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  1. ldicembre

    ldicembre Membro Attivo

    Altro Professionista
    Buonasera, chiedo aiuto per una situazione intricata: a ottobre 2011 due miei clienti investitori hanno formulato una proposta di acquisto per tre immobili soggetti a pignoramento. tale proposta prevedeva come condizione oltre alla regolarità catastale e urbanistica, l'attestato di pagamento delle spese condominiali, nonchè la cancellazione delle ipoteche giudiziali sugli immobili e la data del rogito fissata entro il 31 gennaio 2012. la parte venditrice ha accettato la proposta d'acquisto e il suo avvocato si è occupata della discussione "a saldo e stralcio" presso i creditori dei venditori, tra cui un importate Istituto di Credito. premetto anche che il mandato di vendita era stato affidato ad un altro agente della mia società immobiliare. a dicembre 2011 apprendiamo verbalmente che anche i creditori hanno accettato la proposta e quindi iniziano le pratiche per il rogito.
    il giorno prima della data fissata per il rogito, il 9 febbraio poichè bisognava anche concordare il tutto di fronte ad un giudice essendoci una procedura esecutiva in corso, a seguito di una MIA verifica scopro che: non ci sono le certificazioni energetiche, ci sono dei sospesi di spese condominiali di circa 12000 euro ed esiste una "irregolarità" catastale non sanata presso il comune, inoltre il notaio della parte acquirente chiede circa 6000 euro per poter procedere alla cancellazione delle ipoteche successivamente all'atto. e a questo punto inizia un balletto terribile, l'avvocato della parte venditrice inizia il "gioco delle tre carte" con gli amministratori di condominio, sembra che saltino fuori delle "liberatorie" per le spese condominiali, scavalca a piè pari l'agenzia convocando gli acquirenti direttamente nel suo ufficio e sventolandogli sotto il naso le liberatorie di cui però non vuole fornire copia (sembra che le spese condominiali siano state saldate con cambiali), fatto sta che vengono a male parole con gli acquirenti che, ribadendo la loro intenzione a recedere dalla proposta d'acquisto per termini scaduti, se ne vanno quasi sbattendo la porta dopo che il suddetto avvocato ha minacciato di addebitargli le spese sostenute. viene fatta dai miei acquirenti una ulteriore lettera (alla parte venditrice, all'avvocato e a noi come agenzia per conoscenza) dando come ulteriore termine il 5 marzo per consegnare al loro notaio i documenti previsti e richiesti in proposta d'acquisto, anche tale termine scaduto senza la consegna dei documenti ma continuando il balletto di contatti telefonici con l'avvocato che sostiene di avere le liberatorie delle spese e chiedendo quando vogliono andare in atto. quindi ignorando completamente quanto da loro scritto.
    premesso che io ho sempre sconsigliato ai miei clienti di parlare direttamente con l'avvocato, anche arrabbiandomi quando sono andati direttamente nel suo studio, ora comunque vorrei giungere ad una risoluzione bonaria della questione, anche perchè (sembra) che ci siano delle altre proposte d'acquisto che potrebbero essere presentate in sostituzione di quelle dei miei clienti, però gli avvocati dei miei clienti sostengono che non essendoci stata la presentazione dei documenti nei termini previsti il tutto è da considerarsi scaduto e sconsigliano qualsiasi ulteriore atto. come faccio secondo voi per tutelare gli acquirenti che vorrebbero essere tranquilli di non dover essere chiamati in atto, anche perchè vorrebbero orientare quei soldi in altri investimenti? insisto per formalizzare una risoluzione bonaria, sperando che non si picchino con l'avvocato, o ascolto il loro e considero il tutto scaduto?
    bella eh???
     
  2. studiopci

    studiopci Membro Storico

    Agente Immobiliare
    Semplice... c'è un compromesso che pone delle condizioni ben precise e fà riferimento ad una data di rogito... che è passata , c'è una lettera che invita al rogito posticipato, ed anche questa è passata... a questo punto siete voi che che dovete diffidare i venditori a portare le carte che devono entro 15 gg al rogito ed in difetto dichiararli inadempienti se così non sarà , loro e l'avvocato potranno sbattere le testa ed i piedi quanto vorranno ma la cosa non cambierà. Penso che ad una transazione bonaria difficilmente si potrà addivenire. Fabrizio
     
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  3. ldicembre

    ldicembre Membro Attivo

    Altro Professionista
    avevo pensato a questa soluzione, ma quello che non ho specificato è che ora i miei acquirenti non ne vogliono più sapere di fare questo acquisto, per cui se li chiamiamo per la terza volta rischiamo che arrivino con i documenti a posto e ci siamo tirati la zappa sui piedi..., come la vedo male......grazie Fabrizio.
     
  4. studiopci

    studiopci Membro Storico

    Agente Immobiliare
    Comprendo ldicembre ma i tuoi clienti devono anche capire che hanno sottoscritto un contratto, si sono assunti un obbligo legale e non possono , dopo aver mangiato, alzarsi e andarsene senza pagare il conto ... mi rendo conto che hanno perso l'entusiasmo ma , se vogliono uscirne devono farlo secondo regola... Fabrizio
     
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