministrazione autonoma dei monopoli
    di Stato dispone:
    24. Identico:
    a) per l’inadempimento delle disposizioni di cui al comma
    17, lettere a), b), d), e) f), h) e i), nonché delle disposizioni di
    cui al comma 19, la sospensione della concessione fino alla data
    in cui il concessionario non ottemperi alle prescrizioni
    comunicate dalla Amministrazione, e, nel caso in cui
    l’inadempimento perduri per i trenta giorni successivi alla
    comunicazione, la revoca della concessione;
    a) per l’inadempimento delle disposizioni di cui al
    comma 17, lettere a), b), d), e), f), i) e l), nonché
    delle disposizioni di cui al comma 19, la sospensione
    della concessione fino alla data in cui il concessionario
    non ottemperi alle prescrizioni comunicate dalla
    Amministrazione, e, nel caso in cui l’inadempimento
    perduri per i trenta giorni successivi alla
    comunicazione, la revoca della concessione;
    b) per l’inadempimento delle disposizioni di cui al comma
    17, lettera g), la sospensione della concessione fino alla data in
    cui il concessionario non ottemperi alle prescrizioni comunicate
    dalla Amministrazione, e, nel caso in cui l’inadempimento
    perduri per i dieci giorni successivi alla comunicazione, la revoca
    della concessione;
    b) per l’inadempimento delle disposizioni di cui al
    comma 17, lettera h), la sospensione della
    concessione fino alla data in cui il concessionario non
    ottemperi alle prescrizioni comunicate dalla
    Amministrazione, e, nel caso in cui l’inadempimento
    perduri per i dieci giorni successivi alla comunicazione,
    la revoca della concessione;
    c) al primo inadempimento delle disposizioni di cui al
    comma 17, lettera l), la sospensione della concessione per la
    durata di quindici giorni; al secondo inadempimento delle
    medesime disposizioni, la sospensione della concessione per
    trenta giorni; al terzo inadempimento la revoca della
    concessione;
    c) al primo inadempimento delle disposizioni di
    cui al comma 17, lettera m), la sospensione della
    concessione per la durata di quindici giorni; al secondo
    inadempimento delle medesime disposizioni, la
    sospensione della concessione per trenta giorni; al
    terzo inadempimento la revoca della concessione;
    d) in ogni caso al terzo inadempimento delle disposizioni
    di cui ai commi 17 e 19 l’Amministrazione dispone la revoca
    della concessione.
    d) identica.
    29. I termini di cui alle lettere a) e b) del comma 28 sono
    ridotti a metà in caso di nuovo inadempimento rilevato prima
    che siano trascorsi dodici mesi dalla notifica del primo. In caso
    di terzo inadempimento nell’arco di dodici mesi, è disposta la
    revoca della concessione.
    25. I termini di cui alle lettere a) e b) del comma
    24 sono ridotti a metà in caso di nuovo
    inadempimento rilevato prima che siano trascorsi
    dodici mesi dalla notifica del primo. In caso di terzo
    inadempimento nell’arco di dodici mesi, è disposta la
    revoca della concessione.
    30. Con provvedimento del direttore generale
    dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, sulla
    base di apposito progetto di fattibilità tecnica redatto dal
    partner tecnologico, è stabilita la data dalla quale decorrono, in
    tutto o in parte, gli obblighi di cui ai commi da 11 a 29. Fino a
    tale data i concessionari continuano ad effettuare al partner
    tecnologico dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di
    Stato la trasmissione dei dati in conformità alla disciplina a tale
    riguardo vigente anteriormente alla data di entrata in vigore
    26. Con provvedimento del direttore generale
    dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato,
    sulla base di apposito progetto di fattibilità tecnica
    redatto dal partner tecnologico, è stabilita la data dalla
    quale decorrono, in tutto o in parte, gli obblighi di cui
    ai commi da 11 a 25. Fino a tale data i concessionari
    continuano ad effettuare al partner tecnologico
    dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato
    la trasmissione dei dati in conformità alla disciplina a
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    della presente legge. tale riguardo vigente anteriormente alla data di
    entrata in vigore della presente legge.
    31. Con regolamento emanato ai sensi dell’articolo 16,
    comma 1, della legge 13 maggio 1999, n. 133, adottato di
    concerto con il Ministro dell’interno, sono disciplinati i tornei non
    a distanza di poker sportivo; con il medesimo regolamento sono
    altresì determinati l’importo massimo della quota di modico
    valore di partecipazione al torneo e le modalità che escludono i
    fini di lucro e la ulteriore partecipazione al torneo una volta
    esaurita la predetta quota, nonché l’impossibilità per gli
    organizzatori di prevedere più tornei nella stessa giornata e
    nella stessa località.
    27. Identico.
    28. Nel rispetto dell’articolo 1 del decreto
    legislativo 14 aprile 1948, n. 496, ratificato con
    legge 22 aprile 1953, n. 342, della direttiva
    2005/60/CE del Parlamento europeo e del
    Consiglio, del 26 ottobre 2005, recepita con il
    decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, e
    degli articoli 43 e 49 del Trattato istitutivo della
    Comunità europea, l’esercizio e la raccolta dei
    tornei di poker sportivo non a distanza sono
    consentiti ai soggetti titolari di concessione per
    l’esercizio e la raccolta di uno o più dei giochi di
    cui al comma 11 attraverso rete fisica nonché ai
    soggetti che rispettino i requisiti e le condizioni
    di cui al comma 15 previa autorizzazione
    dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di
    Stato.
    32. Il Fondo di cui all’articolo 81, comma 29, del decretolegge
    25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni,
    dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, è integrato di 6 milioni di
    euro per l’anno 2009 e di 15 milioni di euro a decorrere
    dall’anno 2010. Al relativo onere nonché alle minori entrate
    recate dai commi da 1 a 3 del presente articolo, valutate in 22
    milioni di euro dall’anno 2009, si provvede mediante utilizzo
    delle maggiori entrate derivanti dai commi da 11 a 30 del
    presente articolo, al netto dei costi sostenuti
    dall’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato per la
    realizzazione e la gestione degli strumenti informatici
    occorrenti.
    29. Il Fondo di cui all’articolo 81, comma 29, del
    decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con
    modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, è
    integrato di 6 milioni di euro per l’anno 2009 e di 15
    milioni di euro a decorrere dall’anno 2010. Al relativo
    onere nonché alle minori entrate recate dai commi da
    1 a 3 del presente articolo, valutate in 22 milioni di
    euro dall’anno 2009, si provvede mediante utilizzo
    delle maggiori entrate derivanti dai commi da 11 a 26
    del presente articolo, al netto dei costi sostenuti
    dall’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato
    per la realizzazione e la gestione degli strumenti
    informatici occorrenti.
    33. Il Ministro dell’economia e delle finanze provvede al
    monitoraggio degli oneri di cui al presente articolo, anche ai fini
    dell’adozione dei provvedimenti correttivi di cui all’articolo 11-
    ter, comma 7, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive
    modificazioni.
    30. Identico.
    34. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad
    apportare con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio.
    31. Identico.
    32. All’articolo 1, comma 287, lettera h), della
    legge 30 dicembre 2004, n. 311, come sostituita
    dall’articolo 38, comma 2, del decreto-legge 4
    luglio 2006, n. 223, convertito, con
    modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248,
    le parole: «venticinquemila» e
    «settemilacinquecento» sono sostituite dalle
    seguenti: «cinquantamila» e
    «diciassettemilacinquecento».
    Art. 25.
    (Modifica all’articolo 41 del decreto-legge 30
    dicembre 2008, n. 207)
    1. Nel rispetto degli obblighi derivanti dalla
    direttiva 2003/96/CE del Consiglio, del 27
    ottobre 2003, che ristruttura il quadro
    comunitario per la tassazione dei prodotti
    energetici e dell’elettricità, all’articolo 41 del
    decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 27
    febbraio 2009, n. 14, dopo il comma 16-
    sexiesdecies è inserito il seguente:
    Legislatura 16º - Disegno di legge N. 1078-B Pagina 32 di 66
    http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/f ... &id=0042... 15/06/2009
    «16-sexiesdecies.1. Al fine di ridurre la
    concorrenzialità delle rivendite di benzina e
    gasolio utilizzati come carburante per
    autotrazione situate nella Repubblica di San
    Marino e nel rispetto della normativa comunitaria
    vigente è istituito, in favore delle regioni
    confinanti con la stessa, un fondo per
    l’erogazione di contributi alle persone fisiche per
    la riduzione del prezzo della benzina e del
    gasolio per autotrazione alla pompa. Il fondo è
    istituito nello stato di previsione del Ministero
    dell’economia e delle finanze, con una dotazione
    di 2 milioni di euro annui a decorrere dall’anno
    2009. Le modalità di erogazione e i criteri di
    ripartizione del predetto fondo sono stabiliti con
    decreto del Ministro dell’economia e delle
    finanze, su proposta del Ministro per i rapporti
    con le regioni. All’onere derivante dall’attuazione
    del presente comma, pari a 2 milioni di euro
    annui a decorrere dall’anno 2009, si provvede
    mediante corrispondente riduzione
    dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 39-
    ter, comma 2, del decreto-legge 1º ottobre 2007,
    n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge
    29 novembre 2007, n. 222. Il Ministro
    dell’economia e delle finanze è autorizzato ad
    apportare, con propri decreti, le occorrenti
    variazioni di bilancio. L’efficacia delle
    disposizioni di cui al presente comma è
    subordinata all’autorizzazione del Consiglio
    dell’Unione europea ai sensi dell’articolo 19 della
    direttiva 2003/96/CE».
    Art. 23. Art. 26.
    (Delega al Governo per l’attuazione
    della direttiva 2007/65/CE)
    (Delega al Governo per l’attuazione
    della direttiva 2007/65/CE)
    1. Nella predisposizione del decreto legislativo per
    l’attuazione della direttiva 2007/65/CE del Parlamento europeo
    e del Consiglio, dell’11 dicembre 2007, che modifica la direttiva
    89/552/CEE del Consiglio, relativa al coordinamento di
    determinate disposizioni legislative, regolamentari e
    amministrative degli Stati membri concernenti l’esercizio delle
    attività televisive, attraverso le opportune modifiche al testo
    unico della radiotelevisione, di cui al decreto legislativo 31 luglio
    2005, n. 177, il Governo è tenuto a seguire, oltre ai princìpi e
    criteri direttivi di cui all’articolo 2, anche i seguenti princìpi e
    criteri direttivi:
    Identico
    a) l’inserimento di prodotti è ammesso nel rispetto di tutte
    le condizioni e i divieti previsti dall’articolo 3-octies, paragrafi 2,
    3 e 4, della direttiva 89/552/CEE, come introdotto dalla citata
    direttiva 2007/65/CE;
    b) per le violazioni delle condizioni e dei divieti di cui alla
    lettera a) si applicano le sanzioni previste dall’articolo 51 del
    testo unico di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177,
    per la violazione delle disposizioni in materia di pubblicità,
    sponsorizzazione e televendite, fatto salvo il divieto di
    inserimento di prodotti nei programmi per bambini, per la cui
    violazione si applica la sanzione di cui all’articolo 35, comma 2,
    del medesimo decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177.
    Art. 24. Art. 27.
    (Disposizioni per l’attuazione
    della direttiva 2007/68/CE)
    (Disposizioni per l’attuazione
    della direttiva 2007/68/CE)
    1. In attuazione della direttiva 2007/68/CE della
    Commissione, del 27 novembre 2007, che modifica l’allegato
    III-bis della direttiva 2000/13/CE del Parlamento europeo e del
    Consiglio, per quanto concerne l’inclusione di alcuni ingredienti
    alimentari, all’Allegato 2 del decreto legislativo 27 gennaio
    1992, n. 109, sono apportate le seguenti modificazioni:
    1. Identico.
    a) la sezione III è sostituita dalla seguente:
    Legislatura 16º - Disegno di legge N. 1078-B Pagina 33 di 66
    http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/f ... &id=0042... 15/06/2009
    «Sezione III
    Allergeni alimentari
    1. Cereali contenenti glutine (cioè grano, segale, orzo,
    avena, farro, kamut o i loro ceppi ibridati) e prodotti derivati,
    tranne:
    a) sciroppi di glucosio a base di grano, incluso destrosio, e
    prodotti derivati, purché il processo subito non aumenti il livello
    di allergenicità valutato dall’EFSA per il prodotto di base dal
    quale sono derivati;
    b) maltodestrine a base di grano e prodotti derivati,
    purché il processo subito non aumenti il livello di allergenicità
    valutato dall’EFSA per il prodotto di base dal quale sono
    derivati;
    c) sciroppi di glucosio a base d’orzo;
    d) cereali utilizzati per la fabbricazione di distillati o di
    alcol etilico di origine agricola per liquori ed altre bevande
    alcoliche.
    2. Crostacei e prodotti derivati.
    3. Uova e prodotti derivati.
    4. Pesce e prodotti derivati, tranne:
    a) gelatina di pesce utilizzata come supporto per preparati
    di vitamine o carotenoidi;
    b) gelatina o colla di pesce utilizzata come chiarificante
    nella birra e nel vino.
    5. Arachidi e prodotti derivati.
    6. Soia e prodotti derivati, tranne:
    a) olio e grasso di soia raffinato e prodotti derivati, purché
    il processo subito non aumenti il livello di allergenicità valutato
    dall’EFSA per il prodotto di base dal quale sono derivati;
    b) tocoferoli misti naturali (E306), tocoferolo D-alfa
    naturale, tocoferolo acetato D-alfa naturale, tocoferolo
    succinato D-alfa naturale a base di soia;
    c) oli vegetali derivati da fitosteroli e fitosteroli esteri a
    base di soia;
    d) estere di stanolo vegetale prodotto da steroli di olio
    vegetale a base di soia.
    7. Latte e prodotti derivati, incluso lattosio, tranne:
    a) siero di latte utilizzato per la fabbricazione di distillati o
    di alcol etilico di origine agricola per liquori ed altre bevande
    alcoliche;
    b) lattitolo.
    8. Frutta a guscio, cioè mandorle (Amygdalus communis L.),
    nocciole (Corylus avellana), noci comuni (Juglans regia), noci di
    anacardi (Anacardium occidentale), noci di pecan (Carya
    illinoiesis (Wangenh) K. Koch), noci del Brasile (Bertholletia
    excelsa), pistacchi (Pistacia vera), noci del Queensland
    (Macadamia ternifolia) e prodotti derivati, tranne frutta a guscio
    utilizzata per la fabbricazione di distillati o di alcol etilico di
    origine agricola per liquori ed altre bevande alcoliche.
    9. Sedano e prodotti derivati.
    10. Senape e prodotti derivati.
    11. Semi di sesamo e prodotti derivati.
    12. Anidride solforosa e solfiti in concentrazioni superiori a
    10 mg/Kg o 10 mg/l espressi come SO
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    2
    .
    13. Lupini e prodotti derivati.
    14. Molluschi e prodotti derivati.»;
    b) la sezione IV è abrogata.
    2. È autorizzata la commercializzazione, fino ad esaurimento
    delle scorte, dei prodotti alimentari, conformi alle disposizioni
    del decreto legislativo 8 febbraio 2006, n. 114, immessi sul
    mercato od etichettati prima del 31 maggio 2009.
    2. Identico.
    3. Le modifiche della sezione III dell’Allegato 2 del decreto
    legislativo 27 gennaio 1992, n. 109, come modificata dal
    comma 1 del presente articolo, rese necessarie per il
    recepimento di direttive comunitarie in materia, sono adottate
    con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto
    con il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali,
    previo parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo
    Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano,
    da esprimere entro trenta giorni dalla richiesta.
    3. All’articolo 29 del decreto legislativo 27
    gennaio 1992, n. 109, è aggiunto, in fine, il
    seguente comma:
    «3-bis. Le modifiche della sezione III dell’Allegato
    2, rese necessarie per il recepimento di direttive
    comunitarie in materia, sono adottate con decreto del
    Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il
    Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali,
    previo parere della Conferenza permanente per i
    rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome
    di Trento e di Bolzano, da esprimere entro trenta
    giorni dalla richiesta».
    4. Sono abrogati l’articolo 8, commi 2 e 3, del decreto
    legislativo 8 febbraio 2006, n. 114, ed il secondo periodo del
    comma 2-bis dell’articolo 7 del decreto legislativo 27 gennaio
    1992, n. 109, e successive modificazioni.
    4. Identico.
    Art. 25. Art. 28.
    (Delega al Governo per la modifica della disciplina in materia di
    composizione e denominazione degli estratti alimentari e dei
    prodotti affini, in esecuzione della sentenza della Corte di
    giustizia delle Comunità europee del 19 giugno 1990, nella
    causa C-177/89)
    (Delega al Governo per la modifica della disciplina in
    materia di composizione e denominazione degli estratti
    alimentari e dei prodotti affini, in esecuzione della
    sentenza della Corte di giustizia delle Comunità
    europee del 19 giugno 1990, nella causa C-177/89)
    1. Il Governo è delegato ad adottare, con le modalità di cui
    all’articolo 1 e nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi di cui
    all’articolo 2, un decreto legislativo al fine di dare piena e
    completa esecuzione alla sentenza della Corte di giustizia delle
    Comunità europee del 19 giugno 1990, nella causa C-177/89,
    con particolare riferimento alle disposizioni in materia di
    composizione e denominazione degli estratti alimentari e dei
    prodotti affini.
    1. Il Governo è delegato ad adottare, entro tre
    mesi dalla data di entrata in vigore della
    presente legge, con le modalità di cui all’articolo 1 e
    nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi di cui
    all’articolo 2, un decreto legislativo al fine di dare
    piena e completa esecuzione alla sentenza della Corte
    di giustizia delle Comunità europee del 19 giugno
    1990, nella causa C-177/89, con particolare
    riferimento alle disposizioni in materia di composizione
    e denominazione degli estratti alimentari e dei prodotti
    affini.
    2. Il Governo è autorizzato ad apportare, entro quattro mesi
    dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo di cui al
    comma 1, le conseguenti modifiche ed integrazioni al
    regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30
    maggio 1953, n. 567.
    2. Identico.
    Art. 26. Art. 29.
    (Delega al Governo per l’attuazione della direttiva 2007/23/CE
    relativa all’immissione sul mercato di articoli pirotecnici)
    (Delega al Governo per l’attuazione della direttiva
    2007/23/CE relativa all’immissione sul mercato di
    articoli pirotecnici)
    1. Nella predisposizione del decreto legislativo per
    l’attuazione della direttiva 2007/23/CE del Parlamento europeo
    e del Consiglio, del 23 maggio 2007, relativa all’immissione sul
    mercato di articoli pirotecnici, il Governo è tenuto a seguire,
    oltre ai princìpi e criteri direttivi di cui all’articolo 2, anche i
    seguenti princìpi e criteri direttivi:
    1. Nella predisposizione del decreto legislativo per
    l’attuazione della direttiva 2007/23/CE del Parlamento
    europeo e del Consiglio, del 23 maggio 2007, relativa
    all’immissione sul mercato di articoli pirotecnici, il
    Governo è tenuto a seguire, oltre ai princìpi e criteri
    direttivi di cui agli articoli 1 e 2, anche i seguenti
    princìpi e criteri direttivi:
    a) disciplinare, mediante sistemi informatizzati di
    trattamento dei dati e di gestione delle procedure, le domande
    ed i procedimenti per l’accertamento della conformità degli
    articoli pirotecnici ai requisiti di sicurezza della direttiva
    medesima e le ulteriori procedure per il riconoscimento dei
    a) identica;
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    prodotti pirotecnici destinati ad organismi diversi;
    b) armonizzare le norme di recepimento con le disposizioni
    vigenti in materia di sicurezza, ivi compresi gli aspetti di
    prevenzione incendi, delle fabbriche, dei depositi, del trasporto,
    degli esercizi di vendita dei prodotti esplodenti;
    b) identica;
    c) assicurare la produzione, l’uso e lo smaltimento
    ecocompatibili dei prodotti esplodenti, compresi quelli
    pirotecnici per uso nautico, e dei rifiuti prodotti dall’accensione
    di pirotecnici di qualsiasi specie, prevedendo una disciplina
    specifica per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti di tali
    prodotti e dei prodotti scaduti;
    c) identica;
    d) prevedere la procedura di etichettatura degli artifici
    pirotecnici, che consenta, nella intera filiera commerciale ed
    anche mediante l’adozione di codici alfanumerici, la corretta ed
    univoca individuazione dei prodotti esplodenti nel territorio
    nazionale, la migliore tracciabilità amministrativa degli stessi ed
    il rispetto dei princìpi in materia di tutela della salute ed
    incolumità pubblica;
    d) identica;
    e) prevedere specifiche licenze e modalità di etichettatura
    per i prodotti pirotecnici fabbricati ai fini di ricerca, sviluppo e
    prova;
    e) identica;
    f) prevedere ogni misura volta al rispetto delle esigenze di
    ordine e di sicurezza pubblica e di prevenzione incendi
    nell’acquisizione, detenzione ed uso degli artifici pirotecnici e ad
    escludere dal possesso di tali prodotti persone comunque
    ritenute pericolose;
    f) identica;
    g) determinare le attribuzioni e la composizione del
    comitato competente al controllo delle attività degli organismi
    notificati responsabili delle verifiche di conformità,
    assicurandone l’alta competenza e l’indipendenza dei
    componenti;
    g) identica;
    h) prevedere, per le infrazioni alle disposizioni della
    legislazione nazionale di attuazione della direttiva 2007/23/CE,
    l’introduzione di sanzioni, anche di natura penale, nei limiti di
    pena stabiliti per le contravvenzioni e per i delitti dalla legge 2
    ottobre 1967, n. 895, e dalla legge 18 aprile 1975, n. 110,
    ferme le disposizioni penali vigenti in materia, a tutela
    dell’ordine pubblico, della sicurezza pubblica, dell’incolumità
    delle persone e della protezione ambientale.
    h) identica.
    2. Dall’attuazione della delega di cui al presente articolo non
    devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza
    pubblica.
    2. Dall’attuazione della delega di cui al presente
    articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a
    carico della finanza pubblica. Le amministrazioni
    pubbliche competenti provvedono agli
    adempimenti di cui al presente articolo con le
    risorse umane, strumentali e finanziarie
    disponibili a legislazione vigente. Ai componenti
    del comitato di cui al comma 1, lettera g), non è
    corrisposto alcun emolumento, indennità o
    rimborso spese.
    Art. 27. Art. 30.
    (Delega al Governo per l’attuazione della direttiva 2008/43/CE
    relativa all’istituzione, a norma della direttiva 93/15/CEE, di un
    sistema di identificazione e tracciabilità degli esplosivi per uso
    civile)
    (Delega al Governo per l’attuazione della direttiva
    2008/43/CE relativa all’istituzione, a norma della
    direttiva 93/15/CEE, di un sistema di identificazione e
    tracciabilità degli esplosivi per uso civile)
    1. Nella predisposizione del decreto legislativo per
    l’attuazione della direttiva 2008/43/CE della Commissione, del 4
    aprile 2008, relativa all’istituzione, a norma della direttiva
    93/15/CEE del Consiglio, di un sistema di identificazione e
    tracciabilità degli esplosivi per uso civile, il Governo è tenuto a
    seguire, oltre ai princìpi e criteri direttivi di cui all’articolo 2,
    anche i seguenti princìpi e criteri direttivi:
    Identico
    a) prevedere che il sistema per assicurare la trattazione
    dei procedimenti e la conservazione dei dati concernenti le
    licenze di pubblica sicurezza relativi alla fabbricazione,
    importazione, esportazione, transito, trasferimento comunitario,
    trasporto, tracciabilità amministrativa ed identificazione univoca
    degli esplosivi, e quelli relativi ai titolari delle stesse, sia
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    assicurato dal Ministero dell’interno, con le risorse umane,
    finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, e dai
    titolari delle licenze mediante procedure automatizzate;
    b) prevedere, per gli esplosivi ammessi nel mercato civile,
    modalità di etichettature atte a distinguere la destinazione,
    rispetto a quelle riservate ad uso militare o delle forze di
    polizia;
    c) prevedere l’introduzione di sanzioni penali, nei limiti di
    pena di cui alla legge 2 ottobre 1967, n. 895, per le violazioni al
    divieto di detenzione e di introduzione nel territorio nazionale
    degli esplodenti di cui al decreto legislativo 2 gennaio 1997,
    n. 7, sprovvisti dei sistemi armonizzati di identificazione univoca
    e di tracciabilità; prevedere, inoltre, l’introduzione di sanzioni,
    anche di natura penale, per le altre infrazioni alla legislazione
    nazionale di attuazione della citata direttiva 2008/43/CE.
    2. Dall’attuazione della delega di cui al presente articolo non
    devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza
    pubblica.
    Art. 28. Art. 31.
    (Delega al Governo per l’attuazione della direttiva 2007/36/CE
    del Parlamento europeo e del Consiglio, relativa all’esercizio di
    alcuni diritti degli azionisti di società quotate)
    (Delega al Governo per l’attuazione della direttiva
    2007/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
    relativa all’esercizio di alcuni diritti degli azionisti di
    società quotate)
    1. Nella predisposizione del decreto legislativo per
    l’attuazione della direttiva 2007/36/CE del Parlamento europeo
    e del Consiglio, dell’11 luglio 2007, relativa all’esercizio di alcuni
    diritti degli azionisti di società quotate, il Governo è tenuto a
    seguire, oltre ai princìpi e criteri direttivi di cui all’articolo 2, in
    quanto compatibili, anche i seguenti princìpi e criteri direttivi:
    Identico
    a) definire l’ambito di applicazione delle norme di
    recepimento della direttiva 2007/36/CE emanate ai sensi della
    delega di cui al presente articolo, escludendo da esso gli
    organismi di investimento collettivo, armonizzati e non
    armonizzati, e le società cooperative;
    b) individuare le norme di recepimento della direttiva
    2007/36/CE emanate ai sensi della delega di cui al presente
    articolo applicabili alle società emittenti azioni diffuse tra il
    pubblico in misura rilevante e alle società emittenti valori
    mobiliari diversi dalle azioni con diritto di voto negoziati in
    mercati regolamentati o diffusi tra il pubblico in misura
    rilevante;
    c) indicare il termine minimo che deve intercorrere fra la
    pubblicazione dell’avviso di convocazione e la data di
    svolgimento dell’assemblea in prima convocazione, tenendo
    conto dell’interesse a un’adeguata informativa degli azionisti e
    dell’esigenza di una tempestiva convocazione dell’assemblea in
    determinate circostanze, e assicurando il necessario
    coordinamento con le disposizioni di attuazione degli articoli 6 e
    7 della direttiva 2007/36/CE;
    d) adeguare la disciplina del contenuto dell’avviso di
    convocazione a quanto previsto dall’articolo 5, paragrafo 3,
    della direttiva 2007/36/CE e disciplinarne le modalità di
    diffusione, al fine di garantirne l’effettiva diffusione nell’Unione
    europea, tenendo conto degli oneri amministrativi a carico della
    società emittente;
    e) adeguare la disciplina del diritto dei soci di integrare
    l’ordine del giorno dell’assemblea di cui all’articolo 126-bis del
    testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione
    finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58,
    a quanto previsto dagli articoli 5 e 6 della direttiva 2007/36/CE,
    non avvalendosi dell’opzione di cui all’articolo 6, paragrafo 1,
    secondo comma, e confermando la partecipazione minima per il
    suo esercizio nella misura del quarantesimo del capitale sociale,
    nonché quanto previsto dal citato articolo 126-bis, comma 3;
    f) adeguare la disciplina della legittimazione all’intervento
    in assemblea e all’esercizio del voto a quanto previsto
    dall’articolo 7 della direttiva 2007/36/CE, introducendo le
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    opportune modifiche ed adeguamenti delle norme in materia di
    legittimazione all’esercizio dei diritti sociali conferiti da
    strumenti finanziari in gestione accentrata, nonché in materia di
    disciplina dell’assemblea, di impugnazione delle delibere
    assembleari e di diritto di recesso, e procedere ad un riordino
    delle disposizioni normative in materia di gestione accentrata e
    dematerializzazione;
    g) individuare la data di registrazione tenendo conto
    dell’interesse a garantire una corretta rappresentazione della
    compagine azionaria e ad agevolare la partecipazione
    all’assemblea, anche tramite un rappresentante, dell’azionista,
    nonché dell’esigenza di adeguata organizzazione della riunione
    assembleare;
    h) al fine di agevolare l’esercizio dei diritti sociali,
    riordinare la disciplina vigente in materia di aggiornamento del
    libro dei soci, valutando altresì l’introduzione di un meccanismo
    di identificazione degli azionisti, per il tramite degli
    intermediari;
    i) disciplinare il diritto dell’azionista di porre domande
    connesse all’ordine del giorno prima dell’assemblea, prevedendo
    che la società fornisca una risposta, anche unitaria alle
    domande con lo stesso contenuto, al più tardi nella riunione
    assembleare, tenuto conto di quanto previsto dall’articolo 9,
    paragrafo 2, della direttiva 2007/36/CE;
    l) rivedere la disciplina della rappresentanza in assemblea,
    al fine di rendere più agevoli ed efficienti le procedure per
    l’esercizio del voto per delega, adeguandola altresì all’articolo
    10 della direttiva 2007/36/CE, avvalendosi delle facoltà di cui al
    paragrafo 2, secondo comma, e al paragrafo 4, secondo
    comma, del medesimo articolo e confermando quanto previsto
    dall’articolo 2372, secondo, terzo e quarto comma, del codice
    civile;
    m) identificare le fattispecie di potenziale conflitto di
    interessi fra il rappresentante e l’azionista rappresentato,
    avvalendosi delle opzioni di cui all’articolo 10, paragrafo 3,
    lettere a), b) e c), della direttiva 2007/36/CE;
    n) rivedere e semplificare la disciplina della sollecitazione
    delle deleghe di voto, coordinandola con le modifiche introdotte
    alla disciplina della rappresentanza in assemblea in attuazione
    della delega di cui al presente articolo e preservando un
    adeguato livello di affidabilità e trasparenza;
    o) disciplinare, ove necessario, l’esercizio tramite mezzi
    elettronici dei diritti sociali presi in considerazione dalla direttiva
    2007/36/CE;
    p) eventualmente prevedere i poteri regolamentari
    necessari per l’attuazione delle norme emanate ai sensi della
    delega di cui al presente articolo;
    q) prevedere per la violazione delle disposizioni adottate in
    attuazione della direttiva 2007/36/CE l’applicazione di sanzioni
    amministrative pecuniarie non inferiori nel minimo a euro 500 e
    non superiori nel massimo a euro 500.000.
    2. Dall’esercizio della delega di cui al presente articolo non
    devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
    Art. 29. Art. 32.
    (Delega al Governo per l’attuazione della direttiva 2007/64/CE
    del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 novembre 2007,
    relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno, recante
    modifica delle direttive 97/7/CE, 2002/65/CE, 2005/60/CE e
    2006/48/CE, e abrogazione della direttiva 97/5/CE)
    (Delega al Governo per l’attuazione della direttiva
    2007/64/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
    del 13 novembre 2007, relativa ai servizi di
    pagamento nel mercato interno, recante modifica
    delle direttive 97/7/CE, 2002/65/CE, 2005/60/CE e
    2006/48/CE, e abrogazione della direttiva 97/5/CE)
    1. Nella predisposizione dei decreti legislativi per l’attuazione
    della direttiva 2007/64/CE del Parlamento europeo e del
    Consiglio, del 13 novembre 2007, relativa ai servizi di
    pagamento nel mercato interno, recante modifica delle direttive
    97/7/CE, 2002/65/CE, 2005/60/CE e 2006/48/CE, che abroga
    la direttiva 97/5/CE, il Governo è tenuto a seguire, oltre ai
    Identico
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    princìpi e criteri direttivi di cui all’articolo 2, anche i seguenti
    princìpi e criteri direttivi:
    a) definire il quadro giuridico per la realizzazione dell’Area
    unica dei pagamenti in euro (SEPA), in conformità con il
    principio di massima armonizzazione contenuto nella direttiva;
    b) favorire la riduzione dell’uso di contante nelle
    operazioni di pagamento e privilegiare l’utilizzo da parte delle
    pubbliche amministrazioni, a livello nazionale e locale, di
    strumenti di pagamento elettronici. La pubblica amministrazione
    dovrà provvedervi con le risorse umane, strumentali e
    finanziarie disponibili a legislazione vigente;
    c) ridurre gli oneri a carico delle imprese e dei fornitori di
    servizi di pagamento, anche tenendo conto delle scelte
    effettuate in altri Paesi dell’Unione europea e della necessità di
    preservare la posizione competitiva del nostro sistema
    finanziario ed imprenditoriale;
    d) favorire lo sviluppo di un mercato concorrenziale dei
    servizi di pagamento;
    e) istituire la categoria degli istituti di pagamento abilitati
    alla prestazione di servizi di pagamento con esclusione delle
    attività di raccolta di depositi e di emissione di moneta
    elettronica;
    f) individuare nella Banca d’Italia l’autorità competente ad
    autorizzare l’avvio dell’esercizio dell’attività e a esercitare il
    controllo sugli istituti di pagamento abilitati, nonché a verificare
    il rispetto delle condizioni previste dalla direttiva per
    l’esecuzione delle operazioni di pagamento;
    g) individuare nella Banca d’Italia l’autorità competente a
    specificare le regole che disciplinano l’accesso ai sistemi di
    pagamento, assicurando condizioni di parità concorrenziale tra
    le diverse categorie di prestatori di servizi di pagamento;
    h) recepire gli obblighi di trasparenza posti in capo ai
    prestatori di servizi di pagamento al fine di consentire agli
    utenti di tali servizi di effettuare scelte consapevoli, graduando i
    requisiti informativi in relazione alle esigenze degli utenti stessi,
    al rilievo economico del contratto concluso e al valore dello
    strumento di pagamento;
    i) recepire i divieti per i prestatori di servizi di pagamento
    di applicare spese aggiuntive agli utenti di detti servizi per
    l’esercizio del loro diritto nei casi previsti dalla direttiva;
    l) assicurare una chiara e corretta ripartizione di
    responsabilità tra i prestatori di servizi di pagamento coinvolti
    nell’esecuzione di un’operazione di pagamento, al fine di
    garantirne il reciproco affidamento nonché il regolare
    funzionamento dei servizi di pagamento;
    m) prevedere procedure di reclamo degli utenti nei
    confronti dei fornitori di servizi di pagamento;
    n) prevedere procedure per la risoluzione stragiudiziale
    delle controversie relative all’utilizzazione di servizi di
    pagamento;
    o) prevedere disposizioni transitorie in base alle quali i
    soggetti che hanno iniziato a prestare i servizi di pagamento di
    cui all’allegato alla direttiva 2007/64/CE conformemente al
    diritto nazionale vigente prima della data di entrata in vigore del
    decreto legislativo possano continuare tale attività fino al 30
    aprile 2011;
    p) individuare nella Banca d’Italia l’autorità competente a
    emanare la normativa di attuazione del decreto legislativo e a
    recepire afferenti misure di attuazione adottate dalla
    Commissione europea con procedura di comitato;
    q) introdurre le occorrenti modificazioni alla normativa
    vigente, anche di derivazione comunitaria, per i singoli settori
    interessati dalla normativa da attuare, al fine di realizzarne il
    migliore coordinamento;
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    r) prevedere per la violazione delle disposizioni dettate in
    attuazione della direttiva l’applicazione di sanzioni
    amministrative pecuniarie non inferiori nel minimo a euro 500 e
    non superiori nel massimo a euro 500.000.
    2. Dall’esercizio della delega di cui al presente articolo non
    devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
    Art. 30. Art. 33.
    (Delega al Governo per l’attuazione della direttiva 2008/48/CE
    del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2008,
    relativa ai contratti di credito ai consumatori e che abroga la
    direttiva 87/102/CEE e previsione di modifiche ed integrazioni
    alla disciplina relativa ai soggetti operanti nel settore finanziario
    di cui al decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385, ai
    mediatori creditizi ed agli agenti in attività finanziaria)
    (Delega al Governo per l’attuazione della direttiva
    2008/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
    del 23 aprile 2008, relativa ai contratti di credito ai
    consumatori e che abroga la direttiva 87/102/CEE e
    previsione di modifiche ed integrazioni alla disciplina
    relativa ai soggetti operanti nel settore finanziario di
    cui al decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385, ai
    mediatori creditizi ed agli agenti in attività finanziaria)
    1. Nella predisposizione dei decreti legislativi per l’attuazione
    della direttiva 2008/48/CE del Parlamento europeo e del
    Consiglio, del 23 aprile 2008, relativa ai contratti di credito ai
    consumatori, il Governo è tenuto a seguire, oltre ai princìpi e
    criteri direttivi di cui all’articolo 2, anche i seguenti princìpi e
    criteri direttivi:
    1. Nella predisposizione dei decreti legislativi per
    l’attuazione della direttiva 2008/48/CE del Parlamento
    europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2008, relativa ai
    contratti di credito ai consumatori, che
    provvederanno ad apportare al testo unico delle
    leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al
    decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385, le
    necessarie modifiche e integrazioni, il Governo è
    tenuto a seguire, oltre ai princìpi e criteri direttivi di
    cui all’articolo 2, anche i seguenti princìpi e criteri
    direttivi:
    a) apportare al testo unico delle leggi in materia
    bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1º
    settembre 1993, n. 385, le modifiche e le integrazioni
    necessarie al corretto e integrale recepimento della
    direttiva 2008/48/CE e delle relative misure di
    esecuzione nell’ordinamento nazionale;
    soppressa
    b) estendere, se del caso, gli strumenti di protezione del
    contraente debole previsti in attuazione della direttiva
    2008/48/CE ad altre tipologie di finanziamento a favore dei
    consumatori, qualora ricorrano analoghe esigenze di tutela alla
    luce delle caratteristiche ovvero delle finalità del finanziamento;
    a) estendere, in tutto o in parte, gli strumenti
    di protezione del contraente debole previsti in
    attuazione della direttiva 2008/48/CE ad altre tipologie
    di finanziamento a favore dei consumatori, qualora
    ricorrano analoghe esigenze di tutela alla luce delle
    caratteristiche ovvero delle finalità del finanziamento;
    c) rafforzare ed estendere i poteri amministrativi inibitori e
    l’applicazione delle sanzioni amministrative previste dal testo
    unico di cui al decreto legislativo n. 385 del 1993 per
    contrastare le violazioni delle disposizioni del titolo VI di tale
    testo unico, anche se concernenti rapporti diversi dal credito al
    consumo, al fine di assicurare un’adeguata reazione a fronte dei
    comportamenti scorretti a danno della clientela;
    b) rafforzare ed estendere i poteri amministrativi
    inibitori e l’applicazione delle sanzioni amministrative
    previste dal testo unico di cui al decreto legislativo
    n. 385 del 1993 per contrastare le violazioni delle
    disposizioni del titolo VI di tale testo unico, anche se
    concernenti rapporti diversi dal credito al consumo, al
    fine di assicurare un’adeguata reazione a fronte dei
    comportamenti scorretti a danno della clientela. La
    misura delle sanzioni amministrative è pari a
    quella prevista dall’articolo 144 del testo unico di
    cui al decreto legislativo n. 385 del 1993, e
    successive modificazioni, e dall’articolo 39,
    comma 3, della legge 28 dicembre 2005, n. 262,
    e successive modificazioni;
    d) coordinare il testo unico di cui al decreto legislativo
    n. 385 del 1993 e le altre disposizioni legislative, aventi ad
    oggetto operazioni e servizi disciplinati dal titolo VI del
    medesimo testo unico, contenute nel decreto-legge 4 luglio
    2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto
    2006, n. 248, e nel decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007, n. 40;
    c) coordinare, al fine di evitare
    sovrapposizioni normative, il titolo VI del testo
    unico di cui al decreto legislativo n. 385 del 1993 con
    le altre disposizioni legislative aventi a oggetto
    operazioni e servizi disciplinati dal medesimo titolo VI
    e contenute nel decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto
    2006, n. 248, nel decreto-legge 31 gennaio 2007,
    n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile
    2007, n. 40, e nel decreto-legge 29 novembre
    2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla
    legge 28 gennaio 2009, n. 2, applicando, per
    garantire il rispetto di queste ultime disposizioni,
    i meccanismi di controllo e di tutela del cliente
    previsti dal citato titolo VI del testo unico di cui
    al decreto legislativo n. 385 del 1993;
    e) rimodulare la disciplina delle attività e dei soggetti d) identico:
    Legislatura 16º - Disegno di legge N. 1078-B Pagina 40 di 66
    http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/f ... &id=0042... 15/06/2009
    operanti nel settore finanziario di cui al titolo V e all’articolo 155
    del testo unico di cui al decreto legislativo n. 385 del 1993, sulla
    base dei seguenti ulteriori criteri direttivi a tutela dei
    consumatori:
    1) rideterminare i requisiti per l’iscrizione al fine di
    consentire l’operatività nei confronti del pubblico soltanto ai
    soggetti che assicurino affidabilità e correttezza dell’iniziativa
    imprenditoriale;
    1) identico;
    2) prevedere strumenti di controllo più efficaci,
    modulati anche sulla base delle attività svolte
    dall’intermediario;
    2) identico;
    3) garantire la semplificazione, la trasparenza, la
    celerità, l’economicità e l’efficacia dell’azione amministrativa e
    dei procedimenti sanzionatori, attribuendo alla Banca d’Italia la
    competenza sul procedimento sanzionatorio e di irrogazione
    delle eventuali sanzioni;
    3) garantire la semplificazione, la trasparenza,
    la celerità, l’economicità e l’efficacia dell’azione
    amministrativa e dei procedimenti sanzionatori,
    attribuendo i poteri sanzionatori e di intervento
    alla Banca d’Italia;
    4) prevedere sanzioni amministrative pecuniarie e
    accessorie e forme di intervento effettive, dissuasive e
    proporzionate, quali, tra l’altro, il divieto di intraprendere nuove
    operazioni e il potere di sospensione, rafforzando, nel
    contempo, il potere di cancellazione;
    4) identico;
    f) apportare alla disciplina dei mediatori creditizi di cui alla
    legge 7 marzo 1996, n. 108, e alla disciplina degli agenti in
    attività finanziaria di cui al decreto legislativo 25 settembre
    1999, n. 374, le integrazioni e le modifiche necessarie a:
    e) rivedere la disciplina dei mediatori creditizi di
    cui alla legge 7 marzo 1996, n. 108, e la disciplina
    degli agenti in attività finanziaria di cui al decreto
    legislativo 25 settembre 1999, n. 374,
    introducendola nel testo unico di cui al decreto
    legislativo n. 385 del 1993, in modo da:
    1) assicurare la trasparenza dell’operato e la
    professionalità delle sopraindicate categorie professionali,
    prevedendo l’innalzamento dei requisiti professionali;
    1) identico;
    2) istituire un organismo associativo avente
    personalità giuridica, con autonomia organizzativa e statutaria,
    ed eventuali articolazioni territoriali, costituito da soggetti
    nominati con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze,
    scelti tra le categorie dei mediatori creditizi, degli agenti in
    attività finanziaria, delle banche e degli intermediari finanziari,
    sottoposto alla vigilanza della Banca d’Italia, con il compito di
    tenere gli elenchi dei mediatori creditizi e degli agenti in attività
    finanziaria, proponendo alla Banca d’Italia l’adozione delle
    misure inibitorie e sanzionatorie nei casi di violazione
    delle regole di condotta, in relazione alla gravità
    dell’infrazione e in conformità alle disposizioni di cui al
    successivo numero 3); prevedere che, in caso di grave
    inerzia o malfunzionamento dell’organismo o delle sue eventuali
    articolazioni territoriali, l’autorità di vigilanza ne proponga lo
    scioglimento al Ministro dell’economia e delle finanze;
    2) istituire un organismo avente personalità
    giuridica, con autonomia organizzativa e statutaria, ed
    eventuali articolazioni territoriali, costituito da soggetti
    nominati con decreto del Ministro dell’economia e delle
    finanze, scelti tra le categorie dei mediatori creditizi,
    degli agenti in attività finanziaria, delle banche e degli
    intermediari finanziari, con il compito di gestire gli
    elenchi dei mediatori creditizi e degli agenti in attività
    finanziaria. Detto organismo sarà sottoposto alla
    vigilanza della Banca d’Italia, che, in caso di grave
    inerzia o malfunzionamento, potrà proporne lo
    scioglimento al Ministro dell’economia e delle finanze;
    3) prevedere che con regolamento del Ministro
    dell’economia e delle finanze, adottato ai sensi dell’articolo 17,
    comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sentita la Banca
    d’Italia, siano determinate le modalità di funzionamento
    dell’organismo di cui al numero 2) e sia individuata la disciplina:
    di ogni altro potere, anche ispettivo o informativo, necessario
    ad assicurare il corretto funzionamento dell’organismo e delle
    sue eventuali articolazioni territoriali; dell’iscrizione negli elenchi
    dei mediatori creditizi e degli agenti in attività finanziaria, con le
    relative forme di pubblicità; della determinazione e riscossione,
    da parte dell’organismo o delle sue eventuali articolazioni
    territoriali, di contributi o di altre somme dovute dagli iscritti e
    dai richiedenti l’iscrizione, nella misura necessaria per garantire
    lo svolgimento dell’attività; delle modalità di tenuta della
    documentazione concernente l’attività svolta dai mediatori
    creditizi e dagli agenti in attività finanziaria; delle modalità di
    aggiornamento professionale di tali soggetti;
    3) prevedere che con regolamento del Ministro
    dell’economia e delle finanze adottato, previo parere
    delle Commissioni parlamentari competenti, ai
    sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto
    1988, n. 400, sentita la Banca d’Italia, siano
    determinate le modalità di funzionamento
    dell’organismo di cui al numero 2) e sia individuata la
    disciplina: dei poteri dell’organismo e delle sue
    eventuali articolazioni territoriali, necessari ad
    assicurare un efficace svolgimento delle funzioni
    di gestione degli elenchi, ivi compresi poteri di
    verifica e sanzionatori; dell’iscrizione negli elenchi
    dei mediatori creditizi e degli agenti in attività
    finanziaria, con le relative forme di pubblicità; della
    determinazione e riscossione, da parte dell’organismo
    o delle sue eventuali articolazioni territoriali, di
    contributi o di altre somme dovute dagli iscritti e dai
    richiedenti l’iscrizione, nella misura necessaria per
    garantire lo svolgimento dell’attività; delle modalità di
    tenuta della documentazione concernente l’attività
    svolta dai mediatori creditizi e dagli agenti in attività
    finanziaria; delle modalità di aggiornamento
    professionale di tali soggetti;
    Legislatura 16º - Disegno di legge N. 1078-B Pagina 41 di 66
    http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/f ... &id=0042... 15/06/2009
    4) applicare, in quanto compatibili, le
    disposizioni del titolo VI del testo unico di cui al
    decreto legislativo n. 385 del 1993, e successive
    modificazioni, prevedendo altresì che la Banca
    d’Italia possa prescrivere specifiche regole di
    condotta. Con riferimento alle commissioni di
    mediazione e agli altri costi accessori, dovranno
    essere assicurate la trasparenza nonché
    l’applicazione delle disposizioni previste per la
    determinazione degli interessi usurari dagli
    articoli 2 e 3 della legge 7 marzo 1996, n. 108, e
    dall’articolo 1815 del codice civile;
    4) prevedere la disciplina della determinazione delle
    sanzioni pecuniarie, nonché della sospensione e della
    cancellazione degli operatori dagli elenchi e delle sanzioni
    accessorie, disciplinando le modalità per l’irrogazione delle
    sanzioni e prevedendo adeguate forme di pubblicità degli esiti
    sanzionatori;
    5) disciplinare le sanzioni pecuniarie,
    nonché la sospensione e la cancellazione dagli elenchi
    e le sanzioni accessorie, prevedendo che
    l’organismo sia competente per i provvedimenti
    connessi alla gestione degli elenchi e la Banca
    d’Italia per quelli relativi alle violazioni delle
    disposizioni di cui al numero 4);
    5) prevedere la possibilità di presentare ricorso,
    avverso le decisioni di proposta delle misure inibitorie e
    sanzionatorie assunte dall’organismo o dalle sue
    eventuali articolazioni territoriali dinanzi alla Banca
    d’Italia, disciplinando le modalità di opposizione alla
    delibera adottata dall’organo di vigilanza dinanzi al
    giudice ordinario;
    soppresso
    6) individuare cause di incompatibilità, tra cui la
    contestuale iscrizione in entrambi gli elenchi;
    6) individuare cause di incompatibilità, tra cui
    la contestuale iscrizione in entrambi gli elenchi, al fine
    di assicurare la professionalità e l’autonomia
    dell’operatività;
    7) prescrivere l’obbligo di stipulare polizze assicurative
    per responsabilità civile per danni arrecati nell’esercizio delle
    attività di pertinenza;
    7) identico;
    8) prevedere disposizioni transitorie per disciplinare il
    trasferimento nei nuovi elenchi dei mediatori e degli agenti in
    attività finanziarie, purché in possesso dei requisiti previsti dalla
    nuova disciplina;
    8) prevedere disposizioni transitorie per
    disciplinare il trasferimento nei nuovi elenchi dei
    mediatori e degli agenti in attività finanziaria già
    abilitati, purché in possesso dei requisiti previsti dalla
    nuova disciplina;
    9) prescrivere per i mediatori creditizi l’obbligo di
    indipendenza da banche e intermediari e l’obbligo di adozione di
    una forma giuridica societaria per l’esercizio dell’attività e
    prevedere obblighi di trasparenza specifici connessi
    all’attività svolta da tali soggetti, in modo che sia
    assicurata la trasparenza sulle commissioni di
    mediazione e sugli altri costi accessori, nonché ulteriori
    forme di controllo per le società di mediazione creditizia di
    maggiori dimensioni;
    9) per i mediatori creditizi prevedere
    l’obbligo di indipendenza da banche e intermediari e
    l’obbligo di adozione di una forma giuridica societaria
    per l’esercizio dell’attività; introdurre ulteriori forme
    di controllo per le società di mediazione creditizia di
    maggiori dimensioni;
    10) prevedere per gli agenti in attività finanziaria forme
    di responsabilità dell’intermediario che si avvale del loro
    operato, anche con riguardo ai danni causati ai clienti;
    10) prevedere per gli agenti in attività
    finanziaria forme di responsabilità del soggetto che si
    avvale del loro operato, anche con riguardo ai danni
    causati ai clienti;
    11) prevedere che le banche possano utilizzare
    direttamente gli agenti in attività finanziaria;
    soppresso
    g) coordinare il testo unico di cui al decreto legislativo
    n. 385 del 1993 e le altre disposizioni legislative aventi come
    oggetto la tutela del consumatore, definendo le informazioni che
    devono essere fornite al cliente in fase precontrattuale e le
    modalità di illustrazione, con la specifica, in caso di offerta
    congiunta di più prodotti, dell’obbligatorietà o facoltatività degli
    stessi.
    f) identica.
    2. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare
    nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
    2. Identico.
    Art. 31. Art. 34.
    (Modifiche al decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219, recante
    attuazione della direttiva 2001/83/CE, e successive direttive di
    modifica, relativa ad un codice comunitario concernente i
    (Modifiche al decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219,
    recante attuazione della direttiva 2001/83/CE, e
    successive direttive di modifica, relativa ad un codice
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    medicinali per uso umano, nonché della direttiva 2003/94/CE) comunitario concernente i medicinali per uso umano,
    nonché della direttiva 2003/94/CE)
    1. Al decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219, sono
    apportate le seguenti modifiche:
    Identico
    a) al comma 1 dell’articolo 1, dopo la lettera c) è inserita
    la seguente:
    «c-bis) medicinale per terapia avanzata: un prodotto
    quale definito all’articolo 2 del regolamento (CE) n. 1394/2007
    del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 novembre 2007,
    sui medicinali per terapie avanzate»;
    b) al comma 1 dell’articolo 3, è aggiunta, in fine, la
    seguente lettera:
    «f-bis) a qualsiasi medicinale per terapia avanzata, quale
    definito nel regolamento (CE) n. 1394/2007 del Parlamento
    europeo e del Consiglio, del 13 novembre 2007, preparato su
    base non ripetitiva, conformemente a specifici requisiti di
    qualità e utilizzato in un ospedale, sotto l’esclusiva
    responsabilità professionale di un medico, in esecuzione di una
    prescrizione medica individuale per un prodotto specifico
    destinato ad un determinato paziente. La produzione di questi
    prodotti è autorizzata dall’AIFA. La stessa Agenzia provvede
    affinché la tracciabilità nazionale e i requisiti di
    farmacovigilanza, nonché gli specifici requisiti di qualità di cui
    alla presente lettera, siano equivalenti a quelli previsti a livello
    comunitario per quanto riguarda i medicinali per terapie
    avanzate per i quali è richiesta l’autorizzazione a norma del
    regolamento (CE) n. 726/2004.»;
    c) il comma 1 dell’articolo 6 è sostituito dal seguente:
    «1. Nessun medicinale può essere immesso in commercio sul
    territorio nazionale senza aver ottenuto un’autorizzazione
    dell’AIFA o un’autorizzazione comunitaria a norma del
    regolamento (CE) n. 726/2004 in combinato disposto con il
    regolamento (CE) n. 1394/2007»;
    d) al comma 5 dell’articolo 119, le parole: «farmaceutica,
    che è titolare di altre AIC o di un’autorizzazione alla produzione
    di medicinali» sono soppresse.
    Art. 32. Art. 35.
    (Modifica del termine di cui all’articolo 4, comma 2, del decretolegge
    30 gennaio 2004, n. 24, convertito, con modificazioni,
    dalla legge 31 marzo 2004, n. 87)
    (Termine del procedimento di cui all’articolo 2
    della legge 13 luglio 1965, n. 825)
    1. All’articolo 2 della legge 13 luglio 1965,
    n. 825, e successive modificazioni, è aggiunto, in
    fine, il seguente comma:
    «Il termine per la conclusione del
    procedimento di cui al presente articolo è di
    novanta giorni decorrenti dalla data di
    ricevimento della richiesta».
    2. Il comma 2 dell’articolo 4 del decreto-legge
    30 gennaio 2004, n. 24, convertito, con
    modificazioni, dalla legge 31 marzo 2004, n. 87,
    è abrogato.
    1. Il termine di centoventi giorni per la definizione del
    procedimento di cui all’articolo 2 della legge 13 luglio
    1965, n. 825, stabilito dall’articolo 4, comma 2, del
    decreto-legge 30 gennaio 2004, n. 24, convertito, con
    modificazioni, dalla legge 31 marzo 2004, n. 87, è ridotto
    a novanta giorni. Il nuovo termine trova applicazione anche
    per le richieste di inserimento nella tariffa di vendita al pubblico
    dei tabacchi lavorati o di variazioni dei prezzi di vendita al
    dettaglio il cui procedimento non è ancora concluso alla data di
    entrata in vigore della presente legge.
    3. Il nuovo termine di cui all’articolo 2, terzo
    comma, della legge 13 luglio 1965, n. 825,
    introdotto dal comma 1 del presente articolo,
    trova applicazione anche per le richieste di inserimento
    nella tariffa di vendita al pubblico dei tabacchi lavorati
    o di variazioni dei prezzi di vendita al dettaglio il cui
    procedimento non è ancora concluso alla data di
    entrata in vigore della presente legge.
    Art. 33. Art. 36.
    (Delega al Governo per l’attuazione della direttiva 2008/51/CE (Delega al Governo per l’attuazione della direttiva
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    del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2008,
    che modifica la direttiva 91/477/CEE del Consiglio, relativa al
    controllo dell’acquisizione e della detenzione di armi)
    2008/51/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
    del 21 maggio 2008, che modifica la direttiva
    91/477/CEE del Consiglio, relativa al controllo
    dell’acquisizione e della detenzione di armi)
    1. Nella predisposizione del decreto legislativo per
    l’attuazione della direttiva 2008/51/CE del Parlamento europeo
    e del Consiglio, del 21 maggio 2008, che modifica la direttiva
    91/477/CEE del Consiglio, relativa al controllo dell’acquisizione
    e della detenzione di armi, il Governo è tenuto a seguire, oltre
    ai princìpi e criteri direttivi generali di cui all’articolo 2, anche i
    seguenti ulteriori princìpi e criteri direttivi:
    1. Identico:
    a) prevedere la definizione delle armi da fuoco, delle loro
    parti, delle loro parti essenziali e delle munizioni, nonché delle
    armi per uso scenico e disattivate, degli strumenti per la
    segnalazione acustica e per quelle comunque riproducenti o
    trasformabili in armi, individuando le modalità per assicurarne il
    più efficace controllo;
    a) identica;
    b) adeguare la disciplina relativa all’iscrizione nel Catalogo
    nazionale delle armi comuni da sparo, anche al fine di
    assicurare, in armonia con le disposizioni della Convenzione sul
    reciproco riconoscimento delle punzonature di prova delle armi
    da fuoco portatili, adottata a Bruxelles il 1º luglio 1969, di cui
    alla legge 12 dicembre 1973, n. 993, la pronta tracciabilità delle
    armi da fuoco, delle loro parti, delle loro parti essenziali e delle
    munizioni;
    b) identica;
    c) razionalizzare e semplificare le procedure in materia di
    marcatura delle armi da fuoco, delle loro parti essenziali e delle
    munizioni, attribuendo al Ministero dell’interno le relative
    competenze di indirizzo e vigilanza, al fine della pronta
    tracciabilità e del controllo sull’uso delle stesse, anche mediante
    il rilascio di speciali autorizzazioni su tutte le attività di tiro e
    sulla ricarica delle munizioni;
    c) identica;
    d) prevedere la graduale sostituzione dei registri cartacei
    con registrazioni informatizzate ai fini dell’attività di
    annotazione delle operazioni giornaliere svolte, richieste ai
    titolari delle licenze di pubblica sicurezza concernenti le armi e
    le munizioni, garantendo l’interoperabilità con i relativi sistemi
    automatizzati del Ministero dell’interno e la conservazione dei
    dati per un periodo minimo di cinquanta anni dalla data
    dell’annotazione stessa;
    d) identica;
    e) prevedere il controllo dell’immissione sul mercato civile
    di armi da fuoco provenienti dalle scorte governative, nonché
    procedure speciali per la loro catalogazione e marcatura;
    e) identica;
    f) prevedere speciali procedimenti per la catalogazione e
    la verifica delle armi semiautomatiche di derivazione militare,
    anche ai fini dell’autorizzazione per la loro detenzione;
    f) identica;
    g) adeguare la disciplina in materia di tracciabilità e tutela
    delle armi antiche, artistiche e rare e delle relative attività di
    raccolta ai fini culturali e collezionistici;
    g) identica;
    h) determinare le procedure, ordinarie e speciali, per
    l’acquisizione e la detenzione delle armi, anche attraverso la
    previsione dei requisiti necessari, anche fisici e psichici, degli
    interessati, al fine di evitare pericoli per gli stessi, nonché per
    l’ordine e la sicurezza pubblica, prevedendo a tal fine anche lo
    scambio protetto dei dati informatizzati tra il Servizio sanitario
    nazionale e gli uffici delle Forze dell’ordine, utili a prevenire
    possibili abusi da parte di soggetti detentori di armi da fuoco;
    h) determinare le procedure, ordinarie e speciali,
    per l’acquisizione e la detenzione delle armi, anche
    attraverso la previsione dei requisiti necessari, anche
    fisici e psichici, degli interessati all’acquisizione e
    alla detenzione di armi, al fine di evitare pericoli per
    gli stessi, nonché per l’ordine e la sicurezza pubblica,
    prevedendo a tal fine un’idonea informazione alle
    persone conviventi con il richiedente e anche lo
    scambio protetto dei dati informatizzati tra il Servizio
    sanitario nazionale e gli uffici delle Forze dell’ordine,
    utili a prevenire possibili abusi da parte di soggetti
    detentori di armi da fuoco;
    i) adeguare la disciplina per il rilascio, rinnovo e uso della
    Carta europea d’arma da fuoco;
    i) identica;
    l) disciplinare, nel quadro delle autorizzazioni contemplate
    nell’articolo 31 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza,
    di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, le licenze di
    polizia per l’esercizio delle attività di intermediazione delle armi
    l) identica;
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    e per l’effettuazione delle singole operazioni;
    m) prevedere specifiche norme che disciplinino
    l’utilizzazione, il trasporto, il deposito e la custodia delle armi,
    anche al fine di prevenirne furti o smarrimenti;
    m) identica;
    n) prevedere l’introduzione di sanzioni penali, nei limiti di
    pena di cui alla legge 2 ottobre 1967, n. 895, ed alla legge 18
    aprile 1975, n. 110, per le infrazioni alle disposizioni della
    legislazione nazionale di attuazione della direttiva 2008/51/CE.
    n) identica.
    2. Dall’attuazione della delega di cui al presente articolo non
    devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
    2. Identico.
    3. Agli adempimenti derivanti dall’esercizio della delega di cui
    al presente articolo le Amministrazioni interessate provvedono
    con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a
    legislazione vigente.
    3. Identico.
    Art. 34. Art. 37.
    (Disposizioni relative all’attuazione dei regolamenti (CE)
    n. 1234/2007 del Consiglio e n. 589/2008 della Commissione,
    per quanto riguarda la commercializzazione delle uova)
    (Disposizioni relative all’attuazione dei regolamenti
    (CE) n. 1234/2007 del Consiglio e n. 589/2008 della
    Commissione, per quanto riguarda la
    commercializzazione delle uova, nonché delle
    direttive 1999/74/CE del Consiglio e 2002/4/CE
    della Commissione, concernenti la protezione
    delle galline ovaiole)
    1. Qualora i centri d’imballaggio delle uova, definiti
    all’articolo 1 del regolamento (CE) n. 589/2008 della
    Commissione, del 23 giugno 2008, non soddisfino più le
    condizioni previste dall’articolo 5 del medesimo regolamento, si
    applicano i provvedimenti amministrativi della revoca e della
    sospensione dell’autorizzazione.
    1. Identico.
    2. In caso d’inosservanza delle disposizioni contenute nella
    specifica normativa comunitaria e nazionale, sempre che il fatto
    non costituisca reato, si applicano le seguenti sanzioni:
    2. Identico.
    a) da euro 300 a euro 1.800 a carico di chiunque, senza le
    prescritte autorizzazioni:
    1) effettui l’imballaggio, il reimballaggio e la
    classificazione di uova in categorie di qualità e di peso;
    2) svolga l’attività di raccoglitore, oppure produca o
    commercializzi uova;
    b) da euro 200 a euro 1.200 nei confronti di coloro che
    mescolano, al fine di venderle, le uova di gallina con quelle di
    altre specie;
    c) da euro 750 a euro 4.500 nei confronti degli operatori
    che omettono o non aggiornano o non tengono correttamente o
    non conservano, per almeno dodici mesi, ai sensi dell’articolo
    23 del regolamento (CE) n. 589/2008, le registrazioni di cui agli
    articoli 20, 21 e 22 del medesimo regolamento, secondo le
    modalità stabilite dalle disposizioni nazionali applicative;
    d) da euro 150 a euro 900 nei confronti dei titolari dei
    centri di imballaggio e dei raccoglitori che omettono di
    comunicare alla regione o provincia autonoma di appartenenza
    ed al competente dipartimento del Ministero delle politiche
    agricole alimentari e forestali, entro trenta giorni
    dall’avvenimento, le variazioni tecniche, societarie o d’indirizzo
    e la cessazione dell’attività;
    e) da euro 150 a euro 900 a carico, a seconda dei casi, dei
    titolari dei centri d’imballaggio, dei produttori e, limitatamente
    agli articoli 14 e 16, relativi rispettivamente all’utilizzo della
    dicitura «EXTRA» e alla vendita di uova sfuse, a carico dei
    rivenditori, per la violazione dei seguenti articoli del
    regolamento (CE) n. 589/2008:
    1) articoli 2 e 4, relativi alle caratteristiche qualitative,
    al divieto di trattamenti per la conservazione ed ai criteri di
    classificazione delle uova;
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    2) articolo 5, relativo alla dotazione di attrezzature dei
    centri d’imballaggio;
    3) articoli 6 e 11, relativi ai termini temporali per la
    lavorazione delle uova e alla stampigliatura degli imballaggi e
    delle uova;
    4) articoli 7, 12, 14, 16, 17 e 18, relativi
    all’etichettatura degli imballaggi e delle uova;
    f) da euro 750 a euro 4.500 nei confronti di coloro che
    violano le norme di cui agli articoli 8, 13, 19 e 30 del
    regolamento (CE) n. 589/2008, relative alla stampigliatura delle
    uova importate da Paesi terzi o scambiate con Paesi comunitari,
    all’indicazione della durata minima ed al reimballaggio;
    g) da euro 200 a euro 1.200 nei confronti di coloro che
    omettono di riportare una o più diciture obbligatorie ai sensi
    della normativa vigente oppure violano quanto prescritto agli
    articoli 7, 8, 9 e 10 del decreto del Ministro delle politiche
    agricole alimentari e forestali 13 novembre 2007, pubblicato
    nella Gazzetta Ufficiale n. 297 del 22 dicembre 2007, relativi
    all’uso di diciture facoltative;
    h) da euro 750 a euro 4.500 nei confronti dei titolari dei
    centri d’imballaggio e dei produttori che violano le norme sulla
    stampigliatura delle uova con il codice del produttore, di cui
    all’allegato XIV del regolamento (CE) n. 1234/2007 del
    Consiglio, del 22 ottobre 2007, ed all’articolo 9 del regolamento
    (CE) n. 589/2008, nonché all’articolo 15 del regolamento (CE)
    n. 589/2008, relativo all’indicazione del tipo di alimentazione.
    3. Per le sanzioni di cui al comma 2, gli importi si intendono
    aumentati del doppio se la partita di merce irregolare è
    superiore alle 50.000 uova.
    3. Identico.
    4. In caso di reiterazione della violazione, le sanzioni di cui al
    comma 2 sono aumentate da un terzo alla metà.
    4. Identico.
    5. Per l’applicazione delle sanzioni si applica il procedimento
    previsto dalla legge 24 novembre 1981, n. 689.
    5. Identico.
    6. Nel caso di partite di uova commercializzate che risultano
    non conformi alle disposizioni previste dalla normativa
    comunitaria e nazionale, l’Ispettorato centrale per il controllo
    della qualità dei prodotti agroalimentari (ICQ) attua le
    disposizioni di cui all’articolo 25, comma 2, del regolamento
    (CE) n. 589/2008, fino a quando la partita stessa non è in
    regola.
    6. Nel caso di partite di uova commercializzate che
    risultano non conformi alle disposizioni previste dalla
    normativa comunitaria e nazionale, l’Ispettorato
    centrale per il controllo della qualità dei prodotti
    agroalimentari (ICQ) attua le disposizioni di cui
    all’articolo 25, paragrafo 2, del regolamento (CE)
    n. 589/2008, fino a quando la partita stessa non è in
    regola.
    7. Con apposito accordo tra lo Stato, le regioni e le province
    autonome di Trento e di Bolzano, da adottare entro novanta
    giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono
    definite, nell’ambito delle rispettive competenze, le modalità di
    attuazione delle disposizioni di cui al comma 1, nonché modalità
    uniformi per l’attività di controllo ai fini dell’irrogazione delle
    sanzioni amministrative di cui ai commi 2, 3 e 4.
    7. Identico.
    8. Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
    esercita il controllo per l’applicazione delle disposizioni del
    presente articolo tramite l’Ispettorato centrale per il controllo
    della qualità dei prodotti agroalimentari (ICQ) che è anche
    l’Autorità competente, ai sensi dell’articolo 17 della legge 24
    novembre 1981, n. 689, ad irrogare le sanzioni amministrative
    pecuniarie previste dal comma 2 del presente articolo.
    8. Identico.
    9. Al fine di dare piena attuazione alle direttive
    1999/74/CE del Consiglio, del 19 luglio 1999, e
    2002/4/CE della Commissione, del 30 gennaio
    2002, concernenti la protezione delle galline
    ovaiole, il Governo è delegato ad adottare, entro
    diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della
    presente legge, uno o più decreti legislativi
    recanti disposizioni per la riorganizzazione del
    settore nazionale della produzione di uova, in
    conformità ai seguenti princìpi e criteri direttivi:
    a) interventi per la riconversione,
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    delocalizzazione in aree conformi alle norme
    urbanistiche o acquisizione di strutture di
    allevamento che adottano, al momento della
    realizzazione, le norme relative alla protezione
    delle galline ovaiole allevate in batteria o con
    sistemi alternativi (a terra o all’aperto), come
    indicato dalla direttiva 1999/74/CE sul
    benessere degli animali;
    b) priorità agli interventi di riconversione,
    delocalizzazione o acquisizione di allevamenti il
    cui beneficiario autonomamente adotta
    disciplinari di produzione che migliorano
    ulteriormente le condizioni di benessere animale
    previste dalla direttiva 1999/74/CE;
    c) realizzazione di filiere certificate che
    integrano le varie fasi del ciclo produttivo:
    allevamento, produzione di mangime,
    lavorazione, trasformazione e distribuzione dei
    prodotti finiti (uova fresche od ovoprodotti);
    d) priorità per le filiere integrate e
    certificate che utilizzano materie prime di
    provenienza esclusivamente nazionale;
    e) priorità per la realizzazione di filiere
    integrate per la produzione di uova e ovoprodotti
    biologici;
    f) interventi per l’acquisizione e la
    ristrutturazione di mangimifici e strutture di
    stoccaggio specifici a supporto delle filiere di
    produzione;
    g) interventi per l’ammodernamento e la
    realizzazione di impianti di calibratura, selezione
    e produzione di ovoprodotti;
    h) interventi per la promozione e la
    commercializzazione di uova e ovoprodotti
    italiani sui mercati esteri;
    i) interventi per favorire la ricerca e lo
    sviluppo di nuovi prodotti in collaborazione con
    università e centri di ricerca;
    l) interventi per il trattamento e la
    valorizzazione delle eiezioni tramite il recupero
    di energia.
    10. Dopo l’articolo 3 del decreto legislativo 29
    luglio 2003, n. 267, è inserito il seguente:
    «Art. 3-bis. - (Adeguamento degli impianti). 1.
    La realizzazione e l’adeguamento degli impianti,
    al fine della sostituzione delle gabbie di cui al
    numero 1 dell’allegato C, possono avvenire con il
    ricorso alle misure di cui agli accordi di
    programma quadro, promossi dalle regioni e
    sottoscritti ai sensi del comma 203 dell’articolo 2
    della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e
    successive modificazioni, oppure ai contratti di
    filiera e di distretto previsti dal decreto del
    Ministro delle politiche agricole e forestali 1º
    agosto 2003, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
    n. 226 del 29 settembre 2003».
    11. Dalle disposizioni di cui ai commi 9 e 10
    non derivano nuovi o maggiori oneri a carico
    della finanza pubblica.
    Art. 35. Art. 38.
    (Controlli della Commissione europea,
    a tutela della concorrenza, in locali
    non societari)
    (Controlli della Commissione europea,
    a tutela della concorrenza, in locali
    non societari)
    1. Nei casi di accertamenti disposti dalla Commissione Identico
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    europea ai sensi dell’articolo 21, paragrafo 1, del regolamento
    (CE) n. 1/2003 del Consiglio, del 16 dicembre 2002,
    concernente l’applicazione delle regole di concorrenza di cui agli
    articoli 81 e 82 del Trattato CE, l’esecuzione delle decisioni è
    autorizzata dal procuratore della Repubblica, che provvede in
    conformità all’articolo 21, paragrafo 3, del regolamento.
    Art. 36. Art. 39.
    (Modifiche al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, recante
    attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in
    materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di
    lavoro. Esecuzione della sentenza della Corte di giustizia resa in
    data 25 luglio 2008 nella causa C-504/06. Procedura di
    infrazione n. 2005/2200)
    (Modifiche al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81,
    recante attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto
    2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della
    sicurezza nei luoghi di lavoro. Esecuzione della
    sentenza della Corte di giustizia resa in data 25 luglio
    2008 nella causa C-504/06. Procedura di infrazione
    n. 2005/2200)
    1. Al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, sono apportate
    le seguenti modificazioni:
    Identico
    a) all’articolo 90, il comma 11 è sostituito dal seguente:
    «11. La disposizione di cui al comma 3 non si applica ai lavori
    privati non soggetti a permesso di costruire in base alla
    normativa vigente e comunque di importo inferiore ad euro
    100.000. In tal caso, le funzioni del coordinatore per la
    progettazione sono svolte dal coordinatore per la esecuzione dei
    lavori.»;
    b) all’articolo 91, comma 1, dopo la lettera b) è aggiunta
    la seguente:
    «b-bis) coordina l’applicazione delle disposizioni di cui
    all’articolo 90, comma 1».
    Art. 37. Art. 40.
    (Disposizioni per l’accreditamento
    dei laboratori di autocontrollo del settore alimentare)
    (Disposizioni per l’accreditamento
    dei laboratori di autocontrollo del settore alimentare)
    1. Le disposizioni del presente articolo si applicano ai: Identico
    a) laboratori non annessi alle imprese alimentari che
    effettuano analisi nell’ambito delle procedure di autocontrollo
    per le imprese alimentari;
    b) laboratori annessi alle imprese alimentari che
    effettuano analisi ai fini dell’autocontrollo per conto di altre
    imprese alimentari facenti capo a soggetti giuridici diversi.
    2. I laboratori di cui al comma 1, lettere a) e b), di seguito
    indicati come «laboratori», devono essere accreditati, secondo
    la norma UNI CEI EN ISO/IEC 17025, per le singole prove o
    gruppi di prove, da un organismo di accreditamento
    riconosciuto e operante ai sensi della norma UNI CEI EN
    ISO/IEC 17011.
    3. Con apposito accordo tra lo Stato, le regioni e le province
    autonome di Trento e di Bolzano, da adottare entro novanta
    giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge,
    nell’ambito delle rispettive competenze, sono definite le
    modalità operative di iscrizione, aggiornamento, cancellazione
    in appositi elenchi dei laboratori, nonché modalità uniformi per
    l’effettuazione delle verifiche ispettive finalizzate alla
    valutazione della conformità dei laboratori ai requisiti di cui al
    comma 2.
    4. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare
    nuovi o maggiori oneri né minori entrate a carico della finanza
    pubblica.
    5. Le amministrazioni interessate svolgono le attività previste
    dal presente articolo con le risorse umane, finanziarie e
    strumentali disponibili a legislazione vigente.
    6. Le spese relative alle procedure di riconoscimento, alle
    iscrizioni, agli aggiornamenti e alle cancellazioni relative
    all’elenco dei laboratori sono poste a carico delle imprese
    secondo tariffe e modalità di versamento da stabilire con
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    successive disposizioni regionali, sulla base del costo effettivo
    del servizio, determinato mediante apposito accordo tra lo
    Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.
    Art. 38. Art. 41.
    (Delega al Governo per l’attuazione della direttiva 2006/123/CE
    del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006,
    relativa ai servizi nel mercato interno)
    (Delega al Governo per l’attuazione della direttiva
    2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
    del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato
    interno)
    1. Nella predisposizione dei decreti legislativi per l’attuazione
    della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del
    Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato
    interno, da adottare su proposta del Ministro per le politiche
    europee e del Ministro dello sviluppo economico ovvero del
    Ministro con competenza prevalente in materia, di concerto con
    i Ministri per la pubblica amministrazione e l’innovazione e per
    la semplificazione normativa e con gli altri Ministri interessati,
    acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti
    tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di
    Bolzano, realizzando il necessario coordinamento con le altre
    disposizioni vigenti, il Governo è tenuto a seguire, oltre ai
    princìpi e criteri direttivi generali di cui all’articolo 2, anche i
    seguenti princìpi e criteri direttivi:
    1. Identico:
    a) garantire la libertà di concorrenza secondo condizioni di
    pari opportunità ed il corretto ed uniforme funzionamento del
    mercato nonché assicurare agli utenti un livello essenziale ed
    uniforme di condizioni di accessibilità all’acquisto di servizi sul
    territorio nazionale, ai sensi dell’articolo 117, secondo comma,
    lettere e) ed m), della Costituzione;
    a) identica;
    b) promuovere l’elaborazione di codici di
    condotta e disciplinari, finalizzati, in particolare,
    a promuovere la qualità dei servizi, tenendo
    conto delle loro caratteristiche specifiche;
    b) prevedere che le disposizioni dei decreti legislativi si
    applichino a tutti i servizi non esplicitamente esclusi dall’articolo
    2, paragrafi 2 e 3, e, relativamente alla libera prestazione di
    servizi, anche dall’articolo 17 della direttiva;
    c) identica;
    c) definire puntualmente l’ambito oggettivo di
    applicazione;
    d) identica;
    d) semplificare i procedimenti amministrativi per l’accesso
    alle attività di servizi, anche al fine di renderli uniformi sul piano
    nazionale, subordinando altresì la previsione di regimi
    autorizzatori al ricorrere dei presupposti di cui all’articolo 9 della
    direttiva e prevedendo che, per tali regimi, da elencare in
    allegato al decreto legislativo di cui al presente articolo, la
    dichiarazione di inizio attività rappresenti la regola generale
    salvo che motivate esigenze impongano il rilascio di un atto
    autorizzatorio esplicito;
    e) identica;
    e) garantire che, laddove consentiti dalla normativa
    comunitaria, i regimi di autorizzazione ed i requisiti
    eventualmente previsti per l’accesso ad un’attività di servizi o
    per l’esercizio della medesima siano conformi ai princìpi di
    trasparenza, proporzionalità e parità di trattamento;
    f) identica;
    f) garantire la libera circolazione dei servizi forniti da un
    prestatore stabilito in un altro Stato membro, imponendo
    requisiti relativi alla prestazione di attività di servizi solo qualora
    siano giustificati da motivi di ordine pubblico, di pubblica
    sicurezza, di sanità pubblica o tutela dell’ambiente, nel rispetto
    dei princìpi di non discriminazione e di proporzionalità;
    g) identica;
    g) prevedere che l’autorizzazione all’accesso o all’esercizio
    di una attività di servizi abbia efficacia su tutto il territorio
    nazionale. Limitazioni territoriali dell’efficacia dell’autorizzazione
    possono essere giustificate solo da un motivo imperativo di
    interesse generale;
    h) identica;
    h) ferma restando l’applicazione del principio di prevalenza
    di cui all’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva, anche al fine di
    garantire, ai sensi dell’articolo 10, paragrafo 4, della direttiva, il
    carattere unitario nazionale dell’individuazione delle figure
    i) identica;
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    professionali con i relativi profili ed eventuali titoli abilitanti,
    individuare espressamente, per tutti i servizi rientranti
    nell’ambito di applicazione della direttiva, gli eventuali requisiti
    compatibili con la direttiva medesima e necessari per l’accesso
    alla relativa attività e per il suo esercizio;
    i) prevedere che lo svolgimento di tutte le procedure e le
    formalità necessarie per l’accesso all’attività di servizi e per il
    suo esercizio avvenga attraverso sportelli unici usufruibili da
    tutti i prestatori di servizi a prescindere che questi siano stabiliti
    sul territorio nazionale o di altro Stato membro, in coerenza con
    quanto già previsto al riguardo dall’articolo 38 del decreto-legge
    25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla
    legge 6 agosto 2008, n. 133, e regolando il conseguente
    coordinamento fra le relative disposizioni;
    l) identica;
    l) prevedere che le procedure e le formalità per l’accesso e
    l’esercizio delle attività di servizi possano essere espletate
    attraverso gli sportelli unici anche a distanza e per via
    elettronica;
    m) identica;
    m) realizzare l’interoperabilità dei sistemi di rete,
    l’impiego non discriminatorio della firma elettronica o digitale ed
    i collegamenti tra la rete centrale della pubblica
    amministrazione e le reti periferiche;
    n) identica;
    n) prevedere forme di collaborazione con le autorità
    competenti degli altri Stati membri e con la Commissione
    europea al fine di garantire il controllo dei prestatori e dei loro
    servizi, in particolare fornendo al più presto e per via
    elettronica, tramite la rete telematica IMI, realizzata dalla
    Commissione europea, le informazioni richieste da altri Stati
    membri o dalla Commissione. Lo scambio di informazioni può
    riguardare le azioni disciplinari o amministrative promosse o le
    sanzioni penali irrogate e le decisioni definitive relative
    all’insolvenza o alla bancarotta fraudolenta assunte dalle
    autorità competenti nei confronti di un prestatore e che siano
    direttamente pertinenti alla competenza del prestatore o alla
    sua affidabilità professionale, nel rispetto dei presupposti
    stabiliti dalla direttiva;
    o) identica;
    o) prevedere l’abrogazione espressa della normativa
    statale in contrasto con i princìpi e le disposizioni della
    direttiva comunitaria;
    soppressa
    p) prevedere che, relativamente alle materie di
    competenza regionale, le norme per l’adeguamento, il
    coordinamento e la semplificazione dei procedimenti
    autorizzatori concernenti l’esercizio della libertà di stabilimento
    e la libera prestazione dei servizi siano adottate dallo Stato, in
    caso di inadempienza normativa delle regioni, in conformità
    all’articolo 117, quinto comma, della Costituzione e che, in caso
    di inadempienza amministrativa, sia esercitato il potere
    sostitutivo di cui all’articolo 120, secondo comma, della
    Costituzione;
    p) identica;
    q) prevedere che tutte le disposizioni di attuazione della
    direttiva nell’ambito dell’ordinamento nazionale siano finalizzate
    a rendere effettivo l’esercizio della libertà di stabilimento e la
    libera circolazione dei servizi garantite dagli articoli 43 e 49 del
    Trattato CE, perseguendo in particolare i seguenti obiettivi:
    q) identica;
    1) la crescita economica e la creazione di posti di lavoro
    sul territorio nazionale;
    2) la semplificazione amministrativa;
    3) la riduzione degli oneri amministrativi per l’accesso
    ad una attività di servizi e per il suo esercizio;
    4) l’effettività dei diritti dei destinatari di servizi;
    r) prevedere che tutte le misure adottate in attuazione
    della direttiva siano emanate in conformità ai seguenti ulteriori
    princìpi e criteri:
    r) identica;
    1) salvaguardia dell’unitarietà dei processi decisionali,
    della trasparenza, dell’efficacia e dell’economicità dell’azione
    amministrativa e chiara individuazione dei soggetti responsabili;
    Legislatura 16º - Disegno di legge N. 1078-B Pagina 50 di 66
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    2) semplificazione, accorpamento, accelerazione,
    omogeneità, chiarezza e trasparenza delle procedure;
    3) agevole accessibilità per prestatori e destinatari di
    servizi a tutte le informazioni afferenti alle attività di servizi, in
    attuazione degli articoli 7, 21 e 22 della direttiva;
    4) adozione di adeguate forme di pubblicità, di
    informazione e di conoscibilità degli atti procedimentali anche
    mediante utilizzo di sistemi telematici;
    s) garantire l’applicazione della normativa
    legislativa e contrattuale del lavoro del luogo in
    cui viene effettuata la prestazione di servizi, fatti
    salvi trattamenti più favorevoli al prestatore
    previsti contrattualmente, ovvero assicurati dai
    Paesi di provenienza con oneri a carico di questi
    ultimi, evitando effetti discriminatori nonché
    eventuali danni ai consumatori in termini di
    sicurezza ed eventuali danni all’ambiente;
    s) prevedere che venga garantita un’effettiva parità di
    trattamento dei cittadini italiani rispetto a quelli degli altri Stati
    membri dell’Unione europea, evitando l’insorgere di situazioni
    discriminatorie a danno dei cittadini italiani, nel momento in cui
    questi siano tenuti a rispettare una disciplina più restrittiva di
    quella applicabile sul territorio nazionale ai cittadini degli altri
    Stati membri.
    t) prevedere idonee modalità al fine di
    assicurare un’effettiva applicazione del principio
    di parità di trattamento dei cittadini italiani rispetto a
    quelli degli altri Stati membri dell’Unione europea, ed
    evitare effetti discriminatori a danno dei
    prestatori italiani di servizi, nonché eventuali
    danni ai consumatori in termini di sicurezza ed
    eventuali danni all’ambiente.
    2. Nel rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento
    comunitario ai sensi dell’articolo 117, primo comma, della
    Costituzione, entro il 28 dicembre 2009, le regioni e le province
    autonome di Trento e di Bolzano adeguano le proprie
    disposizioni normative al contenuto della direttiva nonché ai
    princìpi e criteri di cui al comma 1.
    2. Identico.
    3. Dai provvedimenti attuativi del presente articolo non
    devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
    3. Identico.
    Art. 39. Art. 42.
    (Disposizioni in materia di recepimento della direttiva
    2003/58/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15
    luglio 2003, che modifica la direttiva 68/151/CEE del Consiglio
    per quanto riguarda i requisiti di pubblicità di taluni tipi di
    società)
    (Disposizioni in materia di recepimento della direttiva
    2003/58/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
    del 15 luglio 2003, che modifica la direttiva
    68/151/CEE del Consiglio per quanto riguarda i
    requisiti di pubblicità di taluni tipi di società)
    1. All’articolo 2250 del codice civile, dopo il quarto comma
    sono aggiunti i seguenti:
    Identico
    «Gli atti delle società costituite secondo uno dei tipi regolati
    nei capi V, VI e VII del presente titolo, per i quali è obbligatoria
    l’iscrizione o il deposito, possono essere altresì pubblicati in
    apposita sezione del registro delle imprese in altra lingua
    ufficiale delle Comunità europee, con traduzione giurata di un
    esperto.
    In caso di discordanza con gli atti pubblicati in lingua italiana,
    quelli pubblicati in altra lingua ai sensi del quinto comma non
    possono essere opposti ai terzi, ma questi possono avvalersene,
    salvo che la società dimostri che essi erano a conoscenza della
    loro versione in lingua italiana.
    Le società di cui al quinto comma che dispongono di uno
    spazio elettronico destinato alla comunicazione collegato ad una
    rete telematica ad accesso pubblico forniscono, attraverso tale
    mezzo, tutte le informazioni di cui al primo, secondo, terzo e
    quarto comma».
    2. All’articolo 2630, primo comma, del codice civile, dopo le
    parole: «registro delle imprese» sono inserite le seguenti: «,
    ovvero omette di fornire negli atti, nella corrispondenza e nella
    rete telematica le informazioni prescritte dall’articolo 2250,
    primo, secondo, terzo e quarto comma,».
    Art. 43.
    (Modifica al decreto-legge 6 novembre 2008,
    Legislatura 16º - Disegno di legge N. 1078-B Pagina 51 di 66
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    n. 172, convertito, con modificazioni, dalla legge
    30 dicembre 2008, n. 210, recante misure
    straordinarie per fronteggiare l’emergenza nel
    settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione
    Campania, nonché misure urgenti di tutela
    ambientale)
    1. Il comma 2 dell’articolo 2-ter del decretolegge
    6 novembre 2008, n. 172, convertito, con
    modificazioni, dalla legge 30 dicembre 2008,
    n. 210, è abrogato.
    Art. 44.
    (Delega al Governo per l’attuazione della
    direttiva 2007/66/CE del Parlamento europeo e
    del Consiglio, dell’11 dicembre 2007, che
    modifica le direttive 89/665/CEE e 92/13/CEE
    del Consiglio per quanto riguarda il
    miglioramento dell’efficacia delle procedure di
    ricorso in materia di aggiudicazione degli appalti
    pubblici)
    1. Il Governo è delegato ad adottare, entro il
    termine e con le modalità di cui all’articolo 1, uno
    o più decreti legislativi volti a recepire la
    direttiva 2007/66/CE del Parlamento europeo e
    del Consiglio, dell’11 dicembre 2007, che
    modifica le direttive 89/665/CEE e 92/13/CEE
    del Consiglio per quanto riguarda il
    miglioramento dell’efficacia delle procedure di
    ricorso in materia di aggiudicazione degli appalti
    pubblici. Sugli schemi dei decreti legislativi è
    acquisito il parere del Consiglio di Stato. Decorsi
    quarantacinque giorni dalla data di trasmissione,
    i decreti sono emanati anche in mancanza del
    parere.
    2. Entro due anni dalla data di entrata in
    vigore dei decreti legislativi previsti dal comma
    1, possono essere emanate disposizioni
    correttive e integrative nel rispetto delle
    medesime procedure di cui al citato comma 1.
    3. Ai fini della delega di cui al presente
    articolo, per stazione appaltante si intendono i
    soggetti di cui agli articoli 32 e 207 del codice dei
    contratti pubblici relativi a lavori, servizi e
    forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile
    2006, n. 163, e successive modificazioni, e ogni
    altro soggetto tenuto, secondo il diritto
    comunitario o nazionale, al rispetto di procedure
    o princìpi di evidenza pubblica nell’affidamento
    di contratti relativi a lavori, servizi o forniture. I
    decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati
    nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi generali
    di cui all’articolo 2, nonché dei seguenti princìpi
    e criteri direttivi specifici:
    a) circoscrivere il recepimento alle
    disposizioni elencate nel presente articolo e
    comunque a quanto necessario per rendere il
    quadro normativo vigente in tema di tutela
    giurisdizionale conforme alle direttive
    89/665/CEE e 92/13/CEE, come modificate dalla
    direttiva 2007/66/CE, previa verifica della
    coerenza con tali direttive degli istituti
    processuali già vigenti e già adeguati, anche alla
    luce della giurisprudenza comunitaria e
    nazionale, e inserendo coerentemente i nuovi
    istituti nel vigente sistema processuale, nel
    rispetto del diritto di difesa e dei princìpi di
    effettività della tutela giurisdizionale e di
    ragionevole durata del processo;
    b) assicurare un quadro processuale
    omogeneo per tutti i contratti contemplati dal
    citato codice di cui al decreto legislativo 12 aprile
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    2006, n. 163, ancorché non rientranti nell’ambito
    di applicazione delle direttive 2004/17/CE e
    2004/18/CE, e operare un recepimento unitario
    delle direttive 89/665/CEE e 92/13/CEE, come
    modificate dalla direttiva 2007/66/CE;
    c) assicurare il coordinamento con il vigente
    sistema processuale, prevedendo le abrogazioni
    necessarie;
    d) recepire integralmente l’articolo 1,
    paragrafo 4, della direttiva 89/665/CEE e
    l’articolo 1, paragrafo 4, della direttiva
    92/13/CEE, come modificati dalla direttiva
    2007/66/CE, prevedendo, inoltre, che la stazione
    appaltante, tempestivamente informata
    dell’imminente proposizione di un ricorso
    giurisdizionale, con una indicazione sommaria
    dei relativi motivi, si pronunci valutando se
    intervenire o meno in autotutela;
    e) recepire gli articoli 2-bis e 2-ter, lettera
    b), della direttiva 89/665/CEE e gli articoli 2-bis
    e 2-ter, lettera b), della direttiva 92/13/CEE,
    come modificati dalla direttiva 2007/66/CE,
    fissando un termine dilatorio per la stipula del
    contratto e prevedendo termini e mezzi certi per
    la comunicazione a tutti gli interessati del
    provvedimento di aggiudicazione e degli altri
    provvedimenti adottati in corso di procedura;
    f) recepire l’articolo 2, paragrafo 6, e
    l’articolo 2-quater della direttiva 89/665/CEE,
    nonché l’articolo 2, paragrafo 1, ultimo
    capoverso, e l’articolo 2-quater della direttiva
    92/13/CEE, come modificati dalla direttiva
    2007/66/CE, prevedendo:
    1) che i provvedimenti delle procedure di
    affidamento sono impugnati entro un termine
    non superiore a trenta giorni dalla ricezione e i
    bandi entro un termine non superiore a trenta
    giorni dalla pubblicazione;
    2) che i bandi, ove immediatamente
    lesivi, e le esclusioni sono impugnati
    autonomamente e non possono essere contestati
    con l’impugnazione dell’aggiudicazione
    definitiva, mentre tutti gli altri atti delle
    procedure di affidamento sono impugnati con
    l’aggiudicazione definitiva, fatta comunque salva
    l’eventuale riunione dei procedimenti;
    3) che il rito processuale davanti al
    giudice amministrativo si svolge con la massima
    celerità e immediatezza nel rispetto del
    contraddittorio e della prova, con
    razionalizzazione e abbreviazione dei vigenti
    termini di deposito del ricorso, costituzione delle
    altre parti, motivi aggiunti, ricorsi incidentali;
    4) che tutti i ricorsi e scritti di parte e
    provvedimenti del giudice hanno forma sintetica;
    5) che tutti i ricorsi relativi alla medesima
    procedura di affidamento sono concentrati nel
    medesimo giudizio ovvero riuniti, se ciò non
    ostacoli le esigenze di celere definizione;
    g) recepire l’articolo 2, paragrafi 3 e 4, della
    direttiva 89/665/CEE e l’articolo 2, paragrafi 3 e
    3-bis, della direttiva 92/13/CEE, come modificati
    dalla direttiva 2007/66/CE, prevedendo la
    sospensione della stipulazione del contratto in
    caso di proposizione di ricorso giurisdizionale
    avverso un provvedimento di aggiudicazione
    definitiva, accompagnato da contestuale
    domanda cautelare, e rivolto al giudice
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    competente, con i seguenti criteri:
    1) la competenza, sia territoriale che per
    materia, è inderogabile e rilevabile d’ufficio
    prima di ogni altra questione;
    2) la preclusione alla stipulazione del
    contratto opera fino alla pubblicazione del
    provvedimento cautelare definitivo, ovvero fino
    alla pubblicazione del dispositivo della sentenza
    di primo grado, in udienza o entro i successivi
    sette giorni, se la causa può essere decisa nel
    merito nella camera di consiglio fissata per
    l’esame della domanda cautelare;
    3) il termine per l’impugnazione del
    provvedimento cautelare è di quindici giorni
    dalla sua comunicazione o dall’eventuale
    notifica, se anteriore;
    h) recepire gli articoli 2, paragrafo 7, 2-
    quinquies, 2-sexies e 3-bis della direttiva
    89/665/CEE e gli articoli 2, paragrafo 6, 2-
    quinquies, 2-sexies e 3-bis della direttiva
    92/13/CEE, come modificati dalla direttiva
    2007/66/CE, nell’ambito di una giurisdizione
    esclusiva e di merito, con i seguenti criteri:
    1) prevedere la privazione di effetti del
    contratto nei casi di cui all’articolo 2-quinquies,
    paragrafo 1, lettere a) e b), della direttiva
    89/665/CEE e all’articolo 2-quinquies, paragrafo
    1, lettere a) e b), della direttiva 92/13/CEE, con
    le deroghe e i temperamenti ivi previsti,
    lasciando al giudice che annulla l’aggiudicazione
    la scelta, in funzione del bilanciamento degli
    interessi coinvolti nei casi concreti, tra
    privazione di effetti retroattiva o limitata alle
    prestazioni da eseguire;
    2) nel caso di cui all’articolo 2-sexies,
    paragrafo 1, della direttiva 89/665/CEE e
    all’articolo 2-sexies, paragrafo 1, della direttiva
    92/13/CEE, lasciare al giudice che annulla
    l’aggiudicazione la scelta, in funzione del
    bilanciamento degli interessi coinvolti nei casi
    concreti, tra privazione di effetti del contratto e
    relativa decorrenza, e sanzioni alternative;
    3) fuori dei casi di cui ai numeri 1) e 2),
    lasciare al giudice che annulla l’aggiudicazione la
    scelta, in funzione del bilanciamento degli
    interessi coinvolti nei casi concreti, tra
    privazione di effetti del contratto e relativa
    decorrenza, ovvero risarcimento per equivalente
    del danno subito e comprovato;
    4) disciplinare le sanzioni alternative
    fissando i limiti minimi e massimi delle stesse;
    i) recepire l’articolo 2-septies della direttiva
    89/665/CEE e l’articolo 2-septies della direttiva
    92/13/CEE, come modificati dalla direttiva
    2007/66/CE, prevedendo i termini minimi di
    ricorso di cui al paragrafo 1, lettere a) e b), dei
    citati articoli 2-septies, e il termine di trenta
    giorni nel caso di cui al paragrafo 2 dei citati
    articoli 2-septies;
    l) recepire gli articoli 3 e 4 della direttiva
    89/665/CEE e gli articoli 8 e 12 della direttiva
    92/13/CEE, come modificati dalla direttiva
    2007/66/CE, individuando il Ministero
    competente e il procedimento;
    m) dettare disposizioni razionalizzatrici
    dell’arbitrato, secondo i seguenti criteri:
    1) incentivare l’accordo bonario;
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    2) prevedere l’arbitrato come ordinario
    rimedio alternativo al giudizio civile;
    3) prevedere che le stazioni appaltanti
    indichino fin dal bando o avviso di indizione della
    gara se il contratto conterrà o meno la clausola
    arbitrale, proibendo contestualmente il ricorso al
    negozio compromissorio successivamente alla
    stipula del contratto;
    4) contenere i costi del giudizio arbitrale;
    5) prevedere misure acceleratorie del
    giudizio di impugnazione del lodo arbitrale.
    4. Resta ferma la disciplina di cui all’articolo
    20, comma 8, del decreto-legge 29 novembre
    2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla
    legge 28 gennaio 2009, n. 2, nei limiti temporali
    ivi previsti.
    5. Dall’attuazione del presente articolo non
    devono derivare nuovi o maggiori oneri per la
    finanza pubblica.
    6. Le amministrazioni provvedono agli
    adempimenti previsti dall’attuazione del
    presente articolo con le risorse umane,
    strumentali e finanziarie previste a legislazione
    vigente.
    Art. 45.
    (Modifica all’articolo 8-novies del decreto-legge
    8 aprile 2008, n. 59, convertito, con
    modificazioni, dalla legge 6 giugno 2008, n. 101.
    Parere motivato nell’ambito della procedura
    d’infrazione n. 2005/5086)
    1. All’articolo 8-novies, comma 4, del decretolegge
    8 aprile 2008, n. 59, convertito, con
    modificazioni, dalla legge 6 giugno 2008, n. 101,
    le parole: «in base alle procedure definite
    dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni
    nella deliberazione n. 603/07/CONS del 21
    novembre 2007, pubblicata nella Gazzetta
    Ufficiale n. 290 del 14 dicembre 2007, e
    successive modificazioni e integrazioni» sono
    sostituite dalle seguenti: «in conformità ai criteri
    di cui alla deliberazione n. 181/09/CONS
    dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni,
    del 7 aprile 2009, pubblicata nella Gazzetta
    Ufficiale n. 99 del 30 aprile 2009».
    Capo III Capo III
    ATTUAZIONE DEL REGOLAMENTO (CE) n. 1082/2006 DEL
    PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO, DEL 5 LUGLIO
    2006, RELATIVO A UN GRUPPO EUROPEO DI COOPERAZIONE
    TERRITORIALE (GECT)
    ATTUAZIONE DEL REGOLAMENTO (CE) n. 1082/2006
    DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO, DEL
    5 LUGLIO 2006, RELATIVO A UN GRUPPO EUROPEO
    DI COOPERAZIONE TERRITORIALE (GECT)
    Art. 40. Art. 46.
    (Costituzione e natura giuridica dei GECT) (Costituzione e natura giuridica dei GECT)
    1. I gruppi europei di cooperazione territoriale (GECT) istituiti
    ai sensi del regolamento (CE) n. 1082/2006 del Parlamento
    europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, e del presente capo,
    aventi sede legale nel territorio nazionale, perseguono
    l’obiettivo di facilitare e promuovere la cooperazione
    transfrontaliera, transnazionale o interregionale al fine esclusivo
    di rafforzare la coesione economica e sociale e comunque senza
    fini di lucro.
    1. Identico.
    2. I GECT aventi sede in Italia sono dotati di personalità
    giuridica di diritto pubblico. Il GECT acquista la personalità
    giuridica con l’iscrizione nel Registro dei gruppi europei di
    cooperazione territoriale, di seguito denominato «Registro»,
    istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri –
    2. I GECT aventi sede in Italia sono dotati di
    personalità giuridica di diritto pubblico. Il GECT
    acquista la personalità giuridica con l’iscrizione nel
    Registro dei gruppi europei di cooperazione territoriale,
    di seguito denominato «Registro», istituito presso la
    Legislatura 16º - Disegno di legge N. 1078-B Pagina 55 di 66
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    Segretariato generale, ai sensi dell’articolo 41. Presidenza del Consiglio dei ministri – Segretariato
    generale, ai sensi dell’articolo 47.
    3. Possono essere membri di un GECT i soggetti di cui
    all’articolo 3, paragrafo 1, del citato regolamento (CE)
    n. 1082/2006. Ai fini della costituzione o partecipazione ad un
    GECT, per «autorità regionali» e «autorità locali» di cui
    all’articolo 3, paragrafo 1, del citato regolamento, si intendono
    rispettivamente le regioni e le province autonome di Trento e di
    Bolzano e gli enti locali di cui all’articolo 2, comma 1, del testo
    unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al
    decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
    3. Identico.
    4. La convenzione e lo statuto di un GECT, previsti dagli
    articoli 8 e 9 del citato regolamento (CE) n.1082/2006, sono
    approvati all’unanimità dei suoi membri e sono redatti in forma
    pubblica ai sensi degli articoli 2699 e seguenti del codice civile,
    a pena di nullità. Gli organi di un GECT avente sede in Italia,
    nonché le modalità di funzionamento, le rispettive competenze
    e il numero di rappresentanti dei membri in detti organi, sono
    stabiliti nello statuto. Le finalità specifiche del GECT ed i compiti
    ad esse connessi sono definiti dai membri del GECT nella
    convenzione istitutiva. Fermo restando quanto stabilito
    dall’articolo 7, paragrafi 1, 2, 4 e 5, del citato regolamento (CE)
    n. 1082/2006 i membri possono in particolare affidare al GECT:
    4. Identico.
    a) il ruolo di Autorità di gestione, l’esercizio dei compiti del
    segretariato tecnico congiunto, la promozione e l’attuazione di
    operazioni nell’ambito dei programmi operativi cofinanziati dai
    fondi strutturali comunitari e riconducibili all’obiettivo
    «Cooperazione territoriale europea», nonché la promozione e
    l’attuazione di azioni di cooperazione interregionale inserite
    nell’ambito degli altri programmi operativi cofinanziati dai fondi
    strutturali comunitari;
    b) la promozione e l’attuazione di operazioni inserite
    nell’ambito di programmi e progetti finanziati dal Fondo per le
    aree sottoutilizzate di cui all’articolo 61 della legge 27 dicembre
    2002, n. 289, in attuazione del quadro strategico nazionale
    2007-2013, purché tali operazioni siano coerenti con le priorità
    elencate dall’articolo 6 del citato regolamento (CE)
    n. 1080/2006 e contribuiscano, mediante interventi congiunti
    con altre regioni europee, a raggiungere più efficacemente gli
    obiettivi stabiliti per tali programmi o progetti, con benefici per i
    territori nazionali.
    5. In aggiunta ai compiti di cui al comma 4, al GECT può
    essere affidata la realizzazione anche di altre azioni specifiche di
    cooperazione territoriale, purché coerenti con il fine di
    rafforzare la coesione economica e sociale, nonché nel rispetto
    degli impegni internazionali dello Stato.
    5. Identico.
    Art. 41. Art. 47.
    (Autorizzazione alla costituzione
    di un GECT)
    (Autorizzazione alla costituzione
    di un GECT)
    1. I membri potenziali di un GECT presentano alla Presidenza
    del Consiglio dei ministri – Segretariato generale, una richiesta,
    anche congiunta, di autorizzazione a partecipare alla
    costituzione di un GECT, corredata di copia della convenzione e
    dello statuto proposti. Su tale richiesta, la Presidenza del
    Consiglio dei ministri – Segretariato generale provvede nel
    termine di novanta giorni dalla ricezione, previa acquisizione dei
    pareri conformi del Ministero degli affari esteri per quanto
    attiene alla corrispondenza con gli indirizzi nazionali di politica
    estera, del Ministero dell’interno per quanto attiene alla
    corrispondenza all’ordine pubblico e alla pubblica sicurezza, del
    Ministero dell’economia e delle finanze per quanto attiene alla
    corrispondenza con le norme finanziarie e contabili, del
    Ministero dello sviluppo economico per quanto attiene ai profili
    concernenti la corrispondenza con le politiche di coesione del
    Dipartimento per le politiche comunitarie per quanto attiene ai
    profili concernenti le compatibilità comunitarie, del Dipartimento
    per i rapporti con le regioni per quanto attiene alla compatibilità
    con l’interesse nazionale della partecipazione al GECT di regioni,
    province autonome ed enti locali, e delle altre amministrazioni
    centrali eventualmente competenti per i settori in cui il GECT
    1. I membri potenziali di un GECT presentano alla
    Presidenza del Consiglio dei ministri – Segretariato
    generale, una richiesta, anche congiunta, di
    autorizzazione a partecipare alla costituzione di un
    GECT, corredata di copia della convenzione e dello
    statuto proposti. Su tale richiesta, la Presidenza del
    Consiglio dei ministri – Segretariato generale provvede
    nel termine di novanta giorni dalla ricezione, previa
    acquisizione dei pareri conformi del Ministero degli
    affari esteri per quanto attiene alla corrispondenza con
    gli indirizzi nazionali di politica estera, del Ministero
    dell’interno per quanto attiene alla corrispondenza
    all’ordine pubblico e alla pubblica sicurezza, del
    Ministero dell’economia e delle finanze per quanto
    attiene alla corrispondenza con le norme finanziarie e
    contabili, del Ministero dello sviluppo economico per
    quanto attiene ai profili concernenti la corrispondenza
    con le politiche di coesione, della Presidenza del
    Consiglio dei ministri – Dipartimento per le politiche
    comunitarie per quanto attiene ai profili concernenti
    le compatibilità comunitarie, del Dipartimento per
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    intende esercitare le proprie attività. gli affari regionali per quanto attiene alla
    compatibilità con l’interesse nazionale della
    partecipazione al GECT di regioni, province autonome
    ed enti locali, e delle altre amministrazioni centrali
    eventualmente competenti per i settori in cui il GECT
    intende esercitare le proprie attività.
    2. Entro il termine massimo di sei mesi dalla comunicazione
    dell’autorizzazione, decorso il quale essa diventa inefficace,
    ciascuno dei membri del GECT, o il relativo organo di gestione,
    se già operante, chiede l’iscrizione del GECT nel Registro
    istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri –
    Segretariato generale, allegando all’istanza copia autentica della
    convenzione e dello statuto. La Presidenza del Consiglio dei
    ministri – Segretariato generale, verificata nei trenta giorni
    successivi la tempestività della domanda di iscrizione, nonché la
    conformità della convenzione e dello statuto approvati rispetto a
    quelli proposti, iscrive il GECT nel Registro e dispone che lo
    statuto e la convenzione siano pubblicati, a cura e spese del
    GECT, nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
    Dell’avvenuta iscrizione è data comunicazione alle
    amministrazioni che hanno partecipato al procedimento.
    2. Identico.
    3. Le modifiche alla convenzione e allo statuto del GECT sono
    altresì iscritte nel Registro, secondo le modalità ed entro gli
    stessi termini previsti nei commi 1 e 2. Di esse va data altresì
    comunicazione con pubblicazione, per estratto, nella Gazzetta
    Ufficiale della Repubblica italiana e nella Gazzetta Ufficiale
    dell’Unione europea. Copia integrale o parziale di ogni atto per il
    quale è prescritta l’iscrizione, a norma dei commi 1 e 2, è
    rilasciata a chiunque ne faccia richiesta, anche per
    corrispondenza; il costo di tale copia non può eccedere il costo
    amministrativo.
    3. Identico.
    4. L’autorizzazione è revocata nei casi previsti dall’articolo 13
    del regolamento (CE) n.1082/2006 del Parlamento europeo e
    del Consiglio, del 5 luglio 2006.
    4. Identico.
    5. Ferma restando la disciplina vigente in materia di controlli
    qualora i compiti di un GECT riguardino azioni cofinanziate
    dall’Unione europea, di cui all’articolo 6 del citato regolamento
    (CE) n.1082/2006, il controllo sulla gestione e sul corretto
    utilizzo dei fondi pubblici è svolto, nell’ambito delle rispettive
    attribuzioni, dal Ministero dell’economia e delle finanze, dalla
    Corte dei conti e dalla Guardia di finanza.
    5. Identico.
    6. Alla partecipazione di un soggetto italiano a un GECT già
    costituito e alle modifiche della convenzione, nonché alle
    modifiche dello statuto comportanti, direttamente o
    indirettamente, una modifica della convenzione, si applicano, in
    quanto compatibili, le disposizioni del presente articolo.
    6. Identico.
    Art. 42. Art. 48.
    (Norme in materia di contabilità e bilanci
    del GECT)
    (Norme in materia di contabilità e bilanci
    del GECT)
    1. Il GECT redige il bilancio economico preventivo annuale e
    pluriennale, lo stato patrimoniale, il conto economico, il
    rendiconto finanziario e la nota integrativa e li sottopone ai
    membri, che li approvano sentite le amministrazioni vigilanti, di
    cui all’articolo 41, comma 5.
    1. Il GECT redige il bilancio economico preventivo
    annuale e pluriennale, lo stato patrimoniale, il conto
    economico, il rendiconto finanziario e la nota
    integrativa e li sottopone ai membri, che li approvano
    sentite le amministrazioni vigilanti, di cui all’articolo
    47, comma 5.
    2. Al fine di conferire struttura uniforme alle voci dei bilanci
    pluriennali e annuali, nonché dei conti consuntivi annuali e di
    rendere omogenei i valori inseriti in tali voci, in modo da
    consentire alle amministrazioni vigilanti dello Stato ove ha sede
    il GECT, alle omologhe amministrazioni degli Stati di
    appartenenza degli altri membri del GECT, nonché ai
    competenti organi dell’Unione europea, di comparare le gestioni
    dei GECT, il Ministro dell’economia e delle finanze e il Ministro
    dello sviluppo economico, previa intesa con la Conferenza
    permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
    autonome di Trento e di Bolzano, adottano, con decreto
    interministeriale, le norme per la gestione economica,
    finanziaria e patrimoniale, conformemente a princìpi contabili
    internazionali del settore pubblico. I soggetti che costituiscono
    2. Identico.
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    un GECT recepiscono nella convenzione e nello statuto le
    predette norme.
    3. Dall’attuazione del presente articolo e degli articoli 40 e 41
    non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della
    finanza pubblica. Le amministrazioni pubbliche interessate
    provvedono all’attuazione del presente articolo e degli articoli
    40 e 41 con le risorse umane, finanziarie e strumentali
    disponibili a legislazione vigente.
    3. Dall’attuazione del presente articolo e degli
    articoli 46 e 47 non devono derivare nuovi o maggiori
    oneri a carico della finanza pubblica. Le
    amministrazioni pubbliche interessate provvedono
    all’attuazione del presente articolo e degli articoli 46 e
    47 con le risorse umane, finanziarie e strumentali
    disponibili a legislazione vigente.
    Capo IV Capo IV
    DISPOSIZIONI OCCORRENTI PER DARE ATTUAZIONE A
    DECISIONI QUADRO ADOTTATE NELL’AMBITO DELLA
    COOPERAZIONE DI POLIZIA E GIUDIZIARIA IN MATERIA
    PENALE
    DISPOSIZIONI OCCORRENTI PER DARE ATTUAZIONE
    A DECISIONI QUADRO ADOTTATE NELL’AMBITO
    DELLA COOPERAZIONE DI POLIZIA E GIUDIZIARIA IN
    MATERIA PENALE
    Art. 43. Art. 49.
    (Delega al Governo per l’attuazione
    di decisioni quadro)
    (Delega al Governo per l’attuazione
    di decisioni quadro)
    1. Il Governo è delegato ad adottare, entro il termine di
    dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, i
    decreti legislativi recanti le norme occorrenti per dare
    attuazione alle seguenti decisioni quadro:
    Identico
    a) decisione quadro 2006/783/GAI del Consiglio, del 6
    ottobre 2006, relativa all’applicazione del principio del reciproco
    riconoscimento delle decisioni di confisca;
    b) decisione quadro 2006/960/GAI del Consiglio, del 18
    dicembre 2006, relativa alla semplificazione dello scambio di
    informazioni e intelligence tra le autorità degli Stati membri
    dell’Unione europea incaricate dell’applicazione della legge;
    c) decisione quadro 2008/909/GAI del Consiglio, del 27
    novembre 2008, relativa all’applicazione del principio del
    reciproco riconoscimento alle sentenze penali che irrogano pene
    detentive o misure privative della libertà personale, ai fini della
    loro esecuzione nell’Unione europea.
    2. I decreti legislativi di cui al comma 1, lettere a) e c), del
    presente articolo sono adottati, nel rispetto dell’articolo 14 della
    legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Presidente del
    Consiglio dei ministri o del Ministro per le politiche europee e
    del Ministro della giustizia, di concerto con i Ministri degli affari
    esteri, dell’economia e delle finanze, dell’interno e con gli altri
    Ministri interessati.
    3. Il decreto legislativo di cui al comma 1, lettera b), del
    presente articolo, è adottato, nel rispetto dell’articolo 14 della
    legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Presidente del
    Consiglio dei ministri o del Ministro per le politiche europee e
    del Ministro dell’interno, di concerto con i Ministri degli affari
    esteri, della giustizia, dell’economia e delle finanze e con gli altri
    Ministri interessati.
    4. Gli schemi dei decreti legislativi sono trasmessi alla
    Camera dei deputati e al Senato della Repubblica affinché su di
    essi sia espresso il parere dei competenti organi parlamentari.
    Decorsi sessanta giorni dalla data di trasmissione, il decreto è
    emanato anche in mancanza del parere. Qualora il termine per
    l’espressione del parere parlamentare di cui al presente comma,
    ovvero i diversi termini previsti dai commi 5 e 7, scadano nei
    trenta giorni che precedono la scadenza dei termini previsti ai
    commi 1 o 6, o successivamente, questi ultimi sono prorogati di
    quaranta giorni.
    5. Gli schemi dei decreti legislativi recanti attuazione delle
    decisioni quadro che comportano conseguenze finanziarie sono
    corredati della relazione tecnica di cui all’articolo 11-ter, comma
    2, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive
    modificazioni. Su di essi è richiesto anche il parere delle
    Commissioni parlamentari competenti per i profili finanziari. Il
    Governo, ove non intenda conformarsi alle condizioni formulate
    con riferimento all’esigenza di garantire il rispetto dell’articolo
    81, quarto comma, della Costituzione, ritrasmette alle Camere il
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    testo, corredato dei necessari elementi integrativi
    d’informazione, per i pareri definitivi delle Commissioni
    parlamentari competenti per i profili finanziari, che devono
    essere espressi entro venti giorni.
    6. Entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore di
    ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma 1, nel rispetto dei
    princìpi e criteri direttivi fissati dalla presente legge, il Governo
    può adottare, con la procedura indicata nei commi 2, 3, 4 e 5,
    disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi
    adottati ai sensi del citato comma 1.
    7. Il Governo, quando non intende conformarsi ai pareri delle
    Commissioni parlamentari di cui al comma 4, ritrasmette con le
    sue osservazioni e con eventuali modificazioni i testi alla
    Camera dei deputati e al Senato della Repubblica. Decorsi venti
    giorni dalla data di ritrasmissione, i decreti sono emanati anche
    in mancanza di nuovo parere.
    Art. 44. Art. 50.
    (Princìpi e criteri direttivi per l’attuazione della decisione quadro
    2006/783/GAI relativa all’applicazione del principio del reciproco
    riconoscimento delle decisioni di confisca)
    (Princìpi e criteri direttivi per l’attuazione della
    decisione quadro 2006/783/GAI relativa
    all’applicazione del principio del reciproco
    riconoscimento delle decisioni di confisca)
    1. Il Governo adotta il decreto legislativo recante le norme
    occorrenti per dare attuazione alla decisione quadro
    2006/783/GAI del Consiglio, del 6 ottobre 2006, relativa
    all’applicazione del principio del reciproco riconoscimento delle
    decisioni di confisca, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi
    generali stabiliti dalle disposizioni di cui all’articolo 2, comma 1,
    lettere a), e), f) e g), nonché delle disposizioni previste dalla
    decisione quadro medesima, nelle parti in cui non richiedono
    uno specifico adattamento dell’ordinamento italiano, e sulla
    base dei seguenti princìpi e criteri direttivi, realizzando il
    necessario coordinamento con le altre disposizioni vigenti:
    Identico
    a) prevedere che le definizioni siano quelle di cui
    all’articolo 2 della decisione quadro;
    b) prevedere che l’autorità centrale ai sensi dell’articolo 3,
    paragrafi 1 e 2, della decisione quadro sia individuata nel
    Ministero della giustizia;
    c) prevedere che la richiesta di riconoscimento possa
    essere avanzata dall’autorità giudiziaria italiana anche per le
    confische disposte ai sensi dell’articolo 12-sexies del decretolegge
    8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla
    legge 7 agosto 1992, n. 356, e successive modificazioni, ai
    sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera d), punto iii), della
    decisione quadro;
    d) prevedere che l’autorità competente a chiedere il
    riconoscimento e l’esecuzione ai sensi dell’articolo 4 della
    decisione quadro sia l’autorità giudiziaria italiana procedente;
    e) prevedere che la trasmissione dei provvedimenti di
    riconoscimento della confisca di beni emessi dall’autorità
    giudiziaria di un altro Stato membro avvenga nelle forme della
    cooperazione giudiziaria diretta, avvalendosi, se del caso, dei
    punti di contatto della Rete giudiziaria europea, anche al fine di
    individuare l’autorità competente, e assicurando in ogni caso
    modalità di trasmissione degli atti che consentano all’autorità
    giudiziaria italiana di stabilirne l’autenticità;
    f) prevedere che l’autorità giudiziaria italiana che ha
    emesso, nell’ambito di un procedimento penale, un
    provvedimento di confisca concernente cose che si trovano sul
    territorio di un altro Stato membro si possa rivolgere
    direttamente all’autorità giudiziaria di tale Stato per avanzare la
    richiesta di riconoscimento e di esecuzione del provvedimento
    medesimo; prevedere la possibilità di avvalersi dei punti di
    contatto della Rete giudiziaria europea, anche al fine di
    individuare l’autorità competente;
    g) prevedere, nei casi di inoltro diretto di cui alle lettere e)
    ed f), adeguate forme di comunicazione e informazione nei
    riguardi del Ministro della giustizia, anche a fini statistici;
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    h) prevedere la trasmissione d’ufficio delle richieste
    provenienti dalle autorità di un altro Stato membro, da parte
    dell’autorità giudiziaria italiana che si ritiene incompetente,
    direttamente all’autorità giudiziaria italiana competente,
    dandone comunicazione all’autorità giudiziaria dello Stato di
    emissione;
    i) prevedere che, nei procedimenti di riconoscimento ed
    esecuzione delle decisioni di confisca, l’autorità giudiziaria
    italiana non proceda alla verifica della doppia incriminabilità nei
    casi e per i reati previsti dall’articolo 6, paragrafo 1, della
    decisione quadro;
    l) prevedere che, nei procedimenti di riconoscimento ed
    esecuzione delle decisioni di confisca emesse da autorità
    giudiziarie di altri Stati membri per reati diversi da quelli
    previsti dall’articolo 6, paragrafo 1, della decisione quadro,
    l’autorità giudiziaria italiana proceda alla verifica della doppia
    incriminabilità;
    m) prevedere che possano essere esperiti i rimedi di
    impugnazione ordinari previsti dal codice di procedura penale,
    anche a tutela dei terzi di buona fede, avverso il riconoscimento
    e l’esecuzione di provvedimenti di blocco e di sequestro, ma che
    l’impugnazione non possa mai concernere il merito della
    decisione giudiziaria adottata dallo Stato di emissione;
    n) prevedere che l’autorità giudiziaria, in veste di autorità
    competente dello Stato di esecuzione, possa rifiutare
    l’esecuzione di una decisione di confisca quando:
    1) l’esecuzione della decisione di confisca sarebbe in
    contrasto con il principio del ne bis in idem;
    2) in uno dei casi di cui all’articolo 6, paragrafo 3, della
    decisione quadro, la decisione di confisca riguarda fatti che non
    costituiscono reato ai sensi della legislazione dello Stato di
    esecuzione; tuttavia, in materia di tasse o di imposte, di dogana
    e di cambio, l’esecuzione della decisione di confisca non può
    essere rifiutata in base al fatto che la legislazione dello Stato di
    esecuzione non impone lo stesso tipo di tasse o di imposte, o
    non contiene lo stesso tipo di disciplina in materia di tasse o di
    imposte, di dogana e di cambio, della legislazione dello Stato di
    emissione;
    3) vi sono immunità o privilegi a norma del diritto dello
    Stato italiano che impedirebbero l’esecuzione di una decisione di
    confisca nazionale dei beni in questione;
    4) i diritti delle parti interessate, compresi i terzi di
    buona fede, a norma del diritto dello Stato italiano, rendono
    impossibile l’esecuzione della decisione di confisca, anche
    quando tale impossibilità risulti conseguenza dell’applicazione di
    mezzi di impugnazione di cui alla lettera m);
    5) la decisione di confisca si basa su procedimenti
    penali per reati che devono considerarsi commessi in tutto o in
    parte in territorio italiano;
    6) la decisione di confisca si basa su procedimenti
    penali per reati che sono stati commessi, secondo la legge
    italiana, al di fuori del territorio dello Stato di emissione, e il
    reato è improcedibile ai sensi degli articoli 7 e seguenti del
    codice penale;
    o) prevedere che, prima di rifiutare il riconoscimento e
    l’esecuzione di una confisca richiesta da uno Stato di emissione,
    l’autorità giudiziaria italiana procedente attivi procedure di
    consultazione con l’autorità competente dello Stato di
    emissione, anche tramite l’autorità centrale di cui alla lettera
    b);
    p) prevedere che l’autorità giudiziaria, in veste di autorità
    competente dello Stato di esecuzione, possa rinviare
    l’esecuzione di una decisione di confisca:
    1) quando il bene è già oggetto di un procedimento di
    confisca nazionale, anche nell’ambito di un procedimento di
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    prevenzione;
    2) quando sono stati proposti i mezzi di impugnazione
    di cui alla lettera m) e fino alla decisione definitiva;
    3) nel caso di una decisione di confisca concernente
    una somma di denaro, qualora ritenga che vi sia il rischio che il
    valore totale risultante dalla sua esecuzione possa superare
    l’importo specificato nella decisione suddetta a causa
    dell’esecuzione simultanea della stessa in più di uno Stato
    membro;
    4) qualora l’esecuzione della decisione di confisca possa
    pregiudicare un’indagine penale o procedimenti penali in corso;
    q) prevedere che l’autorità giudiziaria, in veste di autorità
    competente dello Stato di emissione, possa convenire con
    l’autorità dello Stato di esecuzione che la confisca abbia ad
    oggetto somme di denaro o altri beni di valore equivalente a
    quello confiscato, salvo che si tratti di cose che servirono o
    furono destinate a commettere il reato, ovvero il cui porto o
    detenzione siano vietati dalla legge;
    r) prevedere, ai sensi dell’articolo 12, paragrafo 1, della
    decisione quadro, che quando lo Stato italiano opera in veste di
    Stato di esecuzione la decisione di confisca in relazione alla
    quale è stato effettuato il riconoscimento sia eseguita:
    1) sui mobili e sui crediti secondo le forme prescritte
    dal codice di procedura civile per il pignoramento presso il
    debitore o presso il terzo, in quanto applicabili;
    2) sugli immobili o mobili registrati con la trascrizione
    del provvedimento presso i competenti uffici;
    3) sui beni aziendali organizzati per l’esercizio di
    un’impresa, con l’iscrizione del provvedimento nel registro delle
    imprese o con le modalità previste per i singoli beni sequestrati;
    4) sulle azioni e sulle quote sociali, con l’annotazione
    nei libri sociali e con l’iscrizione nel registro delle imprese;
    5) sugli strumenti finanziari dematerializzati, ivi
    compresi i titoli del debito pubblico, con la registrazione
    nell’apposito conto tenuto dall’intermediario ai sensi dell’articolo
    34 del decreto legislativo 24 giugno 1998, n. 213. Si applica
    l’articolo 10, comma 3, del decreto legislativo 21 maggio 2004,
    n. 170;
    s) prevedere che, dopo l’esecuzione delle formalità di cui
    alla lettera r), l’ufficiale giudiziario proceda all’apprensione
    materiale dei beni con, ove disposta, l’assistenza della polizia
    giudiziaria; prevedere altresì i casi in cui sia possibile procedere
    allo sgombero di immobili confiscati mediante ausilio della forza
    pubblica;
    t) prevedere che i sequestri e le confische disposti
    dall’autorità giudiziaria nell’ambito di un procedimento penale,
    ad eccezione del sequestro probatorio, ovvero nell’ambito di un
    procedimento di prevenzione patrimoniale, si eseguano nei
    modi previsti alle lettere q) e r);
    u) prevedere la destinazione delle somme conseguite
    dallo Stato italiano nei casi previsti dall’articolo 16, paragrafo 1,
    lettere a) e b), e dall’articolo 18, paragrafo 1, della decisione
    quadro;
    v) prevedere che, nei casi indicati all’articolo 16, paragrafo
    2, della decisione quadro, quando la confisca sia stata disposta
    ai sensi dell’articolo 3 della decisione quadro 2005/212/GAI del
    Consiglio, del 24 febbraio 2005, alla destinazione dei beni
    confiscati si applichi la disciplina relativa alla destinazione dei
    beni oggetto di confisca di prevenzione;
    z) prevedere, in caso di responsabilità dello Stato italiano
    per i danni causati dall’esecuzione di un provvedimento di
    confisca richiesto dall’autorità giudiziaria dello Stato membro di
    emissione, l’esperibilità del procedimento previsto dalla
    decisione quadro per il rimborso degli importi versati dallo Stato
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    italiano a titolo di risarcimento alla parte lesa.
    2. Alle attività previste dal comma 1 si provvede con le
    risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a
    legislazione vigente.
    Art. 45. Art. 51.
    (Princìpi e criteri direttivi per l’attuazione della decisione quadro
    2006/960/GAI relativa alla semplificazione dello scambio di
    informazioni e intelligence tra le autorità degli Stati membri
    dell’Unione europea incaricate dell’applicazione della legge)
    (Princìpi e criteri direttivi per l’attuazione della
    decisione quadro 2006/960/GAI relativa alla
    semplificazione dello scambio di informazioni e
    intelligence tra le autorità degli Stati membri
    dell’Unione europea incaricate dell’applicazione della
    legge)
    1. Il Governo adotta il decreto legislativo recante le norme
    occorrenti per dare attuazione alla decisione quadro
    2006/960/GAI del Consiglio, del 18 dicembre 2006, relativa alla
    semplificazione dello scambio di informazioni e intelligence tra
    le autorità degli Stati membri dell’Unione europea incaricate
    dell’applicazione della legge, nel rispetto dei princìpi e criteri
    direttivi generali stabiliti dalle disposizioni di cui all’articolo 2,
    comma 1, lettere a), e), f) e g), nonché sulla base dei seguenti
    princìpi e criteri direttivi, realizzando il necessario
    coordinamento con le altre disposizioni vigenti:
    Identico
    a) prevedere che:
    1) per «autorità competente incaricata dell’applicazione
    della legge» debba intendersi quanto definito dall’articolo 2,
    lettera a), della decisione quadro;
    2) per «indagine penale» debba intendersi quanto
    definito dall’articolo 2, lettera b), della decisione quadro;
    3) per «operazione di intelligence criminale» debba
    intendersi quanto definito dall’articolo 2, lettera c), della
    decisione quadro;
    4) per «informazione e/o intelligence» debba intendersi
    quanto definito dall’articolo 2, lettera d), della decisione quadro;
    5) per «reati di cui all’articolo 2, paragrafo 2, della
    decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno
    2002, relativa al mandato di arresto europeo» debbano
    intendersi i reati previsti dalla legislazione nazionale che
    corrispondono o sono equivalenti a quelli enunciati nella
    suddetta disposizione, nonché, ove non inclusi tra i precedenti,
    quelli connessi al furto di identità relativo ai dati personali;
    b) prevedere modalità procedurali affinché le informazioni
    possano essere comunicate alle autorità competenti di altri Stati
    membri ai fini dello svolgimento di indagini penali o di
    operazioni di intelligence criminale, specificando i termini delle
    comunicazioni medesime, secondo quanto stabilito dall’articolo
    4 della decisione quadro;
    c) prevedere che le informazioni possano essere richieste
    ai fini dell’individuazione, della prevenzione o dell’indagine su
    un reato quando vi sia motivo di fatto di ritenere che le
    informazioni e l’intelligence pertinenti siano disponibili in un
    altro Stato membro, e che la richiesta debba precisare i motivi
    di fatto nonché le finalità cui sono destinate l’informazione e
    l’intelligence nonché il nesso tra le finalità e la persona oggetto
    delle informazioni e dell’intelligence;
    d) prevedere i canali e la lingua di comunicazione secondo
    i criteri fissati dall’articolo 6 della decisione quadro;
    e) prevedere misure volte ad assicurare il soddisfacimento
    delle esigenze di tutela dei dati personali e della segretezza
    dell’indagine, secondo quanto previsto dalla normativa vigente;
    f) prevedere, fatti salvi i casi indicati all’articolo 10 della
    decisione quadro, modalità procedurali per lo scambio
    spontaneo di informazioni e di intelligence;
    g) prevedere che, fatti salvi i casi indicati all’articolo 3,
    paragrafo 3, della decisione quadro, un’autorità competente
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    possa rifiutarsi di fornire le informazioni e l’intelligence solo nel
    caso in cui sussistano le ragioni indicate all’articolo 10 della
    medesima decisione quadro;
    h) prevedere, ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 4, della
    decisione quadro, che quando le informazioni o l’intelligence
    richieste da altro Stato membro siano correlate a un
    procedimento penale la trasmissione delle stesse da parte
    dell’autorità nazionale richiesta sia subordinata
    all’autorizzazione dell’autorità giudiziaria procedente;
    i) prevedere che autorizzazione analoga a quella prevista
    dalla lettera h) sia richiesta nei casi in cui l’autorità nazionale
    competente intenda procedere a uno scambio spontaneo di
    informazioni e di intelligence con le autorità competenti di altro
    Stato membro, ai sensi dell’articolo 7 della decisione quadro,
    quando esse siano correlate a un procedimento penale.
    2. Alle attività previste dal comma 1 si provvede con le
    risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a
    legislazione vigente.
    Art. 46. Art. 52.
    (Princìpi e criteri direttivi di attuazione della decisione quadro
    2008/909/GAI del Consiglio, del 27 novembre 2008, relativa
    all’applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle
    sentenze penali che irrogano pene detentive o misure privative
    della libertà personale, ai fini della loro esecuzione nell’Unione
    europea)
    (Princìpi e criteri direttivi di attuazione della decisione
    quadro 2008/909/GAI del Consiglio, del 27 novembre
    2008, relativa all’applicazione del principio del
    reciproco riconoscimento alle sentenze penali che
    irrogano pene detentive o misure privative della libertà
    personale, ai fini della loro esecuzione nell’Unione
    europea)
    1. Il Governo adotta il decreto legislativo recante le norme
    occorrenti per dare attuazione alla decisione quadro
    2008/909/GAI del Consiglio, del 27 novembre 2008, relativa
    all’applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle
    sentenze penali che irrogano pene detentive o misure privative
    della libertà personale, ai fini della loro esecuzione nell’Unione
    europea, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi generali
    stabiliti dalle disposizioni di cui all’articolo 2, comma 1, lettere
    a), e), f) e g), nonché nel rispetto delle disposizioni previste
    dalla decisione quadro medesima e sulla base dei seguenti
    princìpi e criteri direttivi, realizzando il necessario
    coordinamento con le altre disposizioni vigenti:
    Identico
    a) introdurre una o più disposizioni in base alle quali è
    consentito all’autorità giudiziaria italiana, anche su richiesta
    della persona condannata ovvero dello Stato di esecuzione, che
    abbia emesso una sentenza penale di condanna definitiva, di
    trasmetterla, unitamente a un certificato conforme al modello
    allegato alla decisione quadro e con qualsiasi mezzo che lasci
    una traccia scritta in condizioni che consentano allo Stato di
    esecuzione di accertarne l’autenticità, all’autorità competente di
    un altro Stato membro dell’Unione europea, ai fini della sua
    esecuzione in quello Stato, alle seguenti condizioni:
    1) che l’esecuzione sia finalizzata a favorire il
    reinserimento sociale della persona condannata;
    2) che la persona condannata si trovi sul territorio dello
    Stato italiano o in quello dello Stato di esecuzione;
    3) che la persona condannata, debitamente informata
    in una lingua che essa comprende, abbia prestato, in forme
    idonee a rendere certa la manifestazione di volontà, il proprio
    consenso al trasferimento, salvi i casi nei quali il consenso non
    è richiesto ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 2, della decisione
    quadro;
    4) che il reato per il quale la persona è stata
    condannata sia punito in Italia con una pena detentiva della
    durata massima non inferiore a tre anni, sola o congiunta a una
    pena pecuniaria, o con una misura di sicurezza privativa della
    libertà personale della medesima durata;
    5) che lo Stato di esecuzione rientri tra quelli verso i
    quali, alla data di emissione della sentenza, la decisione quadro
    consente il trasferimento ai sensi dell’articolo 6 della decisione
    quadro;
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    b) introdurre una o più disposizioni in base alle quali
    prevedere la possibilità per l’autorità giudiziaria italiana di
    riconoscere, ai fini della sua esecuzione nello Stato, una
    sentenza penale di condanna definitiva trasmessa, unitamente a
    un certificato conforme al modello allegato alla decisione
    quadro, dall’autorità competente di un altro Stato membro
    dell’Unione europea, alle medesime condizioni indicate alla
    lettera a), nonché alle seguenti:
    1) che il reato per il quale la persona è stata
    condannata sia punito in Italia con una pena detentiva della
    durata massima non inferiore a tre anni, sola o congiunta a una
    pena pecuniaria, e sia riconducibile a una delle ipotesi elencate
    nell’articolo 7, paragrafo 1, della decisione quadro,
    indipendentemente dalla doppia incriminazione;
    2) che, fuori dalle ipotesi elencate nell’articolo 7,
    paragrafo 1, della decisione quadro, il fatto per il quale la
    persona è stata condannata nello Stato membro di emissione
    costituisca reato anche ai sensi della legge italiana,
    indipendentemente dagli elementi costitutivi del reato e dalla
    sua qualificazione giuridica;
    3) che la durata e la natura della pena inflitta nello
    Stato di emissione siano compatibili con la legislazione italiana,
    salva la possibilità di suo adattamento nei limiti stabiliti
    dall’articolo 8 della decisione quadro;
    c) prevedere i motivi di rifiuto di riconoscimento e di
    esecuzione della sentenza di condanna definitiva trasmessa da
    un altro Stato membro ai sensi della lettera b), individuando i
    motivi tra quelli indicati all’articolo 9 della decisione quadro e
    con le procedure ivi descritte, ferma la possibilità di dare
    riconoscimento ed esecuzione parziali alla sentenza trasmessa,
    nonché di acconsentire a una nuova trasmissione della
    sentenza, in caso di incompletezza del certificato o di sua
    manifesta difformità rispetto alla sentenza, ai sensi degli articoli
    10 e 11 della decisione quadro;
    d) introdurre una o più disposizioni relative al
    procedimento di riconoscimento di cui alla lettera b), con
    riferimento all’autorità giudiziaria competente, ai termini e alle
    forme da osservare, nel rispetto dei princìpi del giusto processo;
    e) prevedere che, a meno che non esista un motivo di
    rinvio a norma dell’articolo 11 o dell’articolo 23, paragrafo 3,
    della decisione quadro, la decisione definitiva sul riconoscimento
    della sentenza e sull’esecuzione della pena sia comunque presa
    entro novanta giorni dal ricevimento della sentenza e del
    certificato;
    f) prevedere che nel procedimento di riconoscimento di cui
    alla lettera b), su richiesta dello Stato di emissione, l’autorità
    giudiziaria italiana possa adottare nei confronti della persona
    condannata che si trovi sul territorio dello Stato misure cautelari
    provvisorie, anche a seguito dell’arresto di cui alla lettera i), allo
    scopo di assicurare la sua permanenza nel territorio e in attesa
    del riconoscimento della sentenza emessa da un altro Stato
    membro;
    g) prevedere, in relazione alle misure cautelari provvisorie
    di cui alla lettera f):
    1) che esse possano essere adottate alle condizioni
    previste dalla legislazione italiana vigente per l’applicazione
    delle misure cautelari e che la loro durata non possa superare i
    limiti previsti dalla medesima legislazione;
    2) che il periodo di detenzione per tale motivo non
    possa determinare un aumento della pena inflitta dallo Stato di
    emissione;
    3) che esse perdano efficacia in caso di mancato
    riconoscimento della sentenza trasmessa dallo Stato di
    emissione e in ogni caso decorsi sessanta giorni dalla loro
    esecuzione, salva la possibilità di prorogare il termine di trenta
    giorni in caso di forza maggiore;
    Legislatura 16º - Disegno di legge N. 1078-B Pagina 64 di 66
    http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/f ... &id=0042... 15/06/2009
    h) prevedere che la polizia giudiziaria possa procedere
    all’arresto provvisorio della persona condannata per la quale vi
    sia una richiesta di riconoscimento ai sensi della lettera b), allo
    scopo di assicurare la sua permanenza nel territorio e in attesa
    del riconoscimento della sentenza emessa da un altro Stato
    membro;
    i) prevedere, in caso di arresto provvisorio, che la persona
    arrestata sia messa immediatamente, e, comunque, non oltre
    ventiquattro ore, a disposizione dell’autorità giudiziaria, che
    questa proceda al giudizio di convalida entro quarantotto ore
    dalla ricezione del verbale d’arresto e che, in caso di mancata
    convalida, la persona arrestata sia immediatamente posta in
    libertà;
    l) introdurre una o più disposizioni relative al
    trasferimento e alla presa in consegna della persona
    condannata a seguito del riconoscimento, nelle ipotesi di cui alle
    lettere a) e b);
    m) introdurre una o più disposizioni relative al
    procedimento di esecuzione della pena a seguito del
    riconoscimento di cui alla lettera b), anche con riferimento
    all’ipotesi di mancata o parziale esecuzione e ai benefìci di cui la
    persona condannata può godere in base alla legislazione
    italiana, nel rispetto degli obblighi di consultazione e
    informazione di cui agli articoli 17, 20 e 21 della decisione
    quadro;
    n) introdurre una o più disposizioni relative alle condizioni
    e ai presupposti per la concessione della liberazione anticipata o
    condizionale, dell’amnistia, della grazia o della revisione della
    sentenza, ai sensi degli articoli 17 e 19 della decisione quadro;
    o) introdurre una o più disposizioni relative all’applicazione
    del principio di specialità, in base alle quali la persona trasferita
    in Italia per l’esecuzione della pena non può essere perseguita,
    condannata o altrimenti privata della libertà personale per un
    reato commesso in data anteriore al trasferimento di cui alla
    lettera b), diverso da quello per cui ha avuto luogo il
    trasferimento, facendo espressamente salve le ipotesi previste
    dall’articolo 18, paragrafo 2, della decisione quadro;
    p) introdurre una o più disposizioni relative al transito sul
    territorio italiano della persona condannata in uno Stato
    membro, in vista dell’esecuzione della pena in un altro Stato
    membro, nel rispetto dei criteri di rapidità, sicurezza e
    tracciabilità del transito, con facoltà di trattenere in custodia la
    persona condannata per il tempo strettamente necessario al
    transito medesimo e nel rispetto di quanto previsto alle lettere
    g), h), i) ed l);
    q) introdurre una o più disposizioni relative al tipo e alle
    modalità di trasmissione delle informazioni che devono essere
    fornite dall’autorità giudiziaria italiana nel procedimento di
    trasferimento attivo e passivo.
    2. I compiti e le attività previsti dalla decisione quadro di cui
    al comma 1 in relazione ai rapporti con autorità straniere sono
    svolti da organi di autorità amministrative e giudiziarie esistenti,
    nei limiti delle risorse di cui le stesse già dispongono, senza
    oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato.
    Art. 53.
    (Principi e criteri direttivi di attuazione della
    decisione quadro 2008/841/GAI del Consiglio,
    del 24 ottobre 2008, relativa alla lotta contro la
    criminalità organizzata)
    1. Il Governo adotta un decreto legislativo
    recante le norme occorrenti per dare attuazione
    alla decisione quadro 2008/841/GAI del
    Consiglio, del 24 ottobre 2008, relativa alla lotta
    contro la criminalità organizzata, nel rispetto dei
    princìpi e criteri direttivi generali stabiliti dalla
    presente legge e con le modalità di cui ai commi
    3, 4, 5, 6, e 7 dell’articolo 49.
    Legislatura 16º - Disegno di legge N. 1078-B Pagina 65 di 66
    http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/f ... &id=0042... 15/06/2009
    Legislatura 16º - Disegno di legge N. 1078-B Pagina 66 di 66
    http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/f ... &id=0042... 15/06/2009
     
  2. Massimo Brancaleoni

    Massimo Brancaleoni Nuovo Iscritto

    Agente Immobiliare
    Ma chi ce l'ha il tempo di leggere questo messaggio.........???????????? :disappunto: :disappunto: :disappunto:
     
  3. Antonio Tedesco

    Antonio Tedesco Membro Attivo

    Agente Immobiliare
    in poche parole?...
     
  4. pieromeloni

    pieromeloni Membro Attivo

    Agente Immobiliare
    La sintesi lo riportata prima del testo di legge, solo dopo ho inserito il testo di legge per utilità di chi lavora professionalmente in questo settore.

    Per il resto non comment............
     

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