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  1. Massimo Chimienti

    Massimo Chimienti Membro Ordinario

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    La Suprema Corte di Cassazione con sentenza n. 13874 del 9 giugno 2010 ha stabilito che:

    "L'apertura di finestre ovvero la trasformazione di luce in veduta su un cortile comune rientra nei poteri spettanti ai singoli condomini ai sensi dell'art. 1102 cod. civ., posto che i cortili comuni, assolvendo alla precipua finalità di dare aria e luce agli immobili circostanti, sono utilmente fruibili a tale scopo dai condomini stessi, senza incontrare le limitazioni prescritte, in materia di luci e vedute, a tutela dei proprietari degli immobili di proprietà esclusiva."

    Il nostro codice distingue due tipi di aperture in un fabbricato a seconda della funzione che esse sono chiamate a svolgere. Le luci sono quelle che servono solo a dare luce ed aria; le vedute, invece, sono quella che consentono di affacciarsi e di guardar fuori in una qualsiasi direzione.

    Le prime devono essere poste ad una certa altezza ed essere protette da grate in modo da non consentire l'affaccio; per le seconde invece, il codice stabilisce che "non si possono essere aprire vedute dirette verso il fondo chiuso o non chiuso e neppure sopra il tetto del vicino, se tra il fondo di questo e la faccia esteriore del muro in cui si aprono le vedute dirette non vi è la distanza di un metro e mezzo, né si possono parimenti costruire balconi o altri sporti, terrazze, lastrici solari e simili, muniti di parapetto che permetta di affacciarsi sul fondo del vicino, se non vi è la distanza di un metro e mezzo tra questo fondo e la linea esteriore di dette opere, ma il divieto cessa allorquando tra i due fondi vicini vi è una via pubblica (art. 905 c.c.)"

    In base alla detta sentenza, quando l'affaccio è su un cortile condominiale, le regole sopra indicate non valgono e, prevale il principio in base al quale ciascun partecipante alla comunione può godere della cosa comune ed il suo diritto trova unico ostacolo nel pari diritto riconosciuto agli altri comproprietari.
     

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