Maurizio Zucchetti

Fondatore
Membro dello Staff
Agente Immobiliare
Ritengo sia interessante conoscere anche il "loro" punto di vista! :fico:

Roma, 22 mag. - "Sostenere che stiamo guadagnando troppo richiede speach di natura politica dove non ci si sofferma sulle informazioni, perchè farlo con i dati sarebbe decisamente difficile".

Punge con tono garbato Giuseppe Zadra, direttore generale dell'Abi. Ma è netto il 'messaggiò al premier, a Marcegaglia e a chi scarica sulle banche l'accusa di ingrossare i propri forzieri in tempi di crisi taglieggiando con tassi esosi e centellinando il credito a imprese e famiglie: le banche si autoassolvono.

Le critiche? Tutte senza fondamento. L'occasione per la controffensiva è la presentazione del 'Rapporto Abi 2009 sul sistema bancario italianò, la radiografia aggiornata della situazione. Attraverso una quarantina di slide prende corpo una realtà - secondo l'Associazione bancaria - molto diversa dalla vulgata alimentata in questi giorni dal governo e dagli imprenditori.

Il rischio di 'credit crunch', di stretta creditizia? Zadra cita un più 4,1 % come indice di finanziamento bancario e un meno 23,8 % di produzione industriale: "Affermare che le banche non vogliono più finanziare l'economia e le imprese non trova conferma in questo tipo di dato". Semmai, secondo l'Abi, un rallentamento nel credito si registra per le famiglie ma per colpa della contrazione del mercato immobiliare che porta a una decelerazione dei mutui. Ma non solo. Lo 'spread' tra impieghi e raccolta nell'aprile 2009 - secondo i dati Abi - ha toccato il suo minimo storico, con un margine di ricarico pari al 2,53.

Il che per Zadra smonta del tutto l'accusa (sostenuta anche dal premier) di banche che guadagnano troppo: in altri termini, "l'esosità dei nostri tassi non ha alcun fondamento". Anzi, in Italia - sostiene l'Abi - i tassi bancari sui prestiti a imprese e famiglie risultano più vantaggiosi rispetto alle media dell'area euro. Semmai, ed è "quello che ci allarma e disturba", sta peggiorando negli ultimi mesi la qualità del credito, con un raddoppio (nel caso di imprese si passa dall'1 % nel 2007 al 2 % nel 2008) delle nuove sofferenze sugli impieghi.

Quanto al costo dei servizi in crescita e troppo alti, Zadra mette a confronto il più 6,5 % registrato dall'indice dei prezzi al consumo negli ultimi 3 anni con il più 1 % dei servizi finanziari: "Siamo noi causa di inflazione? Tenderei ad escluderlo". Tanto più che, quanto alla dinamica dei prezzi dei servizi, "siamo allineati all'area euro". La conferma? Sta nella riduzione del prezzo medio del conto corrente da 146 euro (dicembre 2004) agli attuali 106 euro, oltre il 30 % in termini reali: "L'argomento della particolare onerosità dei servizi, delle commissioni, dei conti correnti fa parte del passato - assicura il direttore generale dell'Abi - e non dovrebbe più trovare un fondamento attuale". E se è vero che il margine di interesse tra il 2007 e il 2008 spicca per un più 10,4 % (da 45.700 a 50.433 milioni di euro), il risultato lordo di gestione delle banche - "a proposito di guadagni" - scende del 33,8 % (da 39.920 a 26.447 milioni di euro).

In realtà, avverte il direttore generale dell'Abi, "dentro questa crisi ci siamo tutti insieme", e il calo secco di 56 punti percentuali degli utili netti lo sta a dimostrare più di altre cifre. E tuttavia, il nostro sistema bancario resta rispetto agli altri paesi il "più solido e stabile". Il motivo? Perchè quello italiano "è un sistema di finanziamento alle imprese". Zadra offre dati comparati: in Germania ad esempio i gruppi bancari riservano solo il 38 % del loro business agli impieghi a clienti e il 47 % ad attività finanziarie; da noi il 63 % della raccolta di risparmio finanzia imprese e famiglie, solo il 18 % a operazioni di finanza.

Ecco, in questi numeri - sostiene l'Abi - sta il "perchè l'Italia è rimasta ai margini della crisi": la "vera attività" delle banche italiane si incentra sul credito ai clienti, dunque "spazio per grandi investimenti o grandi perdite nei nostri bilanci non c'è. Essere su un mercato o sull'altro ha determinato la sensibilità alla crisi". Dall'analisi dei conti economici di 41 gruppi bancari emerge tra 2007 e 2008 la diminuzione del Roe (rapporto utile netto / patrimonio netto) dall'11,9 % al 5 %.

Le commissioni nette, che contribuiscono per 22,8 miliardi di euro al margine di intermediazione, fanno registrare una contrazione del 13,3 %; le spese amministrative, invece, aumentano dell'1,4 %. Quanto all'utile netto, si passa da 20 miliardi nel 2007 a 8,9 miliardi di euro nel 2008, con una significativa contrazione del 56 %. Alla fine del 2008, inoltre, il totale attivo dei 41 gruppi bancari risulta pari a 2.631 miliardi di euro, con un tasso di crescita del 3,9 % rispetto all'anno precedente.

La quota dell'attivo riferita a crediti verso clienti (63,8 %, in incremento rispetto al precedente 60,8 %) è pari a 1.678 miliardi di euro, con un tasso di crescita del 9 %. Le sofferenze, infine, mostrano una consistenza netta di 23,9 miliardi di euro a fronte dei 20,6 miliardi di fine 2007, l'incidenza sul totale crediti a clientela si avvicina all'1,4 %.

Resta buono il livello di patrimonializzazione: il coefficiente che riguarda le componenti patrimoniali di più elevata qualità del 'patrimonio di vigilanza' ('tier 1 capital ratio') passa dal 6,76 % al 6,9 %; il 'total capital ratio' relativo all'intero 'patrimonio di vigilanzà si attesta al 10,44 % rispetto al 9,68 % dell'anno precedente. (DireGiovani.it 22 maggio 2009)

;)
 

tempozero

Membro Attivo
Agente Immobiliare
Boh! avendo rapporti con almeno una dozzina di banche, o mi sono rinco totale, o invito il Sig. Zadra a farsi un giro con me; giusto per fargli vedere che razza di cretinate si è permesso di rappresentare nel suo excursus.
 

AntiYou

Nuovo Iscritto
Agente Immobiliare
Maurizio Zucchetti ha scritto:
Ritengo sia interessante conoscere anche il "loro" punto di vista! :fico:

Roma, 22 mag. - "Sostenere che stiamo guadagnando troppo richiede speach di natura politica dove non ci si sofferma sulle informazioni, perchè farlo con i dati sarebbe decisamente difficile".

Punge con tono garbato Giuseppe Zadra, direttore generale dell'Abi. Ma è netto il 'messaggiò al premier, a Marcegaglia e a chi scarica sulle banche l'accusa di ingrossare i propri forzieri in tempi di crisi taglieggiando con tassi esosi e centellinando il credito a imprese e famiglie: le banche si autoassolvono.

Le critiche? Tutte senza fondamento. L'occasione per la controffensiva è la presentazione del 'Rapporto Abi 2009 sul sistema bancario italianò, la radiografia aggiornata della situazione. Attraverso una quarantina di slide prende corpo una realtà - secondo l'Associazione bancaria - molto diversa dalla vulgata alimentata in questi giorni dal governo e dagli imprenditori.

Il rischio di 'credit crunch', di stretta creditizia? Zadra cita un più 4,1 % come indice di finanziamento bancario e un meno 23,8 % di produzione industriale: "Affermare che le banche non vogliono più finanziare l'economia e le imprese non trova conferma in questo tipo di dato". Semmai, secondo l'Abi, un rallentamento nel credito si registra per le famiglie ma per colpa della contrazione del mercato immobiliare che porta a una decelerazione dei mutui. Ma non solo. Lo 'spread' tra impieghi e raccolta nell'aprile 2009 - secondo i dati Abi - ha toccato il suo minimo storico, con un margine di ricarico pari al 2,53.

Il che per Zadra smonta del tutto l'accusa (sostenuta anche dal premier) di banche che guadagnano troppo: in altri termini, "l'esosità dei nostri tassi non ha alcun fondamento". Anzi, in Italia - sostiene l'Abi - i tassi bancari sui prestiti a imprese e famiglie risultano più vantaggiosi rispetto alle media dell'area euro. Semmai, ed è "quello che ci allarma e disturba", sta peggiorando negli ultimi mesi la qualità del credito, con un raddoppio (nel caso di imprese si passa dall'1 % nel 2007 al 2 % nel 2008) delle nuove sofferenze sugli impieghi.

Quanto al costo dei servizi in crescita e troppo alti, Zadra mette a confronto il più 6,5 % registrato dall'indice dei prezzi al consumo negli ultimi 3 anni con il più 1 % dei servizi finanziari: "Siamo noi causa di inflazione? Tenderei ad escluderlo". Tanto più che, quanto alla dinamica dei prezzi dei servizi, "siamo allineati all'area euro". La conferma? Sta nella riduzione del prezzo medio del conto corrente da 146 euro (dicembre 2004) agli attuali 106 euro, oltre il 30 % in termini reali: "L'argomento della particolare onerosità dei servizi, delle commissioni, dei conti correnti fa parte del passato - assicura il direttore generale dell'Abi - e non dovrebbe più trovare un fondamento attuale". E se è vero che il margine di interesse tra il 2007 e il 2008 spicca per un più 10,4 % (da 45.700 a 50.433 milioni di euro), il risultato lordo di gestione delle banche - "a proposito di guadagni" - scende del 33,8 % (da 39.920 a 26.447 milioni di euro).

In realtà, avverte il direttore generale dell'Abi, "dentro questa crisi ci siamo tutti insieme", e il calo secco di 56 punti percentuali degli utili netti lo sta a dimostrare più di altre cifre. E tuttavia, il nostro sistema bancario resta rispetto agli altri paesi il "più solido e stabile". Il motivo? Perchè quello italiano "è un sistema di finanziamento alle imprese". Zadra offre dati comparati: in Germania ad esempio i gruppi bancari riservano solo il 38 % del loro business agli impieghi a clienti e il 47 % ad attività finanziarie; da noi il 63 % della raccolta di risparmio finanzia imprese e famiglie, solo il 18 % a operazioni di finanza.

Ecco, in questi numeri - sostiene l'Abi - sta il "perchè l'Italia è rimasta ai margini della crisi": la "vera attività" delle banche italiane si incentra sul credito ai clienti, dunque "spazio per grandi investimenti o grandi perdite nei nostri bilanci non c'è. Essere su un mercato o sull'altro ha determinato la sensibilità alla crisi". Dall'analisi dei conti economici di 41 gruppi bancari emerge tra 2007 e 2008 la diminuzione del Roe (rapporto utile netto / patrimonio netto) dall'11,9 % al 5 %.

Le commissioni nette, che contribuiscono per 22,8 miliardi di euro al margine di intermediazione, fanno registrare una contrazione del 13,3 %; le spese amministrative, invece, aumentano dell'1,4 %. Quanto all'utile netto, si passa da 20 miliardi nel 2007 a 8,9 miliardi di euro nel 2008, con una significativa contrazione del 56 %. Alla fine del 2008, inoltre, il totale attivo dei 41 gruppi bancari risulta pari a 2.631 miliardi di euro, con un tasso di crescita del 3,9 % rispetto all'anno precedente.

La quota dell'attivo riferita a crediti verso clienti (63,8 %, in incremento rispetto al precedente 60,8 %) è pari a 1.678 miliardi di euro, con un tasso di crescita del 9 %. Le sofferenze, infine, mostrano una consistenza netta di 23,9 miliardi di euro a fronte dei 20,6 miliardi di fine 2007, l'incidenza sul totale crediti a clientela si avvicina all'1,4 %.

Resta buono il livello di patrimonializzazione: il coefficiente che riguarda le componenti patrimoniali di più elevata qualità del 'patrimonio di vigilanza' ('tier 1 capital ratio') passa dal 6,76 % al 6,9 %; il 'total capital ratio' relativo all'intero 'patrimonio di vigilanzà si attesta al 10,44 % rispetto al 9,68 % dell'anno precedente. (DireGiovani.it 22 maggio 2009)

;)


-E' giusto che il conto di tale disastro finanziario sia pagato dai cittadini?

-E' giusto che la maggioranza della comunità ripiani il conto salato causato da una minoranza di avidi, ricchi, egoisti, imbroglioni, bugiardi e ladri?

[INTERVENTO DI MODERAZIONE: TESTO RIMOSSO IN QUANTO CONTRARIO AL REGOLAMENTO. ULTERIORI INFRAZIONI NON SARANNO TOLLERATE. GRAZIE]

-E' giusto che gli amministratori di queste note Banche d'Affari e Commerciali, dopo aver loro causato un tale dissesto mondiale semplicemente si dimettano dalle loro cariche?
Questi amministratori ne escono con liquidazioni di 30, 40 o 50 milioni di dollari ciascuno.
Dopo il danno la beffa!

-Dalle famigerate Banche D'Affari provengono persone che siedono nelle alte cariche di governo, (Mario Draghi, romano Prodi), ma è mai giusto?
Riprendiamoci il reale senso del giusto e sbagliato.

[INTERVENTO DI MODERAZIONE: TESTO RIMOSSO IN QUANTO CONTRARIO AL REGOLAMENTO. ULTERIORI INFRAZIONI NON SARANNO TOLLERATE. GRAZIE]

-In mezzo alla crisi quando il governo USA dice di far qualcosa per soluzionare la crisi al contempo cosa fa? Una legge che permette di alzare indiscriminatamente gli interessi delle carte di credito retroattivamente! Proprio ora che la gente fa fatica a pagare. Ma vi pare giusto accettare nel proprio cuore queste autorità che ci governano come se niente fosse?

[INTERVENTO DI MODERAZIONE: FORMATTAZIONE RIMOSSA IN QUANTO CONTRARIA AL REGOLAMENTO. L'ABUSO DI FORMATTAZIONE PER METTERE IL RILIEVO UN INTERO MESSAGGIO E' VITATO. ULTERIORI INFRAZIONI NON SARANNO TOLLERATE. GRAZIE]
 

Gratis per sempre!

  • > Crea Discussioni e poni quesiti
  • > Trova Consigli e Suggerimenti
  • > Elimina la Pubblicità!
  • > Informarti sulle ultime Novità
Alto