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  1. gansanell

    gansanell Nuovo Iscritto

    Privato Cittadino
    buongiorno devo affittare un appartamento e il proprietario mi chiede di fare un contratto non " a canone libero" ma secondo i "Patti territoriali". Che differenza c'è? posso comunque fare un contratto lungo? Grazie
     
  2. Umberto Granducato

    Umberto Granducato Fondatore Membro dello Staff

    Agente Immobiliare
    E' un contratto a canone concordato quindi un 3+2. A meno che si tratti di un transitorio o per studenti che hanno durate molto inferiori
     
  3. gansanell

    gansanell Nuovo Iscritto

    Privato Cittadino
    Come funzionano i contratti a canone concordato?

    buongiorno, vorrei che qualcuno mi aiutasse a capire meglio come funzionano i contratti a canone concordato. Mi sembra di capire che i calcoli per stabilire questo canone concordato sono molto complessi e risentono di un mucchio di variabili. in questo modo può succedere che calcoli fatti da diverse persone arrivino a risultati anche diversi tra di loro. Io ho appena preso in affitto un immobile per il quale ho stipulato un contratto a canone concordato eppure, secondo i calcoli che ha fatto un mio amico pago un affitto che è di almeno 100 euro più alto di quello che viene fuori a lui. Invece secondo il mio padrone di casa e l'agenzia immobiliare l'affitto è regolare. Come si fa ad avere una versione ufficiale? e sopratutto che succede se come dice il mio amico io sto pagando 100 euro in più di quello che dovrebbe essere? potrei un giorno chiedergli un rimborso? in fondo il mio proprietario sta beneficiando di un agevolazione fiscale ( che in parte riguarda anche me per esempio sulle tasse di registro e sugli aumenti istat). Grazie.
     
  4. Lorenzo Oliboni

    Lorenzo Oliboni Membro Attivo

    Agente Immobiliare
    gansanell,
    I contratti a canone concordato 3+2 si basano su accordi territoriali (i quali vengono presi insieme a Comune, associazioni proprietari, inquilini etc... il tutto secondo una legge). All'interno del fascicolo esistono le tabelle riportanti i valori per aree e per caratteristiche: le stesse variano solitamente in tre fasce. Si deduce pertanto che esiste discrezionalità sui valori da applicare. Se il contratto lo reputi comunque inferiore ad un valore di mercato (s'intende mercato libero), per cui hai firmato il contratto, provare il contrario è difficoltoso e creerebbe una rottura con il locatore.
     
  5. Sep

    Sep Membro Attivo

    Agente Immobiliare
    I contratti cui fai cenno, concordati o agevolati che dir si voglia, hanno quattro tipi diversi di durata 3, 4, 5 o 6 anni sempre, naturalmente, più 2.
     
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  6. Sep

    Sep Membro Attivo

    Agente Immobiliare
    E' vero che ci sono conteggi più o meno complessi, a seconda dell'ambito territoriale in cui sono stati effettuati gli accordi, ma tutti partono da un dato base : i mq. calpestabili netti del solo appartamento senza consoderare balconi, box, cantine. ecc. Per calpestabili si intende quindi anche al netto dei muri interni. I contratti sono per un periodo di 3,4,5 6 anni + 2. Il canone che deriva dal calcolo dei parametri stabiliti negli accordi è sempre compreso in un range tra un minimo ed un massino, cioè il contratto, per essere valido, deve stare il quel range che è la parte trattabile tra locatore e conduttore. Se dal tuo conteggio risulta che il canone, così calcolato, è sopra il massimo ( sia per un errore di calcono o un errore di conteggio dei mq. dell'alloggio ) hai diritto ad una riduzione del canone-
     
  7. robi

    robi Membro Attivo

    Agente Immobiliare
    Buongiorno. Puoi cortesemente chiarirmi, SEP, quali sarebbero i convenzionati con durata di 5+2 e 6+2? Commerciali? Grazie. Robi
     
  8. Sep

    Sep Membro Attivo

    Agente Immobiliare
    Sono le tipologie dei contratti agevolati per solo uso abitativo
     
  9. Lessie

    Lessie Membro Ordinario

    Agente Immobiliare
    I contratti a canone concordato possono essere di anni 3+2 - 4+2 - 5+2 o 6+2 per un totale massimo di 8 anni.
    Il canone viene stabilito in base alla zona, alla tipologia dell'immobile quindi gli immobili vengono divisi in fasce. A seconda della fascia di appartenenza ci sono dei fattori che variano in base alla durata del contratto.
    Trovato quello giusto si deve moltiplicare per i mq. utili (non calpestabili, non commerciali, ma UTILI) cioè quelli dichiarati per la TARSU.
    A questo punto si ha un canone che può ancora variare se l'immobile è in un'area di pregio o di degrado, se è arredato o meno, se è tra un tot di mq.
    Comunque l'errore di calcolo ammesso è al massimo del 4%
    Le agevolazioni per il proprietario sono di uno sconto IRPEF del 30% sul reddito prodotto dal canone e in alcuni comuni anche sconti sull'ICI
    (qui a Torino lo sconto ICI è consistente si passa dal 7%° all'1%° mentre per altri comuni limitrofi non esiste)
    Anche l'inquilino può avere agevolazioni, ma a seconda del reddito per cui consiglio di parlare con il proprio commercialista
     
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  10. naralis

    naralis Membro Attivo

    Privato Cittadino
    Buonasera,
    scusate se riprendo la discussione..
    Volevo sapere se il calcolo dell'IRPEF sul canone annuale dedotto del 15%+30% si applicano a favore del locatore in qualsiasi contratto a canone concordato o solo in quelli stipulati per immobili che sosituati nei comuni indicati nell'accordo territoriale di zona..
    Ringrazio anticipatamente e saluto
     
  11. Pennylove

    Pennylove Membro Assiduo

    Privato Cittadino

    L’art. 8, comma 1 della legge n°431/1998 così recita: “Nei comuni di cui all'articolo 1 del decreto-legge 30 dicembre 1988, n. 551, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 1989, n. 61, e successive modificazioni, il reddito imponibile derivante al proprietario dai contratti stipulati o rinnovati ai sensi del comma 3 dell'articolo 2 a seguito di accordo definito in sede locale e nel rispetto dei criteri indicati dal decreto di cui al comma 2 dell'articolo 4, ovvero nel rispetto delle condizioni fissate dal decreto di cui al comma 3 del medesimo articolo 4, determinato ai sensi dell'articolo 34 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, è ulteriormente ridotto del 30 per cento”.

    Anche se la norma non brilla per chiarezza, la riduzione ulteriore del 30% dell’imponibile, non va sommata al 15% di detrazione ordinaria, con un totale del 45%, ma va applicata sul’imponibile già ridotto all’85%, per cui la riduzione complessiva risultante è del 40,5%: tale “sconto” fiscale è limitato, come sopra precisato, ai soli comuni ad alta tensione abitativa, nei comuni confinanti e negli altri comuni capoluogo di provincia. E’ possibile optare per la cedolare secca, con un’aliquota pari al 19% del canone, ma ovviamente si perdono le agevolazioni fiscali sopra elencate. C’è inoltre la possibilità di godere un’aliquota IMU più bassa, ma solo se il comune lo decide.

    Le agevolazioni fiscali di cui alla legge di riforma non si applicano tuttavia alle locazioni di natura transitoria, di cui all’art. 5, comma 1, da parte di soggetto persona fisica (lo sconto fiscale per il proprietario rimane il 15% del canone da denunciare in UNICO/730, salvo il ricorso alla cedolare secca), fatta eccezione per le locazioni transitorie per studenti universitari, di cui all’art. 5, comma 2, nei comuni sede di università di corsi universitari distaccati e comuni limitrofi (sconto del 40,5% sul canone da denunciare, salvo ricorso alla cedolare secca con aliquota al 19% del canone + eventuale aliquota IMU più bassa).
     
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