AntonioC

Nuovo Iscritto
Salve a tutti, premetto che accedo per la prima volta in questo forum e non so se la discussione che sto per postare è già stata oggetto di delucidazioni. Arrivo al dunque: dieci anni fa ho acquistato un immobile in regime di comunione di beni con la mia ex moglie. l'immobile in questione è intestato solo a me. A seguito della nostra separazione coniugale, lei vive con mia figlia, in un'altra casa di sua proprietà in un comune diverso da quello ove è ubicata la casa oggetto di "disputa". Questa non è occupata neanche da me. la utilizzo solo in estate e/o comunque altri periodi extrascolastici, quando mia figlia viene a convivere con me (come da separazione). la mia ex ha deciso di porre in vendita la sua quota (immobile indivisio), richiesta pervenuta tramite il suo legale con lettera raccomandata. verbalmente la mia ex, per la sua quota, mi chiede una somma, da me ritenuta eccessiva (altro che prelazione).
Domanda: quanto tempo ho per rispondere al legale (diritto di prelazione)? Se dovessimo far periziare l'immobile, a chi spetterebbe il pagamento delle relative incombenze? può decidere di vendere casa, solo perchè risulta acquistata in regime di comunione di bene, anche se non è a lei intestata? Io sarei intenzionato a rilevare la sua quota ma non alle sue condizioni. Come posso fare? come muovermi? Aspetto ansioso le vostre gentili risposte. un saluto a tutti Voi del forum
 

kolia cassin

Membro Attivo
Agente Immobiliare
La Sua ex moglie (o comunque la comproprietaria dell'immobile) non può vendere il cespite oggetto della comunione. Non esiste per altro nessun diritto di prelazione (sia Lei che la comproprietaria potreste vendere le vostre rispettive quote a terzi senza bisogno dell'assenso dell'altro). La strada da percorrere (se non si trova un accordo sulla valutazione della quota o del prezzo di vendita dell'intero) è quella della divisione giudiziale (scioglimento della comunione). La procedura prevede che il giudice assegni un perito terzo (CTU) da lui nominato, che valuterà le due quote assegnandogli un valore, se nessuna delle due parti chiederà l'assegnazione dell'intera proprietà si disporrà la vendita all'asta dell'intero.
Questa seconda ipotesi è quella economicamente più svantaggiosa in quanto i costi legali per arrivare ad una prima vendita all'asta non sarebbero inferiori ai 6-7.000 Euro a testa, ma soprattutto all'asta l'immobile sarebbe venduto ad un prezzo sicuramente inferiore al suo reale valore di mercato.
Cassin Kolia
 

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